Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 25 dicembre 2006
E’
IL CRISTO-BAMBINO, PORTATORE DI UN IMMORTALE MESSAGGIO DI
PACE E DI SPERANZA, IL SALVATORE DI TUTTI GLI UOMINI E' LA
RISPOSTA AI DRAMMI DEL MONDO: COSI’
BENEDETTO XVI NEL MESSAGGIO URBI
ET ORBI DEL GIORNO DI NATALE
E’
il Bambino di Betlemme il Salvatore del mondo, il
Salvatore “nato per tutti”, anche per l’umanità di
oggi: un’umanità in parte ricca e all’apparenza
felice, ma in parte ancora più ampia popolata di miseria,
in cerca di pace, bisognosa di solidarietà. Per questo
mondo arriva, con il mistero di Betlemme, il segno della
gioia e della speranza che, duemila anni dopo, “conserva
inalterata la sua freschezza”. Riecheggiando lo spirito
del Messaggio Urbi
et Orbi pronunciato questa mattina da Benedetto XVI -
accompagnato dagli auguri in 62 lingue - apriamo l’edizione
odierna del Radiogiornale, che sarà interamente dedicata
alla solennità del Natale, così come vissuta e celebrata
sia nel centro della Chiesa universale, sia nelle Chiese
dei cinque continenti.
Dopo
la Santa Messa della Notte di Natale, presieduta la notte
scorsa nella Basilica Vaticana – della quale riferiremo
tra poco - Benedetto XVI ha rivolto, a mezzogiorno di
oggi, il tradizionale Messaggio alla città di Roma e al
mondo: una riflessione attenta e allo stesso tempo
accorata sulle vicende drammatiche e sui segni di
distensione riscontrabili nell’attuale panorama
internazionale, dal Medio Oriente all’Africa, dall’Asia
all’America Latina. Ascoltiamo allora la sintesi del
Messaggio papale, nel servizio di Alessandro De Carolis.
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Che
bisogno ha di un “Salvatore” l’uomo che assomma tre
millenni di storia, cultura e progresso? Ha ancora un
valore questa idea, questa persona, per persone capaci di
sondare l’infinitamente grande dello spazio o l’infinitamente
piccolo di un filamento genetico? E soprattutto: quest’uomo,
forte del suo straordinario sapere, sa rispondere all’“invocazione
straziante di aiuto” che amplifica i mille drammi
irrisolti che pesano ancora oggi su milioni di esseri
umani? Scuote come una provocazione l’avvio del
Messaggio Urbi
et Orbi di Benedetto XVI che a mezzogiorno, dalla
Loggia centrale della Basilica Vaticana - davanti ad una
folla di migliaia di persone - rimbalza ai quattro angoli
del pianeta, ripreso dalle telecamere di 102 televisioni
di 63 nazioni. Le Chiese di tutto il mondo, ha ricordato
il Papa, hanno fatto eco, nella notte appena trascorsa,
agli angeli della notte di Betlemme, annunciando la
nascita del Salvatore. Eppure, si è domandato il
Pontefice:
“E’
ancora necessario un “Salvatore” per l’uomo che ha
raggiunto
la Luna
e Marte e si dispone a conquistare l’universo; per l’uomo
che esplora senza limiti i segreti della natura e riesce a
decifrare persino i codici meravigliosi del genoma umano?
Ha bisogno di un Salvatore l’uomo che ha inventato la
comunicazione interattiva, che naviga nell’oceano
virtuale di internet
e, grazie alle più moderne ed avanzate tecnologie
massmediali, ha ormai reso
la Terra
, questa grande casa comune, un piccolo villaggio globale?”.
Quest’uomo,
ha obiettato Benedetto XVI, “si presenta come sicuro ed
autosufficiente artefice del proprio destino, fabbricatore
entusiasta di indiscussi successi quest’uomo del secolo
ventunesimo”. “Sembra” dunque non aver bisogno di
salvezza, “ma - ha affermato il Papa - così non è”.
