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VEGLIA PASQUALE (15 APRILE 2005 2006)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte: Radio Vaticana, 16 aprile 2006

CREDERE NELLA RISURREZIONE È VIVERE UNA NUOVA VITA CHE TRASFORMA IL MONDO E CHE SI OPPONE ALLA VIOLENZA E ALLE ASPIRAZIONI DEL POTERE. COSÌ BENEDETTO XVI NELL’OMELIA DELLA VEGLIA PASQUALE. DURANTE LA CELEBRAZIONE, IL PAPA HA IMPARTITO I SACRAMENTI DELL’INIZIAZIONE CRISTIANA A SETTE GIOVANI DI DIVERSI CONTINENTI  

La celebrazione della Risurrezione del Signore era iniziata ieri con la Veglia pasquale, presieduta da Benedetto XVI nella Basilica vaticana. Grazie alla Risurrezione di Cristo e con il Battesimo l’uomo può trasformare il mondo, contrastando tutte le ideologie della violenza, la corruzione, l’aspirazione al potere e al possesso, ha detto il Papa nella sua omelia. E durante la liturgia, hanno ricevuto Battesimo, Cresima ed Eucaristia sette giovani di diversi continenti. Il servizio di Tiziana Campisi.  

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“A Pasqua, ci rallegriamo perché Cristo non è rimasto nel sepolcro, il suo corpo non ha visto la corruzione; appartiene al mondo dei viventi, non a quello dei morti; ci rallegriamo perché Egli esiste non soltanto ieri, ma oggi e per l'eternità”. E’ la risposta che Benedetto XVI dà ai fedeli, come duemila anni fa la diede l’angelo alle donne che si recarono al sepolcro di Gesù: “Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui”. Ma il Papa vuole parlare all’uomo di oggi, così cerca di spiegare la Risurrezione di Cristo anche in chiave scientifica:  

“Essa è – se possiamo una volta usare il linguaggio della teoria dell'evoluzione – la più grande ‘mutazione’, il salto assolutamente più decisivo verso una dimensione totalmente nuova, che nella lunga storia della vita e dei suoi sviluppi mai si sia avuta: un salto in un ordine completamente nuovo, che riguarda noi e concerne tutta la storia”.  

Quest’ordine completamente nuovo è l’amore, sottolinea il Papa. Per amore Cristo si è lasciato uccidere, ma l’amore, più forte della morte, porta ad una nuova dimensione di vita cui si giunge attraverso la fede ed il Battesimo:  

“Il Battesimo è una cosa ben diversa da un atto di socializzazione ecclesiale, da un rito un po' fuori moda e complicato per accogliere le persone nella Chiesa. È anche più di una semplice lavanda, di una specie di purificazione e abbellimento dell'anima. È realmente morte e risurrezione, rinascita, trasformazione in una nuova vita”.  

Dopo l’accensione del cero pasquale, il canto dell’Exultet, il Gloria e la proclamazione del Vangelo, Benedetto XVI si rivolge anche ai catecumeni che da lui si apprestano a ricevere i Sacramenti dell’iniziazione cristiana. Sette giovani dall’America Latina, dall’Africa, dal Giappone, dalla Bielorussia e dall’Albania si sono preparati al Battesimo, alla Cresima e all’Eucaristia. Il Papa parla anche a loro quando chiarisce cosa cambia nella vita di un individuo che viene battezzato:  

“Il mio proprio io mi viene tolto e viene inserito in un nuovo soggetto più grande. Allora il mio io c'è di nuovo, ma appunto trasformato, dissodato, aperto mediante l'inserimento nell'altro, nel quale acquista il suo nuovo spazio di esistenza”.  

E si fanno ancora più chiare e forti poi le parole del Santo Padre. La vita cristiana è non vivere più per se stessi ed è trasformare il mondo opponendosi al male:  

“Io, ma non più io: è questa la formula dell'esistenza cristiana fondata nel Battesimo, la formula della risurrezione dentro al tempo. Io, ma non più io: se viviamo in questo modo, trasformiamo il mondo. È la formula di contrasto con tutte le ideologie della violenza e il programma che s'oppone alla corruzione ed all'aspirazione al potere e al possesso”.  

Infine, è come se Benedetto XVI chiedesse di elevarsi ad una dimensione più alta ai 7 mila fedeli che lo ascoltano. La indistruttibilità dell’anima, nella quale i cristiani credono, da sola non potrebbe dare un senso a una vita eterna, non potrebbe renderla una vita vera:  

“La vita ci viene dall'essere amati da Colui che è la Vita ; ci viene dal vivere-con e dall'amare-con Lui. Io, ma non più io: è questa la via della croce, la via che ‘incrocia’ un'esistenza rinchiusa solamente nell'io, aprendo proprio così la strada alla gioia vera e duratura”.

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