Articoli di Amedeo Lomonaco per la Radio Vaticana >>

 
 
Web www.ratzingerbenedettoxvi.com PageRankTop.com


AI VESCOVI DI ANGOLA E SAO TOME' (29 OTTOBRE 2011)

Radio Vaticana, 29 ottobre 2011

Benedetto XVI ai vescovi di Angola e Sao Tomé: il Vangelo primo fattore di sviluppo, superare tribalismi e stregoneria

◊ “Il primo e specifico contributo della Chiesa ai popoli d’Africa è la proclamazione del Vangelo di Cristo. Siamo perciò impegnati a continuare vigorosamente la proclamazione del Vangelo ai popoli d’ Africa, perché la vita in Cristo è il primo e principale fattore di sviluppo”. E’ quanto ha detto il Papa incontrando stamani i membri della Conferenza episcopale di Angola e Sao Tomé. Non si tratta - ha detto - di annunciare “una parola consolatoria, ma dirompente, che chiama a conversione”. Una Parola che “rende accessibile l’incontro con il Signore”. Benedetto XVI ha quindi ricordato con gioia il viaggio compiuto in Angola nel marzo 2009 e la prossima visita in Benin dal 18 al 20 novembre quando consegnerà al Popolo di Dio l'Esortazione apostolica, frutto del secondo Sinodo per l'Africa. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Na esperança de ‘fazer brilhar’”…
“Con la speranza ‘di mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo’ (Motu proprio Porta fidei)”, il Papa ricorda di aver deciso di proclamare un Anno delle fede, “perché la Chiesa intera possa offrire a tutti un volto più bello e credibile, riflesso più chiaro del volto del Signore”. I cristiani – sottolinea il Santo Padre - respirano lo spirito del loro tempo e subiscono la pressione dei costumi della società in cui vivono. E nel vivere quotidiano sono tre gli “scogli” sui quali naufragano molti cristiani di Angola e Sao Tomé:

“O primeiro é o chamado ‘amigamento’, que”…
Il primo scoglio è chiamato “amigamento”, ovvero una relazione tra uomo e donna, basata sulla convivenza e non fondata sul matrimonio, che contraddice il piano di Dio per la famiglia umana. Il limitato numero di matrimoni cattolici nelle comunità di Angola e Sao Tomé – aggiunge il Papa – è il segnale di “un’ipoteca” che grava sulla famiglia, “valore insostituibile per la stabilità" della società. Per questo bisogna aiutare le coppie ad acquisire la necessaria maturità umana e spirituale per rispondere responsabilmente alla loro missione di coniugi e genitori cristiani.

“Um segundo escolho na vossa obra de evangelização”…
Un secondo scoglio nella vostra opera di evangelizzazione – ricorda il Santo Padre rivolgendosi ai vescovi di Angola e Sao Tomé – riguarda una divisione lacerante: “il cuore dei battezzati – spiega il Papa - è ancora diviso tra cristianesimo e religioni tradizionali africane”. Il ricorso a pratiche incompatibili con la sequela di Cristo porta anche a conseguenze drammatiche, come l’esclusione sociale e anche l’assassinio di bambini e anziani, “condannati da falsi dettami della stregoneria”. Benedetto XVI, ricordando che “la vita umana è sacra in tutte le sue fasi”, esorta i vescovi dei due Paesi africani a continuare ad alzare la voce in favore delle vittime di queste pratiche.

"Por último, queria referir os resquícios de tribalismo étnico"…
Il Papa indica infine un altro scoglio, formato dai “resti del tribalismo etnico” che porta le comunità a chiudersi, a non accettare persone originarie di altre regioni del Paese. Nella Chiesa, come nuova famiglia di tutti coloro che credono in Cristo (cfr Mc 3, 31 -35), non c’è posto per alcun tipo di divisione: “Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida" – sottolinea il Papa ricordando le parole di Giovanni Paolo II nella Lettera “Novo millennio ineunte” - se vogliamo essere fedeli "al disegno di Dio e rispondere alle attese profonde del mondo”. Il legame di fraternità di credenti che condividono il Sangue e il Corpo di Cristo nell’Eucaristia – conclude il Papa – è più forte dei vincoli “delle nostre famiglie terrene e delle vostre tribù”.

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE
DI ANGOLA E
SÃO TOMÉ (C.E.A.S.T.)
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

Sala del Concistoro
Sabato, 29 ottobre 2011

 

Signor Cardinale,
Amati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,

Nella gioia della fede, il cui annuncio è il nostro servizio comune di Pastori, vi do il benvenuto a questo nostro incontro in occasione della vostra visita ad limina Apostolorum. Questa ha luogo dopo la mia visita a Luanda, nel marzo 2009, durante la quale ho potuto stare con voi e con voi celebrare Gesù Cristo in mezzo a un popolo che non si stanca di cercarlo, amarlo e servirlo con generosità e gioia. Serbo quel popolo nel cuore e, in un certo senso, attendevo la vostra visita per avere sue notizie. Ringrazio monsignor Gabriele Mbilingi, Arcivescovo di Lubango e Presidente della Conferenza Episcopale, per la presentazione delle vostre comunità, con le loro sfide e le loro speranze al momento presente e con la forza e i favori di cui il Cielo le la dotate. Il vostro aiuto reciproco e fraterno, la sollecitudine per il popolo di Dio in Angola e a São Tomé e Príncipe, l’unione con il Papa e il desiderio di restare fedeli al Signore sono per me fonte di profonda gioia e sentita azione di rendimento di grazie.

