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DISCORSO A 11 NUOVI AMBASCIATORI (1 DICEMBRE 2005)

Fonte: Radio Vaticana, 1 dIcembre 2005

BENEDETTO XVI LANCIA UN VIBRANTE APPELLO PER LA PACE NEL MONDO NELL’UDIENZA A 11 NUOVI AMBASCIATORI DI 4 CONTINENTI, RICEVUTI STAMANI IN VATICANO. LIBERTA’ RELIGIOSA, PROMOZIONE DEI DIRITTI UMANI, DIALOGO TRA FEDI E CULTURE, E ANCORA, DEMOCRAZIA E RELATIVISMO, LOTTA ALLA POVERTA’ E ALLE MALATTIE GLI ALTRI TEMI SOTTOLINEATI DAL PAPA NEI DISCORSI AI SINGOLI AMBASCIATORI

- A cura di Roberta Gisotti, Alessandro Gisotti, Andrea Cocco e Ludwig Waldmüller -

 Tutti siamo chiamati ad impegnarci fattivamente per la pace: è la vibrante esortazione di Benedetto XVI nell’udienza ad 11 nuovi ambasciatori presso la Santa Sede - provenienti da Africa, Asia, Europa e Continente americano - ricevuti stamani in Sala Clementina per la presentazione delle Lettere Credenziali. Un’udienza di particolare significato sulla quale ci riferisce Alessandro Gisotti:  

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JE VOUDRAIS CE MATIN LANCER UN NOUVEL APPEL…

“Pace, pace per il mondo afflitto dalle guerre”. Di fronte agli ambasciatori di 11 nazioni di 4 continenti, Benedetto XVI ha lanciato un nuovo appello affinché i responsabili delle nazioni e con loro gli uomini di buona volontà, “si diano la mano per fare cessare la violenza che sfigura l’umanità”. Una piaga, ha detto ancora, che “mortifica la crescita e le speranze di numerosi popoli”:        

SANS L’ENGAGEMENT DE TOUS…

“Senza l’impegno di tutti a lavorare per la pace e a creare un clima di pacificazione” a partire dalle famiglie, è stato l’avvertimento del Pontefice, “non sarà possibile avanzare sulla via di una società pacificata”. Ha esortato gli ambasciatori a favorire il dialogo tra i popoli. Quindi, ha espresso l’auspicio che “tutti gli uomini del nostro tempo si impegnino in favore della pace e della riconciliazione”, perché non basta volere la pace per ottenerla. E’ infatti necessario, ha avvertito, adoperarsi sul piano concreto a tutti i livelli. Non ha poi mancato di segnalare l’importanza dell’educazione delle giovani generazioni per promuovere la cultura della pace. Benedetto XVI ha indicato la necessità “di dare alle famiglie e alle strutture educative il modo di formarli, di trasmettere loro i valori spirituali, morali e sociali essenziali, preparandoli così ad un futuro migliore, ad una vera consapevolezza del proprio ruolo nella società e dei comportamenti che devono seguire per servire il bene comune”.  

Da parte sua, ha proseguito, la Chiesa cattolica non cessa di offrire il suo contributo “formando il senso religioso negli individui, che non può non accrescere  in ciascuno il senso della fraternità e della solidarietà”. Assieme al discorso comune, il Papa si è soffermato sulle realtà degli 11 Paesi rappresentati dai nuovi ambasciatori, 5 dei quali provenienti dal Continente africano.  

