|
IL
PAPA AD AQUILEIA E VENEZIA |
Radio
Vaticana, 8 maggio 2011
“Rendere
conto della speranza cristiana all’uomo moderno”: il
mandato di Benedetto XVI ai fedeli del Nordest d’Italia.
Stamane la Messa e il Regina Coeli nel Parco San Giuliano
a Mestre
Dare
speranza alla modernità e superare le paure del nuovo
nelle mutate condizioni politiche del nostro tempo.
L’esortazione di Benedetto XVI nell’omelia della Messa
celebrata stamane nel Parco San Giuliano di Mestre,
davanti 300 mila fedeli, accorsi per incontrare il Papa
nella seconda giornata del suo viaggio apostolico nel
Nordest d’Italia, dove ha fatto tappa ad Aquileia e
Venezia. Ricordando gli esempi di santità venuti dal
Triveneto - San Pio X, il beato Giovanni XXIII e Giovanni
Paolo I - il Papa ha citato anche il venerabile Giuseppe
Toniolo, sociologo ed economista, esponente del
sindacalismo cattolico della seconda metà dell’800, la
cui beatificazione è ormai prossima. Alla Messa hanno
partecipato tra gli altri, il sindaco di Venezia, Orsoni,
ed i ministri del governo italiano Sacconi e Galan. Da
Venezia, il servizio del nostro inviato Luca Collodi.
“Le Chiese generate da Aquileia sono chiamate oggi a
rinsaldare quell’antica unità spirituale in particolare
alla luce del fenomeno dell’immigrazione e delle nuove
circostanze geopolitiche in atto. La fede cristiana può
sicuramente contribuire alla concretezza di tale programma
che interessa l’armonico sviluppo dell’uomo e della
società in cui egli vive”. Il Papa nella Messa
celebrata stamani nel Parco San Giuliano a Mestre davanti
ad oltre 300mila persone, molte arrivate in bicicletta,
esorta il Nordest a superare la paura del nuovo, del
diverso chiamando i cristiani a convertire la tristezza
del tempo presente in speranza e gioia, sull’esempio
della conversione dei discepoli di Emmaus opera di Cristo
risorto e Signore della vita.
“Come in passato, quando quelle Chiese si
distinsero per il fervore apostolico e il dinamismo
pastorale, così anche oggi occorre promuovere e difendere
con coraggio la verità e l’unità della fede. Occorre
rendere conto della speranza cristiana all’uomo moderno,
sopraffatto non di rado da vaste ed inquietanti
problematiche che pongono in crisi i fondamenti stessi del
suo essere e del suo agire”.
Benedetto XVI non ha mancato di ricordare come nei
secoli il cristianesimo abbia accompagnato il cammino di
tanti popoli. Una fede che oggi trova testimonianze nelle
chiese, nell’arte, negli ospedali, nelle biblioteche del
territorio e nella tutela dell’ambiente. Ma il Papa
mette anche in guardia dal rischio che il cristianesimo
illumini il cammino dell’esistenza umana solo in parte.
“Il problema del male, del dolore e della
sofferenza il problema dell’ingiustizia e della
sopraffazione, la paura degli altri, degli estranei e dei
lontani che giungono nelle nostre terre e sembrano
attentare a ciò che noi siamo, portano i cristiani di
oggi a dire con tristezza: noi speravamo che il Signore ci
liberasse dal male, dal dolore, dalla sofferenza, dalla
paura, dall’ingiustizia”.
Anche un popolo cattolico, infatti, “può avvertire
in senso negativo” i contraccolpi di una cultura che
finisce per insinuare un modo di pensare nel quale viene
“rifiutato” od ostacolato il messaggio evangelico.
“Vi incoraggio a non cedere mai alle ricorrenti
tentazioni della cultura edonistica ed ai richiami del
consumismo materialista”.
