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UDIENZA
GENERALE (1 LUGLIO 2009) |
Radio
Vaticana, 1 luglio 2009
Il
Papa all’udienza generale: il sacerdote non deve
costruire una diversa società, ma annunciare la Parola di
Dio. Appello per l’etica nella politica e contro il
flagello dell’usura
I
frutti che potrà offrire l’Anno Sacerdotale e
l’essenza del sacerdozio sono stati al centro della
catechesi di Benedetto XVI all’udienza generale di
stamani in Piazza San Pietro. Il Papa ha ribadito il
valore imprescindibile della preghiera nella vita di ogni
cristiano. Quindi, nei saluti ai pellegrini italiani ha
sottolineato l’importanza dell’etica in politica ed ha
levato un vibrante appello contro il fenomeno
dell’usura. Il servizio di Alessandro Gisotti:
“Il sacerdote è un uomo tutto del Signore, poiché
è Dio stesso a chiamarlo ed a costituirlo nel suo
servizio apostolico”. E’ quanto sottolineato da
Benedetto XVI che ha chiesto a tutti i fedeli di pregare
per i sacerdoti in questo Anno Sacerdotale appena
iniziato. Ha quindi espresso l’auspicio che questa
iniziativa sia “un’opportunità di rinnovamento
interiore e, conseguentemente, di saldo rinvigorimento
nell’impegno per la propria missione”. “La preghiera
- ha poi osservato - è il primo impegno, la vera via di
santificazione dei sacerdoti, e l’anima dell’autentica
pastorale vocazionale”:
“La scarsità numerica di ordinazioni
sacerdotali in taluni Paesi non solo non deve scoraggiare,
ma deve spingere a moltiplicare gli spazi di silenzio e di
ascolto della Parola, a curare meglio la direzione
spirituale e il Sacramento della Confessione, perché la
voce di Dio, che sempre continua a chiamare e a
confermare, possa essere ascoltata e prontamente seguita
da tanti giovani”.
Dopo il Concilio Vaticano II, è stata la riflessione
del Papa, “si è prodotta qua e là l’impressione che
nella missione dei sacerdoti” ci fosse qualcosa di più
urgente dell’annuncio della Parola e
dell’amministrazione dei Sacramenti. Alcuni, ha detto,
“pensavano che si dovesse in primo luogo costruire una
diversa società”. Ma in realtà, ha avvertito, è Gesù
stesso ad insegnarci che “Parola” e “Sacramento”
sono “le due fondamentali colonne del servizio
sacerdotale”. Chi è il presbitero, si è chiesto il
Papa, “se non un uomo convertito e rinnovato dallo
Spirito che vive del rapporto personale con Cristo,
facendone propri i criteri evangelici?”:
“Chi è il presbitero se non un uomo di unità e
di verità, consapevole dei propri limiti e nel contempo,
della straordinaria grandezza della vocazione ricevuta,
quella cioè di concorrere a dilatare il Regno di Dio fino
agli estremi confini della terra?”
Ha così ricordato l’esempio di San Giovanni Maria
Vianney, al quale è dedicato l’Anno Sacerdotale.
Proprio come il Curato d’Ars, ha detto, seguendo il
binomio “identità-missione”, ciascun sacerdote “può
meglio avvertire la necessità di quella progressiva
immedesimazione con Cristo che gli garantisce la fedeltà
e la fecondità della testimonianza evangelica”.
“Dalla certezza della propria identità”, ha
affermato, dipende “il rinnovato entusiasmo per la
missione” del sacerdote. Ed ha aggiunto: lo stesso
titolo dell’Anno Sacerdotale, “Fedeltà di Cristo,
fedeltà del sacerdote”, evidenzia che “il dono della
grazia divina precede ogni possibile umana risposta e
realizzazione pastorale”. Nella vita del sacerdote, ha
proseguito Benedetto XVI, “annuncio missionario e culto
non sono mai separabili”:
“L’amore per il prossimo, l’attenzione alla
giustizia e ai poveri non sono tanto temi di una morale
sociale, quanto piuttosto espressione di una concezione
sacramentale della moralità cristiana, perché,
attraverso il ministero dei presbiteri, si compie il
sacrificio spirituale di tutti i fedeli, in unione con
quello di Cristo, unico Mediatore”.
