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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 17 aprile 2008
Il Papa alla
Casa Bianca: vengo negli Stati Uniti come annunciatore del
Vangelo. La libertà sia fondata sulla verità e la
giustizia
Libertà,
democrazia, giustizia, verità sono i grandi temi che sono
riecheggiati ieri nella prima giornata pubblica di
Benedetto XVI a Washington, prima tappa della sua visita
negli Stati Uniti e all’ONU. Nel giorno dell’81.mo
compleanno del Papa, il presidente George Bush ha
organizzato per lui una grande festa nel giardino della
Casa Bianca, in una scenografia di grande effetto. E per
le strade di Washington, percorse in papamobile nei vari
spostamenti, Benedetto XVI ha ricevuto l’abbraccio
entusiasta di migliaia di persone che lo hanno atteso
lungo il percorso. Anche i vescovi americani, prima in un
piccolo gruppo a pranzo e poi tutti riuniti nel Santuario
nazionale dell’Immacolata Concezione, patrona degli
Stati Uniti, hanno festeggiato il Papa, ringraziandolo per
il suo servizio alla Chiesa. Ma ripercorriamo insieme le
tappe di questa prima giornata. Il presidente George Bush
e la first lady, davanti al portico della Casa Bianca dove
era stato allestito il palco per i discorsi, hanno accolto
ieri mattina Benedetto XVI, insieme ad oltre 13mila
invitati che gli hanno intonato in due occasioni il coro
di tanti auguri. Erano presenti anche i cardinali degli
Stati Uniti con il presidium della Conferenza dei vescovi
cattolici degli Stati Uniti e l’arcivescovo di
Washington con i vescovi ausiliari. Su questo primo
appuntamento ascoltiamo il nostro inviato, Pietro Cocco:
Gratitudine e orgoglio per il ruolo degli Stati Uniti
sono stati i due sentimenti espressi dal presidente Bush
nel suo saluto al Papa. Gratitudine per la sua presenza e
per il fatto di festeggiare in America il suo compleanno.
Orgoglio nel presentare il suo Paese come una nazione che
ha saputo coniugare un profondo sentimento religioso con
l’esercizio della ragione che ne fa oggi una delle
nazioni più moderne e creative. Nel discorso del
presidente Bush sono poi echeggiati molti richiami al
magistero di Benedetto XVI, come il problema del
relativismo e l’importanza del messaggio che Dio è
amore per evitare, ha detto, “la trappola del terrorismo
e dell’odio”. Per questo, ha concluso, “abbiamo
bisogno del suo messaggio”.
Visibilmente grato per l’accoglienza ricevuta,
Benedetto XVI ha ricordato come i motivi di festa siano
molteplici; la sua visita infatti coincide con la
celebrazione del secondo centenario di fondazione delle
diocesi di New York, Boston, Philadelphia e Louisville,
oltre che dell’arcidiocesi di Baltimora. “Vengo come
amico e annunciatore del Vangelo, ha poi esordito, e come
uno che rispetta grandemente questa vasta società
pluralistica”.
“From the dawn of the Republic, America’s quest
for freedom..."
Una società al cui centro sta la ricerca della libertà,
ma anche la consapevolezza che “i principi che governano
la vita politica e sociale sono intimamente collegati con
un ordine morale,” e con una verità, che dice che tutti
gli uomini sono creati uguali e dotati di inalienabili
diritti, fondati sulla legge di natura e sul Dio di questa
natura. Principi non facili da incarnare in una società,
ma per i quali le credenze religiose sono un’ispirazione
e una forza orientatrice. Del resto, storicamente negli
Stati Uniti non solo i cattolici, ma tutti i credenti,
hanno trovato la libertà di adorare Dio secondo le
indicazioni della propria coscienza.
“As the nation faces the increasingly complex
political and ethical issues of our time...
Ora che la Nazione deve affrontare sempre più
complesse questioni politiche ed etiche confido che gli
americani potranno trovare nelle loro credenze religiose
una fonte di discernimento ed un’ispirazione per
perseguire un dialogo ragionevole, responsabile e
rispettoso nello sforzo di edificare una società più
umana e più libera".
