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UDIENZA
AI VESCOVI ALBANESI (23 MAGGIO 2008) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 23 maggio 2008
Benedetto
XVI ai vescovi albanesi: intesa "cordiale e
fraterna" per rafforzare la Chiesa e contribuire al
rilancio sociale del Paese
I
vescovi dell’Albania siano concordi sul piano spirituale
e pastorale per contribuire alla ricostruzione della
Chiesa e del tessuto sociale di un Paese sul quale ancora
grava, a vari livelli, la pesante esperienza della
dittatura comunista. E’ la consegna lasciata da
Benedetto XVI ai presuli albanesi, impegnati da circa una
settimana a Roma nella visita ad Limina. Il
servizio di Alessandro De Carolis:
I cattolici in Albania sono mezzo milione su 3 milioni
e 200 mila residenti per oltre metà musulmani e che la
Chiesa debba far fronte a “problemi” e “difficoltà”
di vario tipo non è questione che sfugga al Papa. Per
questo motivo, Benedetto XVI punta su una Chiesa concorde
nello spirito e nelle intenzioni per far sì che il
“Paese delle aquile” lasci definitivamente dietro le
spalle un lungo passato di annichilimento sociale, oltre
che ecclesiale. “A tutti è nota - ha affermato
all’inizio il Pontefice - la triste eredità lasciata in
Albania da un passato regime dittatoriale, che aveva
proclamato l’ateismo quale ideologia di Stato”. Ed è
anche evidente, ha osservato, che tale “impostazione
antidemocratica dei rapporti fra i cittadini” vi abbia
lasciato “un compito non facile già sul piano umano:
quello di riscoprire una comune grammatica che possa
nuovamente sostenere l’edificio sociale”. Ma voi,
successori degli Apostoli, ha affermato:
“Siete soprattutto chiamati ad essere testimoni di
un’altra eredità, particolarmente benefica e
costruttiva: quella del messaggio di salvezza portato da
Cristo nel mondo. In tal senso, dopo la notte oscura della
dittatura comunista, incapace di comprendere il popolo
albanese nelle sue ataviche tradizioni, la Chiesa
provvidenzialmente ha potuto rinascere, grazie anche alla
forza apostolica del mio venerato Predecessore, il Servo
di Dio Giovanni Paolo II, che vi fece visita nel 1993,
ricostituendo in modo stabile la Gerarchia cattolica, per
il bene dei credenti e a vantaggio del Popolo albanese”.
Dunque, ha ribadito Benedetto XVI, la Chiesa albanese
del 21.mo secolo ha bisogno di una forte concordia al suo
interno. A voi vescovi, ha chiarito il Papa, spetta “il
compito di promuovere nei vostri atti e nelle vostre
iniziative quell’unità che deve manifestare il mistero
basilare e vivificante dell’unico Corpo di Cristo, in
comunione col ministero del Successore di Pietro”. Ai
problemi concreti, ha proseguito, si fa fronte in “modo
efficace” proprio grazie al “comune sentire” e alla
“condivisa corresponsabilità dei vescovi”:
“L’intesa cordiale e fraterna fra Pastori non può
che portare grandi benefici all’amato popolo albanese,
sia sul piano sociale che su quello ecumenico e
inter-religioso. Siate pertanto, venerati Confratelli, una
cosa sola in Cristo nell’annunciare il Vangelo e nel
celebrare i divini Misteri; manifestate la comunione con
la Chiesa universale, nella più ampia e genuina fraternità
episcopale”.
Una Chiesa unita e incisiva sul piano pastorale, ha
proseguito il Papa, lo sarà anche in quegli ambiti
sociali - dalla scuola alla sanità - dove l’Albania ha
necessità di progresso. E riflettendo sulla forte
emigrazione che da tutto il Paese si dirige verso il resto
d’Europa e del mondo, Benedetto XVI ha speso parole di
gratitudine per ciò che i sacerdoti albanesi fanno per i
loro connazionali fuoriusciti:
“Conosco la difficoltà della mancanza di clero.
