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DISCORSO
AI VESCOVI BRASILIANI |
Radio
Vaticana, 14 novembre 2009
Benedetto
XVI ai vescovi brasiliani: la difesa della vita appartiene
a tutti, credenti e non credenti
◊ Un
appello alla formazione delle coscienze è stato lanciato
stamani dal Papa durante il suo incontro con i vescovi
brasiliani della regione Sud 1, in Vaticano per la visita
ad Limina. Al centro del discorso di Benedetto XVI, il
fatto che la difesa della vita umana dal concepimento alla
morte naturale non appartenga solo ai cristiani ma ad ogni
coscienza umana che aspiri alla verità. Il servizio di Sergio
Centofanti.
Il Papa ha ricordato il ricco patrimonio cristiano del
popolo brasiliano ma sottolineando, nello stesso tempo, la
necessità urgente di educare le coscienze in un tempo che
vede crescere la violenza e il disprezzo della vita umana.
Missione della Chiesa è proprio quella di illuminare le
profondità del cuore umano per il bene dell’uomo. “La
questione della vita e della sua difesa e promozione –
ha aggiunto - non è prerogativa dei soli cristiani. Anche
se dalla fede riceve luce e forza straordinarie, essa
appartiene ad ogni coscienza umana che aspira alla verità”.
E il «popolo della vita» - ha rilevato – “gioisce di
poter condividere con tanti altri il suo impegno” perché
“la nuova cultura dell'amore e della solidarietà possa
crescere per il vero bene della città degli uomini”.
Oggi – ha spiegato – la vita umana, “dono di Dio
da accogliere nell’intimità amorosa del matrimonio tra
un uomo e una donna” è talora vista come un “mero
prodotto dell’uomo”. E’ l’attuale sfida della
bioetica “campo primario e cruciale della lotta
culturale tra l'assolutismo della tecnicità e la
responsabilità morale dell'uomo”: qui “si gioca
radicalmente la possibilità stessa di uno sviluppo umano
integrale. Si tratta – ha detto il Papa - di un ambito
delicatissimo e decisivo, in cui emerge con drammatica
forza la questione fondamentale: se l'uomo si sia prodotto
da se stesso o se egli dipenda da Dio. Le scoperte
scientifiche in questo campo e le possibilità di
intervento tecnico sembrano talmente avanzate da imporre
la scelta tra le due razionalità: quella della ragione
aperta alla trascendenza o quella della ragione chiusa
nell'immanenza”.
Il Papa cita Giobbe che in modo provocatorio chiama gli
animali a dire all’uomo Chi ha creato la vita; e la
Genesi laddove il Signore della vita afferma: “della
vita dell'uomo domanderò conto a suo fratello…perché
ad immagine di Dio Egli ha fatto l'uomo”. Benedetto XVI
invita infine i presuli a non stancarsi mai di lanciare
l’appello alle coscienze, anche “sperando contro ogni
speranza”, con la “ferma fiducia di chi sa di poter
contare sulla vittoria di Cristo”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL BRASILE (SUL 1)
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»
Sabato 14 novembre 2009
Signor
Cardinale,
Amati Arcivescovi
e Vescovi del Brasile,
Nel corso
della visita che state compiendo ad limina Apostolorum,
vi siete riuniti oggi nella Casa del Successore di Pietro,
che vi accoglie tutti a braccia aperte, amati Pastori del
Regionale Sul 1, nello Stato di São Paulo.
Lì si
trova quell'importante centro di accoglienza e di
evangelizzazione che è il Santuario di Nossa Senhora
Aparecida, dove ho avuto la gioia di recarmi
nel maggio 2007 per l'inaugurazione della V Conferenza
dell'Episcopato dell'America Latina e dei Caraibi.
Formulo voti affinché il seme allora gettato possa recare
validi frutti per il bene spirituale e anche sociale delle
popolazioni di questo promettente Continente, dell'amata
Nazione brasiliana e del vostro Stato Federale. Esse
"hanno diritto a una vita piena, propria dei figli di
Dio, con alcune condizioni più umane: liberi dalle
minacce della fame e da ogni forma di violenza" (Discorso
inaugurale, 13 maggio 2007, n. 4). Ancora una
volta, desidero ringraziare per tutto ciò che è stato
realizzato con così grande generosità e desidero
rinnovare il mio cordiale saluto a voi e alle vostre
diocesi, ricordando in modo particolare i sacerdoti, i
consacrati, le consacrate e i fedeli laici che vi aiutano
nell'opera di evangelizzazione e di animazione cristiana
della società.
Il vostro
popolo serba nel suo cuore un grande sentimento religioso
e nobili tradizioni, radicate nel cristianesimo, che si
esprimono in sentite e genuine manifestazioni religiose e
civili. Si tratta di un patrimonio ricco di valori, che
voi - come mostrano i vostri resoconti, e come monsignor
Nelson Westrupp ha riferito nel cordiale saluto che mi ha
appena rivolto a nome vostro - cercate di mantenere,
difendere, diffondere, approfondire e vivificare. Nel
rallegrarmi vivamente per tutto ciò, vi esorto a
proseguire in questa opera di costante e metodica
evangelizzazione, consapevoli che la formazione
autenticamente cristiana della coscienza è decisiva per
una profonda vita di fede e anche per la maturazione
sociale e il vero ed equilibrato benessere della comunità
umana.
