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Radio
Vaticana 4 aprile 2010
Urbi
et Orbi: il Papa chiede una conversione all'umanità
"in crisi profonda" e volge lo sguardo a Paesi
segnati da violenze, narcotraffico, ingiustizie sociali,
dolore. Alla Messa, le parole del cardinale Sodano: Santo
padre, la Chiesa è con lei
Le
aree più difficili del mondo sono nel cuore del Papa che,
dopo la Veglia pasquale della notte e la S. Messa stamane
in piazza San Pietro, ha rivolto il saluto Urbi et Orbi
rivolgendo un pensiero in particolare a Medio Oriente,
Iraq e Pakistan, Paesi Latino-americani e dei Caraibi e
Africa, denunciando ingiustizie economiche, narcotraffico
e persecuzioni. Ha chiesto all’umanità “una
conversione profonda”. Estremamente significativi, alla
Messa, gli auguri che il card. Sodano, decano del Collegio
cardinalizio, ha rivolto al Papa. Ci racconta tutto nel
servizio Fausta Speranza.
L’Umanità ha bisogno “non di aggiustamenti
superficiali ma di una conversione spirituale e morale”:
è quanto afferma il Papa che parla di “una crisi che è
profonda e che come tale richiede cambiamenti profondi, a
partire dalle coscienze”. “La Pasqua non opera alcuna
magia”, dice con chiarezza Benedetto XVI chiamando
così tutti a riflettere sul valore grande e vero della
Pasqua: la morte e Risurrezione di Cristo che hanno vinto
il peccato sono per l’umanità il segno di “una nuova
alleanza” e portano il frutto di “una nuova
speranza”
“Come al di là del Mar Rosso gli ebrei trovarono
il deserto, così la Chiesa, dopo la Risurrezione, trova
sempre la storia con le sue gioie e le sue speranze, i
suoi dolori e le sue angosce. E tuttavia, questa storia è
cambiata, è segnata da un’alleanza nuova ed eterna, è
realmente aperta al futuro. Per questo, salvati nella
speranza, proseguiamo il nostro pellegrinaggio, portando
nel cuore il canto antico e sempre nuovo: “Cantiamo al
Signore: è veramente glorioso!”.
“Cantate al Signore, / perché ha mirabilmente
trionfato: / cavallo e cavaliere / ha gettato nel
mare!”: è il canto degli ebrei dopo il passaggio del
Mar Rosso, è il cantico che ripetiamo nella Veglia
pasquale consapevoli che la Pasqua è per la salvezza di
tutti i popoli. E Benedetto XVI ricorda che “con la sua
Morte e Risurrezione, Gesù Cristo ha liberato l’uomo
dalla schiavitù radicale, quella del peccato, e gli ha
aperto la strada verso la vera Terra promessa, il Regno di
Dio, Regno universale di giustizia, di amore e di pace.”
“Questo ‘esodo’ – sottolinea il Papa - avviene
prima di tutto dentro l’uomo stesso”. “La Pasqua ha
invertito la tendenza – dice il Papa – “è un
avvenimento che ha modificato l’orientamento profondo
della storia, sbilanciandola una volta per tutte dalla
parte del bene, della vita, del perdono”. Dunque
“l’esodo” dalla violenza alla pace è quanto
Benedetto XVI si augura per terre martoriate a partire dal
Medio Oriente:
“Al Signore Gesù chiedo che in Medio Oriente, ed
in particolare nella Terra santificata dalla sua morte e
risurrezione, i Popoli compiano un “esodo” vero e
definitivo dalla guerra e dalla violenza alla pace ed alla
concordia. Alle comunità cristiane, che, specialmente in
Iraq, conoscono prove e sofferenze, il Risorto ripeta la
parola carica di consolazione e di incoraggiamento che
rivolse agli Apostoli nel Cenacolo: “Pace a voi!”
“Per quei Paesi Latino-americani e dei Caraibi che
sperimentano una pericolosa recrudescenza dei crimini
legati al narcotraffico, - dice Benedetto XVI - la Pasqua
di Cristo segni la vittoria della convivenza pacifica e
del rispetto per il bene comune”. Poi il pensiero ad
Haiti e al Cile, colpiti da devastanti terremoti:
“La diletta popolazione di Haiti, devastata
dall’immane tragedia del terremoto, compia il suo
“esodo” dal lutto e dalla disperazione ad una nuova
speranza, sostenuta dalla solidarietà internazionale. Gli
amati cittadini cileni, prostrati da un’altra grave
catastrofe, ma sorretti dalla fede, affrontino con tenacia
l’opera di ricostruzione.”
