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VIAGGIO IN USA - INCONTRO ECUMENICO A NEW YORK (18 APRILE 2008)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte, Radio Vaticana, 19 aprile 2008

Solo con una salda testimonianza del Vangelo i cristiani possono rispondere alle sfide di un mondo che cambia: così, il Papa nell’incontro ecumenico nella chiesa St. Joseph di New York

I cristiani diano testimonianza trasparente delle “ragioni della nostra speranza”, contrastando le ideologie secolarizzate che rigettano la verità trascendente: è l’esortazione rivolta da Benedetto XVI agli esponenti delle confessioni cristiane statunitensi, riuniti ieri sera nella chiesa St. Joseph di New York per un incontro ecumenico con il Papa. Un evento su cui ci riferisce Alessandro Gisotti:

 
(canti)
 La Parola di Dio infiammi di speranza i nostri cuori sul cammino dell’unità: è l’auspicio di Benedetto XVI levato nella Chiesa newyorkese di St. Joseph, cornice dell’incontro ecumenico del viaggio apostolico in terra americana. Un evento contraddistinto da un clima di grande cordialità in quella che è sorta come parrocchia nazionale tedesca nel periodo di massima emigrazione dalla Germania verso gli Stati Uniti. All’arrivo, il Santo Padre è stato accolto da alcune mamme con i loro bimbi, ai quali il Papa ha dispensato carezze e gesti di affetto.

 
“Most Holy Father, welcome to St Joseph parish…”
Mons. Dennis Sullivan, incaricato per l’ecumenismo dell’arcidiocesi di New York, ha dato il benvenuto al Papa ed ha sottolineato l’interesse dei rappresentanti delle Chiese cristiane statunitensi per il suo Magistero.

 
(applausi)
 
Nel suo intervento, Benedetto XVI ha offerto un’approfondita riflessione sul movimento ecumenico intrecciandola con un’analisi del fenomeno della globalizzazione:

 
“Globalization has humanity poised between two poles…”
“La globalizzazione – ha rilevato – ha posto l’umanità tra due estremi. Da una parte, il crescente senso di interrelazione e interdipendenza tra i popoli”. Una situazione, ha riconosciuto, che “offre la possibilità di migliorare il senso della solidarietà globale e della condivisone della responsabilità per il bene dell’umanità”. Dall’altra, ha aggiunto, “non si può negare che i rapidi cambiamenti che avvengono nel mondo presentano anch’essi segni molesti di frammentazione e di ripiegamento nell’individualismo”.

 
“The expanding use of electronic communications…”
“L’impiego sempre più esteso dell’elettronica nel mondo delle comunicazioni – ha proseguito – ha paradossalmente comportato un aumento dell’isolamento”. Per questo, ha detto, “molti giovani” cercano “forme più autentiche di comunità”. D’altro canto, ha osservato, è “fonte di grave preoccupazione il diffondersi dell’ideologia secolarista che mina e addirittura rigetta la verità trascendente”. E’ quanto mai necessaria “una fedele testimonianza del Vangelo”, ha esortato, specie in un periodo nel quale la fede cristiana “è spesso messa in discussione da mode di pensiero ampiamente presenti negli ambienti universitari, nei mass-media e nell’opinione pubblica”. Il Papa ha rilevato con rammarico anche una “frammentazione delle comunità cristiane” e una confusione sullo “stesso messaggio del Vangelo”:

 
“Scientific discoveries and their application…”
“Le scoperte scientifiche e le loro realizzazioni”, ha affermato, “offrono senza dubbio all’umanità nuove possibilità di miglioramento”. Tuttavia, ha avvertito, non significa che il “conoscibile sia limitato a ciò che è empiricamente verificabile, né che la religione sia confinata al regno mutevole della esperienza personale”:
 