Nel saluto iniziale al Papa, il Patriarca di Venezia,
cardinale Angelo Scola ha ricordato le comuni radici
cristiane “dei popoli latini, slavi e germanici”,
affermando come le Chiese nate da Aquileia, 57 diocesi tra
Veneto, Friuli, Trentino, Lombardia, fino ai Paesi europei
di confine e alla Baviera, abbiano ancora oggi “un nuovo
compito comune a favore del nostro fratello uomo, per
annunciare la bellezza di Cristo a tutte le nostre
genti”. Al termine della Messa sul prato di San Giuliano
- una ex discarica Fincantieri di Mestre trasformata nel
2003 in parco pubblico dove stamani si è celebrata per la
prima volta una celebrazione eucaristica - Benedetto XVI
ha invocato al Regina Coeli la protezione della Madonna
sull’antica terra di Aquileia, territorio dove tanti
luoghi “santuari, chiese e cappelle” - secondo
l’antica tradizione del Patriarcato di Aquileia - sono
dedicati alla Madre del Risorto”.
“Il Signore conceda a voi, abitanti di queste
terre ricche di una lunga storia cristiana, di vivere il
Vangelo sul modello della Chiesa nascente, nella quale la
moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un
cuor solo e un’anima sola”.
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Parco
San Giuliano - Mestre
Domenica, 8 maggio 2011
Cari
fratelli e sorelle!
Sono
molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e celebrare con
voi e per voi questa solenne Eucaristia. È significativo
che il luogo prescelto per questa Liturgia sia il Parco di
San Giuliano: uno spazio dove abitualmente non si
celebrano riti religiosi, ma manifestazioni culturali e
musicali. Oggi, questo spazio ospita Gesù risorto,
realmente presente nella sua Parola, nell’assemblea del
Popolo di Dio con i suoi Pastori e, in modo eminente, nel
sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. A voi, venerati
Fratelli Vescovi, con i Presbiteri e i Diaconi, a voi
religiosi, religiose e laici rivolgo il mio più cordiale
saluto, con un pensiero speciale per gli ammalati e gli
infermi qui presenti, accompagnati dall’UNITALSI. Grazie
per la vostra calorosa accoglienza! Saluto con affetto il
Patriarca, Cardinale Angelo Scola, che ringrazio per le
toccanti parole che mi ha indirizzato all’inizio della
santa Messa. Rivolgo un deferente pensiero al Sindaco, al
Ministro per i Beni e le Attività Culturali in
rappresentanza del Governo, al Ministro del Lavoro e delle
Politiche Sociali ed alle Autorità civili e militari, che
con la loro presenza hanno voluto onorare questo nostro
incontro. Un ringraziamento sentito a quanti hanno
generosamente offerto la loro collaborazione per la
preparazione e lo svolgimento di questa mia
Visita Pastorale. Grazie di cuore!
Il
Vangelo della Terza Domenica di Pasqua - ora ascoltato -
presenta l’episodio dei discepoli di Emmaus (cfr Lc
24,13-35), un racconto che non finisce mai di stupirci e
di commuoverci. Questo episodio mostra le conseguenze che
Gesù risorto opera nei due discepoli: conversione dalla
disperazione alla speranza; conversione dalla tristezza
alla gioia; e anche conversione alla vita comunitaria.
Talvolta, quando si parla di conversione, si pensa
unicamente al suo aspetto faticoso, di distacco e di
rinuncia. Invece, la conversione cristiana è anche e
soprattutto fonte di gioia, di speranza e di amore. Essa
è sempre opera di Cristo risorto, Signore della vita, che
ci ha ottenuto questa grazia per mezzo della sua passione
e ce la comunica in forza della sua risurrezione.
Cari
fratelli e sorelle! Sono venuto tra voi come Vescovo di
Roma e continuatore del ministero di Pietro, per
confermarvi nella fedeltà al Vangelo e nella comunione.
Sono venuto per condividere con i Vescovi e i Presbiteri
l’ansia dell’annuncio missionario, che tutti ci deve
coinvolgere in un serio e ben coordinato servizio alla
causa del Regno di Dio. Voi, oggi qui presenti,
rappresentate le Comunità ecclesiali nate dalla Chiesa
madre di Aquileia. Come in passato, quando quelle Chiese
si distinsero per il fervore apostolico e il dinamismo
pastorale, così anche oggi occorre promuovere e difendere
con coraggio la verità e l’unità della fede. Occorre
rendere conto della speranza cristiana all’uomo moderno,
sopraffatto non di rado da vaste ed inquietanti
problematiche che pongono in crisi i fondamenti stessi del
suo essere e del suo agire.