“A fronte di tante incertezze e stanchezze anche
nell’esercizio del ministero sacerdotale - è stata la
sua esortazione - è urgente il recupero di un giudizio
chiaro ed inequivocabile sul primato assoluto della grazia
divina”. Il Papa non ha poi mancato di parlare
dell’Anno dedicato all’Apostolo Paolo, appena
concluso:
“Quale preziosa eredità dell’Anno Paolino,
possiamo raccogliere l’invito dell’Apostolo ad
approfondire la conoscenza del mistero di Cristo, perché
sia Lui il cuore e il centro della nostra esistenza
personale e comunitaria. E’ questa infatti la condizione
indispensabile per un vero rinnovamento spirituale ed
ecclesiale”.
Al momento dei saluti in italiano, rivolgendosi agli
esponenti dell’Associazione interparlamentare “Cultori
dell’etica”, il Papa ha sottolineato “l’importanza
dei valori etici e morali nella politica”. Poi,
salutando i rappresentanti della Consulta nazionale
antiusura ha levato un appello in favore delle vittime di
tale flagello sociale:
“Auspico che vi sia da parte di tutti un rinnovato
impegno per contrastare efficacemente il fenomeno
devastante dell’usura e dell’estorsione, che
costituisce una umiliante schiavitù. Non manchi anche da
parte dello Stato un adeguato aiuto e sostegno alle
famiglie disagiate e in difficoltà, che trovano il
coraggio di denunciare coloro che approfittano della loro
spesso tragica condizione”.
Benedetto XVI ha quindi incoraggiato i pellegrini
slovacchi affinché rimangano fedeli ai Santi Cirillo e
Metodio, Patroni della Slovacchia che verranno celebrati
domenica prossima. “Essi – ha detto - sono per noi
esempio di unità nella fede”. Il Papa ha infine rivolto
un pensiero a quanti in questo periodo di vacanze non
possono usufruire delle ferie con l’augurio che non
manchino per loro la solidarietà e la vicinanza delle
persone care e, infine, ai giovani che in questi giorni
stanno sostenendo gli esami, assicurando loro un ricordo
nella preghiera.
BENEDETTO XVI
UDIENZA
GENERALE
Piazza San
Pietro
Mercoledì, 1° luglio 2009
Cari
fratelli e sorelle,
con la celebrazione
dei Primi Vespri della solennità dei santi apostoli
Pietro e Paolo nella Basilica di san Paolo fuori le Mura
si è chiuso, come sapete il 28 giugno, l’Anno Paolino,
a ricordo del secondo millennio della nascita
dell’Apostolo delle genti. Rendiamo grazie al Signore
per i frutti spirituali, che questa importante iniziativa
ha apportato in tante comunità cristiane. Quale preziosa
eredità dell’Anno Paolino, possiamo raccogliere
l’invito dell’Apostolo ad approfondire la conoscenza
del mistero di Cristo, perché sia Lui il cuore e il
centro della nostra esistenza personale e comunitaria.
E’ questa infatti la condizione indispensabile per un
vero rinnovamento spirituale ed ecclesiale. Come ebbi a
sottolineare già durante la prima
Celebrazione eucaristica nella Cappella Sistina dopo la
mia elezione a successore dell’apostolo Pietro, è
proprio dalla piena comunione con Cristo che “scaturisce
ogni altro elemento della vita della Chiesa, in primo
luogo la comunione tra tutti i fedeli, l’impegno di
annuncio e di testimonianza del Vangelo, l’ardore della
carità verso tutti, specialmente verso i poveri e i
piccoli” (cfr Insegnamenti, I, 2005, pp. 8-13).
