Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 16 aprile 2008
Il colloquio
del Papa con i giornalisti a bordo dell'aereo: "vado
negli Stati Uniti con la gioia di incontrare un grande
popolo e una grande Chiesa"
Il Papa,
dunque, come abbiamo detto, ha illustrato ai giornalisti,
durante il volo verso Washington, alcune tematiche che
affronterà nel suo viaggio negli Stati Uniti. Ascoltiamo
nel dettaglio il servizio di Adriana Masotti:
“Vado proprio con gioia, conosco questo grande Paese,
la grande vivacità della Chiesa nonostante tutti i
problemi; sono contento di poter incontrare in questo
momento storico sia della Chiesa, sia delle Nazioni Unite,
questo grande popolo e questa grande Chiesa”. E’ lo
stato d’animo del Papa in viaggio verso gli Stati Uniti.
I giornalisti vogliono sapere quali sono gli obiettivi
principali della sua visita e Benedetto XVI ne indica due:
“Il primo obiettivo è la visita alla Chiesa in
America negli Stati Uniti e naturalmente anche a tutta la
Nazione. Il secondo obiettivo è la visita alle Nazioni
Unite. Anche qui c’è un motivo particolare: i 60 anni
dalla Dichiarazione universale dei diritti umani".
Dichiarazione universale dei diritti umani che, spiega
il Papa, “è la filosofia fondante delle Nazioni unite e
il fondamento umano e spirituale sul quale sono
costruite”. La Dichiarazione riflette
“un’antropologia che riconosce l’uomo un soggetto di
diritto precedente a tutte le istituzioni e valori comuni
validi per tutti”. Proprio in questo momento di
"crisi dei valori", afferma Benedetto XVI, è
importante cogliere l’occasione di questo anniversario
per "riprendere coscienza" di questa concezione
fondamentale. Una Chiesa grande quella statunitense, ma
anche sofferente per i casi di abusi sessuali commessi da
sacerdoti. Al Papa un giornalista chiede quale sarà il
suo messaggio per questa Chiesa:
“It is a great suffering for the Church in the
United States and for the Church in general…”
“E una grande sofferenza per la Chiesa negli Stati
Uniti e per la Chiesa in generale e per me personalmente,
il fatto che tutto ciò sia potuto accadere, afferma
Benedetto XVI. Mi riesce difficile comprendere come sia
stato possibile che alcuni sacerdoti abbiano potuto
fallire in questo modo nella missione di portare l’amore
di Dio a questi bambini. Provo vergogna per questo e
faremo tutto il possibile affinché questo non si ripeta
in futuro".
Il Papa afferma che i pedofili verranno esclusi dal
sacerdozio e ribadisce l’importanza di aiutare le
vittime che sono profondamente provate. Non si può
dimenticare però, dice, che le persone colpevoli hanno
bisogno di guarire e perciò di aiuto e di
riconciliazione. In quanto ai nuovo sacerdoti, i vescovi e
i rettori dei seminari, continua Benedetto XVI, “faranno
il possibile per esercitare un discernimento molto molto
severo, perché è più importante avere buoni sacerdoti
che averne molti”.
C’è poi il tema dell’immigrazione che tocca
profondamente gli Stati Uniti e che oggi incontra nella
società un crescente movimento di intolleranza: il Papa
risponde che sa quanto sia vasto il problema e mette
l’accento sulla grave questione della separazione delle
famiglie degli immigrati che vanno decisamente sostenute:
“La soluzione fondamentale è che non ci sia più
bisogno di emigrare perché ci sono posti di lavoro
sufficienti, un tessuto sociale sufficiente perché
nessuno abbia più bisogno di emigrare per trovare questo.
Quindi, dobbiamo lavorare tutti perché ogni Paese abbia
la possibilità di offrire ai propri cittadini lavoro ed
un futuro. E anche su questo punto vorrei parlare con il
presidente, perché soprattutto gli Stati Uniti devono
aiutare i Paesi in via di sviluppo. E’ nell’interesse
di tutti, non solo di questi Paesi, ma degli Stati Uniti e
del mondo”.