In
effetti, per meritare il titolo di comunità, un gruppo
umano deve corrispondere, nella sua organizzazione e nei
suoi obiettivi, alle aspirazioni fondamentali dell'essere
umano. Per questo non è esagerato affermare che una vita
sociale autentica ha inizio nella coscienza di ognuno.
Poiché la coscienza ben formata porta a realizzare il
vero bene dell'uomo, la Chiesa, specificando qual è
questo bene, illumina l'uomo e, attraverso tutta la vita
cristiana, cerca di educare la sua coscienza.
L'insegnamento della Chiesa, per la sua origine - Dio -,
il suo contenuto - la verità - e il suo punto di appoggio
- la coscienza -, trova un'eco profonda e persuasiva nel
cuore di ogni persona, credente e persino non
credente. In concreto, "la questione della vita e
della sua difesa e promozione non è prerogativa dei soli
cristiani. Anche se dalla fede riceve luce e forza
straordinarie, essa appartiene a ogni coscienza umana che
aspira alla verità ed è attenta e pensosa per le sorti
dell'umanità.... Il "popolo della vita" gioisce
di poter condividere con tanti altri il suo impegno, così
che sempre più numeroso sia il "popolo per la
vita" e la nuova cultura dell'amore e della
solidarietà possa crescere per il vero bene della città
degli uomini" (Enciclica
Evangelium vitae, 25 marzo 1995, n. 101).
Venerati
Fratelli, parlate al cuore del vostro popolo, risvegliate
le coscienze, riunite le volontà in un'azione comune
contro la crescente ondata di violenza e il disprezzo
dell'essere umano. Quest'ultimo, da dono di Dio accolto
nell'intimità amorosa del matrimonio fra un uomo e una
donna, è passato a essere visto come un mero prodotto
umano. "Campo primario e cruciale della lotta
culturale tra l'assolutismo della tecnicità e la
responsabilità morale dell'uomo è oggi quello della bioetica,
in cui si gioca radicalmente la possibilità stessa di uno
sviluppo umano integrale. Si tratta di un ambito
delicatissimo e decisivo, in cui emerge con drammatica
forza la questione fondamentale: se l'uomo si sia
prodotto da se stesso o se egli dipenda da Dio. Le
scoperte scientifiche in questo campo e le possibilità di
intervento tecnico sembrano talmente avanzate da imporre
la scelta fra le due razionalità: quella della
ragione aperta alla trascendenza e quella della ragione
chiusa all'immanenza" (Enciclica Caritas
in veritate, 29 giugno 2009, n. 74). Giobbe, in
modo provocatorio, invita gli esseri irrazionali a rendere
la propria testimonianza: "Interroga pure le
bestie e ti insegneranno, gli uccelli del cielo e ti
informeranno; i rettili della terra e ti istruiranno, i
pesci del mare e ti racconteranno. Chi non sa, fra tutti
costoro, che la mano del Signore ha fatto questo? Egli ha
in mano l'anima di ogni vivente e il soffio di ogni essere
umano" (Gb 12, 7-10). La convinzione della
retta ragione e la certezza della fede per la quale la
vita dell'essere umano, dal concepimento fino alla morte
naturale, appartiene a Dio e non all'uomo, gli conferisce
quel carattere sacro e quella dignità personale che
suscita l'unico atteggiamento legale e morale corretto,
ossia, quello di profondo rispetto. Poiché il Signore
della vita ha detto: "Domanderò conto della
vita dell'uomo all'uomo, a ognuno di suo fratello....
perché a immagine di Dio è stato fatto l'uomo" (Gn
9, 5-6).
Miei
amati e venerati Fratelli, non possiamo mai scoraggiarci
nel nostro appello alla coscienza. Non saremmo seguaci
fedeli del nostro Divino Maestro se non sapessimo in tutte
le situazioni, anche quelle più difficili, restare saldi
"nella speranza contro ogni speranza" (Rm
4, 18). Continuate a lavorare per il trionfo della causa
di Dio, non con l'animo triste di chi avverte solo carenze
e pericoli, ma con la ferma fiducia di chi sa di poter
contare sulla vittoria di Cristo. Unita al Signore in modo
ineffabile è Maria, pienamente conforme a suo Figlio,
vincitore del peccato e della morte. Per intercessione di
Nossa Senhora Aparecida, imploro da Dio luce, conforto,
forza, intensità di propositi e realizzazioni per voi e
per i vostri più diretti collaboratori, e allo stesso
tempo vi imparto di cuore una particolare Benedizione
apostolica, che estendo a tutti i fedeli di ogni comunità
diocesana.
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