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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 20 aprile 2008
La
libertà sia sempre radicata nella verità della persona
umana: così, il Papa a migliaia di giovani incontrati al
Seminario St. Joseph di New York
“Mostrate
al mondo la ragione della vostra speranza”: è
l’esortazione di Benedetto XVI ai giovani e seminaristi
americani, incontrati ieri sera al Seminario di St. Joseph
di New York. Incentrato sulle figure di alcuni Santi e
Beati statunitensi, il raduno è stato contraddistinto da
un clima di grande entusiasmo. Tanti i momenti
significativi dell’evento culminati nell’appassionato
discorso del Papa sui fondamenti della libertà. Il
servizio di Alessandro Gisotti:
(Applausi)
La libertà, per essere autentica, deve fondarsi sulla
verità: è il messaggio vibrante consegnato da Benedetto
XVI agli oltre 20 mila giovani americani incontrati nel
campo sportivo del seminario St Joseph di New York. Un
evento gioioso in stile GMG: il Papa è stato accolto con
applausi, cori, sventolii di bandiere. Un entusiasmo
ricambiato dal Santo Padre che, a sorpresa, è sceso dal
palco ed è andato a stringere le mani dei ragazzi che lo
acclamavano a gran voce. Giovani e seminaristi hanno anche
rivolto gli auguri in tedesco al Papa per il suo 81.mo
compleanno e per il suo terzo anniversario di Pontificato:
(Cori)
Un omaggio particolarmente gradito dal Santo Padre che
ha detto: “Do a tutti voi un trenta e lode per la vostra
pronuncia tedesca!”. E’ stata dunque la volta del
discorso ai giovani. Papa Benedetto ha aperto il suo
cuore, ritornando con la memoria alla sua giovinezza,
durante gli anni bui del nazismo:
“My own years as a teenager were marred by a
sinister regime…”
“I miei anni da teenager – ha rammentato – sono
stati rovinati da un regime infausto che pensava di
possedere tutte le risposte”. Il suo influsso, ha detto,
“crebbe penetrando nelle scuole e negli organismi civili
come nella politica e addirittura nella religione, prima
di essere pienamente riconosciuto per quel mostro che
era”. Quel regime, ha aggiunto, “mise Dio al bando e
così diventò inaccessibile per tutti ciò che era vero e
buono”. Ed ha sottolineato che molti, in quegli anni,
vennero in America “proprio per sfuggire a tale
terrore”. Il Papa ha ringraziato Dio per le “libertà
che sono emerse grazie alla diffusione della democrazia e
del rispetto dei diritti umani”. “Il potere
distruttivo tuttavia rimane”, ha affermato, “ma esso
non trionferà mai, è stato sconfitto”. Questa, ha
rassicurato, è proprio “l’essenza della speranza che
ci distingue come cristiani”. Il Papa si è poi
soffermato su quelle tenebre che ancora oggi avvolgono
tante persone:
“A first group of examples pertains to the heart…”
“Il primo gruppo di esempi – ha costatato –
appartiene al cuore”. Qui, è stata la sua riflessione,
“i sogni e desideri che i giovani perseguono possono
essere così facilmente frantumati e distrutti”. Il
Santo Padre pensa a “quanti sono colpiti dall’abuso
della droga”, “dalla mancanza di una casa e dalla
povertà, dal razzismo, dalla violenza e dalla
degradazione, particolarmente ragazze e donne”.
