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IL PAPA AD AQUILEIA E VENEZIA
 

Radio Vaticana, 8  maggio 2011

In quest’ora della storia siate cristiani convinti, in mezzo agli altri uomini, con simpatia, franchezza e sincerità: così Papa agli eredi della Chiesa di Aquileia

◊   Ripercorriamo ora i passi salienti della prima giornata del Papa, accolto ieri pomeriggio all’aeroporto di Ronchi dei Legionari dal patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, dall’arcivescovo di Gorizia mons. Dino de Antoni, dal nunzio in Italia mons. Giuseppe Bertello e da un gruppo ragazzi di alcune strutture che si occupano di disabili e disagio minorile. Poi l’arrivo ad Aquileia, nella piazza del Capitolo: qui il saluto al Sindaco, alle autorità civili ed ecclesiali e alla grande folla fedeli, prima d’incontrare nella Basilica i rappresentanti delle diocesi del Triveneto, in vista del loro secondo convegno ecclesiale, previsto nell’aprile del 2012. Il servizio di Roberta Gisotti:

Rendo omaggio ad una “terra benedetta, irrorata dal sangue e dal sacrificio di tanti testimoni”. La voce del Papa si è levata nel piazza del Capitolo tra i figli ed eredi della Chiesa di Aquileia, invocando anche oggi “discepoli di Cristo coraggiosi e fedeli, votati solo a Lui e perciò convinti e convincenti”. “Solo da Cristo, infatti, l’umanità può ricevere – ha ribadito il Papa - speranza e futuro; solo da Lui può attingere il significato e la forza del perdono, della giustizia, della pace.”

“..in quest’ora della storia riscoprite, difendete, professate con calore spirituale questa verità fondamentale”.

Siate assidui alla ‘mangiatoria’, “cioè all’altare – ha spiegato il Santo Padre – dove il nutrimento è il Cristo stesso”, “cibo del coraggio e dell’ardore cristiano”. Quindi l’auspicio finale

"Il ricordo della santa Madre Chiesa di Aquileia vi sorregga, vi sproni a nuovi traguardi missionari in questo travagliato periodo storico, vi renda artefici di unità e di comprensione fra i popoli delle vostre terre".

Dalla Chiesa di Aquileia, sono infatti nate ben 36 diocesi d’Italia, Slovenia, Croazia, Austria e Germania. Ai loro rappresentanti riuniti nella Basilica cittadina, Benedetto XVI ha chiesto, in vista del prossimo Convegno ecclesiale del Triveneto, d’impegnarsi oggi “in un mondo radicalmente cambiato, per una nuova evangelizzazione” del loro territorio.

"Custodite, rafforzate, vivete questa preziosa eredità. Siate gelosi di ciò che ha fatto grandi e rende tuttora grandi queste Terre!".

“Sono ancora ben visibili anche nell’odierna società secolarizzata” – ha osservato il Papa - i segni di “una storia ricca di fede, di cultura e di arte”. Da qui l’invito ad “un popolo affabile, laborioso, tenace, solidale” a guardare alla missione futura del Nord-est d’Italia, che “si apre anche ai territori circostanti e a quelli che, per diverse ragioni, entrano in contatto con essi”. Ha raccomandato il Santo Padre opere d’amore per le persone più deboli, poveri, anziani, malati, disabili, di porre al centro la famiglia, cellula fondamentale della società e della comunità ecclesiale, di riservare “costante attenzione” e dare risposta ai giovani, “che guardano oggi al futuro con grande incertezza, vivono spesso in condizioni di disagio, di insicurezza e fragilità, ma portano nel cuore una grande fame e sete di Dio”.

"I cambiamenti culturali in atto vi chiedono di essere cristiani convinti, “pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”, capaci di affrontare le nuove sfide culturali, in rispettoso confronto costruttivo e consapevole con tutti i soggetti che vivono in questa società".

Non più solo crocevia tra Est e Ovest dell’Europa, ma anche tra Nord e Sud, il Nord Est d’Italia interessato dal massiccio fenomeno del turismo e dell’immigrazione, dalla mobilità territoriale, dall’omologazione pervasiva portata dai mass media ha accentuato il suo pluralismo culturale e religioso. In questo contesto donato dalla Provvidenza, i cristiani devono riconoscersi “in un rapporto franco e sincero con i non praticanti, con i non credenti e con i credenti di altre religioni”.

