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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 18 aprile 2008
Gli
educatori cattolici aiutino i giovani a ricercare la verità
nel dialogo tra fede e ragione: l’invito del Papa alla
Catholic University
Dopo
la grande Messa al “Nationals Stadium”, il Papa ha
incontrato ieri pomeriggio il mondo universitario
cattolico americano alla “Catholic University” di
Washington, istituzione fondata nel 1807 dall’episcopato
statunitense. Benedetto XVI ha pronunciato un discorso
appassionato su fede e ragione ed ha ribadito il ruolo
fondamentale delle scuole e università cattoliche nella
ricerca della verità. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
(canti)
“Contro i conflitti personali, la confusione morale e
la frammentazione della conoscenza, i nobili scopi della
formazione accademica e dell’educazione, fondati
sull’unità della verità e sul servizio alla persona e
alla comunità, diventano uno speciale potente strumento
di speranza”: è il messaggio consegnato da Benedetto
XVI agli educatori cattolici degli Stati Uniti
nell’incontro alla “Catholic University of America”.
Evento caratterizzato da grande entusiasmo per il Papa da
parte degli studenti e dei 235 rettori di università e
college cattolici:
(applausi)
Benedetto XVI ha innanzitutto ricordato il merito
storico delle scuole cattoliche che hanno aiutato
“generazioni di immigrati a sollevarsi dalla miseria e a
prendere il loro posto nella società odierna”. Quindi,
si è soffermato sul tema a lui tanto caro del dialogo tra
fede e ragione. “Tutte le attività della Chiesa – è
stata la sua riflessione – scaturiscono dalla sua
consapevolezza di essere portatrice di un messaggio che ha
la sua origine in Dio stesso”. E ha rilevato come il
“desiderio di Dio di farsi conoscere e l’innato
desiderio di ogni essere umano di conoscere la verità
forniscono il contesto della ricerca umana sul significato
della vita”:
"From this perspective one can recognize that
the contemporary 'crisis of truth'" …
"Da questa prospettiva – ha osservato – si può
riconoscere che la contemporanea ‘crisi di verità’ è
radicata in una ‘crisi di fede’”, aggiungendo che
“solo mediante la fede noi possiamo dare liberamente il
nostro assenso alla testimonianza di Dio e riconoscerlo
come il trascendente garante della verità che egli
rivela”. Di qui la sua riflessione sulla libertà che,
ha avvertito, “non è facoltà di disimpegno da” ma
“facoltà di impegno per, una partecipazione
all’Essere stesso”:
"Authentic freedom can never be attained by
turning away from God …"
"L’autentica libertà – ha affermato il Papa
– non può mai essere raggiunta nell’allontanamento da
Dio”, giacché “una simile scelta significherebbe
ultimamente trascurare la genuina verità” di cui
abbiamo bisogno “per capire noi stessi”. Benedetto XVI
ha così rivolto il pensiero al valore della libertà
nelle università cattoliche:
"I wish to reaffirm the great value of academic
freedom …"
“Desidero riaffermare il grande valore della libertà
accademica”, ha detto il Papa. Tuttavia, ha precisato,
“è anche il caso di ricordare che ogni appello al
principio della libertà accademica per giustificare
posizioni che contraddiccono la fede e l’insegnamento
della Chiesa ostacolerebbe o addirittura tradirebbe
l’identità e la missione dell’Università”. Ha così
esortato gli insegnanti degli atenei e delle scuole
cattoliche ad “assicurare che gli studenti ricevano
un’istruzione nella dottrina e nella pratica”. Questo,
ha aggiunto, “richiede che la testimonianza pubblica al
modo d’essere di Cristo” “modelli ogni aspetto della
vita istituzionale sia all’interno che all’esterno
delle aule scolastiche”. Una parte del discorso il Papa
l’ha poi dedicata al grande tema della verità:
"The Church’s mission, in fact, involves her
…"
“La missione della Chiesa – ha affermato – di
fatto la coinvolge nella lotta che l’umanità sostiene
per raggiungere la verità”. D’altro canto, ha
aggiunto, “non è la prassi a creare la verità, ma è
la verità che deve servire come base della prassi”.