Un’altra domanda riguarda la laicità in America. Il
Papa riconosce la bontà del modello americano anche se,
dice, l’Europa ha avuto un’altra storia. Ma negli USA
la laicità ha trovato fondamento proprio sull’amore
alla religione nella sua autenticità, che può essere
vissuta solo liberamente.
INTERVISTA
CONCESSA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI GIORNALISTI
DURANTE IL VOLO DIRETTO
NEGLI STATI UNITI D'AMERICA
Martedì, 15
aprile 2008
D. –
Santità, benvenuto! A nome di tutti i colleghi che sono
qui presenti, La ringrazio di questa disponibilità così
gentile nel venire a salutarci e anche a darci alcune
indicazioni ed idee per seguire questo viaggio. E’ il
Suo secondo viaggio intercontinentale; il primo come Santo
Padre in America, Stati Uniti e alle Nazioni Unite. Un
viaggio importante e molto atteso. Per incominciare, vuole
dirci qualche cosa sui sentimenti, sulle speranze con cui
affronta questo viaggio e qual è il Suo obiettivo
fondamentale, dal Suo punto di vista?
R. – Il
mio viaggio ha soprattutto due obiettivi. Il primo
obiettivo è la visita alla Chiesa in America, negli Stati
Uniti. C’è un motivo particolare: la diocesi di
Baltimora, 200 anni fa, è stata elevata a metropolia e
nello stesso tempo sono nate quattro altre diocesi: New
York, Philadelphia, Boston e Louisville. Così è un
grande giubileo per questo nucleo della Chiesa negli Stati
Uniti, un momento di riflessione sul passato e soprattutto
di riflessione sul futuro, su come rispondere alle grandi
sfide del nostro tempo, nel presente e in vista del
futuro. E naturalmente, fa parte di questa visita anche
l’incontro interreligioso e l’incontro ecumenico,
particolarmente anche un incontro nella Sinagoga con i
nostri amici ebrei, nella vigilia della loro festa di
Pasqua. Quindi, questo è l’aspetto religioso-pastorale
della Chiesa negli Stati Uniti in questo momento della
nostra storia, e l’incontro con tutti gli altri in
questa fraternità comune che ci collega in una comune
responsabilità. Vorrei in questo momento anche
ringraziare il Presidente Bush che verrà all’aeroporto,
mi riserverà molto tempo per colloqui e mi riceverà in
occasione del mio genetliaco. Secondo obiettivo, la visita
alle Nazioni Unite. Anche qui c’è un motivo
particolare: sono passati 60 anni dalla Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo. Questa è la base
antropologica, la filosofia fondante delle Nazioni Unite,
il fondamento umano e spirituale sul quale sono costruite.
Quindi, è realmente un momento di riflessione, il momento
di riprendere coscienza di questa tappa importante della
storia. Nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo sono
confluite diverse tradizioni culturali, soprattutto una
antropologia che riconosce nell’Uomo un soggetto di
diritto precedente a tutte le Istituzioni, con valori
comuni da rispettare da parte di tutti. Quindi, questa
visita, che avviene proprio in un momento di crisi dei
valori, mi sembra importante per riconfermare insieme che
tutto è incominciato in quel momento e per recuperarlo
per il nostro futuro.
D. –
Adesso passiamo alle domande che voi stessi avete
presentato nei giorni scorsi e che alcuni di voi
presenteranno al Santo Padre. Cominciamo con la domanda
che fa John Allen, che non credo abbia bisogno di
presentazione, perché è molto noto come commentatore dei
fatti vaticani negli Stati Uniti.