Voi, amati Fratelli, in virtù della missione apostolica ricevuta, siete in grado di introdurre il vostro popolo nel cuore del mistero della fede, incontrando la persona viva di Gesù Cristo. Nella speranza di «mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo» (Motu proprio Porta fidei, n. 2), ho deciso di proclamare un Anno della Fede, affinché l’intera Chiesa possa offrire a tutti un volto più bello e credibile, trasparenza più limpida del volto del Signore. Come giustamente ha sottolineato la Seconda Assemblea per l’Africa del Sinodo dei vescovi, i cui frutti, sotto la consueta forma di Esortazione Apostolica, spero di poter affidare a tutto il popolo di Dio nella mia prossima visita in Benin, «il primo e specifico contributo della Chiesa ai popoli d’Africa è la proclamazione del Vangelo di Cristo. Siamo perciò impegnati a continuare vigorosamente la proclamazione del Vangelo ai popoli d’Africa, perché «la vita in Cristo è il primo e principale fattore di sviluppo ... Infatti l’impegno a favore dello sviluppo proviene da quel cambiamento del cuore che deriva dalla conversione al Vangelo» (Messaggio conclusivo, n. 15). Non si tratta di annunciare «una parola consolatoria, ma dirompente, che chiama a conversione, che rende accessibile l’incontro con Lui, attraverso il quale fiorisce un’umanità nuova» (Esortazione Apostolica Verbum Domini, n. 93).

In verità, i cristiani respirano lo spirito del loro tempo e subiscono la pressione dei costumi della società in cui vivono: ma, attraverso la grazia del battesimo, sono chiamati a rinunciare alle tendenze dannose imperanti e a camminare controcorrente, guidati dallo spirito delle Beatitudini. In questa ottica, vorrei affrontare tre scogli, dove naufraga la volontà di molti abitanti dell’Angola e di São Tomé che hanno aderito a Cristo. Il primo è il cosiddetto «amigamento» (concubinato), che contraddice il piano di Dio per la procreazione e la famiglia umana. Il ridotto numero di matrimoni cattolici, nelle vostre comunità, indica un’ipoteca che grava sulla famiglia, della quale conosciamo il valore insostituibile per la stabilità dell’edificio sociale. Consapevole di questo problema, la vostra Conferenza Episcopale ha scelto il matrimonio e la famiglia come priorità pastorali del triennio in corso. Che Dio ricopra di frutti le iniziative per il bene di questa causa! Aiutate le coppie sposate ad acquisire la maturità umana e spirituale necessaria per assumere in modo responsabile la loro missione di coniugi e di genitori cristiani, ricordando loro che l’amore sponsale deve essere unico e indissolubile, come l’alleanza fra Cristo e la sua Chiesa. Questo tesoro prezioso deve essere salvaguardato, a ogni costo.

Un secondo scoglio nella vostra opera di evangelizzazione è il cuore dei battezzati ancora diviso fra il cristianesimo e le religioni tradizionali africane. Afflitti dai problemi della vita, non esitano a ricorrere a pratiche incompatibili con la sequela di Cristo (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2117). Effetto abominevole di ciò è l’emarginazione e persino l’uccisione di bambini e anziani, a cui sono condannati da falsi dettami di stregoneria. Ricordando che la vita umana è sacra in tutte le sue fasi e situazioni, continuate, cari vescovi, a alzare la vostra voce a favore delle sue vittime. Ma, trattandosi di un problema regionale, è opportuno uno sforzo congiunto delle comunità ecclesiali provate da questa calamità, cercando di determinare il significato profondo di tali pratiche, d’identificare i rischi pastorali e sociali da esse veicolati e di giungere a un metodo che conduca al suo definitivo sradicamento, con la collaborazione dei governi e della società civile.

Infine, vorrei parlare dei residui del tribalismo etnico percepibili negli atteggiamenti di comunità che tendono a chiudersi, non accettando persone originarie di altre parti della nazione. Esprimo il mio apprezzamento per quelli di voi che hanno accettato una missione pastorale fuori dai confini del proprio gruppo regionale e linguistico, e ringrazio i sacerdoti e le persone che vi hanno accolto e aiutato. Nella Chiesa, come nuova famiglia di tutti coloro che credono in Cristo (cfr. Mc 3, 31-35), non c’è posto per nessun tipo di divisione. «Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo» (Giovanni Paolo II, Lettera Novo Millennio ineunte, 43). Attorno all’altare, si riuniscono gli uomini e le donne di tribù, lingue e nazioni diverse che, condividendo lo stesso corpo e lo stesso sangue di Gesù Eucaristia, diventano fratelli e sorelle realmente consanguinei (cfr. Rom 8, 29). Questo vincolo di fratellanza è più forte di quello delle nostre famiglie terrene e di quello delle vostre tribù.

Vorrei concludere queste mie considerazioni con alcune parole che ho pronunciato all’arrivo a Luanda, nella suddetta visita: «Dio ha concesso agli esseri umani di volare, al di sopra delle loro tendenze naturali, con le ali della ragione e della fede. Se vi fate sollevare da queste ali, non vi sarà difficile riconoscere nell’altro un fratello, che è nato con gli stessi diritti umani fondamentali». Sì, amati pastori dell’Angola e di São Tomé e Príncipe, formate un popolo di fratelli, che da qui abbraccio e saluto.

Portate il mio saluto affettuoso a tutti i membri delle vostre Chiese particolari: ai vescovi emeriti, ai sacerdoti e ai seminaristi, ai religiosi e alle religiose, ai catechisti e agli animatori dei movimenti e a tutti i fedeli laici. Mentre vi affido alla protezione della Vergine Maria, tanto amata nelle vostre nazioni soprattutto nel santuario di Mamã Muxima, di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana

 

 

Webmaster: Amedeo Lomonaco - Sottofondo musicale: Agnus Dei