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UDIENZA
AI VESCOVI DEL VIETNAM (27 GIUGNO 2009) |
Radio
Vaticana, 27 giugno 2009
Benedetto
XVI ai vescovi del Vietnam: cristiani al servizio della
società. Le religioni non sono un pericolo per l'unità
della nazione
Le
religioni non minano l’unità di un Paese, perché il
loro intento più profondo è di santificare ogni persona
e servire il bene comune. E’ uno dei pensieri più
significativi affidati da Benedetto XVI ai vescovi del
Vietnam, da lunedì scorso in Vaticano per la loro visita ad
Limina. Ricevendoli questa mattina in udienza, il Papa
li ha invitati fra l’altro a porre grande attenzione al
laicato perché sia evidente, ha affermato, che dietro
“un buon cattolico c’è un buon cittadino”. Il
servizio di Alessandro De Carolis:
Quando si è una piccola isola nel mezzo di un grande
mare, com’è la Chiesa cattolica in Vietnam - con i suoi
6 milioni di battezzati su più di 80 milioni di buddisti,
cioè il 7% del totale - e quando la stabilità degli
ultimi 50 anni è stata pagata per secoli dal sangue di
quei “molti martiri che - ha rimarcato il Papa - hanno
voluto proclamare la verità e l'universalità della fede
in Dio”, è chiaro che la difesa della propria identità
deve andare di pari passo con una costante ricerca del
dialogo, sia con gli esponenti delle altre religioni sia
con le autorità civili. Benedetto XVI ha riaffermato
questo principio con i vescovi vietnamiti. Ciò che deve
essere sempre trasparente, ha detto, è che “la Chiesa
contribuisce allo sviluppo umano e spirituale delle
persone, ma anche allo sviluppo del Paese” dove si trova
ad operare. Nel caso in questione, poi, “la sua
partecipazione a questo processo - ha osservato - è un
dovere e un contributo importante soprattutto nel momento
in cui il Vietnam conosce una progressiva apertura alla
comunità internazionale”:
“Vous savez comme moi qu’ne saine collaboration…
Voi sapete come me che una sana collaborazione tra
la Chiesa e la comunità politica è possibile. A questo
proposito, la Chiesa invita tutti i membri ad impegnarsi
fedelmente per costruire una società giusta, solidale ed
equa. Essa non intende sostituirsi al governo, ma ricerca
unicamente - in spirito di dialogo e di cooperazione
rispettosa - di prendere in giusta parte alla vita della
nazione, a servizio di tutto il popolo”.
“Partecipando attivamente, nella posizione che le è
propria e secondo la sua vocazione”, la Chiesa - ha
proseguito Benedetto XVI citando un passo della Deus
caritas est - “non può mai essere dispensata
dall'esercizio della carità come attività organizzata
dei credenti e, d'altra parte, non ci sarà mai una
situazione nella quale non occorra la carità di ciascun
singolo cristiano, perché l'uomo, al di là della
giustizia, ha e avrà sempre bisogno dell'amore”:
“En outre, il me semble important de souligner…
Inoltre, mi sembra importante sottolineare che le
religioni non rappresentano un pericolo per l'unità della
nazione, in quanto esse mirano ad aiutare il singolo a
santificare sé stesso e, attraverso le loro istituzioni,
desiderano porsi in modo generoso e disinteressato al
servizio al prossimo”.
Perché ciò sia non solo un desiderio ma un fatto che
incida nel tessuto sociale del Vietnam è necessario, ha
indicato il Papa ai vescovi, porre “particolare
attenzione ai fedeli laici”, specie ai giovani - molti
dei quali lasciano le zone rurali per cercare un futuro
nelle città - e alle famiglie”:
“Il est souhaitable que chaque famille catholique…
È auspicabile che ogni famiglia cattolica insegni
ai bambini a vivere in conformità con una retta
coscienza, nella lealtà e nella verità, diventando una
fonte di valori e virtù umane, una scuola di fede e di
amore per Dio. Quanto a loro, i laici cattolici dovranno
dimostrare, mediante la loro vita basata sulla carità,
l'onestà, l'amore per il bene comune, che un buon
cattolico è un buon cittadino”.
