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IV
GIORNATA EUROPEA DEGLI UNIVERSITARI (11/03/2006) |
Radio Vaticana,
12 marzo 2006
GIOVANI
ROMANI E DI DIVERSI PAESI EUROPEI ED AFRICANI, COLLEGATI
VIA SATELLITE, STRETTI IN UN AFFETTUOSO ABBRACCIO
SIMBOLICO CON BENEDETTO XVI,
IN OCCASIONE DELLA IV GIORNATA EUROPEA DEGLI
UNIVERSITARI, CELEBRATA IERI NELL’AULA PAOLO VI
Costruite
ponti di fraternità fra Europa ed Africa: l’invito di
Benedetto XVI agli studenti raccolti ieri pomeriggio
nell’Aula Paolo VI, in Vaticano, in occasione della IV
Giornata europea degli universitari, dedicata quest’anno
al tema “L’umanesimo cristiano, via per una nuova
cooperazione tra Europa ed Africa”. Un’iniziativa
promossa dal Consiglio delle Conferenze episcopali
d’Europa (CCEE) e dal Vicariato di Roma, in
collaborazione con i ministeri delle Comunicazioni e degli
Esteri, che ha visto in collegamento giovani dei due
continenti. Il servizio è di Francesca Sabatinelli:
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(musica)
E’ stato un intenso e caldo abbraccio quello che ha
stretto gli universitari a Benedetto XVI, durante la
veglia mariana, che ha unito giovani di sette paesi
europei e tre africani, in collegamento satellitare con
l’Aula Paolo VI, “segno - ha detto loro il Papa -
della comunione della Chiesa”. Da Madrid, a Nairobi, da
Owerri, ad Abidjan, da Dublino, a Salamanca, da Monaco di
Baviera, a Friburgo, da San Pietroburgo, a Sofia, i
giovani hanno pregato per il progetto di umanesimo
cristiano come via di cooperazione tra il continente
europeo e quello africano, tema dell’appuntamento.
All’ingresso della Croce nell’Aula Paolo VI è seguito
quello delle delegazioni dei Paesi europei e africani
collegati, che hanno portato con loro le proprie bandiere
e una lampada, segno di Gesù Cristo, luce del mondo. I
ragazzi, accompagnati dal cardinale vicario Camillo Ruini,
hanno riflettuto sulla prima enciclica di Benedetto XVI, “Deus
Caritas est” ed hanno ascoltato le testimonianze dei
giovani in collegamento:
(testimonianza
di un giovane spagnolo)
Hanno raccontato al mondo come l’Università possa
essere luogo dove ritrovare Dio dopo lunghi periodi di
allontanamento, come possa essere una casa e una seconda
famiglia dove maturare la propria vita di cristiani, e
come allo stesso tempo possa diventare luogo di sfide
anche molto grandi, luogo in cui affrontare l’insidia
materialista. Riflessioni importanti quelle dei giovani,
sostenuti dai rispettivi pastori, come il cardinale
Antonio María Rouco Varela, arcivescovo di Madrid, che ha
ricordato i morti degli attentati che portarono la morte
nella capitale spagnola esattamente due anni fa, o come
mons. Raphael S. Ndingi Mwana’a Nzeki, arcivescovo di
Nairobi, che ha sollecitato i ragazzi africani a
accorgersi che ciò che non si è guadagnato non vale
nulla, che ha invitato l’umanità a condividere
equamente tutte le risorse create da Dio, e che ha chiesto
ai governanti del suo continente di adottare il buon
governo, nella trasparenza e nella piena responsabilità.
I giovani hanno poi recitato il Rosario, presieduto dal
Papa, al termine del quale Benedetto XVI si è rivolto
direttamente a loro:
“Questa
veglia mariana, cara al Papa Giovanni Paolo II, getta
ponti di fraternità tra i giovani universitari
d’Europa, e questa sera li prolunga all’interno del
grande continente africano affinché cresca la comunione
tra le nuove generazioni e si diffonda la civiltà
dell’amore”.
Il
Papa ha quindi invitato i ragazzi all’appuntamento con
la XXI
Giornata mondiale della gioventù, Domenica delle Palme,
il 6 aprile, in piazza San Pietro, per accogliere la Croce
pellegrina proveniente da Colonia e per ricordare, ad un
anno dalla sua morte, Giovanni Paolo II. Il Papa ha quindi
consegnato ad una delegazione di giovani la “Deus
Caritas est”:
“Simbolicamente
intendo consegnarla a tutti gli universitari d’Europa e
d’Africa con l’augurio che la verità fondamentale
della fede cristiana - Dio è amore - illumini il cammino
di ciascuno di voi e si irradi attraverso la vostra
testimonianza ai compagni di studio”. La
Veglia è quindi terminata con la Via Crucis dall’Aula
Paolo VI alla chiesa di Sant’Agnese in Agone, a piazza
Navona.
(musica)
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“Dio
ha scelto te, servilo con tutta il tuo corpo e con tutta
la tua anima”. Così recitava uno dei canti dei gruppi
africani che hanno accompagnato la Via Crucis che si è
svolta ieri sera da Piazza San Pietro fino alla chiesa di
Sant’Agnese in Agone in piazza Navona, dopo la Veglia
mariana presieduta da Papa Benedetto XVI. Sette le
stazioni animate da diversi movimenti e associazioni
cattoliche. Il servizio di Marina Tomarro:
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Erano
migliaia i giovani europei e africani: tutti insieme sotto
la croce di Cristo per chiedere pace in un mondo dove
ancora troppe persone muoiono a causa
dell’odio, della violenza, del terrorismo avendo
nel cuore l’invito che il Papa ha rivolto loro, cioè
quello di diffondere la civiltà dell’amore. Ascoltiamo
dalla testimonianza di una dei partecipanti, Beatrice
Masciopinto, quale emozione ha lasciato il discorso del
Papa nei ragazzi:
“Sicuramente
tanta forza. Tanta forza per continuare a testimoniare nel
mondo dell’Università, nel mondo del lavoro, la fede,
quella luce che portiamo dentro e che vorremmo far
giungere anche alle persone che sono un po’ lontane da
questa luce. Forza, perché non è sempre facile, nella
vita di tutti i giorni, con gli altri, poter difendere le
proprie convinzioni. Vivere l’amore è un messaggio
molto forte; spero di poterlo diffondere nella vita di
tutti i giorni”.
E
quest’anno c’erano anche tanti ragazzi africani che,
alla fine della Via Crucis, davanti la chiesa di Sant’Agnese
in Agone in Piazza Navona, hanno eseguito dei canti
tradizionali. Ma cosa vuol dire portare la croce?
Ascoltiamo Alain Illumà Casadì, studente del Congo:
“Per me, compiere questa Via Crucis è un modo di
portare la sofferenza. La sofferenza che viviamo nel
mondo, i conflitti che viviamo dal Nord al Sud del mondo.
Ecco, io personalmente voglio portare tutta questa
sofferenza davanti alla Croce di Dio, perché è Lui solo
che può aiutarci a creare un mondo in cui si possa vivere
bene, un mondo con il sorriso, un mondo di gioia e di
danza”.
E
il pensiero dei partecipanti alla Via Crucis è andato
anche a Giovanni Paolo II che l’anno scorso, proprio in
questi giorni viveva momenti di dolore e malattia.
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