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UDIENZA AI VESCOVI DEL CANADA

Radio Vaticana, 5 maggio 2006

COMBATTERE IL LAICISMO DILAGANTE NEL CANADA CON LA RIEVANGELIZZAZIONE E IL DIALOGO INTERCONFESIONALE ED ECUMENICO: E’ L’OBIETTIVO DEI VESCOVI DEL CANADA IMPEGNATI NELLA VISITA AD LIMINA  

Sono iniziati questa mattina, in Vaticano, gli incontri dei vescovi del Canada con Benedetto XVI. La visita ad Limina dei presuli nordamericani durerà fino al 15 maggio e consentirà di presentare al Papa il panorama ecclesiale e sociale di una nazione grande e molto diversificata, al cui interno la Chiesa deve operare tra non poche difficoltà. Il servizio di Alessandro De Carolis.     

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Rimettere Cristo nel cuore del Canada perché il Canada sta dimenticando Cristo. Da qualche tempo, è questo l’imperativo dei vescovi del grande Paese nordamericano. Trenta milioni di abitanti in un territorio di 10 milioni di chilometri quadrati: l’83% dei canadesi si professa cristiano, la metà cattolico. Ma la quotidianità sociale parla d’altro. C’è un laicismo diffuso e crescente del quale i presuli locali riferiranno in questi giorni a Benedetto XVI, dopo aver messo a punto la visita ad Limina in un incontro di un mese fa. L’emblema della secolarizzazione che avanza è la scuola canadese, che si appresta a sostituire l’insegnamento religioso confessionale con un corso di etica e cultura religiosa. Anche il sistema dei valori di riferimento è stato contagiato dalla scristianizzazione, dilagante specialmente fra i giovani. Un processo iniziato negli anni Sessanta, in particolare nell’Ontario ma anche nella cattolica Québec. Oggi, si preme da alcune parti per il riconoscimento legale delle coppie di fatto mentre si vorrebbe “ridefinire” il matrimonio. E si discute sulla liceità della procreazione assistita o della clonazione umana.

La Chiesa canadese vive e testimonia in questo panorama, composito come la provenienza dei suoi abitanti. Poco più della metà sono inglesi, figli dei colonizzatori del “Grande Nord” insieme ai francesi, a loro volta oggi un terzo della popolazione totale. Ma sono una ventina le nazionalità del Canada del 21.mo secolo, con forti presenze di tedeschi, italiani, polacchi, olandesi. Senza contare, inoltre, la massiccia immigrazione che ogni anno riversa in Canada decine di migliaia di persone, dall’Asia alle Antille, nonostante le decise politiche di contenimento del governo federale. Una simile geografia “umana” comporta necessariamente una propensione al dialogo, che la Chiesa cattolica, soprattutto dal 1997, coltiva con la sua presenza in seno al Consiglio canadese delle Chiese, a fianco di altre denominazioni protestanti.  

Dai pionieri della fede - i Gesuiti francesi che a metà del Seicento portarono il Vangelo e competenze di agronomi nelle terre selvagge abitate dagli Uroni – fino ai vescovi e ai teologi che un mese fa, a Ottawa, hanno preso posizione contro l’eutanasia in difesa della vita umana, la Chiesa in Canada ha messo tra le priorità i suoi giovani, molti dei quali sanno poco o nulla del Vangelo. Una grande occasione di evangelizzazione viene ricordata con la GMG di Toronto, nel 2002. Ora, con grandi speranze si guarda, e già si lavora, al prossimo Congresso Eucaristico Internazionale di Quebéc 2008. In un Paese-mosaico di culture e religioni, valgono le parole sull’Eucaristia pronunciate da Benedetto XVI il 29 maggio 2005, al termine del Congresso eucaristico di Bari. “L’Eucaristia – disse il Papa in quell’occasione – è sacramento dell’unità. Ma purtroppo i cristiani sono divisi, proprio nel sacramento dell’unità. Tanto più dobbiamo, sostenuti dall’Eucaristia, sentirci stimolati a tendere con tutte le forze a quella piena unità che Cristo ha ardentemente auspicato nel Cenacolo. (…) Sono cosciente che per questo non bastano le manifestazioni di buoni sentimenti. Occorrono gesti concreti che entrino negli animi e smuovano le coscienze, sollecitando ciascuno a quella conversione interiore che è il presupposto di ogni progresso sulla via dell’ecumenismo”.

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