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UDIENZA
A DOCENTI E RETTORI DELLE UNIVERSITA'
EUROPEE (23 GIUGNO
2007) |
Fonte,
Radio Vaticana, 23 giugno 2007
Il
Papa ai docenti universitari d'Europa: per rispondere alla
crisi della modernità e costruire un nuovo umanesimo, il
continente deve riscoprire la sua eredità cristiana
L’Europa
deve riappropriarsi della sua tradizione di autentica
culla dell’umanesimo, fondata sui valori cristiani e le
università del continente devono indagare a fondo la
“crisi della modernità”, permettendo alla fede e alla
ragione di cooperare e di rispondere ai bisogni culturali
e spirituali dell’essere umano. Con un discorso di
grande respiro intellettuale, Benedetto XVI ha accolto
questa mattina in udienza i docenti e i rettori delle
Università europee, che partecipano in questi giorni, a
Roma, al convegno intitolato “Un nuovo umanesimo per
l'Europa. Il ruolo delle Università”. Il servizio di Alessandro
De Carolis.
In una Europa che “attualmente sta avvertendo una
certa instabilità sociale e una diffidenza di fronte ai
valori tradizionali”, la promozione di un nuovo
umanesimo “richiede una chiara comprensione di cosa
significhi realmente la modernità”. Attorno a questa
che a più riprese Benedetto XVI sottolinea come un
imperativo improcrastinabile, il Papa ha sviluppato
un’ampia riflessione sul ruolo che gli atenei del
Vecchio continente possono e devono giocare “a servizio
di un'Europa più unita”:
Far from being the fruit of a superficial desire…
"Lungi dall’essere frutto di un desiderio
superficiale per la novità, la ricerca di un nuovo
umanesimo deve tenere in serio conto il fatto che oggi
l’Europa sta avvertendo un massiccio spostamento
culturale, in cui uomini e donne sono sempre più
coscienti della loro chiamata ad essere attivamente
impegnati nel cambiare la loro storia. Storicamente, è in
Europa che l’umanesimo si è sviluppato, grazie alla
fruttuosa interazione fra le varie culture della sua gente
e alla fede cristiana. L’Europa oggi deve conservare e
riappropriarsi della sua tradizione autentica, se essa
vuole rimanere fedele alla sua vocazione di culla
dell’umanesimo”.
Benedetto XVI ha quindi richiamato l’attenzione dei
suoi circa duemila ospiti, guidati dal cardinale Péter
Erdö, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del
Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa, su tre
questioni che impongono, ha osservato, un’analisi
approfondita. In primo luogo, ha accennato
“all’esigenza di uno studio esauriente sulla crisi
della modernità”: nozione, ha detto, che nei secoli più
recenti, ha “fortemente condizionato” la cultura
europea. Il Papa ha messo in guardia dalla falsa dicotomia
creata tra l’“umanesimo autentico” - che guarda
anche al trascendente - e un certo “teismo”, entrambi
considerati come estremi di un “inconciliabile conflitto
fra legge divina e libertà umana”. Chiediamoci
piuttosto, ha affermato il Pontefice, se - come scrisse
Giovanni Paolo II nell’Enciclica Redemptor hominis - in
questa era di progressi economici e tecnici “l'uomo,
come uomo, nel contesto di questo progresso, diventi
veramente migliore, cioè più maturo spiritualmente, più
cosciente della dignità della sua umanità, più
responsabile, più aperto agli altri, in particolare verso
i più bisognosi e più deboli, più disponibile a dare e
portare aiuto a tutti”.
Benedetto XVI ha poi riflettuto sul rapporto tra fede e
ragione, affermando tra l’altro che l'aumento delle
università europee è stato promosso in base alla
convinzione che fede e ragione possano cooperare “nella
ricerca della verità, ciascuna rispettando la natura e la
legittima autonomia dell'altra, tuttavia funzionando
insieme in modo armonioso e creativo a servizio della
realizzazione della persona umana nella verità e
nell'amore”:
The present cultural shift is often seen as a 'challenge…
"L’attuale spostamento culturale è visto spesso
come ‘una sfida’ alla cultura dell'università e allo
stesso cristianesimo, piuttosto che come ‘orizzonte’
alla luce del quale possono e devono essere trovate
soluzioni creative”.
Ecco, dunque, la terza questione proposta dal Papa,
quella “del contributo che il cristianesimo può dare
all'umanesimo del futuro”. La cosiddetta “questione
dell'uomo” - oggetto di dibattito al Convegno romano dei
rettori e docenti universitari - “sfida la Chiesa - ha
sottolineato Benedetto XVI - a concepire dei modi efficaci
di proclamare alla cultura contemporanea ‘il realismo’
della propria fede nell’opera di salvezza di Cristo. Il
cristianesimo - ha obiettato il Papa - non deve essere
relegato nel mondo del mito e dell'emozione, ma deve
essere rispettato affinchè il suo annuncio faccia luce
sulla verità circa l'uomo, in modo da trasformare
spiritualmente gli uomini e le donne e permettere loro di
realizzare la propria vocazione nella storia”:
Knowledge can never be limited to the purely…
"La conoscenza non può mai essere limitata al
campo puramente intellettuale, essa include anche la
rinnovata capacità di guardare alle cose in un modo
libero da pregiudizi e da preconcetti e di permetterci
d’essere stupiti dalla realtà la cui verità può
essere scoperta unendo l’intelletto all’amore. Solo
quel Dio che ha il volto umano, rivelato in Gesù Cristo,
può impedirci di ridurre la realtà proprio quando
richiede livelli di comprensione sempre nuovi e sempre più
complessi. La Chiesa è cosciente della sua responsabilità
di dover offrire questo contributo alla cultura
contemporanea”.
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