“For christians to accept this faulty line of reasoning…”
“L’accettazione di questa erronea linea di pensiero – ha ribadito – porterebbe i cristiani a concludere che nella presentazione della fede cristiana non è necessario sottolineare la verità oggettiva”. Il risultato, ha proseguito, è “riscontrabile nella continua proliferazione di comunità che sovente evitano strutture istituzionali” e privilegiando “i gusti personali”, “minimizzano l’importanza per la vita cristiana del contenuto dottrinale”. Anche all’interno del movimento ecumenico, ha aggiunto, “i cristiani possono mostrarsi riluttanti ad asserire il ruolo della dottrina per timore che esso possa soltanto esacerbare piuttosto che curare le ferite della divisione”. Parole corredate da una viva esortazione:
 
“Only by “holding fast” to sound teaching…”
“Soltanto restando saldi all’insegnamento sicuro – ha detto il Papa – riusciremo a rispondere alle sfide con cui siamo chiamati a confrontarci in un mondo che cambia”. Una testimonianza ferma “alla verità al Vangelo e al suo insegnamento morale”: questo, ha concluso, è il messaggio che “il mondo si aspetta di sentire” dai cristiani. Dopo il discorso, il Papa ha scambiato alcune parole con ognuno dei 15 rappresentanti delle diverse comunità presenti:

 
“Holiness, may I present Bernice King…”
 
Tra questi anche Bernice King, figlia del leader del movimento per i diritti civili Martin Luther King, di cui proprio nei giorni scorsi si è celebrato il 40.mo anniversario della morte. Dopo l’incontro, Papa Benedetto ha fatto ritorno alla nunziatura accompagnato da ali festanti di fedeli che lo hanno salutato al suo passaggio.

(canti)

INCONTRO ECUMENICO

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Chiesa di St. Joseph, New York
Venerdì, 18 aprile 2008

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

il mio cuore è colmo di gratitudine verso Dio – “Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4, 6) – per questa felice opportunità di trovarmi questa sera in preghiera con voi. Ringrazio il Vescovo Dennis Sullivan per il suo cordiale benvenuto, e con affetto saluto tutti i presenti in rappresentanza delle comunità cristiane sparse negli Stati Uniti. La pace del Signore e Salvatore nostro sia con tutti voi!

Attraverso voi intendo esprimere il mio sincero apprezzamento per l’inestimabile opera di tutti coloro che sono impegnati nell’ecumenismo: il National Council of Churches, il Christian Churches Together, il Catholic Bishops’s Secretariat for Ecumenical and Interreligious Affairs, e molti altri. Il contributo offerto al movimento ecumenico dai Cristiani degli Stati Uniti è percepito in tutto il mondo. Vi incoraggio tutti a perseverare, facendo sempre affidamento sulla grazia del Cristo risorto che ci sforziamo di servire per ottenere “l’obbedienza della fede... a gloria del suo nome” (cfr Rm 1, 5).

Abbiamo appena ascoltato il brano della Scrittura in cui Paolo – il “prigioniero del Signore” – formula il suo accorato appello ai membri della comunità cristiana di Efeso. “Vi esorto – scrive – a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto... cercando di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace (Ef 4, 1-3). Quindi, al termine del suo appassionato appello all’unità, Paolo ricorda ai suoi lettori che Gesù, una volta asceso in cielo, ha riversato sugli uomini tutti i doni necessari all’edificazione del Corpo di Cristo (cfr Ef 4, 11-13).

Con non minore forza risuona oggi l’esortazione di Paolo. Le sue parole infondono in noi certezza che il Signore non ci abbandonerà mai nella nostra ricerca dell’unità. Ci invitano altresì a vivere in modo da rendere testimonianza a quel “cuore ed anima sola” (At 4,32), che è sempre stato il tratto caratteristico della koinonia cristiana (cfr At 2, 42), e la forza che attrae coloro che sono al di fuori ad entrare a far parte della comunità dei credenti in modo che possano anch’essi condividere le “imperscrutabili ricchezze di Cristo” (Ef 3, 8).