L’ideologia secolaristica, ha detto ancora, “pone un
cuneo tra verità e fede”. Una divisione che “ha
portato alla tendenza di eguagliare verità e conoscenza e
ad adottare una mentalità positivistica che, rigettando
la metafisica, nega i fondamenti della fede e rigetta la
necessità di una visione morale”:
"Truth means more than knowledge …"
“Verità – ha sottolineato – significa di più
che conoscenza: conoscere la verità ci porta a scoprire
il bene”. La verità, infatti, “parla all’individuo
nella sua interezza, invitandoci a rispondere con tutto il
nostro essere”. Richiamo ancor più urgente, ha detto,
per rispondere ad una “certa timidezza” che oggi
osserviamo “di fronte alla categoria del bene”.
“Particolarmente inquietante”, ha aggiunto, “è la
riduzione della preziosa e delicata area dell’educazione
sessuale alla gestione del ‘rischio’, privo di ogni
riferimento alla bellezza dell’amore coniugale. Il Papa
ha infine incoraggiato gli educatori cristiani a
“liberare i giovani dai limiti del positivismo e a
risvegliare la loro ricettività nei confronti della verità,
di Dio e della sua bontà”.
INCONTRO
CON GLI EDUCATORI CATTOLICI
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Sala Conferenza
dell'Università Cattolica d'America, Washington, D.C.
Giovedì, 17 aprile 2008
Cari
Cardinali,
Cari Fratelli Vescovi,
Illustri Professori, Insegnanti ed Educatori,
“Quanto
sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio
di bene” (Rm 10, 15-17). Con queste parole di
Isaia,citate da San Paolo, saluto calorosamente ciascuno
di voi – portatori di sapienza – e attraverso di voi
tutto il personale, gli studenti e le famiglie delle molte
e svariate istituzioni formative che voi rappresentate.
E’ un vero piacere per me incontrarvi e condividere con
voi alcune riflessioni circa la natura e l’identità
dell’educazione cattolica oggi. Desidero in particolare
ringraziare P. Davide O’Connell, Presidente e Rettore
della Catholic University of America. Ho
molto apprezzato, caro Presidente, le Sue gentili parole
di benvenuto. La prego di estendere l’espressione della
mia cordiale gratitudine all’intera comunità – facoltà,
personale e studenti – di questa Università.
Il
compito educativo è parte integrante della missione che
la Chiesa ha di proclamare la Buona Novella. In primo
luogo e soprattutto ogni istituzione educativa cattolica
è un luogo in cui incontrare il Dio vivente, il quale in
Gesù Cristo rivela la forza trasformatrice del suo amore
e della sua verità. Questa relazione suscita il desiderio
di crescere nella conoscenza e nella comprensione di
Cristo e del suo insegnamento. In questo modo coloro che
lo incontrano sono portati dalla potenza del Vangelo a
condurre una nuova vita caratterizzata da tutto ciò che
è bello, buono e vero; una vita di testimonianza
cristiana nutrita e rafforzata entro la comunità dei
discepoli di Nostro Signore, la Chiesa.
La
dinamica tra incontro personale, conoscenza e
testimonianza cristiana è parte integrante della diakonia
della verità che la Chiesa esercita in mezzo
all’umanità. La rivelazione di Dio offre ad ogni
generazione la possibilità di scoprire la verità ultima
sulla propria vita e sul fine della storia. Questo compito
non è mai facile: coinvolge l’intera comunità
cristiana e motiva ogni generazione di educatori cristiani
a garantire che il potere della verità di Dio permei ogni
dimensione delle istituzioni che essi servono. In questo
modo, la Buona Novella di Cristo è messa in condizione di
operare, guidando sia l’insegnante che lo studente verso
la verità oggettiva che, trascendendo il particolare e il
soggettivo, rimanda all’universale e all’assoluto che
ci abilita a proclamare con fiducia la speranza che non
delude (cfr Rm 5,5). Contro i conflitti personali,
la confusione morale e la frammentazione della conoscenza,
i nobili scopi della formazione accademica e
dell’educazione, fondati sull’unità della verità e
sul servizio alla persona e alla comunità, diventano uno
speciale potente strumento di speranza.