Situazioni, è stato il suo monito, che hanno in comune
“un atteggiamento mentale avvelenato che si manifesta
nel trattare le persone come meri oggetti”, permettendo
l’affermarsi di “un’insensibilità di cuore che
prima ignora e poi deride la dignità data da Dio ad ogni
persona umana”. C’è poi, ha proseguito, una seconda
zona di tenebre, che colpiscono lo spirito:
“The manipulation of truth distorts our perception
of reality…”
“La manipolazione della verità – è stato il suo
richiamo – distorce la nostra percezione della realtà
ed intorbida la nostra immaginazione e le nostre
aspirazioni”. Il Papa si è soffermato sul valore della
libertà, la cui importanza “deve essere rigorosamente
salvaguardata”. Tuttavia, ha precisato, la libertà
“può essere fraintesa o usata male così da non
condurre alla felicità che tutti da essa ci aspettiamo ma
verso uno scenario buio di manipolazione, nella quale la
nostra comprensione di noi stessi e del mondo si fa
confusa o viene addirittura distorta da quanti hanno un
loro progetto nascosto”. Quante volte, ha rilevato,
“la rivendicazione della libertà viene fatta, senza mai
fare riferimento alla verità della persona umana”:
“In some circles to speak of truth is seen as
controversial…”
In alcuni ambienti, ha detto ancora, “il parlare
della verità viene considerato fonte di discussioni o
divisioni e quindi da riservarsi piuttosto alla sfera
privata”. E ha messo in guardia dal relativismo: “Al
posto della verità o meglio, della sua assenza – ha
detto - si è diffusa l’idea che, dando valore
indiscriminatamente a tutto, si assicura la libertà e si
libera la coscienza”. Ma, si è chiesto, “che scopo ha
una libertà che, ignorando la verità, insegue ciò che
è falso o ingiusto?”. La verità, ha aggiunto, “non
è un’imposizione”, “né un insieme di regole”,
“è la scoperta di Uno che non ci tradisce mai”. In
definitiva, ha detto il Papa, “la verità è una
persona: Gesù Cristo”. Ricordando alcune grandi figure
di Santi americani, il Papa ha messo l’accento sul loro
essere testimoni della speranza, capaci di liberare altri
dalle tenebre del cuore e dello spirito. Anche quando
“siamo tentati di chiuderci in noi stessi”, ha
affermato, si può prendere coraggio fissando lo sguardo
sui nostri Santi. La “diversità delle loro esperienze
della presenza di Dio – ha aggiunto – ci suggerisce di
scoprire nuovamente la larghezza e la profondità del
cristianesimo”. E qui il Papa ha fatto un appello ad
esercitare la fantasia nel discepolato cristiano:
“Sometimes we are looked upon as people…”
“A volte – ha notato – siamo considerati persone
che parlano soltanto di proibizioni”. Eppure, “niente
potrebbe essere più lontano dalla verità! Un autentico
discepolato cristiano è caratterizzato dal senso dello
stupore. Stiamo davanti a quel Dio che conosciamo e amiamo
come un amico, davanti alla vastità della sua creazione e
alla bellezza della nostra fede cristiana”. L’esempio
dei Santi, ha quindi affermato, ci invita a considerare
“quattro aspetti essenziali del tesoro della nostra
fede: preghiera personale e silenzio, preghiera liturgica,
carità praticata e vocazioni”. Il Papa ha invitato i
giovani a sviluppare “un rapporto personale con Dio”.
E li ha spronati ad impegnarsi nel servizio agli altri,
agli emarginati che si trovano tuttora a New York come nei
suoi dintorni:
“And new injustices have arisen: some are complex…”
Sono emerse “nuove ingiustizie”, ha rilevato con
rammarico, “anche il nostro comune ambiente di vita, la
terra stessa – ha avvertito – geme sotto il peso
dell’avidità consumistica e lo sfruttamento
irresponsabile”. Poi, parlando delle vocazioni, ha
espresso gratitudine ai genitori, “primi educatori nella
fede” e ha esortato i seminaristi a rifuggire da “ogni
tentazione di ostentazione, carrierismo o vanità”,
tendendo piuttosto verso “uno stile di vita
caratterizzato veramente da carità, castità e umiltà,
nell’imitazione di Cristo”. Il lungo discorso del Papa
ai giovani e ai seminaristi si è concluso con
un’esortazione a parlare con gli altri della verità di
Cristo, a rendere ragione della speranza cristiana.
Infine, un arrivederci a Sydney per la Giornata Mondiale
della Gioventù, di cui questo incontro newyorkese è
sembrato davvero un’anticipazione.