La globalizzazione ha posto l’umanità tra due estremi. Da una parte, il crescente senso di interrelazione e interdipendenza tra i popoli anche quando – parlando in termini geografici e culturali – sono tra loro distanti. Questa nuova situazione offre la possibilità di migliorare il senso della solidarietà globale e della condivisione delle responsabilità per il bene dell’umanità. D’altra parte, non si può negare che i rapidi cambiamenti che avvengono nel mondo presentano anch’essi alcuni segni molesti di frammentazione e di ripiegamento nell’individualismo. L’impiego sempre più esteso dell’elettronica nel mondo delle comunicazioni ha paradossalmente comportato un aumento dell’isolamento. Molti – inclusi i giovani – cercano per questa ragione forme più autentiche di comunità. È anche fonte di grave preoccupazione il diffondersi dell’ideologia secolarista che mina e addirittura rigetta la verità trascendente. La stessa possibilità di una rivelazione divina, e quindi della fede cristiana, è spesso messa in discussione da mode di pensiero ampiamente presenti negli ambienti universitari, nei mass-media e nell’opinione pubblica. Per questi motivi, è quanto mai necessaria una fedele testimonianza del Vangelo. Si chiede ai Cristiani di rendere ragione con chiarezza della speranza che è in essi (cfr 1 Pt 3, 15).

Troppo spesso i non Cristiani, che osservano la frammentazione delle comunità cristiane, restano a ragione confusi circa lo stesso messaggio del Vangelo. Credenze e comportamenti cristiani fondamentali vengono a volte modificati in seno alle comunità da cosiddette “azioni profetiche” fondate su un’ermeneutica non sempre in consonanza con il dato della Scrittura e della Tradizione. Di conseguenza le comunità rinunciano ad agire come un corpo unito, e preferiscono invece operare secondo il principio delle “opzioni locali”. In tale processo, si smarrisce da qualche parte il bisogno di una koinonia diacronica – la comunione con la Chiesa di tutti i tempi –  proprio nel momento il cui il mondo ha smarrito l’orientamento ed ha bisogno di testimonianze comuni e convincenti del potere salvifico del Vangelo (cfr Rm 1, 18-23).

Di fronte a queste difficoltà, dobbiamo in primo luogo ricordarci che l’unità della Chiesa deriva dalla perfetta unità della Trinità. Il Vangelo di Giovanni ci dice che Gesù ha pregato il Padre perché i suoi discepoli possano essere una cosa sola, “come tu... sei in me e io in te” (cfr Gv 17, 21). Questo passo riflette la ferma convinzione della comunità cristiana delle origini che la sua unità era frutto e riflesso dell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ciò, a sua volta, mostra che la coesione reciproca dei credenti era fondata sulla piena integrità della confessione del loro credo (cfr 1 Tm 1, 3-11). In tutto il Nuovo Testamento noi troviamo che gli Apostoli furono ripetutamente chiamati a rendere ragione della loro fede sia ai Gentili (cfr At 17, 16-34) che ai Giudei (cfr At 4, 5-22; 5, 27-42). Il nucleo centrale della loro argomentazione fu sempre il fatto storico della risurrezione corporea del Signore dalla tomba (At 2, 24,32; 3, 15; 4,10; 5,30; 10,40; 13,30). L’efficacia ultima della loro predicazione non dipendeva da “parole ricercate” o da “sapienza umana” (1 Cor 2, 13), ma piuttosto dall’azione dello Spirito (Ef 3, 5) che confermava l’autorevole testimonianza degli Apostoli (cfr 1 Cor 15, 1-11). Il nucleo della predicazione di Paolo e della Chiesa delle origini non era altro che Gesù Cristo, e “questi crocifisso” (1 Cor 2, 2). E questa proclamazione doveva essere garantita dalla purezza della dottrina normativa espressa nelle formule di fede – i simboli – che articolavano l’essenza della fede cristiana e costituivano il fondamento dell’unità dei battezzati.