D. –
Santo Padre, io faccio la domanda in inglese, se posso, e
forse, se fosse possibile, se potessimo avere una frase,
una parola in inglese, saremmo molto riconoscenti. La
domanda: la Chiesa che troverà negli Stati Uniti è una
Chiesa grande, una Chiesa vivace, ma anche una Chiesa
sofferente, in un certo senso, soprattutto a causa della
recente crisi dovuta agli abusi sessuali. La gente
americana sta aspettando una parola da Lei, un messaggio
da Lei su questa crisi. Quale sarà il Suo messaggio per
questa Chiesa sofferente?
R. –
(inglese) It is a great suffering for the Church in the
United States and for the Church in general, for me
personally, that this could happen. If I read the history
of these events, it is difficult for me to understand how
it was possible for priests to fail in this way the
mission to give healing, to give God’s love to these
children. I am ashamed and we will do everything possible
to ensure that this does not happen in future. I think we
have to act on three levels: the first is at the level of
justice and the political level. I will not speak at this
moment about homosexuality: this is another thing. We will
absolutely exclude paedophiles from the sacred ministry;
it is absolutely incompatible and who is really guilty of
being a paedophile cannot be a priest. So at this first
level we can do justice and help the victims, because they
are deeply affected; these are the two sides of
justice: one, that paedophiles cannot be priests and the
other, to help in any possible way the victims. Then,
there’s a pastoral level. The victims will need healing
and help and assistance and reconciliation: this is a big
pastoral engagement and I know that the bishops and the
priests and all Catholic people in the United States will
do whatever possible to help, to assist, to heal. We have
made a visitation of the seminaries and we will do all
that is possible in the education of seminarians for
a deep spiritual, human and intellectual formation for the
students. Only sound persons can be admitted to the
priesthood and only persons with a deep personal life in
Christ and who have a deep sacramental life. So, I know
that the bishops and directors of seminarians will do all
possible to have a strong, strong discernment because it
is more important to have good priests than to have many
priests. This is also our third level, and we hope that we
can do and we have done and we will do in the future all
that is possible to heal these wounds.
(traduzione
in italiano)
R. –
E’ una grande sofferenza per la Chiesa negli Stati Uniti
e per la Chiesa in generale, e per me personalmente, il
fatto che tutto ciò sia potuto accadere. Se leggo i
resoconti di questi avvenimenti, mi riesce difficile
comprendere come sia stato possibile che alcuni sacerdoti
abbiano potuto fallire in questo modo nella missione di
portare sollievo, di portare l’amore di Dio a questi
bambini. Sono mortificato e faremo tutto il possibile per
assicurare che questo non si ripeta in futuro. Credo che
dovremo agire su tre piani: il primo è il piano della
giustizia e il piano politico. Non voglio in questo
momento parlare dell’omosessualità: questo è un altro
discorso. Escluderemo rigorosamente i pedofili dal sacro
ministero: è assolutamente incompatibile e chi è
veramente colpevole di essere pedofilo non può essere
sacerdote. Ecco, a questo primo livello possiamo fare
giustizia ed aiutare le vittime, che sono profondamente
provate. Questi sono i due aspetti della giustizia: uno è
che i pedofili non possono essere sacerdoti e l’altro è
aiutare in ogni modo possibile le vittime. Poi, c’è il
piano pastorale. Le vittime avranno bisogno di guarire e
di aiuto e di assistenza e di riconciliazione. Questo è
un grande impegno pastorale e io so che i Vescovi ed i
sacerdoti e tutti i cattolici negli Stati Uniti faranno il
possibile per aiutare, assistere, guarire. Abbiamo fatto
delle ispezioni nei seminari e faremo quanto è possibile
perché i seminaristi ricevano una profonda formazione
spirituale, umana ed intellettuale. Solo persone sane
potranno essere ammesse al sacerdozio e solo persone con
una profonda vita personale in Cristo e che abbiano anche
una profonda vita sacramentale. Io so che i Vescovi ed i
rettori dei seminari faranno il possibile per esercitare
un discernimento molto, molto severo, perché è più
importante avere buoni sacerdoti che averne molti.
Questo è il nostro terzo punto, e speriamo di potere fare
e di avere fatto e di fare in futuro ogni cosa sia in
nostro potere per guarire queste ferite.
D. –
Grazie, Santità. Un altro dei temi su cui abbiamo avuto
molte domande da parte dei nostri colleghi è stato quello
dell’immigrazione, della presenza nella società
statunitense anche delle componenti di lingua spagnola. E
per questo, la domanda viene fatta dal nostro collega Andrés
Leonardo Beltramo Alvares che è dell’Agenzia di
informazione del Messico:
D. –
Santità, faccio la domanda in italiano e poi, se Lei
vuole, può fare il commento in spagnolo. Un saluto,
soltanto un saluto. Vi è una crescita enorme della
presenza ispanica anche nella Chiesa degli Stati Uniti in
generale: la comunità cattolica diventa sempre più
bilingue e sempre più bi-culturale. Allo stesso tempo, vi
è nella società un crescente movimento anti-immigrazione:
la situazione degli immigrati è caratterizzata da forme
di precarietà e discriminazione. Lei ha intenzione di
parlare di questo problema e di invitare l’America ad
accogliere bene gli immigrati, molti dei quali sono
cattolici?
R. –
Non sono in grado di parlare in spagnolo, ma mis
saludos y mi bendición para todos los hispánicos.
Certamente parlerò di questo punto. Io ho avuto diverse
visite “ad Limina” dei Vescovi dell’America
Centrale, anche dell’America del Sud, e ho visto
l’ampiezza di questo problema, soprattutto il grave
problema della separazione delle famiglie. E questo
veramente è pericoloso per il tessuto sociale, morale e
umano di questi Paesi. Bisogna però distinguere tra
misure da prendere subito e soluzioni a lunga scadenza. La
soluzione fondamentale è che non ci sia più bisogno di
emigrare, perché ci sono in Patria posti di lavoro
sufficienti, un tessuto sociale sufficiente, così che
nessuno abbia più bisogno di emigrare. Quindi, dobbiamo
lavorare tutti per questo obiettivo, per uno sviluppo
sociale che consenta di offrire ai cittadini lavoro ed un
futuro nella terra d’origine. E anche su questo punto
vorrei parlare con il Presidente, perché soprattutto gli
Stati Uniti devono aiutare perché i Paesi possano così
svilupparsi. E’ nell’interesse di tutti, non solo di
questi Paesi, ma del mondo e anche degli Stati Uniti. Poi,
misure a breve scadenza: è molto importante aiutare
soprattutto le famiglie. Alla luce dei colloqui che ho
avuto con i Vescovi, il problema primario è che le
famiglie siano protette, non siano distrutte. Quanto si può
fare, si deve fare. Poi, naturalmente, bisogna fare il
possibile contro la precarietà e contro tutte le violenze
e aiutare perché possano avere realmente una vita degna lì
dove sono attualmente. Vorrei anche dire che ci sono tanti
problemi, tante sofferenze, ma c’è anche tanta
ospitalità! Io so che soprattutto la Conferenza
Episcopale Americana collabora moltissimo con le
Conferenze Episcopali dell’America Latina in vista degli
aiuti necessari. Con tutte le cose dolorose, non
dimentichiamo anche tanta vera umanità, tante azioni
positive che pure ci sono.
D. –
Grazie, Santità. Adesso, una domanda che si riferisce
alla società americana: esattamente al posto dei valori
religiosi nella società americana. Diamo la parola al
nostro collega Andrea Tornielli, che è vaticanista di un
giornale italiano:
D. –
Santo Padre, ricevendo la nuova Ambasciatrice degli Stati
Uniti d’America, Ella ha messo in luce come valore
positivo il riconoscimento pubblico della religione negli
Stati Uniti. Volevo chiederLe se considera questo un
possibile modello anche per l’Europa secolarizzata, o se
non crede che ci possa essere anche il rischio che la
religione e il nome di Dio possano venire usati per fare
passare certe politiche e persino la guerra ...