(Canti)
INCONTRO
CON I GIOVANI E I SEMINARISTI
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Seminario di
Saint Joseph, Yonkers, New York
Sabato, 19 aprile 2008
Eminenza,
cari Confratelli nell’Episcopato,
cari giovani amici,
proclamate
il Cristo Signore, “pronti sempre a rispondere a
chiunque vi domandi ragione della speranza che è in
voi!” (1 Pt 3, 15). Con queste parole della Prima
Lettera di Pietro saluto ciascuno di voi con cordiale
affetto. Ringrazio il Cardinale Egan per le sue gentili
parole di benvenuto e ringrazio anche i rappresentati
scelti tra di voi per i loro gesti gioiosa accoglienza. Al
Vescovo Walsh, Rettore del Saint Joseph Seminary, al
personale e ai seminaristi rivolgo i miei saluti
particolari ed esprimo la mia gratitudine.
Giovani
amici, sono molto lieto di aver l’occasione di parlare
con voi. Portate, per favore, i miei cordiali saluti ai
membri delle vostre famiglie e ai vostri parenti, come
anche agli insegnanti e al personale delle varie Scuole,
Collegi ed Università a cui appartenete. So che molti
hanno lavorato intensamente per garantire la realizzazione
di questo nostro incontro. A loro sono molto riconoscente.
Desidero anche esprimere il mio apprezzamento per il
vostro canto di “Happy Birthday”! Grazie per questo
gesto commovente; do a tutti voi un “A plus” (=
“Trenta e lode”) per la vostra pronuncia tedesca!
Stasera vorrei condividere con voi qualche pensiero
sull’essere discepoli di Gesù Cristo – in cammino
sulle orme del Signore, la nostra vita diventa un viaggio
della speranza.
Avete
davanti le immagini di sei uomini e donne che sono
cresciuti per condurre delle vite straordinarie. La Chiesa
li onora come Venerabili, Beati o Santi: ognuno ha
risposto alla chiamata di Dio ad una vita di carità e
ognuno Lo ha servito qui nei vicoli, nelle strade e nei
sobborghi di New York. Sono colpito da quanto eterogeneo
sia il loro gruppo: poveri e ricchi, uomini laici e donne
laiche – una era sposa e madre benestante – sacerdoti
e suore, immigranti da lontano, la figlia di un guerriero
Mohawk e una madre Algonquin, un altro era schiavo
haitiano, e uno un intellettuale cubano.
Santa
Elisabetta Anna Seton, santa Francesca Saveria Cabrini,
San Giovanni Neumann, la beata Kateri Tekakwitha, il
venerabile Pierre Toussaint e il Padre Felix Varela:
ognuno di noi potrebbe essere tra di loro, perché non
c’è uno stereotipo per questo gruppo, nessun modello
uniforme. Ma uno sguardo più ravvicinato rivela che ci
sono elementi comuni. Infiammate dall’amore di Gesù, le
loro vite diventarono straordinari tragitti di speranza.
Per alcuni ciò significò lasciare la Patria ed
imbarcarsi per un pellegrinaggio di migliaia di
chilometri. Per ciascuno fu un atto di abbandono in Dio
nella fiducia che Egli è la destinazione finale di ogni
pellegrino. E tutti offrivano una “mano tesa” di
speranza a quanti incontravano per via, non di rado
destando in loro una vita di fede. Attraverso orfanotrofi,
scuole ed ospedali, prendendosi cura dei poveri, dei
malati e degli emarginati, e mediante la testimonianza
convincente che deriva dal camminare umilmente sulle orme
di Gesù, queste sei persone aprirono la via della fede,
speranza e carità ad innumerevoli persone, compresi forse
gli stessi loro antenati.
E oggi?