Miei cari amici, la forza del kerygma non ha perso nulla del suo interiore dinamismo. Pur tuttavia dobbiamo chiederci se il suo pieno vigore non sia stato attenuato da un approccio relativistico alla dottrina cristiana simile a quello che troviamo nelle ideologie secolarizzate, che, con il sostenere che solo la scienza è “oggettiva”, relegano completamente la religione nella sfera soggettiva del sentimento dell’individuo. Le scoperte scientifiche e le loro realizzazioni attraverso l’ingegno umano offrono senza dubbio all’umanità nuove possibilità di miglioramento. Questo non significa, tuttavia, che il “conoscibile” sia limitato a ciò che è empiricamente verificabile, né che la religione sia confinata al regno mutevole della ”esperienza personale”.

L’accettazione di questa erronea linea di pensiero porterebbe i Cristiani a concludere che  nella presentazione della fede cristiana non è necessario sottolineare la verità oggettiva, perché non si deve che seguire la propria coscienza e scegliere quella comunità che meglio incontra i propri gusti personali. Il risultato è riscontrabile nella continua proliferazione di comunità che sovente evitano strutture istituzionali e minimizzano l’importanza per la vita cristiana del contenuto dottrinale.

Anche all’interno del movimento ecumenico i Cristiani possono mostrarsi riluttanti ad asserire il ruolo della dottrina per timore che esso possa soltanto esacerbare piuttosto che curare le ferite della divisione. Malgrado ciò, una chiara e convincente testimonianza resa alla salvezza operata per noi in Cristo Gesù deve basarsi sulla nozione di un insegnamento apostolico normativo – un insegnamento che davvero sottolinea la parola ispirata di Dio e sostiene la vita sacramentale dei Cristiani di oggi.

     Soltanto “restando saldi” all’insegnamento sicuro (cfr 2 Ts 2, 15) riusciremo a rispondere alle sfide con cui siamo chiamati a confrontarci in un mondo che cambia. Soltanto così daremo una testimonianza ferma alla verità del Vangelo e al suo insegnamento morale. Questo è il messaggio che il mondo si aspetta di sentire da noi. Così come i primi Cristiani, abbiamo la responsabilità di dare una testimonianza trasparente delle “ragioni della nostra speranza”, così che gli occhi di tutti gli uomini di buona volontà possano aprirsi per vedere che Dio ha manifestato il suo volto (cfr 2 Cor 3,12-18) e ci ha permesso di accedere alla sua vita divina attraverso Gesù Cristo. Lui solo è la nostra speranza! Dio ha rivelato il suo amore per tutti i popoli attraverso il mistero della passione e morte del suo Figlio, e ci ha chiamati a proclamare che è veramente risorto, si è seduto alla destra del Padre e “di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti” (Credo niceno).

Possa la Parola di Dio che questa sera abbiamo ascoltato infiammare di speranza i nostri cuori sul cammino dell’unità (cfr Lc 24,32). Possa questo incontro di preghiera essere un esempio della centralità della preghiera nel movimento ecumenico; perché, senza preghiera, le strutture, le istituzioni e i programmi ecumenici sarebbero privi del loro cuore e della loro anima. Ringraziamo Dio per i progressi realizzati attraverso l’azione dello Spirito, e prendiamo atto con gratitudine dei sacrifici spirituali compiuti da tanti oggi qui presenti e da quanti ci hanno preceduto.

Camminando sulle loro orme e ponendo la nostra fiducia soltanto in Dio, sono fiducioso che – facendo mie le parole di Padre Paul Wattson – giungeremo a quella ”unità di speranza, di fede e di amore” che sola può convincere il mondo che Gesù Cristo è l’inviato del Padre per la salvezza di tutti.

Vi ringrazio tutti. 

 

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