Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
16 settembre 2006
LA
RICERCA SCIENTIFICA SIA SEMPRE AL SERVIZIO DELL’UOMO:
E’ IL RICHIAMO DI BENEDETTO XVI NELL’UDIENZA ALLA
PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA, IN OCCASIONE DEL
SIMPOSIO A ROMA SULLE CELLULE STAMINALI. IL PAPA RIBADISCE
CHE SULLA SOPPRESSIONE DEGLI EMBRIONI NON SONO POSSIBILI
COMPROMESSI
La Chiesa
incoraggia da sempre la ricerca scientifica rivolta al
bene dell’umanità e al rispetto della vita: è quanto
sottolineato, stamani, da Benedetto XVI nell’udienza -
al Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo - ai partecipanti
al simposio “Le cellule staminali: quale futuro per la
terapia?”, promosso dalla Pontificia Accademia per la
Vita e dalla Federazione Internazionale delle Associazioni
dei Medici Cattolici. Il Papa ha ribadito che non è
ammissibile la soppressione degli embrioni a fini di
ricerca scientifica. Nel suo indirizzo d’omaggio, il
presidente della Pontificia Accademia, l’arcivescovo
Elio Sgreccia, ha sottolineato gli incoraggianti sviluppi
della ricerca sulle cellule staminali adulte. Il servizio
di Alessandro Gisotti:
**********
“Nessuno
può disporre della vita umana” giacché “ogni singolo
individuo rappresenta la presenza di Dio nel mondo”: è
il richiamo di Benedetto XVI, che ha colto l’occasione
dell’incontro con la Pontificia Accademia per la Vita
per riflettere sul grande tema della scienza e ribadire
che il progresso può essere davvero tale “solo se serve
alla persona umana”. Di fronte alle “frequenti e
ingiuste accuse di insensibilità rivolte alla Chiesa”,
il Papa ha rivendicato “il costante sostegno da essa
dato nel corso della sua bimillenaria storia alla ricerca
rivolta alla cura delle malattie e al bene dell’umanità”.
Parole accompagnate da una profonda riflessione:
“Se
resistenza c'è stata - e c'è tuttora - essa era ed è
nei confronti di quelle forme di ricerca che prevedono la
programmata soppressione di esseri umani già esistenti,
anche se non ancora nati. In tali casi la ricerca, a
prescindere dai risultati di utilità terapeutica, non si
pone veramente a servizio dell'umanità. Passa infatti
attraverso la soppressione di vite umane che hanno uguale
dignità rispetto agli altri individui umani e agli stessi
ricercatori”.
La
storia stessa, ha detto ancora, “ha condannato nel
passato e condannerà in futuro una tale scienza non solo
perché priva di luce di Dio, ma anche perché priva di
umanità”. Quindi, ha ribadito che sulla difesa della
vita umana non sono possibili compromessi:
“Di
fronte alla diretta soppressione dell'essere umano non ci
possono essere né compromessi né tergiversazioni; non si
può pensare che una società possa combattere
efficacemente il crimine, quando essa stessa legalizza il
delitto nell'ambito della vita nascente”.
Si
è, così, soffermato sul tema del congresso della
Pontificia Accademia per la Vita, la ricerca sulle cellule
staminali adulte. Una ricerca, ha sottolineato, che merita
approvazione e incoraggiamento perché coniuga il sapere
scientifico e l’etica “che postula il rispetto
dell’essere umano in ogni stadio della sua esistenza”.
La possibilità di conseguire “nuovi risultati
terapeutici utilizzando cellule del corpo adulto senza
ricorrere alla soppressione di esseri umani neo
concepiti”, è stata la riflessione del Santo Padre,
conferma “la validità del costante invito della Chiesa
al pieno rispetto dell’essere umano fin dal
concepimento”. Nella difesa dei diritti dell’uomo, ha
quindi sottolineato, non si può accettare
l’affermazione che il fine giustifica i mezzi:
“Il
bene dell'uomo va ricercato non soltanto nelle finalità
universalmente valide, ma anche nei metodi utilizzati per
raggiungerle: il fine buono non può mai giustificare
mezzi intrinsecamente illeciti”.
Dal canto suo, l’arcivescovo Elio Sgreccia ha
messo l’accento sugli sviluppi incoraggianti della
ricerca sulle cellule staminali somatiche. Mons. Sgreccia
ha definito “provvidenziale” la presenza nel corpo
umano adulto di cellule speciali in grado di moltiplicarsi
e differenziarsi “per rigenerare le cellule danneggiate
e riparare tessuti ed organi”. Il Congresso, ha concluso
il presule, ha confermato che il nuovo cammino della
“medicina rigenerativa ha cominciato il suo storico e
promettente percorso”.
**********
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO INTERNAZIONALE
SUL TEMA: "LE CELLULE STAMINALI: QUALE FUTURO
IN ORDINE ALLA TERAPIA?" PROMOSSO DALLA
PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA
Sala
degli Svizzeri, Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
Sabato, 16 settembre 2006
Venerati
Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
Illustri Signori, gentili Signore!
A tutti
rivolgo il mio saluto cordiale. L'incontro con scienziati
e studiosi come Voi, dediti alla ricerca finalizzata alla
terapia di malattie che affliggono pesantemente l'umanità,
è per me motivo di particolare conforto. Sono grato agli
organizzatori che hanno promosso questo Congresso su di un
argomento che ha acquistato in questi anni crescente
rilevanza. Lo specifico tema del Simposio è
opportunamente formulato con un interrogativo aperto alla
speranza: "Le cellule staminali: quale futuro per
la terapia?". Ringrazio il Presidente della
Pontificia Accademia per la Vita, Mons. Elio Sgreccia, per
le parole gentili che mi ha rivolto anche a nome della
Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici
Cattolici (FIAMC), associazione che ha cooperato alla
organizzazione del Congresso ed è qui rappresentata dal
Presidente uscente, Prof. Gianluigi Gigli e dal Presidente
eletto Prof. Simon de Castellvi.