In precedenza, Benedetto XVI aveva ricordato che la
Chiesa vietnamita si prepara alla celebrazione del 50.mo
anniversario della creazione della gerarchia episcopale
nel Paese. Un’occasione, ha rilevato, perché il popolo
di Dio “possa rendere grazie per il dono della fede in
Gesù Cristo”, ma anche per riflettere sul ruolo del
clero, secondo lo spirito dell’Anno Sacerdotale appena
iniziato:
“Pour être un guide authentique et conforme…
Per essere una guida autentica e conforme al cuore
di Dio e all'insegnamento della Chiesa, il sacerdote deve
approfondire la sua vita interiore e la tensione alla
santità, come un umile parroco di Ars ha dimostrato”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL VIÊT NAM
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»
Sala del Concistoro
Sabato, 27 giugno 2009
Signor
cardinale,
cari fratelli nell'episcopato,
È con
grande gioia che vi accolgo, pastori della Chiesa
cattolica che è in Viêt Nam. Il nostro incontro assume
un significato particolare in questi giorni in cui tutta
la Chiesa celebra la solennità degli apostoli Pietro e
Paolo, ed essa è per me di grande conforto poiché
conosco i vincoli profondi di fedeltà e di amore che i
fedeli del vostro Paese nutrono per la Chiesa e per il
Papa.
È presso
le tombe di questi due principi degli apostoli che voi
siete venuti per manifestare la vostra comunione con il
Successore di Pietro e per rafforzare l'unità che deve
sempre esistere fra voi e che deve crescere ancora.
Ringrazio il presidente della vostra Conferenza
episcopale, monsignor Pierre Nguyên Van Nhon, vescovo di
Ða-Lat, per le cordiali parole che mi ha rivolto a nome
vostro. Permettetemi di salutare in particolare i vescovi
che sono stati nominati dalla vostra ultima visita ad
limina. Desidero anche ricordare il venerato cardinale
Paul Joseph Pham Dinh Tung, arcivescovo di Hà Nôi per
molti anni. Con voi rendo grazie a Dio per lo zelo
pastorale che ha dimostrato, con umiltà, in un amore
paterno profondo per il suo popolo e una grande fraternità
per i suoi sacerdoti. Che l'esempio di santità, di umiltà,
di semplicità di vita dei grandi pastori del vostro Paese
siano per voi stimoli nel vostro ministero episcopale al
servizio del popolo vietnamita, al quale desidero
esprimere la mia profonda stima!
Cari
fratelli nell'episcopato, qualche giorno fa è iniziato l'Anno
sacerdotale. Esso permetterà di mettere in luce la
grandezza e la bellezza del ministero dei sacerdoti. Vi
sarei grato se poteste ringraziare i sacerdoti diocesani e
religiosi del vostro amato Paese per la loro vita
consacrata al Signore e per i loro sforzi pastorali in
vista della santificazione del popolo di Dio. Prendetevene
cura, siate pieni di comprensione verso di loro e
aiutateli a completare la loro formazione permanente. Per
essere una guida autentica e conforme al cuore di Dio e
all'insegnamento della Chiesa, il sacerdote deve
approfondire la sua vita interiore e tendere alla santità
come l'umile curato di Ars ha mostrato. Il fiorire delle
vocazione sacerdotali e religiose, in particolare nella
vita consacrata femminile, è un dono da parte del Signore
per la vostra Chiesa. Rendiamo grazie a Dio per i loro
carismi particolari che voi incoraggiate rispettandoli e
promuovendoli.
Nella
vostra lettera pastorale dello scorso anno avete mostrato
un'attenzione particolare per i fedeli laici mettendo in
evidenza il ruolo della loro vocazione nell'ambito
familiare. È auspicabile che ogni famiglia cattolica,
insegnando ai bambini a vivere con una coscienza retta,
nella lealtà e nella verità, divenga un focolare di
valori e di virtù umane, una scuola di fede e di amore
verso Dio. I laici cattolici dovrebbero dimostrare con la
loro vita basata sulla carità, l'onestà l'amore per il
bene comune, che un buon cattolico è anche un buon
cittadino. Perciò vegliate attentamente sulla loro buona
formazione, promuovendo la loro vita di fede e il loro
livello culturale, affinché possano servire efficacemente
la Chiesa e la società.