Chi porta la testimonianza della Buona Novella di Gesù
sulle strade di New York, nei sobborghi inquieti al
margine delle grandi città, nei luoghi dove i giovani si
radunano alla ricerca di qualcuno di cui fidarsi? Dio è
la nostra origine e la nostra destinazione, e Gesù è la
via. Il percorso di questo viaggio serpeggia – come
quello dei nostri santi – attraverso le gioie e le prove
della normale vita quotidiana: all’interno delle vostre
famiglie, nella scuola o nel collegio, durante le vostre
attività per il tempo libero e nelle vostre comunità
parrocchiali. Tutti questi luoghi sono segnati dalla
cultura in cui state crescendo. Come giovani americani vi
si offrono molte possibilità per lo sviluppo personale e
siete stati educati con un senso di generosità, di
servizio e di fairness. Ma non avete bisogno che io
vi dica che ci sono anche difficoltà: comportamenti e
modi di pensare che soffocano la speranza, strade che
sembrano condurre alla felicità e alla soddisfazione, ma
che finiscono solo in confusione e angoscia.
I miei
anni da teenager sono stati rovinati da un regime
infausto che pensava di possedere tutte le risposte; il
suo influsso crebbe – penetrando nelle scuole e negli
organismi civili come anche nella politica e addirittura
nella religione – prima di essere pienamente
riconosciuto per quel mostro che era. Esso mise Dio al
bando, e così diventò inaccessibile per tutto ciò che
era vero e buono. Molti dei vostri genitori e nonni vi
avranno raccontato l’orrore della distruzione che seguì.
Alcuni di loro, infatti, vennero in America proprio per
sfuggire a tale terrore.
Ringraziamo
Dio, perché oggi molti della vostra generazione sono in
grado di godere le libertà che sono emerse grazie alla
diffusione della democrazia e del rispetto dei diritti
umani. Ringraziamo Dio per tutti coloro che si battono per
assicurare che voi possiate crescere in un ambiente che
coltiva ciò che è bello, buono e vero: i vostri genitori
e nonni, i vostri insegnanti e sacerdoti, quelle autorità
civili che cercano ciò che è retto e giusto.
Il potere
distruttivo, tuttavia, rimane. Sostenere il contrario
significherebbe ingannare se stessi. Ma esso non trionferà
mai; è stato sconfitto. È questa l’essenza della
speranza che ci distingue come cristiani; la Chiesa lo
ricorda in modo molto drammatico durante il Triduo
Pasquale e lo celebra con grande gioia nel Tempo Pasquale!
Colui che ci indica la via oltre la morte è Colui che ci
indica come superare distruzione e angoscia: è quindi Gesù
il vero maestro di vita. La sua morte e risurrezione
significa che possiamo dire al Padre celeste: “Tu hai
rinnovato il mondo” (Venerdì Santo, Preghiera dopo
la comunione). E così, appena qualche settimana fa,
durante la bellissima liturgia della Veglia Pasquale non
era per disperazione o angoscia, ma con una fiducia piena
di speranza, che abbiamo gridato a Dio in favore del
nostro mondo: Disperdi le tenebre del nostro cuore!
Disperdi le tenebre del nostro spirito! (cfr Preghiera
durante l’accensione del cero pasquale).
Che cosa
possono essere queste tenebre? Cosa succede quando le
persone, soprattutto le più vulnerabili, incontrano il
pugno chiuso della repressione o della manipolazione
invece della mano tesa della speranza? Il primo gruppo di
esempi appartiene al cuore. Qui, i sogni e desideri che i
giovani perseguono possono essere così facilmente
frantumati e distrutti. Penso a quanti sono colpiti
dall’abuso della droga e degli stupefacenti, dalla
mancanza di una casa e dalla povertà, dal razzismo, dalla
violenza e dalla degradazione – particolarmente ragazze
e donne. Mentre le cause di tali situazioni problematiche
sono complesse, tutte hanno in comune un atteggiamento
mentale avvelenato che si manifesta nel trattare le
persone come meri oggetti – si afferma così
un’insensibilità di cuore che prima ignora e poi deride
la dignità data da Dio ad ogni persona umana. Simili
tragedie mostrano anche che cosa avrebbe potuto essere e
che cosa potrebbe essere ora, se lì altre mani – le
vostre mani – si fossero tese o si tendessero verso di
loro. Vi incoraggio ad invitare altri, soprattutto i
vulnerabili e gli innocenti, ad associarsi a voi nel
cammino della bontà e della speranza.