R. –
Certamente, in Europa non possiamo semplicemente copiare
gli Stati Uniti: abbiamo la nostra storia. Ma dobbiamo
tutti imparare l’uno dall’altro. Quanto trovo io
affascinante negli Stati Uniti è che hanno incominciato
con un concetto positivo di laicità, perché questo nuovo
popolo era composto da comunità e persone che erano
fuggite dalle Chiese di Stato e volevano avere uno Stato
laico, secolare che aprisse possibilità a tutte le
confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso.
Così è nato uno Stato volutamente laico: erano contrari
ad una Chiesa di Stato. Ma laico doveva essere lo Stato
proprio per amore della religione nella sua autenticità,
che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo
questo insieme di uno Stato volutamente e decisamente
laico, ma proprio per una volontà religiosa, per dare
autenticità alla religione. E sappiamo che Alexis de
Toqueville, studiando l’America, ha visto che le
istituzioni laiche vivono con un consenso morale di fatto
che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello
fondamentale e positivo. E’ da considerare che in
Europa, nel frattempo, sono passati duecento anni, più di
duecento anni, con tanti sviluppi. Adesso c’è anche
negli Stati Uniti l’attacco di un nuovo secolarismo, del
tutto diverso, e quindi prima i problemi erano
l’immigrazione, ma la situazione si è complicata e
differenziata nel corso della storia. Tuttavia il
fondamento, il modello fondamentale mi sembra anche oggi
degno di essere tenuto presente anche in Europa.
D. –
Grazie, Santità. E allora, un ultimo tema riguarda la Sua
visita alle Nazioni Unite, e su questo la domanda ce la fa
John Pavis, che è il responsabile a Roma dell’Agenzia
cattolica di notizie degli Stati Uniti.
D. –
Santo Padre, il Papa spesso è considerato la coscienza
dell’umanità, e anche per questo il suo discorso alle
Nazioni Unite è molto atteso. Vorrei chiedere: Lei pensa
che un’istituzione multilaterale come le Nazioni Unite
possa salvaguardare i principi ritenuti “non
negoziabili” dalla Chiesa Cattolica, cioè i principi
fondati sulla legge naturale?
R. –
E’ proprio questo l’obiettivo fondamentale delle
Nazioni Unite: che salvaguardino i valori comuni
dell’umanità, sui quali è basata la convivenza
pacifica delle Nazioni: l’osservanza della giustizia e
lo sviluppo della giustizia. Ho già brevemente accennato
che a me sembra molto importante che il fondamento delle
Nazioni Unite sia proprio l’idea dei diritti umani, dei
diritti che esprimono valori non negoziabili, che
precedono tutte le istituzioni e sono il fondamento di
tutte le istituzioni. Ed è importante che ci sia questa
convergenza tra le culture che hanno trovato un consenso
sul fatto che questi valori sono fondamentali, che sono
iscritti nello stesso essere Uomo. Rinnovare questa
coscienza che le Nazioni Unite, con la loro funzione
pacificatrice, possono lavorare soltanto se hanno il
fondamento comune dei valori che si esprimono poi in
“diritti” che devono essere osservati da tutti.
Confermare questa concezione fondamentale e aggiornarla in
quanto possibile, è un obiettivo della mia missione.
Alla
fine, dal momento che inizialmente Padre Lombardi mi aveva
posto una domanda anche sui miei sentimenti, vorrei dire:
vado negli Stati Uniti proprio con gioia! Sono stato in
precedenza diverse volte negli Stati Uniti, conosco questo
grande Paese, conosco la grande vivacità della Chiesa
nonostante tutti i problemi, e sono contento di poter
incontrare, in questo momento storico sia per la Chiesa
che per le Nazioni Unite, questo grande popolo e questa
grande Chiesa. Grazie a tutti!
D. –
Grazie a Lei, Santità, da parte di tutti noi. Veramente
rinnoviamo l’augurio per questo viaggio: possa avere
tutti i frutti che Lei se ne attende e che anche tutti
noi, con Lei, attendiamo. Grazie e buon viaggio!
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