Altri angoli del pianeta raccontano una storia diversa:
“Si
muore ancora di fame e di sete, di malattia e di povertà
in questo tempo di abbondanza e di consumismo sfrenato. C’è
ancora chi è schiavo, sfruttato e offeso nella sua
dignità; chi è vittima dell’odio razziale e religioso,
ed è impedito da intolleranze e discriminazioni, da
ingerenze politiche e coercizioni fisiche o morali, nella
libera professione della propria fede. C’è chi vede il
proprio corpo e quello dei propri cari, specialmente
bambini, martoriato dall’uso delle armi, dal terrorismo
e da ogni genere di violenza in un’epoca in cui tutti
invocano e proclamano il progresso, la solidarietà e la
pace per tutti”.
“Come
non sentire che proprio dal fondo di questa umanità
gaudente e disperata si leva un’invocazione straziante
di aiuto”? Un aiuto invocato, ha ricordato Benedetto XVI,
anche da chi è stato costretto a espatriare, è stato “ingannato
dai facili profeti di felicità”, ha annegato nella
droga o nell’alcol la propria solitudine? Questo accade,
ha detto il Pontefice, perché l’essere umano “è
rimasto quello di sempre: una
libertà tesa tra bene e male, tra vita e morte”.
Ed è l’attuale epoca postmoderna, ha proseguito, ad
aver “forse ancora più bisogno di un Salvatore, perchè
più complessa è diventata la società in cui vive e più
insidiose si sono fatte le minacce per la sua integrità
personale e morale”. Cristo è dunque quel Salvatore,
perché per amore dell’uomo è nato in una stalla ed è
morto sulla Croce. Solo Lui, ha insistito Benedetto XVI,
può difendere la dignità umana, e può indurre a “ragionevolezza
e moderazione” chi detiene responsabilità politiche e
sociali nello scacchiere del mondo:
“Con
viva apprensione penso, in questo giorno di festa, alla
regione del Medio Oriente, segnata da innumerevoli e gravi
crisi e conflitti, ed auspico che si apra a prospettive di
pace giusta e duratura, nel rispetto degli inalienabili
diritti dei popoli che la compongono. Metto nelle mani del
divino Bambino di Betlemme i segnali di ripresa del
dialogo tra israeliani e palestinesi, di cui siamo stati
testimoni in questi giorni, e la speranza di ulteriori
confortanti sviluppi”.
Benedetto
XVI ha pregato anche per la democrazia in Libano, per l’“avvenire
di fraternità e di solidarietà” nello Sri Lanka, per
la fine dei “conflitti fratricidi” in Africa, specie
nel Darfur, per il consolidamento dei “processi di
riconciliazione, di democrazia e di sviluppo” a fronte
dei “focolai di tensione” che, ha osservato, “rendono
incerto il futuro di altre parti del mondo, in Europa come
in America Latina”.
In
questo scenario, che vede la Chiesa testimone dell’annuncio
del Natale, Gesù Bambino - ha concluso Benedetto XVI - è
e resta il Salvator
noster, il nostro Salvatore, la speranza di ogni
persona, perché “nato per tutti”:
“Cari
fratelli e sorelle, dovunque voi siate, vi giunga questo
messaggio di gioia e di speranza: Dio
si è fatto uomo in Gesù Cristo, è nato da Maria
Vergine e rinasce oggi nella Chiesa. E’ Lui a portare a
tutti l’amore del Padre celeste. E’
Lui il Salvatore del mondo! Non temete, apritegli
il cuore, accoglietelo, perché il suo Regno di amore e di
pace diventi comune eredità di tutti. Buon Natale!”.
(auguri
in varie lingue)
Al
termine del Messaggio Urbi
et Orbi, come da tradizione, il Papa ha pronunciato
gli auguri di Natale in oltre 60 idiomi. “La gioia che
Cristo ci reca con la sua nascita”, ha detto, fra l’altro
in lingua italiana, sia “divina carezza” per i
bambini, conforto per i malati, energia per i deboli, “presenza
rasserenante per coloro che attraversano il deserto della
tristezza e della solitudine”. Quindi, dall’inglese e
francese fino al samoano e all’esperanto, tante cadenze
per annunciare la Buona Notizia:
“Salvator
noster natus est nel mundo. Buon Natale”.