So anche della generosità di non pochi vostri sacerdoti,
che agiscono in situazioni precarie, impegnati a rendere
il dovuto servizio ministeriale ai fedeli cattolici di
origine albanese in terra straniera. Ciò fa onore a voi,
cari Confratelli, che vi mostrate solleciti, secondo il
cuore di Cristo, delle condizioni spirituali della vostra
gente anche fuori dei confini della Patria. E questo fa
onore anche ai sacerdoti che generosamente condividono le
vostre ansie pastorali”.
Il
Papa ha terminato sollecitando i vescovi alla cura dei
sacerdoti e delle vocazioni e felicitandosi per i recenti
accordi stipulati con le autorità dell’Albania:
“Confido - ha concluso - che tali provvedimenti possano
giovare alla ricostruzione spirituale del Paese, dato il
ruolo positivo che la Chiesa svolge nella società”.
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Venerati
e cari Fratelli,
con
grande gioia vi accolgo tutti insieme, mentre state
compiendo il vostro pellegrinaggio ad Limina
Apostolorum. E’ questa un’opportuna occasione per
il Successore di Pietro di condividere le fatiche
apostoliche che voi affrontate nell’amata terra di
Albania. Vi saluto con affetto e vi ringrazio per la
spontanea apertura degli animi, con la quale avete reso
nota al Papa la complessa realtà, con le sue difficoltà
e le sue speranze, della Chiesa in Albania. Esprimo
particolare riconoscenza per le parole con cui,
raccogliendo il pensiero di tutti, il Presidente della
vostra Conferenza Episcopale mi ha espresso i vostri
sentimenti. Grazie, miei cari Confratelli
nell’Episcopato! E benvenuti!
A tutti
è nota la triste eredità lasciata in Albania da un
passato regime dittatoriale, che aveva proclamato
l’ateismo quale ideologia di Stato. E’ evidente che
una simile impostazione antidemocratica dei rapporti fra i
cittadini vi ha lasciato un compito non facile già sul
piano umano: quello di riscoprire una comune grammatica
che possa nuovamente sostenere l’edificio sociale. Ma
voi, successori degli Apostoli, siete soprattutto chiamati
ad essere testimoni di un’altra eredità,
particolarmente benefica e costruttiva: quella del
messaggio di salvezza portato da Cristo nel mondo. In tal
senso, dopo la notte oscura della dittatura comunista,
incapace di comprendere il popolo albanese nelle sue
ataviche tradizioni, la Chiesa provvidenzialmente ha
potuto rinascere, grazie anche alla forza apostolica del
mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo
II, che vi fece visita nel 1993, ricostituendo in modo
stabile la Gerarchia cattolica, per il bene dei credenti e
a vantaggio del Popolo albanese.
Uno dei
primi atti del grande Pontefice fu il riconoscimento degli
eroi della fede: ricordo qui, in particolare, la splendida
testimonianza del Cardinale Koliqi, corifeo di una folta
schiera di martiri. La ricostruzione della Gerarchia
cattolica costituì il riconoscimento doveroso
dell’intima unione che lega il vostro popolo a Cristo e
contribuì a dare spazio alle forze nuove del
cattolicesimo in terra di Albania. Voi siete i custodi di
questo vincolo, e spetta anzitutto a voi il compito di
promuovere nei vostri atti e nelle vostre iniziative
quell’unità che deve manifestare il mistero basilare e
vivificante dell’unico Corpo di Cristo, in comunione col
ministero del Successore di Pietro. Non si può non
vedere, in questa prospettiva, quanto sia essenziale il
comune sentire e la condivisa corresponsabilità dei
Vescovi, proprio per far fronte in modo efficace ai
problemi e alle difficoltà della Chiesa in Albania. Come
potrebbe immaginarsi un percorso diocesano che non tenesse
conto del parere degli altri Vescovi, il cui consenso è
necessario per rispondere in modo adeguato alle attese
dell’unico popolo a cui la Chiesa si rivolge?