Cari
amici, la storia di questa Nazione offre numerosi esempi
dell’impegno della Chiesa a questo riguardo. Di fatto,
la comunità cattolica in questo Paese ha fatto
dell’educazione una delle sue più importanti priorità.
Questa impresa non si è realizzata senza grandi
sacrifici. Figure eminenti come Santa Elizabeth Ann Seton
e altri fondatori e fondatrici, con grande tenacia e
preveggenza hanno guidato l’istituzione di ciò che
costituisce oggi una ragguardevole rete di scuole
parrocchiali che contribuiscono al benessere della Chiesa
e della Nazione. Alcuni, come Santa Katharine Drexel,
hanno dedicato la loro vita all’educazione di coloro che
altri avevano trascurato - nel suo caso, Afro-americani e
Americani Nativi. Innumerevoli Religiose, Religiosi e
Sacerdoti, insieme con genitori altruisti, hanno aiutato,
attraverso le Scuole cattoliche, generazioni di immigrati
a sollevarsi dalla miseria e a prendere il loro posto
nella società odierna.
Questo
sacrificio continua anche oggi. E’ un eccellente
apostolato della speranza il cercare di farsi carico delle
necessità materiali, intellettuali e spirituali di oltre
tre milioni di ragazzi e studenti. Questo offre anche
all’intera comunità cattolica un’opportunità
altamente encomiabile di contribuire generosamente alla
necessità finanziarie delle nostre istituzioni. Occorre
assicurare loro la possibilità di perdurare nel lungo
periodo. In effetti, deve essere fatto tutto il possibile,
in collaborazione con la comunità più vasta, per
assicurare che esse siano accessibili a persone di ogni
strato sociale ed economico. A nessun bambino o bambina
deve essere negato il diritto di una educazione nella
fede, che di rimando nutre lo spirito della nazione.
Alcuni
pongono oggi in questione l’impegno della Chiesa
nell’educazione, chiedendosi se le sue risorse non
potrebbero essere meglio impiegate altrove. Certo in una
nazione come questa, lo Stato provvede ampie opportunità
per l’educazione e attira donne e uomini dediti e
generosi verso questa onorata professione. E’ opportuno,
quindi, riflettere su ciò che è specifico delle nostre
istituzioni cattoliche. Come possono esse contribuire al
bene della società attraverso la missione primaria della
Chiesa che è di evangelizzare?
Tutte le
attività della Chiesa scaturiscono dalla sua
consapevolezza di essere portatrice di un messaggio che ha
la sua origine in Dio stesso: nella sua bontà e sapienza,
Dio ha scelto di rivelare se stesso e di far conoscere il
proposito nascosto della sua volontà. Il desiderio di Dio
di farsi conoscere e l’innato desiderio di ogni essere
umano di conoscere la verità forniscono il contesto della
ricerca umana sul significato della vita. Questo incontro
unico è sostenuto entro la nostra comunità cristiana:
chi cerca la verità diventa uno che vive di fede. Ciò può
essere descritto come un movimento dall’”io” al
“noi”, che porta il singolo ad essere annoverato entro
il popolo di Dio.
La stessa
dinamica di identità comunitaria – a chi io appartengo?
– vivifica l’ethos delle nostre istituzioni
cattoliche. L’identità di un’Università o di una
Scuola cattolica non è semplicemente una questione di
numero di studenti cattolici. E’ una questione di
convinzione – crediamo noi veramente che solo nel
mistero del Verbo fatto carne diventa veramente chiaro il
mistero dell’uomo? Siamo noi veramente pronti ad
affidare il nostro intero io – intelletto e volontà,
mente e cuore – a Dio? Accettiamo noi la verità che
Cristo rivela? Nelle nostre università e scuole la fede
è “tangibile”? Le viene data fervida espressione
nella liturgia, nei sacramenti, mediante la preghiera, gli
atti di carità, la sollecitudine per la giustizia e il
rispetto per la creazione di Dio? Solo in questo modo noi
rendiamo realmente testimonianza sul senso di chi noi
siamo e di ciò che noi sosteniamo.