Desidero
affidare in modo particolare alla vostra sollecitudine i
giovani, soprattutto quelli che vivono nelle aree rurali e
che sono attirati dalle città per intraprendervi studi
superiori e per trovarvi un lavoro. Sarebbe auspicabile
sviluppare una pastorale adeguata per questi giovani
migranti interni, cominciando con il rafforzare, anche
qui, la collaborazione fra le diocesi di origine dei
giovani e le diocesi di accoglienza e prodigando loro
consigli etici e direttive pratiche.
La Chiesa
in Viêt Nam si sta attualmente preparando alla
celebrazione del cinquantesimo anniversario della
creazione della gerarchia episcopale vietnamita. Questa
celebrazione, che sarà segnata in modo particolare
dall'anno giubilare 2010, potrà permetterle di
condividere con entusiasmo la gioia della fede con tutti i
vietnamiti rinnovando i suoi impegni missionari. In tale
occasione il popolo di Dio deve essere invitato a rendere
grazie per il dono della fede in Gesù Cristo. Questo dono
è stato accolto generosamente, vissuto e testimoniato da
molti martiri, che hanno voluto proclamare la verità e
l'universalità della fede in Dio. In tal senso, la
testimonianza resa a Cristo è un servizio supremo che la
Chiesa può offrire al Viêt Nam e a tutti i popoli
dell'Asia, poiché risponde alla ricerca profonda della
verità e dei valori che garantiscono lo sviluppo umano
integrale (cfr. Ecclesia
in Asia). Dinanzi alle numerose sfide che questa
testimonianza incontra attualmente, è necessaria una più
stretta collaborazione fra le diverse diocesi, fra le
diocesi e le congregazioni religiose, e anche fra le
stesse congregazioni religiose.
La
lettera pastorale che la vostra Conferenza episcopale ha
pubblicato nel 1980, insiste su "la Chiesa di Cristo
in mezzo al suo popolo". Apportando la propria
specificità - l'annuncio della Buona Novella di Cristo -,
la Chiesa contribuisce allo sviluppo umano e spirituale
delle persone, ma anche allo sviluppo del Paese. La sua
partecipazione a questo processo è un dovere e un
contributo importante, soprattutto in questo momento in
cui il Viêt Nam sta conoscendo una progressiva apertura
alla comunità internazionale.
Voi
sapete come me che una sana collaborazione fra la Chiesa e
la comunità politica è possibile. A tale proposito, la
Chiesa invita tutti i membri a impegnarsi lealmente per
l'edificazione di una società giusta, solidale ed equa.
Essa non intende assolutamente sostituirsi ai responsabili
governativi, desiderando solamente poter prendere una
giusta parte, in uno spirito di dialogo e di rispettosa
collaborazione, alla vita della Nazione, al servizio di
tutto il popolo. Partecipando attivamente, nel ruolo che
le corrisponde e secondo la sua vocazione specifica, la
Chiesa non si può mai esimere dall'esercizio della carità
in quanto attività organizzata dei credenti e, d'altro
canto, non vi sarà mai una situazione nella quale non si
avrà bisogno della carità di ogni cristiano, poiché
l'uomo, al di là della giustizia, avrà sempre bisogno
dell'amore (Deus
caritas est, n. 29). Inoltre, mi sembra importante
sottolineare che le religioni non rappresentano un
pericolo per l'unità della Nazione, poiché esse mirano
ad aiutare l'individuo a santificarsi e, attraverso le
loro istituzioni, desiderano mettersi generosamente e in
modo disinteressato al servizio del prossimo.
Signor
cardinale, cari fratelli nell'episcopato, al ritorno nel
vostro Paese, trasmettete il saluto caloroso del Papa ai
sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, ai seminaristi,
ai catechisti e a tutti i fedeli, soprattutto ai più
poveri e a quanti soffrono fisicamente e spiritualmente.
Li incoraggio vivamente a restare fedeli alla fede
ricevuta dagli apostoli, di cui sono i testimoni generosi
in condizioni spesso difficili, e a dimostrare l'umile
fermezza che l'esortazione apostolica Ecclesia
in Asia (n. 9) ha riconosciuto come una loro
caratteristica. Che lo Spirito del Signore sia la loro
guida e la loro forza! Affidandovi alla protezione materna
di Nostra Signora di La-Vang e all'intercessione dei santi
martiri del Viêt Nam, imparto a tutti un'affettuosa
Benedizione Apostolica.
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