L’intesa
cordiale e fraterna fra Pastori non può che portare
grandi benefici all’amato popolo albanese, sia sul piano
sociale che su quello ecumenico e inter-religioso. Siate
pertanto, venerati Confratelli, una cosa sola in Cristo
nell’annunciare il Vangelo e nel celebrare i divini
Misteri; manifestate la comunione con la Chiesa
universale, nella più ampia e genuina fraternità
episcopale. Sarebbe inconcepibile l’iniziativa di un
Pastore che, nell’approccio a situazioni concrete, non
si preoccupasse di coordinare il proprio impegno con
quello dei suoi Confratelli Vescovi. Esistono specifiche
questioni, riconducibili a problemi contingenti, che è
necessario siano risolte col contributo di tutti,
nell’ambito della carità e della pazienza pastorale.
Esorto tutti ad evangelica prudenza, in atteggiamento di
autentica carità, ricordando che i canoni ecclesiali sono
mezzi per promuovere ordinatamente la comunione in Cristo
e il bene superiore dell’unico gregge del Redentore. Ciò
riguarda anche l’attività evangelizzatrice e quella
catechetica, e si esprime pure nell’impegno in ambito
sociale. Penso, in particolare, alla sanità,
all’educazione, allo sforzo di pacificazione degli animi
e a tutto ciò che favorisce la positiva collaborazione
fra le diverse componenti della società e le rispettive
tradizioni religiose.
Il
fenomeno dell’emigrazione, sia all’interno che fuori
del Paese, vi pone di fronte a gravi problemi pastorali,
che interpellano il vostro cuore di Vescovi non soltanto
per quanto riguarda i fedeli che vivono nel vostro
territorio, ma anche i fedeli della diaspora. Questo
chiama in causa la vostra capacità di interloquire con i
vostri Confratelli in altri Paesi, al fine di offrire un
aiuto pastorale necessario e urgente. Conosco la difficoltà
della mancanza di clero. So anche della generosità di non
pochi vostri sacerdoti, che agiscono in situazioni
precarie, impegnati a rendere il dovuto servizio
ministeriale ai fedeli cattolici di origine albanese in
terra straniera. Ciò fa onore a voi, cari Confratelli,
che vi mostrate solleciti, secondo il cuore di Cristo,
delle condizioni spirituali della vostra gente anche fuori
dei confini della Patria. E questo fa onore anche ai
sacerdoti che generosamente condividono le vostre ansie
pastorali.
Vi sono
poi tanti problemi di ordine pratico, per i quali è
necessario pure il contributo efficace delle istanze
civili, mediante proposte che non rispondano solo a
preoccupazioni di ordine politico, ma che tengano conto
anche delle concrete situazioni sociali. Dal punto di
vista cattolico, sia in Patria sia nel contesto
dell’emigrazione, dovrebbe emergere un’attenzione che,
pur preservando l’identità specifica della vostra
gente, non trascuri il suo inserimento nei contesti
sociali di arrivo. In quest’ottica, è necessario
coltivare, soprattutto nei sacerdoti destinati alla cura
pastorale degli emigrati, una viva sensibilità per
l’appartenenza di tutti all’unico Corpo di Cristo, che
è identico in ogni parte della terra. Dire questo,
venerati Fratelli, significa ribadire la necessità
persistente di una costante cura a favore di quanti il
Signore chiama alla sua sequela. Quella pertanto della
promozione delle vocazioni sia sempre una preoccupazione
in cima alle vostre priorità: dipende da questo il futuro
della Chiesa in Albania.
Desidero,
infine, esprimere le mie felicitazioni per gli accordi
sottoscritti di recente con le Autorità della Repubblica:
confido che tali provvedimenti possano giovare alla
ricostruzione spirituale del Paese, dato il ruolo positivo
che la Chiesa svolge nella società. Per parte mia, vi
incoraggio a proseguire nel vostro ministero, per portare
a compimento i programmi che insieme avete concordato.
Mentre vi affido alla celeste intercessione di Maria,
Madre del Buon Consiglio, volentieri imparto a voi, ai
sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e a tutti i fedeli
affidati alle vostre cure pastorali una speciale
Benedizione Apostolica.
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