Da questa
prospettiva si può riconoscere che la contemporanea
“crisi di verità” è radicata in una “crisi di
fede”. Solo mediante la fede noi possiamo dare
liberamente il nostro assenso alla testimonianza di Dio e
riconoscerlo come il trascendente garante della verità
che egli rivela. Ancora una volta, noi vediamo perché il
promuovere l’intimità personale con Gesù Cristo e la
testimonianza comunitaria alla sua verità che è amore è
indispensabile nelle istituzioni formative cattoliche. Di
fatto tutti noi vediamo, e osserviamo con preoccupazione,
la difficoltà o la riluttanza che molte persone hanno
oggi nell’affidare se stesse a Dio. E’ un fenomeno
complesso, questo, sul quale rifletto continuamente.
Mentre abbiamo cercato con diligenza di coinvolgere
l’intelligenza dei nostri giovani, forse abbiamo
trascurato la loro volontà. Di conseguenza, noi
osserviamo con ansia che la nozione di libertà viene
distorta. La libertà non è facoltà di disimpegno da;
è facoltà di impegno per – una partecipazione
all’Essere stesso. Di conseguenza, l’autentica libertà
non può mai essere raggiunta nell’allontanamento da
Dio. Una simile scelta significherebbe ultimamente
trascurare la genuina verità di cui abbisogniamo per
capire noi stessi. Perciò una particolare responsabilità
per ciascuno di voi, e per i vostri colleghi, è di
suscitare tra i vostri giovani il desiderio di un atto di
fede, incoraggiandoli ad affidarsi alla vita ecclesiale
che fluisce da questo atto di fede. E’ qui che la libertà
raggiunge la certezza della verità. Nella scelta di
vivere secondo tale verità, noi abbracciamo la pienezza
della vita di fede che ci è data nella Chiesa.
Chiaramente,
pertanto, l’identità cattolica non dipende dalle
statistiche. Neppure può essere semplicemente equiparata
con l’ortodossia naturalmente contenuta. Ciò richiede
ed ispira molto di più: e cioè che ogni aspetto delle
vostre comunità di studio si riverberi nella vita
ecclesiale di fede. Solo nella fede la verità può farsi
incarnata e la ragione veramente umana, capace di dirigere
la volontà lungo il sentiero della libertà. In questo
modo le nostre istituzioni offrono un vitale contributo
alla missione della Chiesa e servono efficacemente la
società. Esse diventano luoghi in cui l’attiva presenza
di Dio negli affari umani è riconosciuta e ogni giovane
persona scopre la gioia di entrare nell’”essere per
gli altri” di Cristo (cfr ibid., 28).
La
missione, primaria nella Chiesa, di evangelizzare, nella
quale le istituzioni educative giocano un ruolo cruciale,
è in consonanza con l’aspirazione fondamentale della
nazione di sviluppare una società veramente degna della
dignità della persona umana. A volte, tuttavia, il valore
del contributo della Chiesa al forum pubblico è
posto in questione. E’ perciò importante ricordare che
la verità della fede e quella della ragione non si
contraddicono mai tra loro (cfr Concilio Ecumenico
Vaticano I, Costituzione dogmatica sulla Fede cattolica Dei
Filius, IV: DS 3017; S.Agostino, Contra Academicos,
III, 20,43). La missione della Chiesa, di fatto, la
coinvolge nella lotta che l’umanità sostiene per
raggiungere la verità. Nell’esprimere la verità
rivelata essa serve tutti i membri della società
purificando la ragione, assicurando che essa rimanga
aperta alla considerazione delle verità ultime.
Attingendo alla divina sapienza, essa getta luce sulla
fondazione della moralità e dell’etica umana, e ricorda
a tutti i gruppi nella società che non è la prassi a
creare la verità ma è la verità che deve servire come
base della prassi. Lungi dal minacciare la tolleranza
della legittima diversità, un simile contributo illumina
la verità stessa che rende raggiungibile il consenso, ed
aiuta a mantenere ragionevole, onesto ed affidabile il
pubblico dibattito. Similmente la Chiesa mai si stanca di
sostenere le categorie morali essenziali del giusto e
dell’ingiusto, senza le quali la speranza può solo
appassire, aprendo la strada a freddi calcoli pragmatici
utilitaristici che riducono la persona a poco più di una
pedina su di un’ideale scacchiera.