Tutto incentrato sulla libertà religiosa e sul dialogo tra cristiani e musulmani per la pace, il discorso di Benedetto XVI al nuovo ambasciatore di Algeria, Idriss Jazairy. “Solo una vera riconciliazione – ha avvertito – il Santo Padre può permettere agli uomini di vivere in pace”. Bisogna rinunciare alla vendetta, è stato il suo richiamo, e rafforzare i legami di fraternità e solidarietà. Ha così ricordato la grande figura del Beato Charles de Foucauld, che proprio in Algeria ha vissuto come “fratello universale”. Per difendere la sacralità della persona umana e il rispetto della libertà religiosa, ha ribadito il Pontefice, “è necessario che lo spirito di riconciliazione e di giustizia sia instillato nelle giovani generazioni, attraverso la famiglia e l’educazione”. Il Papa si è soffermato sull’importanza del perdono quale via che “conduce la persona verso un’umanità più profonda”. Tuttavia, ha proseguito, un tale comportamento deve essere “necessariamente associato all’esigenza di giustizia”. Il perdono, ha precisato, “non è mai un segno di debolezza, ma non può ignorare le rivendicazioni legittime di chi ha subito un’ingiustizia”. Il Pontefice ha anche rivolto il pensiero ai rapporti tra la comunità cattolica e quella musulmana in Algeria. “Per superare l’ignoranza reciproca – ha evidenziato – è importante creare dei legami di fiducia attraverso le persone”, in modo che “la libertà di espressione delle differenze confessionali non sia un motivo di esclusione reciproca ma piuttosto un’occasione per imparare a vivere nel rispetto ciascuno dell’identità dell’altro”. Infine, ha voluto esprimere il proprio affetto per i cattolici algerini, che negli anni difficili della guerra civile hanno offerto una testimonianza significativa di fratellanza universale.  

Libertà religiosa e promozione della pace sono stati i temi chiave del discorso di Benedetto XVI all’ambasciatore dell’Eritrea, Petros Tseggai Asghedom. “La Santa Sede – ha assicurato il Papa – farà tutto ciò che è in suo potere per sostenere la comunità internazionale nei suoi sforzi per evitare un’ulteriore escalation militare” nel Corno d’Africa. La Chiesa, ha aggiunto, è vicina a rifugiati e sfollati, vittime della guerra. In Eritrea, ha constatato, “gli effetti della guerra si sommano ai danni provocati dalla carestia, dalla siccità e della povertà”. Per questo, la Chiesa ribadisce il suo impegno nella lotta contro “la fame, la miseria e le malattie”. La seconda parte del discorso di Benedetto XVI è stata dedicata al rispetto della libertà religiosa. Il Papa ha esortato il governo eritreo ad attuare passi concreti su questo fronte. “La Chiesa cattolica – ha ribadito con forza – si preoccupa che tutti i cittadini possano praticare la propria fede, senza alcuna minaccia o coercizione”. Quindi, rivolgendo l’attenzione ai sacerdoti e religiosi dell’Eritrea, ha chiesto che il loro diritto ad essere esentati dal servizio militare sia rispettato. In tal modo, potranno servire meglio il loro Paese nel rispetto delle proprie vocazioni.        

L’impegno della Chiesa per la riconciliazione è stato al centro del discorso del Pontefice al signor Felix Kodjo Sagbo, ambasciatore del Togo, Paese africano sconvolto nei mesi scorsi da violenti disordini, dopo le elezioni politiche. “La violenza – ha detto il Papa – non può mai essere il mezzo adeguato per costruire una società giusta e solidale”. E’ il dialogo, ha avvertito, lo strumento essenziale per “conseguire un’esistenza riconciliata dove ognuno potrà vivere nella pace e nella sicurezza, dove le persone sfollate potranno finalmente tornare a casa senza paura”. Lo sviluppo armonioso della società, ha aggiunto, deve essere fondato sul diritto e la giustizia. In tale contesto, ha sottolineato, “la Chiesa cattolica è pienamente impegnata in questa lotta per lo sviluppo integrale dell’uomo, per la promozione di un avvenire di pace e giustizia” e ciò “per il bene della popolazione senza distinzioni, in collaborazione con tutte le persone di buona volontà”.  

Nel discorso all’ambasciatore della Tanzania, Ali Abeid Amani Karume, Benedetto XVI ha lodato la generosità mostrata dal Paese africano nell’accogliere quasi un milione di rifugiati fuggiti dai Paesi vicini, sconvolti dalla guerra. “La vostra nazione – ha detto il Papa – può essere orgogliosa” per questo impegno che la rende un esempio per l’Africa e per il mondo intero. Ha così incoraggiato la comunità internazionale a sostenere gli sforzi della Tanzania nell’assistere le persone emarginate e gli sfollati, garantendo l’impegno della Chiesa locale per sradicare la povertà e promuovere lo sviluppo. D’altro canto, ha riconosciuto l’importanza dell’adozione di una moneta unica, progetto a cui stanno lavorando la Tanzania e altri Paesi africani riuniti nella Comunità dell’Africa Orientale. Il Papa non ha mancato di mettere l’accento sui valori che dovrebbero sempre sostenere una democrazia, che deve resistere agli interessi personali. D’altra parte, ogni cittadino “deve godere del diritto di scegliere i propri leader attraverso libere elezioni multipartitiche”.  