Ciò vale in primo luogo per i sacerdoti. Per questo,
ringraziamo la Provvidenza di Dio che ci offre la
possibilità adesso di celebrare l’Anno
Sacerdotale. Auspico di cuore che esso costituisca per
ogni sacerdote un’opportunità di rinnovamento interiore
e, conseguentemente, di saldo rinvigorimento
nell’impegno per la propria missione.
Come
durante l’Anno Paolino nostro riferimento costante è
stato san Paolo, così nei prossimi mesi guarderemo in
primo luogo a san Giovanni Maria Vianney, il santo Curato
d’Ars, ricordandone il 150° anniversario della morte.
Nella lettera
che per questa occasione ho scritto ai sacerdoti, ho
voluto sottolineare quel che maggiormente risplende
nell’esistenza di questo umile ministro dell’altare:
“la sua totale identificazione col proprio ministero”.
Egli amava dire che “un buon pastore, un pastore secondo
il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio
possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più
preziosi della misericordia divina”. E, quasi non
riuscendo a capacitarsi della grandezza del dono e
del compito affidati ad una povera creatura umana,
sospirava: “Oh come il prete è grande!... Se egli si
comprendesse, morirebbe... Dio gli obbedisce: egli
pronuncia due parole e Nostro Signore scende dal cielo
alla sua voce e si rinchiude in una piccola ostia”.
In verità,
proprio considerando il binomio “identità-missione”,
ciascun sacerdote può meglio avvertire la necessità di
quella progressiva immedesimazione con Cristo che gli
garantisce la fedeltà e la fecondità della testimonianza
evangelica. Lo stesso titolo dell’Anno Sacerdotale - Fedeltà
di Cristo, fedeltà del sacerdote - evidenzia che il
dono della grazia divina precede ogni possibile umana
risposta e realizzazione pastorale, e così, nella vita
del sacerdote, annuncio missionario e culto non sono mai
separabili, come non vanno mai separati identità
ontologico-sacramentale e missione evangelizzatrice. Del
resto il fine della missione di ogni presbitero, potremmo
dire, è “cultuale”: perché tutti gli uomini possano
offrirsi a Dio come ostia viva, santa e a lui gradita (cfr
Rm
12,1), che nella creazione stessa, negli uomini
diventa culto, lode del Creatore, ricevendone quella carità
che sono chiamati a dispensare abbondantemente gli uni
agli altri. Lo avvertivano chiaramente negli inizi del
cristianesimo. San Giovanni Crisostomo diceva, ad esempio,
che il sacramento dell’altare e il “sacramento del
fratello” o, come dice, “sacramento del povero”
costituiscono due aspetti dello stesso mistero. L’amore
per il prossimo, l’attenzione alla giustizia e ai poveri
non sono soltanto temi di una morale sociale, quanto
piuttosto espressione di una concezione sacramentale della
moralità cristiana, perché, attraverso il ministero dei
presbiteri, si compie il sacrificio spirituale di tutti i
fedeli, in unione con quello di Cristo, unico Mediatore:
sacrificio che i presbiteri offrono in modo incruento e
sacramentale in attesa della nuova venuta del Signore.
Questa è la principale dimensione, essenzialmente
missionaria e dinamica, dell’identità e del ministero
sacerdotale: attraverso l’annuncio del Vangelo essi
generano la fede in coloro che ancora non credono, perché
possano unire al sacrificio di Cristo il loro sacrificio,
che si traduce in amore per Dio e per il prossimo.
Cari
fratelli e sorelle, a fronte di tante incertezze e
stanchezze anche nell’esercizio del ministero
sacerdotale, è urgente il recupero di un giudizio chiaro
ed inequivocabile sul primato assoluto della grazia
divina, ricordando quanto scrive san Tommaso d’Aquino:
“Il più piccolo dono della grazia supera il bene
naturale di tutto l’universo” (Summa Theologiae,
I-II, q. 113, a. 9, ad 2). La missione di ogni singolo
presbitero dipenderà, pertanto, anche e soprattutto dalla
consapevolezza della realtà sacramentale del suo “nuovo
essere”. Dalla certezza della propria identità, non
artificialmente costruita ma gratuitamente e divinamente
donata ed accolta, dipende il sempre rinnovato entusiasmo
del sacerdote per la missione. Anche per i presbiteri vale
quanto ho scritto nell’Enciclica Deus
caritas est: “All'inizio dell'essere cristiano
non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì
l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà
alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione
decisiva” (n. 1).