L’augurio di pace per l’Africa: nella forza di Gesù
risorto, - dice il Papa - si ponga fine ai conflitti che
continuano a provocare distruzione e sofferenze e si
raggiunga quella pace e quella riconciliazione che sono
garanzie di sviluppo. In particolare, cita la Repubblica
Democratica del Congo, la Guinea, la Nigeria.” E il
pensiero forte del Papa va ai “cristiani che, per la
loro fede, soffrono la persecuzione e persino la morte,
come in Pakistan”, “ai Paesi afflitti dal terrorismo e
dalle discriminazioni sociali o religiose”. La
raccomandazione ai responsabili di tutte le Nazioni:
“Ai responsabili di tutte le nazioni la Pasqua di
Cristo rechi luce e forza, perché l’attività economica
e finanziaria sia finalmente impostata secondo criteri di
verità, di giustizia e di aiuto fraterno. La potenza
salvifica della Risurrezione di Cristo investa tutta
l’umanità, affinché essa superi le molteplici e
tragiche espressioni di una “cultura di morte” che
tende a diffondersi, per edificare un futuro di amore e di
verità, in cui ogni vita umana sia rispettata ed
accolta.”
Il saluto e la benedizione Urbi et orbi: tra i
tradizionali saluti nelle diverse espressioni
linguistiche, in italiano un pensiero alle persone
sofferenti nel corpo e nello spirito con la preghiera che
“la luce e la grazia di Dio sostengano i progetti di
sviluppo e di bene che l’intera Comunità Nazionale è
chiamata ad attuare nella concordia operosa e nella
pace”. Poi, un pensiero nelle lingue più conosciute e
in quelle meno conosciute: dall’indi al kirundi e
kinyarwanda, dal serbo-lusazio al kazako.
Chrystus z mortwych stanył.
Иса
тірілпті.
Nell’armonia degli accostamenti più diversi di
vocali e consonanti, il Papa esprime a tutti parole di
speranza in Cristo Risorto. In lingua neerlandese un
ringraziamento per i fiori inviati dai Paesi bassi per
abbellire piazza San Pietro colpita dalla pioggia in
questo giorno di Pasqua.
MESSAGGIO
URBI ET ORBI
Cari
fratelli e sorelle!
Vi reco
l’annuncio della Pasqua con queste parole della
Liturgia, che riecheggiano l’antichissimo inno di lode
degli ebrei dopo il passaggio del Mar Rosso. Narra il Libro
dell’Esodo (cfr 15,19-21) che quando ebbero
attraversato il mare all’asciutto e videro gli egiziani
sommersi dalle acque, Miriam – la sorella di Mosè e di
Aronne – e le altre donne intonarono danzando questo
canto di esultanza: "Cantate al Signore, / perché ha
mirabilmente trionfato: / cavallo e cavaliere / ha gettato
nel mare!". I cristiani, in tutto il mondo, ripetono
questo cantico nella Veglia pasquale, ed una speciale
preghiera ne spiega il significato; una preghiera che ora,
nella piena luce della Risurrezione, con gioia facciamo
nostra: "O Dio, anche ai nostri tempi vediamo
risplendere i tuoi antichi prodigi: ciò che facesti con
la tua mano potente per liberare un solo popolo
dall’oppressione del faraone, ora lo compi attraverso
l’acqua del Battesimo per la salvezza di tutti i popoli;
concedi che l’umanità intera sia accolta tra i figli di
Abramo e partecipi alla dignità del popolo eletto".
Il
Vangelo ci ha rivelato il compimento delle antiche figure:
con la sua morte e risurrezione, Gesù Cristo ha liberato
l’uomo dalla schiavitù radicale, quella del peccato, e
gli ha aperto la strada verso la vera Terra promessa, il
Regno di Dio, Regno universale di giustizia, di amore e di
pace. Questo "esodo" avviene prima di tutto
dentro l’uomo stesso, e consiste in una nuova nascita
nello Spirito Santo, effetto del Battesimo che Cristo ci
ha donato proprio nel mistero pasquale. L’uomo vecchio
lascia il posto all’uomo nuovo; la vita di prima è alle
spalle, si può camminare in una vita nuova (cfr Rm
6,4). Ma l’"esodo" spirituale è principio di
una liberazione integrale, capace di rinnovare ogni
dimensione umana, personale e sociale.
Sì,
fratelli, la Pasqua è la vera salvezza dell’umanità!