La
seconda zona di tenebre – quelle che colpiscono lo
spirito – rimane spesso non avvertita, e per questa
ragione è particolarmente funesta. La manipolazione della
verità distorce la nostra percezione della realtà ed
intorbida la nostra immaginazione e le nostre aspirazioni.
Ho già menzionato le tante libertà di cui voi per vostra
fortuna potete godere. L’importanza fondamentale della
libertà deve essere rigorosamente salvaguardata. Non è
quindi sorprendente che numerosi individui e gruppi
rivendichino ad alta voce in pubblico la loro libertà. Ma
la libertà è un valore delicato. Può essere fraintesa o
usata male così da non condurre alla felicità che tutti
da essa ci aspettiamo, ma verso uno scenario buio di
manipolazione, nel quale la nostra comprensione di noi
stessi e del mondo si fa confusa o viene addirittura
distorta da quanti hanno un loro progetto nascosto.
Avete
notato quanto spesso la rivendicazione della libertà
viene fatta, senza mai fare riferimento alla verità della
persona umana? C’è chi oggi asserisce che il rispetto
della libertà del singolo renda ingiusto cercare la verità,
compresa la verità su che cosa sia bene. In alcuni
ambienti il parlare di verità viene considerato fonte di
discussioni o di divisioni e quindi da riservarsi
piuttosto alla sfera privata. E al posto della verità –
o meglio, della sua assenza – si è diffusa l’idea
che, dando valore indiscriminatamente a tutto, si assicura
la libertà e si libera la coscienza. È ciò che
chiamiamo relativismo. Ma che scopo ha una “libertà”
che, ignorando la verità, insegue ciò che è falso o
ingiusto? A quanti giovani è stata offerta una mano che,
nel nome della libertà o dell’esperienza, li ha guidati
all’assuefazione agli stupefacenti, alla confusione
morale o intellettuale, alla violenza, alla perdita del
rispetto per se stessi, anzi alla disperazione e così,
tragicamente, al suicidio? Cari amici, la verità non è
un’imposizione. Né è semplicemente un insieme di
regole. È la scoperta di Uno che non ci tradisce mai; di
Uno del quale possiamo sempre fidarci. Nel cercare la
verità arriviamo a vivere in base alla fede perché, in
definitiva, la verità è una persona: Gesù Cristo. È
questa la ragione per cui l’autentica libertà non è
una scelta di “disimpegno da”. È una scelta di
“impegno per”; niente di meno che uscire da se stessi
e permettere di venire coinvolti nell’ “essere per gli
altri” di Cristo.
Come
possiamo allora da credenti aiutare gli altri a camminare
sulla via della libertà che porta al pieno appagamento e
alla felicità duratura? Ritorniamo ancora ai santi. In
che modo la loro testimonianza ha veramente liberato altri
dalle tenebre del cuore e dello spirito? La risposta si
trova nel nocciolo della loro fede – della nostra fede.
L’incarnazione, la nascita di Gesù ci dice che Dio, di
fatto, cerca un posto fra noi. È pieno l’albergo, ma
ciononostante Egli entra per la stalla, e ci sono delle
persone che vedono la sua luce. Riconoscono per quello che
è il mondo buio e chiuso di Erode e seguono invece il
brillare della stella che li guida nel cielo notturno. E
che cosa irradia? A questo punto potete ricordarvi della
preghiera pronunciata nella santissima notte di Pasqua:
“O Padre, che per mezzo del tuo Figlio, luce del mondo,
ci hai comunicato la luce della tua gloria, accendi in noi
la fiamma viva della tua speranza!” (cfr Benedizione
del fuoco). E così, in una processione solenne con le
nostre candele accese, ci siamo passati l’un l’altro
la luce di Cristo. È la luce che “sconfigge il male,
lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori, la
gioia agli afflitti, dissipa l’odio, ci porta la pace e
umilia la superbia del mondo” (Exsultet). È
questa la luce di Cristo all’opera. È questa la via dei
santi. È la magnifica visione della speranza – la luce
di Cristo vi invita ad essere stelle-guida per gli altri,
camminando sulla via di Cristo che è via di perdono, di
riconciliazione, di umiltà, di gioia e di pace.