Avendo
ricevuto un così straordinario dono di grazia con la loro
“consacrazione”, i presbiteri diventano testimoni
permanenti del loro incontro con Cristo. Partendo proprio
da questa interiore consapevolezza, essi possono svolgere
appieno la loro “missione”, mediante l'annuncio della
Parola e l'amministrazione dei Sacramenti. Dopo il Concilio
Vaticano II, si è prodotta qua e là l'impressione
che nella missione dei sacerdoti in questo nostro tempo,
ci fosse qualcosa di più urgente; alcuni pensavano che si
dovesse in primo luogo costruire una diversa società. La
pagina evangelica, che abbiamo ascoltata all’inizio, sta
invece a richiamare i due elementi essenziali del
ministero sacerdotale. Gesù invia, in quel tempo e oggi,
gli Apostoli ad annunciare il Vangelo e dà ad essi il
potere di cacciare gli spiriti cattivi. “Annuncio” e
“potere”, cioè “parola” e “sacramento” sono
pertanto le due fondamentali colonne del servizio
sacerdotale, al di là delle sue possibili molteplici
configurazioni.
Quando
non si tiene conto del “dittico”
consacrazione-missione, diventa veramente difficile
comprendere l’identità del presbitero e del suo
ministero nella Chiesa. Chi è infatti il presbitero, se
non un uomo convertito e rinnovato dallo Spirito, che vive
del rapporto personale con Cristo, facendone costantemente
propri i criteri evangelici? Chi è il presbitero se non
un uomo di unità e di verità, consapevole dei propri
limiti e, nel contempo, della straordinaria grandezza
della vocazione ricevuta, quella cioè di concorrere a
dilatare il Regno di Dio fino agli estremi confini della
terra? Sì! Il sacerdote è un uomo tutto del Signore,
poiché è Dio stesso a chiamarlo ed a costituirlo nel suo
servizio apostolico. E proprio essendo tutto del Signore,
è tutto degli uomini, per gli uomini. Durante questo Anno
Sacerdotale, che si protrarrà fino alla prossima solennità
del Sacratissimo Cuore di Gesù, preghiamo per tutti i
sacerdoti. Si moltiplichino nelle diocesi, nelle
parrocchie, nelle comunità religiose specialmente quelle
monastiche, nelle associazioni e nei movimenti, nelle
varie aggregazioni pastorali presenti in tutto il mondo,
iniziative di preghiera e, in particolare, di adorazione
eucaristica, per la santificazione del clero e le
vocazioni sacerdotali, rispondendo all’invito di Gesù a
pregare “il Signore della messe perché mandi operai
nella sua messe” (Mt
9,38). La preghiera è il primo impegno, la vera via
di santificazione dei sacerdoti, e l’anima
dell’autentica “pastorale vocazionale”. La scarsità
numerica di ordinazioni sacerdotali in taluni Paesi non
solo non deve scoraggiare, ma deve spingere a moltiplicare
gli spazi di silenzio e di ascolto della Parola, a curare
meglio la direzione spirituale e il sacramento della
confessione, perché la voce di Dio, che sempre continua a
chiamare e a confermare, possa essere ascoltata e
prontamente seguita da tanti giovani. Chi prega non ha
paura; chi prega non è mai solo; chi prega si salva!
Modello di un’esistenza fatta preghiera è senz’altro
san Giovanni Maria Vianney. Maria, la Madre della Chiesa,
aiuti tutti i sacerdoti a seguirne l’esempio per essere,
come lui, testimoni di Cristo e apostoli del Vangelo.