Se Cristo – l’Agnello di Dio – non avesse versato il
suo Sangue per noi, non avremmo alcuna speranza, il
destino nostro e del mondo intero sarebbe inevitabilmente
la morte. Ma la Pasqua ha invertito la tendenza: la
Risurrezione di Cristo è una nuova creazione, come un
innesto che può rigenerare tutta la pianta. E’ un
avvenimento che ha modificato l’orientamento profondo
della storia, sbilanciandola una volta per tutte dalla
parte del bene, della vita, del perdono. Siamo liberi,
siamo salvi! Ecco perché dall’intimo del cuore
esultiamo: "Cantiamo al Signore: è veramente
glorioso!".
Il popolo
cristiano, uscito dalle acque del Battesimo, è inviato in
tutto il mondo a testimoniare questa salvezza, a portare a
tutti il frutto della Pasqua, che consiste in una vita
nuova, liberata dal peccato e restituita alla sua bellezza
originaria, alla sua bontà e verità. Continuamente, nel
corso di duemila anni, i cristiani – specialmente i
santi – hanno fecondato la storia con l’esperienza
viva della Pasqua. La Chiesa è il popolo dell’esodo,
perché costantemente vive il mistero pasquale e diffonde
la sua forza rinnovatrice in ogni tempo e in ogni luogo.
Anche ai nostri giorni l’umanità ha bisogno di un
"esodo", non di aggiustamenti superficiali, ma
di una conversione spirituale e morale. Ha bisogno della
salvezza del Vangelo, per uscire da una crisi che è
profonda e come tale richiede cambiamenti profondi, a
partire dalle coscienze.
Al
Signore Gesù chiedo che in Medio Oriente, ed in
particolare nella Terra santificata dalla sua morte e
risurrezione, i Popoli compiano un "esodo" vero
e definitivo dalla guerra e dalla violenza alla pace ed
alla concordia. Alle comunità cristiane, che,
specialmente in Iraq, conoscono prove e sofferenze, il
Risorto ripeta la parola carica di consolazione e di
incoraggiamento che rivolse agli Apostoli nel Cenacolo:
"Pace a voi!" (Gv 20,21).
Per quei
Paesi Latino-americani e dei Caraibi che sperimentano una
pericolosa recrudescenza dei crimini legati al
narcotraffico, la Pasqua di Cristo segni la vittoria della
convivenza pacifica e del rispetto per il bene comune. La
diletta popolazione di Haiti, devastata dall’immane
tragedia del terremoto, compia il suo "esodo"
dal lutto e dalla disperazione ad una nuova speranza,
sostenuta dalla solidarietà internazionale. Gli amati
cittadini cileni, prostrati da un’altra grave
catastrofe, ma sorretti dalla fede, affrontino con tenacia
l’opera di ricostruzione.
Nella
forza di Gesù risorto, in Africa si ponga fine ai
conflitti che continuano a provocare distruzione e
sofferenze e si raggiunga quella pace e quella
riconciliazione che sono garanzie di sviluppo. In
particolare, affido al Signore il futuro della Repubblica
Democratica del Congo, della Guinea e della Nigeria.
Il
Risorto sostenga i cristiani che, per la loro fede,
soffrono la persecuzione e persino la morte, come in
Pakistan. Ai Paesi afflitti dal terrorismo e dalle
discriminazioni sociali o religiose, Egli conceda la forza
di intraprendere percorsi di dialogo e di convivenza
serena. Ai responsabili di tutte le Nazioni, la Pasqua di
Cristo rechi luce e forza, perché l’attività economica
e finanziaria sia finalmente impostata secondo criteri di
verità, di giustizia e di aiuto fraterno. La potenza
salvifica della risurrezione di Cristo investa tutta
l’umanità, affinché essa superi le molteplici e
tragiche espressioni di una "cultura di morte"
che tende a diffondersi, per edificare un futuro di amore
e di verità, in cui ogni vita umana sia rispettata ed
accolta.
Cari
fratelli e sorelle! La Pasqua non opera alcuna magia. Come
al di là del Mar Rosso gli ebrei trovarono il deserto,
così la Chiesa, dopo la Risurrezione, trova sempre la
storia con le sue gioie e le sue speranze, i suoi dolori e
le sue angosce. E tuttavia, questa storia è cambiata, è
segnata da un’alleanza nuova ed eterna, è realmente
aperta al futuro. Per questo, salvati nella speranza,
proseguiamo il nostro pellegrinaggio, portando nel cuore
il canto antico e sempre nuovo: "Cantiamo al Signore:
è veramente glorioso!".
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