Rispetto
al forum educativo, la diakonia della verità
assume un elevato significato nelle società in cui
l’ideologia secolaristica pone un cuneo tra verità e
fede. Questa divisione ha portato alla tendenza di
eguagliare verità e conoscenza e ad adottare una mentalità
positivistica che, rigettando la metafisica, nega i
fondamenti della fede e rigetta la necessità di una
visione morale. Verità significa di più che conoscenza:
conoscere la verità ci porta a scoprire il bene. La verità
parla all’individuo nella sua interezza, invitandoci a
rispondere con tutto il nostro essere. Questa visione
ottimistica è fondata nella nostra fede cristiana, perché
in tale fede è donata la visione del Logos, la
creatrice Ragione di Dio, che nell’Incarnazione si è
rivelata come Divinità essa stessa. Lungi dall’essere
solo una comunicazione di dati fattuali –
“informativa” – la verità amante del Vangelo è
creativa e capace di cambiare la vita – è
“performativa”. Con fiducia gli educatori cristiani
possono liberare i giovani dai limiti del positivismo e
risvegliare la loro recettività nei confronti della verità,
di Dio e della sua bontà. In questo modo voi aiuterete
anche a formare la loro coscienza che, arricchita dalla
fede, apre un sicuro cammino verso la pace interiore e il
rispetto per gli altri.
Non
costituisce una sorpresa, tuttavia, se non tanto le nostre
stesse comunità ecclesiali ma la società in generale ha
intense aspettative di educatori cattolici. Questo pone su
di voi una responsabilità e vi offre un’opportunità.
Un numero sempre maggiore di persone – in particolare di
genitori – riconosce il bisogno di eccellenza nella
formazione umana dei loro figli. Come Mater et Magistra,
la Chiesa condivide la loro preoccupazione. Quando nulla
aldilà dell’individuo è riconosciuto come definitivo,
il criterio ultimo di giudizio diventa l’io e la
soddisfazione dei desideri immediati dell’individuo.
L’obiettività e la prospettiva, che derivano soltanto
dal riconoscimento dell’essenziale dimensione
trascendente della persona umana, possono andare perdute.
All’interno di un simile orizzonte relativistico gli
scopi dell’educazione vengono inevitabilmente ridotti.
Lentamente si afferma un abbassamento dei livelli.
Osserviamo oggi una certa timidezza di fronte alla
categoria del bene e un’inconsulta caccia di novità in
passerella come realizzazione della libertà. Siamo
testimoni della convinzione che ogni esperienza sia di
uguale valore e della riluttanza ad ammettere imperfezioni
ed errori. E particolarmente inquietante è la riduzione
della preziosa e delicata area dell’educazione sessuale
alla gestione del “rischio”, privo di ogni riferimento
alla bellezza dell’amore coniugale.
Come
possono rispondere gli educatori cristiani? Questi
pericolosi sviluppi pongono in evidenza la particolare
urgenza di ciò che potremmo chiamare “carità
intellettuale”. Questo aspetto della carità chiede
all’educatore di riconoscere che la profonda
responsabilità di condurre i giovani alla verità non è
che un atto di amore. In verità, la dignità
dell’educazione risiede nel promuovere la vera
perfezione e la gioia di coloro che devono essere guidati.
In pratica, la “carità intellettuale” sostiene
l’essenziale unità della conoscenza contro la
frammentazione che consegue quando la ragione è staccata
dal perseguimento della verità. Ciò guida i giovani
verso la profonda soddisfazione di esercitare la libertà
in relazione alla verità, e ciò spinge a formulare la
relazione tra la fede e i vari aspetti della vita
familiare e civile. Una volta che la passione per la
pienezza e l’unità della verità è stata risvegliata,
i giovani sicuramente gusteranno la scoperta che la
questione su ciò che essi possono conoscere li apre alla
vasta avventura di ciò che essi dovrebbero fare. Qui essi
sperimenteranno “in chi” e “in che cosa” è
possibile sperare e saranno ispirati a recare il loro
contributo alla società in un modo che genera speranza
negli altri.
Cari
amici, desidero concludere attirando l’attenzione
specificamente sull’eminente importanza della vostra
competenza e della vostra testimonianza all’interno
delle nostre Università e Scuole cattoliche.