Saluti:
Chers frères
et soeurs,
Je suis heureux de saluer les pèlerins francophones,
notamment les pèlerins d’Alep venus de Syrie et les
jeunes du collège Saint François de Sales de Dijon. Que
l’Esprit-Saint vous comble de ses dons et soit toujours
le guide de vos pas! Bon pèlerinage à tous!
Dear
Brothers and Sisters,
I offer a warm welcome to the English-speaking visitors
present at today’s Audience, including the pilgrimage
groups from England, Scotland, Japan, Malaysia, the
Philippines, Canada and the United States. I thank the
choirs for their praise of God in song. Upon all of you I
cordially invoke God’s blessings of joy and peace!
Liebe Brüder
und Schwestern!
Einen frohen Gruß richte ich an alle Pilger und Besucher
deutscher Sprache. Besonders heiße ich die vielen jungen
Menschen willkommen, unter ihnen die Teilnehmer am
Feriencamp aus Norddeutschland. Begleitet im Gebet den
Dienst der Priester und seid bereit, Gottes Stimme zu hören
der jeden anredet. Gott zeigt uns den Weg zu einem erfüllten
Leben und er ruft auch heute in seine Nachfolge. Der Herr
schenke euch allen seinen Segen.
Queridos
hermanos y hermanas:
Saludo cordialmente a los fieles de lengua española aquí
presentes, en particular, a los de la parroquia San Benito
Abad, de Sevilla, acompañados por el Señor Cardenal
Carlos Amigo Vallejo, a los seminaristas de Toledo y a los
miembros del Instituto de Misioneras y Misioneros Identes,
venidos a Roma para celebrar con gratitud al Señor el 50
aniversario de su Fundación, así como a los demás
grupos de España, México, El Salvador, Colombia y otros
países latinoamericanos. Os invito a que acompañéis a
los sacerdotes con vuestro afecto y vuestra oración.
Amados
peregrinos de língua portuguesa, uma saudação afectuosa
para todos, especialmente para os grupos do Brasil e de
Portugal: esta peregrinação a Roma encha de luz e
fortaleza o vosso testemunho diário como seguidores de
Jesus Cristo, único Salvador e Senhor da vida: fora d'Ele,
não há vida, nem esperança de a ter. Com Cristo,
sucesso eterno à vida que Deus vos confiou. Sobre cada um
de vós e respectiva família, desça a minha Bênção!
Saluto
in lingua croata:
S velikom
radošću pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a
osobito vjernike iz župe Svetoga Ivana Nepomuka iz
Stupnika! Dragi prijatelji, molite u vašim obiteljima za
vaše svećenike da budu vjerni nasljedovatelji našega
Gospodina! Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana:
Con
grande gioia saluto i pellegrini croati e particolarmente
i fedeli della parrocchia di San Giovanni Nepomuzeno di
Stupnik! Cari amici, pregate nelle vostre famiglie per i
vostri sacerdoti che siano fedeli imitatori del nostro
Signore. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua polacca:
Witam
pielgrzymów z Polski. Razem z wami dziękuję
Bogu za wszystkie łaski, jakie otrzymaliśmy w
Roku św. Pawła. Równocześnie, przez
wstawiennictwo św. Jana Vianneya, proszę aby bieżący
Rok Kapłański był czasem odnowy i uświęcenia
kleru, dla chwały Bożej i dobra Kościoła.
Proszę Was: wspierajcie nas, kapłanów, swoją
modlitwą i dobrą radą. Niech Bóg wam błogosławi!
Traduzione
italiana:
Do il
benvenuto ai pellegrini provenienti dalla Polonia. Insieme
con voi ringrazio Dio per tutte le grazie che abbiamo
ricevuto nell’Anno Paolino. Contemporaneamente, per
l’intercessione di San Jean Vianney, chiedo che il
corrente Anno Sacerdotale sia tempo di rinnovamento e di
santificazione del clero per la gloria di Dio e per il
bene della Chiesa. Vi invito: sostenete noi, sacerdoti,
con la vostra preghiera e con il buon consiglio. Dio vi
benedica!
Saluto
in lingua slovacca:
S láskou
pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Košíc a z
Bratislavy - farnosti Kráľovnej rodiny.