In tal senso nei prossimi giorni il Papa incontrerà a
Washington e New York non solo la comunità cattolica ma
anche le altre comunità cristiane e le rappresentanze
delle molte tradizioni religiose presenti nel Paese. La
libertà, infatti, non è solo un dono, ma anche un
appello alla responsabilità personale, ed in questo senso
è una sfida posta ad ogni generazione perché la libertà
sia in favore della causa del bene. Ciò potrà avvenire,
ha aggiunto Benedetto XVI, solo se verità, libertà e
giustizia costituiranno il fulcro dell’azione politica e
degli sforzi della diplomazia internazionale, volti a
risolvere i conflitti e promuovere il progresso. Un
messaggio che il Papa porterà direttamente alle Nazioni
Unite dove venerdì prossimo rivolgerà un discorso
all’Assemblea Generale.
"On this, the sixtieth anniversary of the
Universal Declaration of Human Rights...
Nel 60° anniversario della Dichiarazione Universale
dei Diritti dell’Uomo, l’esigenza di una solidarietà
globale è più urgente che mai, se si vuole che tutti
possano vivere in modo adeguato alla loro dignità, come
fratelli e sorelle che abitano in una stessa casa, attorno
alla mensa che la bontà di Dio ha preparato per tutti i
suoi figli.”
Questi temi sono poi stati al centro del colloquio
privato tra il presidente Bush ed il Papa, nello Studio
Ovale della Casa Bianca. In un comunicato congiunto
pubblicato al termine del loro incontro, si legge in
particolare che entrambi "hanno riaffermato il
proprio totale rifiuto del terrorismo come della
manipolazione della religione per giustificare atti
immorali e violenti contro innocenti. Si sono anche
soffermati sulla necessita' di contrastare il terrorismo
con mezzi appropriati che rispettino la persona umana e i
suoi diritti''.
''Il Santo Padre ed il presidente, si dice nel
comunicato, hanno dedicato tempo considerevole nel loro
colloquio al Medio Oriente, in particolare alla
risoluzione del conflitto israelo-palestinese in linea con
la visione dei due Stati che devono esistere uno accanto
all'altro in pace e sicurezza, al loro reciproco sostegno
alla sovranita' e all'indipendenza del Libano e alla
comune preoccupazione per la situazione in Iraq ed in
particolare allo stato di precarieta' delle comunita'
cristiane nella regione.” Un riferimento avvalorato
dalla massiccia presenza di comunità cristiane arabe
negli Stati Uniti, costituite oggi proprio da libanesi ed
iracheni. Come l’altro argomento di cui hanno parlato il
presidente Bush e Benedetto XVI, dedicato alla situazione
in America Latina con riferimento, tra l'altro, agli
immigrati ed al bisogno di una politica coordinata
riguardante l'immigrazione, e specialmente il trattamento
umano ed il benessere delle famiglie.
CERIMONIA DI BENVENUTO
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
South lawn
della White House, Washington D.C.
Mercoledì, 16 aprile 2008
Signor
Presidente,
grazie
per le gentili espressioni di benvenuto formulatemi a nome
del popolo degli Stati Uniti d’America. Apprezzo
profondamente il Suo invito a visitare questo grande
Paese. La mia venuta coincide con un momento importante
della vita della Comunità cattolica in America, cioè la
celebrazione del secondo centenario della elevazione a
metropolia arcidiocesana della prima diocesi del Paese,
Baltimora, e la fondazione delle sedi di New York, Boston,
Filadelfia e Louisville. Sono inoltre felice di essere
ospite di tutti gli Americani. Vengo come amico e
annunciatore del Vangelo, come uno che rispetta
grandemente questa vasta società pluralistica. I
cattolici americani hanno offerto, e continuano ad
offrire, un eccellente contributo alla vita del loro
Paese. Nell’accingermi a dare inizio alla mia visita,
confido che la mia presenza possa essere fonte di
rinnovamento e di speranza per la Chiesa negli Stati Uniti
e rafforzi la determinazione dei cattolici a contribuire
ancor più responsabilmente alla vita della Nazione, della
quale sono fieri di essere cittadini.