“…non rinnegate nulla del Vangelo in cui credete, ma state in mezzo agli altri uomini con simpatia, comunicando nel vostro stesso stile di vita quell’umanesimo che affonda le sue radici nel Cristianesimo, tesi a costruire insieme a tutti gli uomini di buona volontà una “città” più umana, più giusta e solidale".

INCONTRO CON LA CITTADINANZA

SALUTO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Piazza Capitolo - Aquileia
Sabato, 7 maggio 2011

 

Cari fratelli e sorelle!

Con grande gioia giungo a voi, figli ed eredi dell’illustre Chiesa di Aquileia, e inizio da qui la mia visita alle Chiese di queste Terre. A tutti voi, Pastori e Autorità civili, fedeli delle Diocesi del Triveneto, come pure di quelle di Slovenia, Croazia, Austria e Baviera, rivolgo il mio cordiale saluto. Ringrazio il Sindaco di Aquileia per le sue cortesi parole. I resti archeologici e le mirabili vestigia artistiche, che rendono Aquileia ovunque ben nota, mi invitano in questo momento a riandare alle origini di questa Città, che sorse nel 181 e prosperò nei secoli successivi, come canta il Vescovo poeta Paolino: “… bella, illustre, splendida di palazzi, famosa per le mura e più ancora per le innumerevoli folle dei tuoi cittadini. Tutte le città della Venezia ti erano soggette e ti avevano fatto loro capitale e metropoli, essendo tu fiorente per il tuo clero, e splendida per le chiese, che avevi dedicato a Cristo” (Poetae Latini aevi Carolini, in M.H.H., 1881, p. 142). Aquileia nacque e si sviluppò nel pieno della potenza dell’Impero, porta tra Oriente e Occidente, luogo di presidio e di scambi economici e culturali.

Ma era altra la gloria di Aquileia! Infatti, ci dice san Paolo, Dio non ha scelto ciò che è nobile e potente, ma ciò che per il mondo è debole e stolto (cfr 1 Cor 1,27-28). Nella lontana provincia di Siria, al tempo di Cesare Augusto, era sorto Colui che veniva a rischiarare gli uomini con la luce della Verità, Gesù, figlio di Maria e di Giuseppe, Figlio consostanziale ed eterno del Padre, rivelatore dell’intramontabile impero di Dio sugli uomini, del suo disegno di comunione per tutti i popoli; Colui che con la sua morte di croce, subita per mano dell’Impero, instaurerà il vero regno di giustizia, d’amore e di pace, dando agli uomini che lo accolgono “il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). Da Gerusalemme, attraverso la Chiesa di Alessandria, giunse anche qui il Lieto Annuncio della salvezza di Cristo. Giunse in questa Regione romana il seme della grande speranza. Quella di Aquileia divenne ben presto, nella Decima Regio dell’Impero, una Comunità di martiri, di eroici testimoni della fede nel Risorto, seme di altri discepoli e di altre comunità. La grandezza di Aquileia, allora, non fu solo di essere la nona città dell’Impero e la quarta dell’Italia, ma anche quella di essere una Chiesa viva, esemplare, capace di autentico annuncio evangelico, coraggiosamente diffuso nelle regioni circostanti e per secoli conservato e alimentato. Pertanto, io rendo omaggio a questa terra benedetta, irrorata dal sangue e dal sacrificio di tanti testimoni, e prego i santi Martiri aquileiesi di suscitare anche oggi nella Chiesa discepoli di Cristo coraggiosi e fedeli, votati solo a Lui e perciò convinti e convincenti.