Quando la
scienza si applica al sollievo della sofferenza e quando,
su questo cammino, scopre nuove risorse, essa si dimostra
due volte ricca di umanità: per lo sforzo dell'ingegno
investito nella ricerca e per il beneficio annunciato a
quanti sono afflitti dalla malattia. Anche coloro che
forniscono i mezzi finanziari e incoraggiano le strutture
di studio necessarie partecipano al merito di questo
progresso sulla strada della civiltà. Vorrei ripetere in
questa circostanza quanto ho avuto modo di affermare in
una recente Udienza: "II progresso può essere
progresso vero solo se serve alla persona umana e se la
persona umana stessa cresce; se non cresce solo il suo
potere tecnico, ma cresce anche la sua capacità
morale" (Udienza Generale del 16 agosto). In questa
luce, anche la ricerca sulle cellule staminali somatiche
merita approvazione ed incoraggiamento quando coniuga
felicemente insieme il sapere scientifico, la tecnologia
più avanzata in ambito biologico e l'etica che postula il
rispetto dell'essere umano in ogni stadio della sua
esistenza. Le prospettive aperte da questo nuovo capitolo
della ricerca sono in se stesse affascinanti, perché
lasciano intravedere la possibilità di curare malattie
che comportano la degenerazione dei tessuti, con i
conseguenti rischi di invalidità e di morte per chi ne è
affetto.
Come non
sentire il dovere di lodare quanti si applicano a questa
ricerca e quanti ne sostengono l'organizzazione e i costi?
Vorrei in particolare esortare le strutture scientifiche
che si rifanno per ispirazione e per organizzazione alla
Chiesa Cattolica a incrementare questo tipo di ricerca e a
stabilire i più stretti contatti fra loro e con quanti
perseguono nei debiti modi il sollievo della sofferenza
umana. Mi sia lecito anche rivendicare, di fronte a
frequenti e ingiuste accuse di insensibilità rivolte alla
Chiesa, il costante sostegno da essa dato nel corso della
sua bimillenaria storia alla ricerca rivolta alla cura
delle malattie e al bene dell'umanità. Se resistenza c'è
stata - e c'è tuttora - essa era ed è nei confronti di
quelle forme di ricerca che prevedono la programmata
soppressione di esseri umani già esistenti, anche se non
ancora nati. In tali casi la ricerca, a prescindere dai
risultati di utilità terapeutica, non si pone veramente a
servizio dell'umanità. Passa infatti attraverso la
soppressione di vite umane che hanno uguale dignità
rispetto agli altri individui umani e agli stessi
ricercatori. La storia stessa ha condannato nel passato e
condannerà in futuro una tale scienza, non solo perché
priva della luce di Dio, ma anche perché priva di umanità.
Vorrei ripetere qui quanto già scrivevo qualche tempo fa:
"Qui c'è un nodo che non possiamo aggirare: nessuno
può disporre della vita umana. Deve essere stabilito un
confine invalicabile alle nostre possibilità di fare e
sperimentare. L'uomo non è un oggetto di cui
possiamo disporre, ma ogni singolo individuo rappresenta
la presenza di Dio nel mondo" (J. Ratzinger, Dio e
il mondo, pag. 119).
Di fronte
alla diretta soppressione dell'essere umano non ci possono
essere né compromessi né tergiversazioni; non si può
pensare che una società possa combattere efficacemente il
crimine, quando essa stessa legalizza il delitto
nell'ambito della vita nascente. In occasione di recenti
Congressi della Pontificia Accademia per la Vita ho avuto
modo di ribadire l'insegnamento della Chiesa, rivolto a
tutti gli uomini di buona volontà, circa il valore umano
del neo concepito, anche quando viene considerato prima
del suo impianto in utero. Il fatto che voi, in questo
Congresso, abbiate espresso l'impegno e la speranza di
conseguire nuovi risultati terapeutici utilizzando cellule
del corpo adulto senza ricorrere alla soppressione di
esseri umani neo concepiti, e il fatto che i risultati
stiano premiando il vostro lavoro, costituiscono una
conferma della validità del costante invito della Chiesa
al pieno rispetto dell'essere umano fin dal concepimento.
Il bene dell'uomo va ricercato non soltanto nelle finalità
universalmente valide, ma anche nei metodi utilizzati per
raggiungerle: il fine buono non può mai giustificare
mezzi intrinsecamente illeciti. Non è soltanto questione
di sano criterio per l'impiego delle limitate risorse
economiche, ma anche, e soprattutto, di rispetto dei
fondamentali diritti dell'uomo nell'ambito stesso della
ricerca scientifica.
Al vostro
sforzo, certamente sostenuto da Dio che agisce in ogni
uomo di buona volontà e agisce per il bene di tutti,
auguro che Egli conceda la gioia della scoperta della
verità, la sapienza nella considerazione e nel rispetto
di ogni essere umano, e il successo nella ricerca di
efficaci rimedi alla sofferenza umana. A suggello di
questo auspicio imparto di cuore a tutti voi, ai vostri
collaboratori e familiari, come pure ai pazienti cui
andranno le vostre risorse di ingegno e il frutto del
vostro lavoro, un'affettuosa benedizione, con
l'assicurazione di uno speciale ricordo nella preghiera.
©
Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana