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VIAGGIO IN USA - AI RAPPRESENTANTI DI ALTRE RELIGIONI (17 APRILE 2008)


Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte, Radio Vaticana, 18 aprile 2008

Benedetto XVI ai leader religiosi: comunanza di intenti, pur tra le differenze di credo, per aprire il cuore del mondo alla pace. Gli auguri del Papa per la Pasqua ebraica

Il mondo chiede con insistenza alle grandi religioni una “comune testimonianza” sui valori della pace e della giustizia, e una risposta di verità ai grandi quesiti che sono da sempre nel cuore degli uomini, senza che ciò pregiudichi la chiarezza dei diversi percorsi spirituali. Per Benedetto XVI, è questa “l’enorme responsabilità” dei leader religiosi del 21.mo secolo. Il Papa ne ha parlato a Washington, durante l’incontro con i rappresentanti di altre fedi che ha chiuso, ieri pomeriggio, la seconda giornata di impegni del suo viaggio apostolico negli Stati Uniti. Al termine, il Pontefice ha consegnato ai membri della delegazione ebrea il proprio Messaggio di auguri per la festa della Pasqua ebraica, che inizia domani. La cronaca dell’evento nel servizio di Alessandro De Carolis:

(canti)

L’epoca contemporanea preferirebbe fare a meno di Dio, ma la coscienza umana non riesce a non chiedersi quale sia, in definitiva, lo scopo del suo essere sulla terra, se la morte sia la fine di tutto, cosa voglia dire scegliere il bene e affrontare male. Dunque, solo affrontando tali “questioni più profonde potremo costruire una solida base per la pace e la sicurezza della famiglia umana”. Benedetto XVI ha portato ai leader religiosi statunitensi il bagaglio delle proprie convinzioni su quale sia l’importanza del dialogo interreligioso all’interno del mondo odierno, globalizzato e incline al relativismo. Convinzioni già distillate nel Messaggio scritto per la Giornata mondiale della pace di due anni fa e ribadite ieri al cospetto di circa 200 rappresentanti appartenenti a comunità di ebrei, musulmani, indù, buddisti e giainisti, questi ultimi seguaci di una antica dottrina indiana, basata sulla rinuncia e la reincarnazione.
 
Teatro dell’incontro, che ha chiuso la permanenza di Benedetto XVI a Washington, è stato il “Pope John Paul II Cultural Center”, un centro studi dedicato alla memoria di Papa Wojtyla voluto nel 1998 dall’allora arcivescovo della capitale americana, il cardinale Joseph Adam Maida - attualmente a Detroit - e inaugurato nel 2001. Nell’impostare la propria riflessione, Benedetto XVI è partito da un cardine sul quale gli Stati Uniti hanno costruito la loro democrazia: la “possibilità di render culto liberamente e in conformità alla loro coscienza”. La collaborazione interreligiosa che ne è scaturita, nell’arco della storia americana, è un aspetto per il quale il Papa ha espresso grande apprezzamento:
 
Today, in classrooms throughout the country…
Oggi giovani cristiani, ebrei, musulmani, indù, buddisti, e bambini di tutte le religioni nelle aule di tutto il Paese siedono fianco a fianco imparando gli uni con gli altri e gli uni dagli altri. Questa diversità dà luogo a nuove sfide che suscitano una più profonda riflessione sui principi fondamentali di una società democratica. Possano altri prendere coraggio dalla vostra esperienza, rendendosi conto che una società unita può derivare da una pluralità di popoli – “E pluribus unum - da molti, uno” -, a condizione che tutti riconoscano la libertà religiosa come un diritto civile fondamentale”.
 
Purtroppo, ha constatato il Pontefice, “tutelare la libertà religiosa entro la norma della legge non garantisce che i popoli, in particolare le minoranze, siano risparmiate da ingiuste forme di discriminazione e di pregiudizio”. Le “nuove sfide” per i leader religiosi e i cittadini riguardano quindi il modo in cui questo diritto umano fondamentale viene rispettato:
 
As the grow in understanding of one another…
Nella misura in cui cresciamo nella comprensione gli uni degli altri, vediamo che condividiamo una stima per i valori etici, raggiungibili dalla ragione umana, che sono venerati da tutte le persone di buona volontà. Il mondo chiede insistentemente una comune testimonianza di questi valori. Invito pertanto tutte le persone religiose a considerare il dialogo non solo come un mezzo per rafforzare la comprensione reciproca, ma anche come un modo per servire in maniera più ampia la società”.
 
Un servizio che non ci esime, ha ribadito ancora una volta Benedetto XVI, dalla “responsabilità di discutere le nostre differenze”, all’interno di una “chiara esposizione delle nostre rispettive dottrine religiose”. Ma è proprio in questo orizzonte di limpidezza che spicca l’“enorme responsabilità” dei leader religiosi, in tema di rispetto per la vita e la dignità umane, di lavoro per la pace e la giustizia, di insegnamento ai bambini di “ciò che è giusto, buono e ragionevole”, in quest’ultimo caso grazie anche - ha soggiunto il Papa - al contributo che possono offrire le “scuole confessionali”. E insistendo sul fatto che “l’obiettivo più ampio” del dialogo interreligioso “è quello di scoprire la verità”, pur in un’epoca nella quale le domande sul senso della vita “sono troppo spesso messe ai margini”, Benedetto XVI ha affermato:
 
Yet they can never be erased from the human heart…
Tuttavia, esse non potranno mai essere cancellate dal cuore umano. Nel corso della storia, gli uomini e le donne hanno cercato di collegare la loro inquietudine con questo mondo che passa (…) I leaders spirituali hanno un particolare dovere, e potremmo dire una speciale competenza, a porre in primo piano le domande più profonde alla coscienza umana, a risvegliare l'umanità davanti al mistero dell'esistenza umana, a fare spazio in un mondo frenetico alla riflessione e alla preghiera”.

 
Alla fine della sua riflessione, Benedetto XVI si è intrattenuto con i rappresentanti della comunità ebraica, consegnando loro il Messaggio augurale preparato per la Pesah, la Pasqua, che per gli ebrei ricorre domani. “La mia visita in questo Paese - scrive il Papa - coincide con questa festa e mi permette di incontrarvi di persona e di assicurarvi la mia preghiera mentre fate memoria dei segni e dei prodigi che Dio ha operato per liberare il suo popolo eletto”.

 

INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI DI ALTRE RELIGIONI

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Sala “Rotunda” del Pope John Paul II Cultural Center di Washington, D.C.
Giovedì, 17 aprile 2008

Cari amici,

sono lieto di avere l'occasione di incontrarmi oggi con voi. Ringrazio il Vescovo Sklba per le sue parole di benvenuto e saluto cordialmente tutti voi qui convenuti in rappresentanza delle diverse religioni presenti negli Stati Uniti d'America. Molti di voi hanno gentilmente accettato l'invito a comporre le riflessioni contenute nel programma di oggi. Per le vostre profonde parole su come ognuna delle vostre tradizioni dà testimonianza alla pace, vi sono particolarmente grato. Grazie a voi tutti.

Questo Paese ha una lunga storia di collaborazione tra le diverse religioni, in molti campi della vita pubblica. Servizi di preghiera interreligiosa nel corso della festa nazionale del Ringraziamento, iniziative comuni in attività caritative, una voce condivisa su importanti questioni pubbliche: questi sono alcuni modi in cui i membri di diverse religioni si incontrano per migliorare la reciproca comprensione e promuovere il bene comune. Incoraggio tutti i gruppi religiosi in America a perseverare nella loro collaborazione ed arricchire così la vita pubblica con i valori spirituali che animano la vostra azione nel mondo.

Il luogo in cui siamo ora raccolti è stato fondato appositamente per la promozione di questo tipo di collaborazione. Infatti, il Pope John Paul II Cultural Center si propone di offrire una voce cristiana alla "ricerca umana di significato e di scopo nella vita" in un mondo di "comunità religiose, etniche e culturali diverse" (Mission Statement). Questa istituzione ci ricorda la convinzione di questa nazione che tutti gli uomini dovrebbero essere liberi di perseguire la felicità in un modo compatibile con la loro natura di creature dotate di ragione e di libera volontà.

Gli americani hanno sempre apprezzato la possibilità di render culto liberamente e in conformità con la loro coscienza. Alexis de Tocqueville, lo storico francese e osservatore delle cose americane, era affascinato da questo aspetto della Nazione. Egli ha sottolineato che questo è un paese in cui la religione e la libertà sono "intimamente legate" nel contribuire ad una democrazia stabile che favorisca le virtù sociali e la partecipazione alla vita comunitaria di tutti i suoi cittadini. Nelle aree urbane, è comune per le persone provenienti da entroterra culturali e religioni diverse impegnarsi ogni giorno l'uno accanto all'altro negli ambienti commerciali, sociali ed educativi. Oggi giovani cristiani, ebrei, musulmani, indù, buddisti, e bambini di tutte le religioni nelle aule di tutto il Paese siedono fianco a fianco imparando gli uni con gli altri e gli uni dagli altri. Questa diversità dà luogo a nuove sfide che suscitano una più profonda riflessione sui principi fondamentali di una società democratica. Possano altri prendere coraggio dalla vostra esperienza, rendendosi conto che una società unita può derivare da una pluralità di popoli – E pluribus unum - da molti, uno” -, a condizione che tutti riconoscano la libertà religiosa come un diritto civile fondamentale.

Il compito di difendere la libertà religiosa non è mai completato. Nuove situazioni e nuove sfide invitano i cittadini e leader a riflettere su come le loro decisioni rispettino questo diritto umano fondamentale. Tutelare la libertà religiosa entro la norma della legge non garantisce che i popoli, in particolare le minoranze, siano risparmiate da ingiuste forme di discriminazione e di pregiudizio. Questo richiede uno sforzo costante da parte di tutti i membri della società al fine di garantire che ai cittadini sia offerta l'opportunità di esercitare il culto pacificamente e di trasmettere il loro patrimonio religioso ai loro figli.

La trasmissione delle tradizioni religiose alle generazioni che si succedono non solo aiuta a preservare un patrimonio, ma sostiene anche e alimenta nel presente la cultura che le circonda. Lo stesso vale per il dialogo tra le religioni; sia coloro che vi partecipano che la società ne traggono arricchimento. Nella misura in cui cresciamo nella comprensione gli uni degli altri, vediamo che condividiamo una stima per i valori etici, raggiungibili dalla ragione umana, che sono venerati da tutte le persone di buona volontà. Il mondo chiede insistentemente una comune testimonianza di questi valori. Invito pertanto tutte le persone religiose a considerare il dialogo non solo come un mezzo per rafforzare la comprensione reciproca, ma anche come un modo per servire in maniera più ampia la società. Testimoniando quelle verità morali che essi hanno in comune con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, i gruppi religiosi eserciteranno un influsso positivo sulla più ampia cultura e ispireranno i vicini, i colleghi di lavoro e i concittadini ad unirsi nel compito di rafforzare legami di solidarietà. Per usare le parole del Presidente Franklin Delano Roosevelt, "alla nostra terra non potrebbe oggi succedere cosa più grande di una rinascita dello spirito di fede".

Un esempio concreto del contributo che le comunità religiose possono offrire alla società civile sono le scuole confessionali. Queste istituzioni arricchiscono i bambini sia intellettualmente che spiritualmente. Guidati dai loro insegnanti a scoprire la dignità donata da Dio ad ogni essere umano, i giovani imparano a rispettare le credenze e le pratiche religiose altrui, aumentando la vita civile di una nazione.

Quale enorme responsabilità hanno i leaders religiosi! Essi devono permeare la società con un profondo timore e rispetto per la vita umana e la libertà; garantire che la dignità umana sia riconosciuta e apprezzata; facilitare la pace e la giustizia; insegnare ai bambini ciò che è giusto, buono e ragionevole!

Vi è un altro punto su cui desidero soffermarmi qui. Ho notato un crescente interesse tra i governi a sponsorizzare programmi destinati a promuovere il dialogo interreligioso e interculturale. Si tratta di lodevoli iniziative. Allo stesso tempo, la libertà religiosa, il dialogo interreligioso e la fede mirano a qualcosa di più di un consenso volto a individuare vie per attuare strategie concrete per far progredire la pace. L'obiettivo più ampio di dialogo è quello di scoprire la verità. Qual è l'origine e il destino del genere umano? Che cosa sono bene e male? Che cosa ci attende alla fine della nostra esistenza terrena? Solo affrontando queste questioni più profonde potremo costruire una solida base per la pace e la sicurezza della famiglia umana: "dove e quando l'uomo si lascia illuminare dallo splendore della verità, intraprende quasi naturalmente il cammino della pace".

Viviamo in un'epoca nella quale queste domande sono troppo spesso messe ai margini. Tuttavia, esse non potranno mai essere cancellate dal cuore umano. Nel corso della storia, gli uomini e le donne hanno cercato di collegare la loro inquietudine con questo mondo che passa. Nella tradizione giudaico-cristiana, i Salmi sono pieni di queste espressioni: "In me languisce il mio spirito" (Sal 143,4; cfr Sal 6,7; 31,11; 32,4; 38,8; 77,3); "Perché ti rattristi, anima mia, perché su di me gemi?" (Sal 42,6). La risposta è sempre di fede: "Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio" (ibidem; cfr Sal 62,6). I leaders spirituali hanno un particolare dovere, e potremmo dire una speciale competenza, a porre in primo piano le domande più profonde alla coscienza umana, a risvegliare l'umanità davanti al mistero dell'esistenza umana, a fare spazio in un mondo frenetico alla riflessione e alla preghiera.

Messi di fronte a questi interrogativi più profondi riguardanti l'origine e il destino del genere umano, i cristiani propongono Gesù di Nazareth. Egli è – questa è la nostra fede - il Logos eterno, che si è fatto carne per riconciliare l'uomo con Dio e rivelare la ragione che sta alla base di tutte le cose. E’ Lui che noi portiamo nel forum del dialogo interreligioso. L'ardente desiderio di seguire le sue orme spinge i cristiani ad aprire le loro menti e i loro cuori al dialogo (cfr Lc 10, 25-37; Gv 4, 7-26).

Cari amici, nel nostro tentativo di scoprire i punti di comunanza, forse abbiamo evitato la responsabilità di discutere le nostre differenze con calma e chiarezza. Mentre uniamo sempre i nostri cuori e le menti nella ricerca della pace, dobbiamo anche ascoltare con attenzione la voce della verità. In questo modo, il nostro dialogo non si ferma ad individuare un insieme comune di valori, ma si spinge innanzi ad indagare il loro fondamento ultimo. Non abbiamo alcun motivo di temere, perché la verità ci svela il rapporto essenziale tra il mondo e Dio. Siamo in grado di percepire che la pace è un "dono celeste", che ci chiama a conformare la storia umana all’ordine divino. Sta qui la "verità della pace".

Come abbiamo visto allora, il più importante obiettivo del dialogo interreligioso richiede una chiara esposizione delle nostre rispettive dottrine religiose. A questo proposito, collegi, università e centri di studio sono importanti luoghi per un sincero scambio di idee religiose. La Santa Sede, da parte sua, cerca di portare avanti questo importante lavoro attraverso il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, e varie Università Pontificie.

Cari amici, lasciate che il nostro sincero dialogo e la nostra cooperazione ispirino tutte le persone a meditare le domande più profonde circa la loro origine e il loro destino. Possano i seguaci di tutte le religioni stare uniti nel difendere e promuovere la vita e la libertà religiosa in tutto il mondo. Dedicandoci generosamente a questo sacro compito - attraverso il dialogo e innumerevoli piccoli atti di amore, di comprensione e compassione- possiamo essere strumenti di pace per l'intera famiglia umana. Pace a voi tutti!

 

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