A volte,
però, siamo tentati di chiuderci in noi stessi, di
dubitare della forza dello splendore di Cristo, di
limitare l’orizzonte della speranza. Prendete coraggio!
Fissate lo sguardo sui nostri santi! La diversità delle
loro esperienze della presenza di Dio ci suggerisce di
scoprire nuovamente la larghezza e la profondità del
cristianesimo. Lasciate che la vostra fantasia spazi
liberamente lungo l’espansione illimitata degli
orizzonti del discepolato cristiano. A volte siamo
considerati persone che parlano soltanto di proibizioni.
Niente potrebbe essere più lontano dalla verità! Un
autentico discepolato cristiano è caratterizzato dal
senso dello stupore. Stiamo davanti a quel Dio che
conosciamo e amiamo come un amico, davanti alla vastità
della sua creazione e alla bellezza della nostra fede
cristiana.
Cari
amici, l’esempio dei santi ci invita, poi, a considerare
quattro aspetti essenziali del tesoro della nostra fede:
preghiera personale e silenzio, preghiera liturgica, carità
praticata e vocazioni.
La cosa
più importante è che sviluppiate un rapporto personale
con Dio. Questo rapporto si esprime nella preghiera. Dio,
in virtù della propria natura, parla, ascolta e risponde.
San Paolo, infatti, ci ricorda che possiamo e dobbiamo
“pregare incessantemente” (cfr 1 Ts 5, 17).
Lungi dal piegarci su noi stessi o dal sottrarci dagli
alti e bassi della vita, per mezzo della preghiera ci
volgiamo a Dio e, attraverso di Lui, ci volgiamo gli uni
agli altri, includendo gli emarginati e quanti seguono vie
diverse da quelle di Dio. Come i santi ci insegnano in
modo così vivace, la preghiera diventa speranza in atto.
Cristo era il loro compagno costante, col quale
conversavano ad ogni passo del loro cammino a servizio
degli altri.
C’è un
altro aspetto della preghiera che dobbiamo ricordare: la
contemplazione nel silenzio. San Giovanni, ad esempio, ci
dice che per cogliere la rivelazione di Dio bisogna prima
ascoltare e poi rispondere annunciando ciò che abbiamo
udito e visto. Abbiamo forse perso qualcosa dell’arte
dell’ascoltare? Lasciate qualche spazio per sentire il
sussurrio di Dio che vi chiama a procedere verso la bontà?
Amici, non abbiate paura del silenzio e della quiete,
ascoltate Dio, adoratelo nell’Eucaristia! Lasciate che
la sua parola plasmi il vostro cammino come sviluppo della
santità.
Nella
liturgia troviamo l’intera Chiesa in preghiera. La
parola “liturgia” significa la partecipazione del
Popolo di Dio all’“opera di Cristo sacerdote e del suo
Corpo che è la Chiesa”. In che cosa consiste questa
opera? Prima di tutto si riferisce alla Passione di
Cristo, alla sua morte e risurrezione e alla sua
ascensione – ciò che chiamiamo “Mistero pasquale”.
Si riferisce anche alla celebrazione stessa della
liturgia. I due significati, infatti, sono
inseparabilmente connessi, perché questa “opera di Gesù”
è il vero contenuto della liturgia. Mediante la liturgia,
l’“opera di Gesù” viene continuamente messa in
contatto con la storia; con la nostra vita, per plasmarla.
Qui captiamo un’ulteriore idea della grandezza della
nostra fede cristiana. Ogni volta che vi radunate per la
Santa Messa, quando andate a confessarvi, ogni volta che
celebrate uno dei Sacramenti, Gesù è all’opera.
Attraverso lo Spirito Santo vi attira verso di sé, dentro
il suo amore sacrificale per il Padre, che diventa amore
per tutti. Vediamo così che la liturgia della Chiesa è
un ministero di speranza per l’umanità. La vostra
partecipazione piena di fede è una speranza attiva che
aiuta a tenere il mondo – santi come peccatori –
aperto a Dio; è questa la vera speranza umana che noi
offriamo a ciascuno.