Sin dagli
albori della Repubblica, la ricerca di libertà
dell’America è stata guidata dal convincimento che i
principi che governano la vita politica e sociale sono
intimamente collegati con un ordine morale, basato sulla
signoria di Dio Creatore. Gli estensori dei documenti
costitutivi di questa Nazione si basarono su tale
convinzione, quando proclamarono la “verità evidente
per se stessa” che tutti gli uomini sono creati eguali e
dotati di inalienabili diritti, fondati sulla legge di
natura e sul Dio di questa natura. Il cammino della storia
americana evidenzia le difficoltà, le lotte e la grande
determinazione intellettuale e morale che sono state
necessarie per formare una società che incorporasse
fedelmente tali nobili principi. Lungo quel processo, che
ha plasmato l’anima della Nazione, le credenze religiose
furono un’ispirazione costante e una forza orientatrice,
come ad esempio nella lotta contro la schiavitù e nel
movimento per i diritti civili. Anche nel nostro tempo,
particolarmente nei momenti di crisi, gli Americani
continuano a trovare la propria energia nell’aderire a
questo patrimonio di condivisi ideali ed aspirazioni.
Nei
prossimi giorni, attendo con gioia di incontrare non
soltanto la comunità cattolica d’America, ma anche
altre comunità cristiane e rappresentanze delle molte
tradizioni religiose presenti in questo Paese.
Storicamente, non solo i cattolici, ma tutti i credenti
hanno qui trovato la libertà di adorare Dio secondo i
dettami della loro coscienza, essendo al tempo stesso
accettati come parte di una confederazione nella quale
ogni individuo ed ogni gruppo può far udire la propria
voce. Ora che la Nazione deve affrontare sempre più
complesse questioni politiche ed etiche, confido che gli
americani potranno trovare nelle loro credenze religiose
una fonte preziosa di discernimento ed un’ispirazione
per perseguire un dialogo ragionevole, responsabile e
rispettoso nello sforzo di edificare una società più
umana e più libera.
La libertà
non è solo un dono, ma anche un appello alla
responsabilità personale. Gli americani lo sanno per
esperienza - quasi ogni città di questo Paese possiede i
suoi monumenti che rendono omaggio a quanti hanno
sacrificato la loro vita in difesa della libertà, sia
nella propria terra che altrove. La difesa della libertà
chiama a coltivare la virtù, l’autodisciplina, il
sacrificio per il bene comune ed un senso di responsabilità
nei confronti dei meno fortunati. Esige inoltre il
coraggio di impegnarsi nella vita civile, portando nel
pubblico ragionevole dibattito le proprie credenze
religiose e i propri valori più profondi. In una parola,
la libertà è sempre nuova. Si tratta di una sfida posta
ad ogni generazione, e deve essere costantemente vinta a
favore della causa del bene . Pochi hanno compreso ciò così
lucidamente come Papa Giovanni Paolo II, di venerata
memoria. Nel riflettere sulla vittoria spirituale della
libertà sul totalitarismo nella sua natia Polonia e in
Europa orientale, egli ci ricordò come la storia
evidenzi, in tante occasioni, che “in un mondo senza
verità, la libertà perde il proprio fondamento” e una
democrazia senza valori può perdere la sua stessa anima. Queste parole profetiche fanno eco in
qualche modo alla convinzione del Presidente Washington,
espressa nel suo discorso d’addio, che la religione e la
moralità costituiscono “sostegni indispensabili” per
la prosperità politica.
La
Chiesa, per parte sua, desidera contribuire alla
costruzione di un mondo sempre più degno della persona
umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn
1, 26-27). Essa è convinta che la fede getta una luce
nuova su tutte le cose, e che il Vangelo rivela la nobile
vocazione e il sublime destino di ogni uomo e di ogni
donna. La fede, inoltre, ci offre la forza
per rispondere alla nostra alta vocazione e la speranza
che ci ispira ad operare per una società sempre più
giusta e fraterna. La democrazia può fiorire soltanto,
come i vostri Padri fondatori ben sapevano, quando i
leader politici e quanti essi rappresentano sono guidati
dalla verità e portano la saggezza, generata dal
principio morale, nelle decisioni che riguardano la vita e
il futuro della Nazione.