La libertà di culto concessa nel IV° secolo al cristianesimo non fece altro che estendere il raggio d’azione della Chiesa di Aquileia, allargandolo oltre i naturali confini della Venetia et Histria fino alla Retia, al Norico, alle ampie Regioni danubiane, alla Pannonia, alla Savia. Andò così formandosi la provincia ecclesiastica metropolitana di Aquileia, a cui Vescovi di Chiese assai lontane offrivano la loro obbedienza, ne accoglievano la professione di fede, si stringevano ad essa nei vincoli indissolubili della comunione ecclesiale, liturgica, disciplinare e perfino architettonica. Aquileia era il cuore pulsante in questa Regione, sotto la guida dotta ed intrepida di santi Pastori, che la difesero contro il dilagare dell’arianesimo. Fra tutti, ricordo Cromazio - sul quale già mi soffermai nella Catechesi del 5 dicembre 2007 -, Vescovo premuroso ed operoso come Agostino ad Ippona, come Ambrogio a Milano, “santissimo e dottissimo fra i Vescovi”, come lo definì Girolamo. Ciò che fece grande la Chiesa che Cromazio amò e servì, fu la sua professione di fede in Gesù Cristo vero Dio e vero uomo. Commentando il racconto evangelico della donna che profuma dapprima i piedi, quindi il capo di Gesù, egli afferma: “I piedi di Cristo indicano il mistero della sua incarnazione per cui si è degnato di nascere da una vergine in questi ultimi tempi; il capo, al contrario indica la gloria della sua divinità nella quale procede dal Padre prima di tutti i tempi…. Ciò significa che dobbiamo credere due cose di Cristo: che è Dio e che è uomo, Dio generato dal Padre, uomo nato da una vergine… Non possiamo essere salvati altrimenti, se non crediamo queste due cose di Cristo” (Cromazio di Aquileia, Catechesi al popolo, Città Nuova, 1989, p. 93).

Cari fratelli, figli ed eredi della gloriosa Chiesa di Aquileia, oggi sono in mezzo a voi per ammirare questa ricca e antica tradizione, ma soprattutto per confermarvi nella fede profonda dei vostri Padri: in quest’ora della storia riscoprite, difendete, professate con calore spirituale questa verità fondamentale. Solo da Cristo, infatti, l’umanità può ricevere speranza e futuro; solo da Lui può attingere il significato e la forza del perdono, della giustizia, della pace. Tenete sempre vive, con coraggio, la fede e le opere delle vostre origini! Siate nelle vostre Chiese e in seno alla società “quasi beatorum chorus”, come affermava Girolamo del clero di Aquileia, per l’unità della fede, lo studio della Parola, l’amore fraterno, l’armonia gioiosa e pluriforme della testimonianza ecclesiale. Vi invito a farvi sempre di nuovo discepoli del Vangelo, per tradurlo in fervore spirituale, chiarezza di fede, sincera carità, pronta sensibilità per i poveri: possiate plasmare la vostra vita secondo quel “sermo rusticus”, di cui ancora parlava Girolamo riferendosi alla qualità evangelica della comunità Aquileiese. Siate assidui alla “mangiatoia”, come diceva Cromazio, cioè all’altare, dove il nutrimento è Cristo stesso, Pane di vita, forza nelle persecuzioni, alimento che rincuora in ogni sfiducia e debolezza, cibo del coraggio e dell’ardore cristiano. Il ricordo della santa Madre Chiesa di Aquileia vi sorregga, vi sproni a nuovi traguardi missionari in questo travagliato periodo storico, vi renda artefici di unità e di comprensione fra i popoli delle vostre terre. Vi protegga sempre nel cammino la Vergine Maria e vi accompagni la mia Benedizione.

* * *

Cjârs fradis e sûrs, il Signôr us benedissi e us dedi pâs e prosperitât!

[Cari fratelli e sorelle, il Signore vi benedica e vi doni pace e prosperità!]

Von Herzen grüße ich die Gläubigen deutscher Sprache. Aus den angestammten christlichen Wurzeln eurer Heimat mögen in euren Gemeinden weiterhin reiche Früchte hervorgehen. Gott segne euch!

[Saluto i fedeli di lingua tedesca. Le antiche radici cristiane delle vostre terre portino frutti abbondanti nelle vostre comunità. Dio vi benedica!]

Lepo pozdravljam vse slovenske vernike! Bog blagoslovi vas in vaše družine!

[Saluto cordialmente tutti i fedeli sloveni! Dio benedica voi e le vostre famiglie!]

Braćo i sestre Hrvati, hvala vam što ste došli! Za mjesec dana se vidimo u Zagrebu. Bog vas blagoslovio!

[Fratelli e sorelle croati, grazie di essere venuti! Tra un mese mi recherò a Zagabria. Dio vi benedica!]

Grazie per la vostra accoglienza, grazie per la vostra gioia. Grazie.

 

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