 Incentrato sulle nuove sfide dopo la fine dell’apartheid, il discorso del Papa all’ambasciatore del Sud Africa, la signora Konji Sebati. Benedetto XVI ha espresso ammirazione per i risultati raggiunti nel dar vita ad una società “integrata, stabile e pluralista”. Quindi, sottolineando il prestigio raggiunto dal Paese a livello internazionale, si è augurato che il Sud Africa mantenga forte la propria voce per l’eliminazione del debito dei Paesi poveri, la promozione della pace e l’assistenza economica agli Stati africani in difficoltà. Un passaggio forte del discorso è stato dedicato alla pandemia dell’AIDS, particolarmente diffusa tra la popolazione sudafricana. Benedetto XVI ha ribadito l’impegno della Chiesa a sostegno delle politiche basate sulla “continenza e la fedeltà coniugale”, così come sull’importanza della vita famigliare, quali strumenti efficaci per sconfiggere il virus. Ha infine incoraggiato il governo sudafricano “a promuovere una sempre maggiore consapevolezza della dignità della vita umana dal concepimento alla morte naturale”.

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I rapporti tra Chiesa e Stato, la secolarizzazione delle società, l’obiettivo del bene comune, la lotta alla povertà, le tensioni sociali e l’integrazione degli immigrati, la giustizia e la pace dei popoli, il dialogo ecumenico e interreligioso: questi i temi forti che Benedetto XVI ha affrontato nei discorsi rivolti agli ambasciatori di altri sei Paesi, Danimarca, Finlandia, Nepal, El Salvador, Santa Lucia e Andorra. Il servizio di Roberta Gisotti.  

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Parole quelle di Benedetto XVI che hanno volato alto oltre i confini dei singoli Paesi. Chiesa e Stato – ha sottolineato rivolto all’ambasciatore Antoni Morell Mora del Principato di Andorra, piccolo Stato dei Pireni tra Francia e Spagna - debbono “trovare un linguaggio comune” “pur nella reciproca indipendenza e sovranità” per favorire “il benessere spirituale e materiale delle persone”. Da parte sua la Chiesa, - ha chiarito il Santo Padre - “non avendo privilegi da difendere o vantaggi da chiedere” cerca “attraverso un dialogo strutturato con le Autorità civili, di contribuire al progresso di ogni popolo e di tutta l'umanità nella giustizia e nella pace”. “Universale per sua natura”, “al di sopra degli interessi particolaristici o regionali”, la Chiesa vuole “promuovere uno Stato umano”, “che riconosca come suo primario dovere la difesa dei diritti fondamentali della persona umana, specialmente di quella più debole”. Infatti “una democrazia senza valori, - ha dichiarato il Papa - “si trasforma in tirannia del relativismo, in una perdita della propria identità e, a lungo andare, può degenerare in totalitarismo aperto o insidioso, come la storia ha più volte mostrato”.  

Parlando all’ambasciatore, Erik Malmborg Lilholt, della Danimarca, Benedetto XVI ha affrontato due temi cruciali per l’Europa, l’integrazione dei popoli in particolare degli immigrati, che “richiede ad ogni gruppo di raggiungere un giusto bilancio tra l’affermazione della propria identità e l’accettazione di quella degli altri” e il dialogo  ecumenico e interreligioso che trae importante profitto da questa cooperazione.         

In questo ambito, il Papa rivolto all’ambasciatore Pekka Ojanen della Finlandia ha lodato la nuova legge sulla libertà religiosa in questo Paese, “che dà alle religioni una autonomia più grande e una equiparazione legale soprattutto in campo educativo”, promuovendo “il contributo che ogni religione può portare al bene comune di tutto il popolo”.  

L’urgenza della pace nel discorso rivolto invece all’ambasciatore Madan Kumar Bhattarai del Nepal, afflitto come altri Paesi della regione dalla violenza, auspicando che “tutte le parti in conflitto pongano fine allo spargimento di sangue che causa così tanta sofferenza” e “imbocchino il cammino del dialogo e del negoziato, che solo può garantire a tutto il popolo nepalese” “giustizia, tranquillità e armonia”.  

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