(applausi)
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MESSAGGIO
URBI ET ORBI
"È
nato nel mondo il nostro Salvatore"! Questa
notte, ancora una volta, abbiamo riascoltato nelle nostre
Chiese quest’annuncio che, nonostante il trascorrere dei
secoli, conserva inalterata la sua freschezza. È annuncio
celeste che invita a non temere perché è sbocciata
"una gioia grande che sarà di tutto il popolo"
(Lc 2,10). È annuncio di speranza perché rende
noto che, in quella notte di oltre duemila anni fa, "è
nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo
Signore" (Lc 2,11). Allora ai pastori
accampati sulla collina di Betlemme; oggi a noi, abitanti
tutti di questo nostro mondo, l’Angelo del Natale
ripete: "È nato il Salvatore; è nato per voi!
Venite, venite ad adorarlo!".
Ma ha
ancora valore e significato un "Salvatore" per
l’uomo del terzo millennio? È ancora necessario un
"Salvatore" per l’uomo che ha raggiunto la
Luna e Marte e si dispone a conquistare l’universo; per
l’uomo che esplora senza limiti i segreti della natura e
riesce a decifrare persino i codici meravigliosi del
genoma umano? Ha bisogno di un Salvatore l’uomo che ha
inventato la comunicazione interattiva, che naviga
nell’oceano virtuale di internet e, grazie alle
più moderne ed avanzate tecnologie massmediali, ha ormai
reso la Terra, questa grande casa comune, un piccolo
villaggio globale? Si presenta come sicuro ed
autosufficiente artefice del proprio destino, fabbricatore
entusiasta di indiscussi successi quest’uomo del secolo
ventunesimo.
Sembra,
ma così non è. Si muore ancora di fame e di sete, di
malattia e di povertà in questo tempo di abbondanza e di
consumismo sfrenato. C’è ancora chi è schiavo,
sfruttato e offeso nella sua dignità; chi è vittima
dell’odio razziale e religioso, ed è impedito da
intolleranze e discriminazioni, da ingerenze politiche e
coercizioni fisiche o morali, nella libera professione
della propria fede. C’è chi vede il proprio corpo e
quello dei propri cari, specialmente bambini, martoriato
dall’uso delle armi, dal terrorismo e da ogni genere di
violenza in un’epoca in cui tutti invocano e proclamano
il progresso, la solidarietà e la pace per tutti. E che
dire di chi, privo di speranza, è costretto a lasciare la
propria casa e la propria patria per cercare altrove
condizioni di vita degne dell’uomo? Che fare per aiutare
chi è ingannato da facili profeti di felicità, chi è
fragile nelle relazioni e incapace di assumere stabili
responsabilità per il proprio presente e per il proprio
futuro, si trova a camminare nel tunnel della solitudine e
finisce spesso schiavo dell’alcool o della droga? Che
pensare di chi sceglie la morte credendo di inneggiare
alla vita?
Come non
sentire che proprio dal fondo di questa umanità gaudente
e disperata si leva un’invocazione straziante di aiuto?
È Natale: oggi entra nel mondo "la luce vera, quella
che illumina ogni uomo" (Gv 1,9). "Il
Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a
noi" (ibid., 1,14), proclama l’evangelista
Giovanni. Oggi, proprio oggi, Cristo viene nuovamente
"fra la sua gente" e a chi l’accoglie dà
"il potere di diventare figlio di Dio"; offre
cioè l’opportunità di vedere la gloria divina e di
condividere la gioia dell’Amore, che a Betlemme si è
fatto carne per noi. Oggi, anche oggi, "il nostro
Salvatore è nato nel mondo", perché sa che abbiamo
bisogno di Lui. Malgrado le tante forme di progresso,
l’essere umano è rimasto quello di sempre: una
libertà tesa tra bene e male, tra vita e morte. È
proprio lì, nel suo intimo, in quello che la Bibbia
chiama il "cuore", che egli ha sempre
necessità di essere "salvato". E nell’attuale
epoca post moderna ha forse ancora più bisogno di un
Salvatore, perché più complessa è diventata la società
in cui vive e più insidiose si sono fatte le minacce per
la sua integrità personale e morale. Chi può difenderlo
se non Colui che lo ama al punto da sacrificare sulla
croce il suo unigenito Figlio come Salvatore del mondo?