Innanzitutto, consentitemi di ringraziarvi per la vostra
dedizione e generosità. Conosco fin dai tempi in cui ero
professore ed ho poi udito dai vostri Vescovi ed Officiali
della Congregazione per l’Educazione Cattolica che la
reputazione delle Istituzioni educative nel vostro Paese
è largamente dovuta a voi ed ai vostri predecessori. I
vostri disinteressati contributi – dalla ricerca esterna
alla dedizione di coloro che lavorano all’interno degli
Istituti scolastici – servono sia il vostro Paese che la
Chiesa. Per questo vi esprimo la mia profonda gratitudine.
A
proposito dei membri delle Facoltà nei Collegi
universitari cattolici, desidero riaffermare il grande
valore della libertà accademica. In virtù di questa
libertà voi siete chiamati a cercare la verità ovunque
l’attenta analisi dell’evidenza vi conduce. Tuttavia
è anche il caso di ricordare che ogni appello al
principio della libertà accademica per giustificare
posizioni che contraddicono la fede e l’insegnamento
della Chiesa ostacolerebbe o addirittura tradirebbe
l’identità e la missione dell’Università, una
missione che sta al cuore del munus docendi della
Chiesa e non è in qualche modo autonoma o indipendente da
essa.
Insegnanti
ed amministratori, sia nelle Università che nelle Scuole,
hanno il dovere e il privilegio di assicurare che gli
studenti ricevano un’istruzione nella dottrina e nella
pratica cattolica. Questo richiede che la testimonianza
pubblica al modo d’essere di Cristo, come risulta dal
Vangelo ed è proposto dal Magistero della Chiesa, modelli
ogni aspetto della vita istituzionale sia all’interno
che all’esterno delle aule scolastiche. Prendere la
distanza da questa visione indebolisce l’identità
cattolica e, lungi dal far avanzare la libertà,
inevitabilmente conduce alla confusione sia morale che
intellettuale e spirituale.
Desidero
anche esprimere una particolare parola di incoraggiamento
agli insegnanti di catechesi sia laici che religiosi, i
quali si battono per assicurare che i giovani diventino
quotidianamente più capaci di apprezzare il dono della
fede. L’educazione religiosa è uno stimolante
apostolato e ci sono molti segni di un desiderio tra i
giovani di conoscere meglio la fede e di praticarla con
determinazione. Se si vuole che questo risveglio cresca,
è necessario che gli insegnanti abbiano una chiara e
precisa comprensione della specifica natura e del ruolo
dell’educazione cattolica. Essi devono anche essere
pronti a guidare l’impegno posto dall’intera comunità
scolastica nell’assistere i nostri giovani e le loro
famiglie a sperimentare l’armonia tra fede, vita e
cultura.
Qui
desidero rivolgere uno speciale appello ai religiosi, alle
religiose ed ai sacerdoti: non abbandonate l’apostolato
scolastico; anzi, rinnovate la vostra dedizione alle
scuole, specialmente a quelle che sono nelle aree più
povere. Nei luoghi dove vi sono molte fallaci promesse che
attraggono i giovani lontano dal sentiero della verità e
della genuina libertà, la testimonianza dei consigli
evangelici resa dalla persona consacrata è un dono
insostituibile. Incoraggio i religiosi presenti a porre
rinnovato entusiasmo nella promozione delle vocazioni.
Sappiate che la vostra testimonianza in favore
dell’ideale della consacrazione e della missione in
mezzo ai giovani è una sorgente di grande ispirazione
nella fede per loro e per le loro famiglie.
A voi
tutti io dico: siate testimoni di speranza! Alimentate la
vostra testimonianza con la preghiera. Rendete conto della
speranza che caratterizza le vostre vite (cfr 1 Pt
3,15), vivendo la verità che voi proponete ai vostri
studenti. Aiutateli a conoscere e ad amare quell’Uno che
avete incontrato, la cui verità e bontà voi avete
sperimentato con gioia. Con sant’Agostino diciamo:
“Noi che parliamo e voi che ascoltate riconosciamoci
come fedeli discepoli di un unico Maestro” (Serm.,
23,2). Con questi sentimenti di comunione volentieri
imparto a voi, ai vostri colleghi e studenti ed alle
vostre famiglie l’Apostolica Benedizione.
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