Voi
vivete in un contesto nel quale il Cristianesimo si
presenta come la fede che ha accompagnato, nei secoli, il
cammino di tanti popoli, anche attraverso persecuzioni e
prove molto dure. Di questa fede sono eloquente
espressione le molteplici testimonianze disseminate
ovunque: le chiese, le opere d’arte, gli ospedali, le
biblioteche, le scuole; l’ambiente stesso delle vostre
città, come pure delle campagne e delle montagne, tutte
costellate di riferimenti a Cristo. Eppure, oggi questo
essere di Cristo rischia di svuotarsi della sua verità e
dei suoi contenuti più profondi; rischia di diventare un
orizzonte che solo superficialmente - e negli aspetti
piuttosto sociali e culturali -, abbraccia la vita;
rischia di ridursi ad un cristianesimo nel quale
l’esperienza di fede in Gesù crocifisso e risorto non
illumina il cammino dell’esistenza, come abbiamo
ascoltato nel Vangelo odierno a proposito dei due
discepoli di Emmaus, i quali, dopo la crocifissione di Gesù,
facevano ritorno a casa immersi nel dubbio, nella
tristezza e nella delusione. Tale atteggiamento tende,
purtroppo, a diffondersi anche nel vostro territorio:
questo avviene quando i discepoli di oggi si allontanano
dalla Gerusalemme del Crocifisso e del Risorto, non
credendo più nella potenza e nella presenza viva del
Signore. Il problema del male, del dolore e della
sofferenza, il problema dell’ingiustizia e della
sopraffazione, la paura degli altri, degli estranei e dei
lontani che giungono nelle nostre terre e sembrano
attentare a ciò che noi siamo, portano i cristiani di
oggi a dire con tristezza: noi speravamo che il
Signore ci liberasse dal male, dal dolore, dalla
sofferenza, dalla paura, dall’ingiustizia.
È
necessario, allora, per ciascuno di noi, come è avvenuto
ai due discepoli di Emmaus, lasciarsi istruire da Gesù:
innanzitutto, ascoltando e amando la Parola di Dio,
letta nella luce del Mistero Pasquale, perché riscaldi il
nostro cuore e illumini la nostra mente, e ci aiuti ad
interpretare gli avvenimenti della vita e dare loro un
senso. Poi, occorre sedersi a tavola con il Signore,
diventare suoi commensali, affinché la sua presenza umile
nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue ci
restituisca lo sguardo della fede, per guardare tutto e
tutti con gli occhi di Dio, nella luce del suo amore.
Rimanere con Gesù che è rimasto con noi, assimilare il
suo stile di vita donata, scegliere con lui la logica
della comunione tra di noi, della solidarietà e della
condivisione. L’Eucaristia è la massima espressione del
dono che Gesù fa di se stesso ed è un invito costante a
vivere la nostra esistenza nella logica eucaristica, come
un dono a Dio e agli altri.
Il
Vangelo riferisce anche che i due discepoli, dopo aver
riconosciuto Gesù nello spezzare il pane, «partirono
senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme» (Lc 24,33).
Essi sentono il bisogno di ritornare a Gerusalemme e
raccontare la straordinaria esperienza vissuta:
l’incontro con il Signore risorto. C’è un grande
sforzo da compiere perché ogni cristiano, qui nel
Nord-est come in ogni altra parte del mondo, si trasformi
in testimone, pronto ad annunciare con vigore e con gioia
l’evento della morte e della risurrezione di Cristo.