La vostra
preghiera personale, i vostri tempi di contemplazione
silenziosa e la vostra partecipazione alla liturgia della
Chiesa vi porta più vicini a Dio e vi prepara pure a
servire gli altri. I santi che ci accompagnano stasera ci
mostrano che la vita di fede e di speranza è anche una
vita di carità. Contemplando Gesù sulla croce, vediamo
l’amore nella sua forma più radicale. Possiamo
cominciare ad immaginare la via dell’amore sulla quale
dobbiamo muoverci. Le occasioni per fare questo cammino
sono abbondanti. Guardatevi attorno con gli occhi di
Cristo, ascoltate con i suoi orecchi, intuite e pensate
col suo cuore e il suo spirito. Siete pronti a dare tutto
per la verità e la giustizia, come fece Lui? Molti degli
esempi di sofferenza ai quali i nostri santi hanno
risposto con compassione, si trovano tuttora qui in questa
città e dintorni. E sono emerse nuove ingiustizie: alcune
sono complesse e derivano dallo sfruttamento del cuore e
dalla manipolazione dello spirito; anche il nostro comune
ambiente di vita, la terra stessa, geme sotto il peso
dell’avidità consumistica e lo sfruttamento
irresponsabile. Dobbiamo ascoltare nel profondo. Dobbiamo
rispondere con un’azione sociale rinnovata che nasca
dall’amore universale che non conosce limiti. In questo
modo siamo sicuri che le nostre opere di misericordia e
giustizia diventano speranza in atto per gli altri.
Cari
giovani, alla fine vorrei dire ancora una parola sulle
vocazioni. Prima di tutto, i miei pensieri vanno ai vostri
genitori, nonni e padrini. Essi sono stati i vostri primi
educatori nella fede. Presentandovi per il Battesimo, essi
hanno dato a voi la possibilità di ricevere il dono più
grande della vostra vita. In quel giorno siete entrati
nella santità di Dio stesso. Siete diventati figlie e
figli adottivi del Padre. Siete stati incorporati in
Cristo. Siete stati resi una dimora del suo Spirito.
Preghiamo per le mamme e i papà in tutto il mondo,
specialmente per quanti stanno lottando in ogni modo –
socialmente, materialmente, spiritualmente. Onoriamo la
vocazione del matrimonio e la dignità della vita
familiare. Vogliamo sempre riconoscere che sono le
famiglie il luogo dove nascono le vocazioni.
Radunati
qui nel Saint Joseph Seminary, saluto i seminaristi
presenti e, di fatto, incoraggio tutti i seminaristi
ovunque in America. Sono lieto di sapere che il vostro
numero sta aumentando! Il Popolo di Dio si aspetta da voi
che sarete sacerdoti santi, in un cammino quotidiano di
conversione, ispirando negli altri il desiderio di entrare
più profondamente nella vita ecclesiale di credenti. Vi
esorto ad approfondire la vostra amicizia con Gesù, il
Buon Pastore. Parlate con Lui cuore a cuore. Rigettate
ogni tentazione di ostentazione, carrierismo o vanità.
Tendete verso uno stile di vita caratterizzato veramente
da carità, castità e umiltà, nell’imitazione di
Cristo, l’eterno Sommo Sacerdote, di cui dovete
diventare immagine vivente. Cari seminaristi, io prego per
voi ogni giorno. Ricordatevi che ciò che conta davanti al
Signore è dimorare nel suo amore e irradiare il suo amore
per gli altri.