Da ben
oltre un secolo, gli Stati Uniti d’America hanno svolto
un ruolo importante nella comunità internazionale. Venerdì
prossimo, a Dio piacendo, avrò l’onore di rivolgere la
parola all’Organizzazione delle Nazioni Unite, dove
spero di incoraggiare gli sforzi in atto per rendere
quella istituzione una voce ancor più efficace per le
legittime aspettative di tutti i popoli del mondo. A
questo riguardo, nel 60° anniversario della Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo, l’esigenza di una
solidarietà globale è più urgente che mai, se si vuole
che tutti possano vivere in modo adeguato alla loro dignità,
come fratelli e sorelle che abitano in una stessa casa,
attorno alla mensa che la bontà di Dio ha preparato per
tutti i suoi figli. L’America si è sempre dimostrata
generosa nel venire incontro ai bisogni umani immediati,
promuovendo lo sviluppo e offrendo sollievo alle vittime
delle catastrofi naturali. Ho fiducia che tale
preoccupazione per l’ampia famiglia umana continuerà a
trovare espressione nel sostenere gli sforzi pazienti
della diplomazia internazionale volti a risolvere i
conflitti e a promuovere il progresso. Così, le
generazioni future saranno in grado di vivere in un mondo
dove la verità, la libertà e la giustizia possano
fiorire – un mondo dove la dignità e i diritti dati da
Dio ad ogni uomo, donna e bambino, vengano tenuti in
considerazione, protetti e promossi efficacemente.
Signor
Presidente, cari amici: mentre mi accingo a dar inizio
alla visita negli Stati Uniti, voglio esprimere ancora una
volta la mia gratitudine per l’invito formulatomi, la
gioia di essere in mezzo a voi, e la mia fervente
preghiera che Dio Onnipotente confermi questa Nazione e il
suo popolo nelle vie della giustizia, della prosperità e
della pace. Dio benedica l’America!
FINAL
HOLY SEE - US JOINT STATEMENT
Oval Office of
the White House
Wednesday, 16 April 2008
At the
end of the private meeting between the Holy Father
Benedict XVI and U.S. President George W. Bush, the Holy
See and the Office of the President of the United States
of America released a joint declaration:
President
Bush, on behalf of all Americans, welcomed the Holy Father,
wished him a happy birthday, and thanked him for the
spiritual and moral guidance, which he offers to the whole
human family. The President wished the Pope every success
in his Apostolic Journey and in his address at the United
Nations, and expressed appreciation for the Pope’s
upcoming visit to "Ground Zero" in New York.
During
their meeting, the Holy Father and the President discussed
a number of topics of common interest to the Holy See and
the United States of America, including moral and
religious considerations to which both parties are
committed: the respect of the dignity of the human person;
the defense and promotion of life, matrimony and the
family; the education of future generations; human rights
and religious freedom; sustainable development and the
struggle against poverty and pandemics, especially in
Africa. In regard to the latter, the Holy Father welcomed
the United States’ substantial financial contributions
in this area. The two reaffirmed their total rejection of
terrorism as well as the manipulation of religion to
justify immoral and violent acts against innocents. They
further touched on the need to confront terrorism with
appropriate means that respect the human person and his or
her rights.
The Holy
Father and the President devoted considerable time in
their discussions to the Middle East, in particular
resolving the Israel-Palestinian conflict in line with the
vision of two states living side-by-side in peace and
security, their mutual support for the sovereignty and
independence of Lebanon, and their common concern for the
situation in Iraq and particularly the precarious state of
Christian communities there and elsewhere in the region.
The Holy Father and the President expressed hope for an
end to violence and for a prompt and comprehensive
solution to the crises which afflict the region.
The Holy
Father and the President also considered the situation in
Latin America with reference, among other matters, to
immigrants, and the need for a coordinated policy
regarding immigration, especially their humane treatment
and the well being of their families.
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