"Salvator
noster", Cristo è il Salvatore anche dell’uomo
di oggi. Chi farà risuonare in ogni angolo della Terra,
in maniera credibile, questo messaggio di speranza? Chi si
adopererà perché sia riconosciuto, tutelato e promosso
il bene integrale della persona umana, quale condizione
della pace, rispettando ogni uomo e ogni donna nella
propria dignità? Chi aiuterà a comprendere che con buona
volontà, ragionevolezza e moderazione è possibile
evitare che i contenziosi si inaspriscano e condurli,
anzi, a soluzioni eque? Con viva apprensione penso, in
questo giorno di festa, alla regione del Medio Oriente,
segnata da innumerevoli e gravi crisi e conflitti, ed
auspico che si apra a prospettive di pace giusta e
duratura, nel rispetto degli inalienabili diritti dei
popoli che la compongono. Metto nelle mani del divino
Bambino di Betlemme i segnali di ripresa del dialogo tra
Israeliani e Palestinesi, di cui siamo stati testimoni in
questi giorni, e la speranza di ulteriori confortanti
sviluppi. Confido che, dopo tante vittime, distruzioni e
incertezze, sopravviva e progredisca un Libano
democratico, aperto agli altri, in dialogo con le culture
e le religioni. Faccio appello a quanti hanno in mano i
destini dell'Iraq, perché cessi l'efferata
violenza che insanguina il Paese e sia assicurata ad ogni
suo abitante un'esistenza normale. Invoco Dio perché
nello Sri Lanka trovi ascolto, nelle parti in
lotta, l'anelito delle popolazioni per un avvenire di
fraternità e di solidarietà; perché nel Darfur e
dovunque in Africa si ponga fine ai conflitti
fratricidi e vengano presto rimarginate le ferite aperte
nella carne di quel Continente, si consolidino i processi
di riconciliazione, di democrazia e di sviluppo. Conceda
il divino Bambino, Principe della pace, che si estinguano
quei focolai di tensione che rendono incerto il futuro di
altre parti del mondo, in Europa come in America
Latina.
"Salvator
noster": questa è la nostra speranza; questo è
l’annuncio che la Chiesa fa risuonare anche
nell’odierno Natale. Con l’Incarnazione, ricorda il
Concilio Vaticano II, il Figlio di Dio si è unito in un
certo modo ad ogni uomo (cfr Gaudium et spes, 22).
Perciò il Natale del Capo è anche il natale del corpo,
come notava il Pontefice san Leone Magno. A Betlemme è
nato il popolo cristiano, corpo mistico di Cristo nel
quale ogni membro è intimamente unito all’altro in una
totale solidarietà. Il nostro Salvatore è nato
per tutti. Dobbiamo proclamarlo non solo con le
parole, ma anche con l’intera nostra vita, dando al
mondo la testimonianza di comunità unite ed aperte, nelle
quali regna la fraternità e il perdono, l’accoglienza e
il servizio reciproco, la verità, la giustizia e
l’amore.
Comunità
salvata da Cristo. Questa è la vera natura della Chiesa,
che si nutre della sua Parola e del suo Corpo eucaristico.
Solo riscoprendo il dono ricevuto la Chiesa può
testimoniare a tutti Cristo Salvatore; lo fa con
entusiasmo e passione, nel pieno rispetto di ogni
tradizione culturale e religiosa; lo fa con gioia sapendo
che Colui che annuncia non toglie nulla di ciò che è
autenticamente umano, ma lo porta al suo compimento.
In verità, Cristo viene a distruggere soltanto il male,
solo il peccato; il resto, tutto il resto Egli eleva e
perfeziona. Cristo non ci salva dalla nostra umanità,
ma attraverso di essa; non ci salva dal
mondo, ma è venuto nel mondo perché il mondo si
salvi per mezzo di Lui (cfr Gv 3,17).
Cari
fratelli e sorelle, dovunque voi siate, vi giunga questo
messaggio di gioia e di speranza: Dio si è fatto uomo
in Gesù Cristo, è nato da Maria Vergine e rinasce
oggi nella Chiesa. È Lui a portare a tutti l’amore del
Padre celeste. È Lui il Salvatore del mondo! Non
temete, apritegli il cuore, accoglietelo, perché il suo
Regno di amore e di pace diventi comune eredità di tutti.
Buon Natale!