Sorelle,
fratelli e sacerdoti delle Congregazioni religiose
contribuiscono largamente alla missione della Chiesa. La
loro testimonianza profetica è caratterizzata da una
profonda convinzione del primato con cui il Vangelo plasma
la vita cristiana e trasforma la società. Oggi vorrei
richiamare la vostra attenzione sul positivo rinnovamento
spirituale che le Congregazioni stanno intraprendendo in
relazione al loro carisma. La parola “carisma”
significa un dono dato liberamente e gratuitamente. I
carismi sono concessi dallo Spirito Santo che ispira
fondatori e fondatrici e forma le Congregazioni con un
conseguente patrimonio spirituale. La meravigliosa serie
di carismi propri a ogni Istituto Religioso è un tesoro
spirituale straordinario. La storia della Chiesa, infatti,
è forse illustrata nel modo più bello mediante la storia
delle sue scuole di spiritualità, la maggior parte delle
quali risalgono alle vite sante di fondatori e fondatrici.
Sono sicuro che, mediante la scoperta dei carismi che
producono una tale vastità di sapienza spirituale, alcuni
di voi giovani saranno attirati ad una vita di servizio
apostolico o contemplativo. Non siate troppo timidi per
parlare con frati, suore o sacerdoti religiosi sul carisma
e sulla spiritualità della loro Congregazione. Non esiste
nessuna comunità perfetta, ma è il discernimento della
fedeltà ad un carisma fondatore, non a qualche persona
particolare, che il Signore chiede da voi. Abbiate
coraggio! Anche voi potete fare della vostra vita un’autodonazione
per l’amore del Signore Gesù e, in Lui, di ogni membro
della famiglia umana.
Amici, vi
domando di nuovo, cosa dire del momento presente? Che cosa
state cercando? Che cosa Dio suggerisce a voi? La speranza
che mai delude è Gesù Cristo. I santi ci mostrano
l’amore disinteressato del suo cammino. Come discepoli
di Cristo, i loro tragitti straordinari si svilupparono
all’interno di quella comunità della speranza che è la
Chiesa. È dall’interno della Chiesa che anche voi
troverete il coraggio ed il sostegno per camminare sulla
via del Signore. Nutriti dalla preghiera personale,
preparati nel silenzio, plasmati dalla liturgia della
Chiesa, scoprirete la vocazione particolare che il Signore
riserva per voi. Abbracciatela con gioia. Oggi i discepoli
di Cristo siete voi. Irradiate la sua luce su questa
grande città e oltre. Mostrate al mondo la ragione della
speranza che è in voi. Parlate con gli altri della verità
che vi rende liberi. Con questi sentimenti di grande
speranza in voi, vi saluto con un “arrivederci”
nell’attesa di incontrarvi di nuovo a Sydney, nel
luglio, per la Giornata Mondiale della Gioventù! E, come
pegno del mio affetto per voi e per le vostre famiglie, vi
imparto con gioia la Benedizione Apostolica.
Cari
seminaristi, cari giovani,
è per me
una grande gioia potermi incontrare con tutti voi nel
corso di questa visita, durante la quale ho festeggiato
anche il mio compleanno. Grazie per la vostra accoglienza
e per la gentilezza che mi avete dimostrato.
Vi esorto
ad aprire al Signore il vostro cuore, affinché lo colmi
pienamente così che con il fuoco del suo amore possiate
portare il suo Vangelo in tutti i quartieri di New York.
La luce
della fede vi spingerà a rispondere al male col bene e
con la santità della vita, come hanno fatto i grandi
testimoni del Vangelo lungo il corso dei secoli. Voi siete
chiamati a continuare tale catena di amici di Gesù, i
quali incontrarono nel suo amore il grande tesoro della
loro vita. Coltivate questa amicizia mediante la
preghiera, sia personale che liturgica, e attraverso le
opere di carità e l’impegno di aiutare quanti sono
maggiormente in difficoltà. Nel caso non lo abbiate
ancora fatto, pensate seriamente se il Signore non vi
domandi di seguirlo in modo radicale nel ministero
sacerdotale o nella vita consacrata. Non basta un rapporto
sporadico con Cristo. Un’amicizia così non è vera
amicizia. Cristo vi desidera come suoi intimi amici,
fedeli e perseveranti.
Nel
rinnovarvi il mio invito a partecipare alla Giornata
Mondiale della Gioventù in Sydney, vi assicuro il mio
ricordo nella preghiera, nella quale prego Dio di fare di
voi autentici discepoli di Cristo risorto. Grazie di
cuore!
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