Conosco la cura che, come Chiese del Triveneto, ponete nel
cercare di comprendere le ragioni del cuore dell’uomo
moderno e come, richiamandovi alle antiche tradizioni
cristiane, vi preoccupate di tracciare le linee
programmatiche della nuova evangelizzazione, guardando con
attenzione alle numerose sfide del tempo presente e
ripensando il futuro di questa regione. Desidero, con la
mia presenza, sostenere la vostra opera e infondere in
tutti fiducia nell’intenso programma pastorale avviato
dai vostri Pastori, auspicando un fruttuoso impegno da
parte di tutte le componenti della Comunità ecclesiale.
Anche un
popolo tradizionalmente cattolico può, tuttavia,
avvertire in senso negativo, o assimilare quasi
inconsciamente, i contraccolpi di una cultura che finisce
per insinuare un modo di pensare nel quale viene
apertamente rifiutato, o nascostamente ostacolato, il
messaggio evangelico. So quanto sia stato e quanto
continui ad essere grande il vostro impegno nel difendere
i perenni valori della fede cristiana. Vi incoraggio a non
cedere mai alle ricorrenti tentazioni della cultura
edonistica ed ai richiami del consumismo materialista.
Accogliete l’invito dell’Apostolo Pietro, contenuto
nella seconda Lettura odierna, a comportarvi «con timore
di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri» (1
Pt 1,17); invito che si concretizza in una vita
vissuta intensamente nelle strade del nostro mondo, nella
consapevolezza della meta da raggiungere: l’unità con
Dio, nel Cristo crocifisso e risorto. Infatti, la nostra
fede e la nostra speranza sono rivolte a Dio (cfr 1 Pt
1,21): rivolte a Dio perché radicate in Lui, fondate sul
suo amore e sulla sua fedeltà. Nei secoli passati, le
vostre Chiese hanno conosciuto una ricca tradizione di
santità e di generoso servizio ai fratelli, grazie
all’opera di zelanti sacerdoti e religiosi e religiose
di vita attiva e contemplativa. Se vogliamo metterci in
ascolto del loro insegnamento spirituale, non ci è
difficile riconoscere l’appello personale e
inconfondibile che essi ci rivolgono: Siate santi!
Ponete al centro della vostra vita Cristo! Costruite su di
Lui l’edificio della vostra esistenza. In Gesù
troverete la forza per aprirvi agli altri e per fare di
voi stessi, sul suo esempio, un dono per l’intera umanità.
Attorno
ad Aquileia si ritrovarono uniti popoli di lingue e
culture diverse, fatti convergere non solo da esigenze
politiche ma, soprattutto, dalla fede in Cristo e dalla
civiltà ispirata dall’insegnamento evangelico, la
Civiltà dell’Amore. Le Chiese generate da Aquileia sono
chiamate oggi a rinsaldare quell’antica unità
spirituale, in particolare alla luce del fenomeno
dell’immigrazione e delle nuove circostanze geopolitiche
in atto. La fede cristiana può sicuramente contribuire
alla concretezza di un tale programma, che interessa
l’armonico ed integrale sviluppo dell’uomo e della
società in cui egli vive. La mia presenza tra voi vuole
essere, perciò, anche un vivo sostegno agli sforzi che
vengono dispiegati per favorire la solidarietà fra le
vostre Diocesi del Nord-est. Vuole essere, inoltre, un
incoraggiamento per ogni iniziativa tendente al
superamento di quelle divisioni che potrebbero vanificare
le concrete aspirazioni alla giustizia e alla pace.
Questo,
fratelli, è il mio auspicio, questa è la preghiera che
rivolgo a Dio per tutti voi, invocando la celeste
intercessione della Vergine Maria e dei tanti Santi e
Beati, tra i quali mi è caro ricordare san Pio
X e il beato Giovanni
XXIII, ma anche il Venerabile Giuseppe Toniolo, la cui
beatificazione è ormai prossima. Questi luminosi
testimoni del Vangelo sono la più grande ricchezza del
vostro territorio: seguite i loro esempi e i loro
insegnamenti, coniugandoli con le esigenze attuali.
Abbiate fiducia: il Signore risorto cammina con voi, ieri,
oggi e sempre. Amen.
©
Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana
|
|