Bratia a sestry, budúcu nedeľu Slovensko bude sláviť
sviatok svojich patrónov - svätých bratov Cyrila a
Metoda. Oni sú pre nás príkladom jednoty vo viere.
Zostaňte verní tomuto ich odkazu. Zo srdca žehnám
vás i vašich drahých.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Con
affetto saluto i pellegrini slovacchi, particolarmente
quelli provenienti da Košice a dalla parrocchia “Regina
della famiglia”, di Bratislava.
Fratelli e sorelle, domenica prossima la Slovacchia
celebrerà la festa dei suoi patroni – i Santi fratelli
Cirillo e Metodio. Essi sono per noi esempio dell’unità
nella fede. Rimanete fedeli a questo sublime esempio. Di
cuore benedico voi ed i vostri cari.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua ungherese:
Nagy
szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, elsősorban
azokat, akik Győrből, Nagycenkről és
Szombathelyről érkeztek! Köszöntöm a Palestrina kórus
és a Cantus Corvinus kórus tagjait.
Kedves Testvéreim, Szent Péter és Pál
apostolfejedelmek sírjainál tett látogatástok erősítsen
meg Bennetek a hitben és az egyetemes Egyházhoz tartozástokban.
Apostoli áldásom kísérjen minden utatokon. Dicsértessék
a Jézus Krisztus!
Traduzione
italiana:
Con
grande gioia rivolgo il mio saluto ai pellegrini di lingua
ungherese, specialmente a quelli di Győr, di Nagycenk
e Szombathely, ai Membri dei Cori “Palestrina” e
“Cantus Corvinus”!
Fratelli e Sorelle, questa vostra visita presso le tombe
dei Principi degli Apostoli Pietro e Paolo, Vi rinsaldi
nella vostra vita e nell'appartenenza alla Chiesa
universale.
La Benedizione Apostolica Vi accompagni sulle vostre vie.
Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Saluto di
cuore i pellegrini italiani presenti, rivolgo anzitutto un
cordiale benvenuto ai membri dell’Istituto di Cristo
Redentore – Missionari Identes, che ricordano il
cinquantesimo anniversario di fondazione, e prego perché
continuino, con grande generosità, ad annunciare Gesù
Cristo, Salvatore del mondo. Saluto i rappresentanti della
Consulta Nazionale Antiusura e, mentre li ringrazio per
l’importante e apprezzata opera che svolgono accanto
alle vittime di tale flagello sociale, auspico che vi sia
da parte di tutti un rinnovato impegno per contrastare
efficacemente il fenomeno devastante dell’usura e
dell’estorsione, che costituisce una umiliante schiavitù.
Non manchi anche da parte dello Stato un adeguato aiuto e
sostegno alle famiglie disagiate e in difficoltà, che
trovano il coraggio di denunciare coloro che approfittano
della loro spesso tragica condizione. Saluto poi gli
esponenti dell’Associazione interparlamentare “Cultori
dell’etica”, la cui presenza mi offre l’opportunità
di sottolineare l’importanza dei valori etici e morali
nella politica. Saluto ora con affetto i fedeli abruzzesi
provenienti da Civitella Roveto, Canistro e Pescocanale.
Rivolgo
infine un cordiale saluto ai giovani, agli ammalati,
e agli sposi novelli. Molti di voi, cari amici,
avranno in questi mesi la possibilità di trascorrere un
periodo di vacanze, ed auguro che per tutti sia sereno e
proficuo. Ma ci sono anche molti che, per diverse ragioni,
non potranno usufruire delle ferie. Giunga a voi, cari
fratelli e sorelle, il mio affettuoso saluto con
l’auspicio che non vi manchino la solidarietà e la
vicinanza delle persone care. Un pensiero speciale rivolgo
infine ai giovani che in questi giorni stanno sostenendo
gli esami, ed assicuro per ciascuno un ricordo nella
preghiera. Su tutti vegli con il suo amore il Signore che
ora invochiamo con il canto del Pater noster.
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