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UDIENZA
AI PRESULI UCRAINI |
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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 1 febbraio 2008
Prima visita
"ad Limina" dopo 70 anni dei vescovi
greco-cattolici dell'Ucraina. Benedetto XVI li esorta a
promuovere l'ecumenismo dell'amore
Promuovere
innanzitutto “l’ecumenismo dell’amore” perché
“il dialogo della carità illumina il dialogo della
verità”: è l’invito di Benedetto XVI ai vescovi
della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina ricevuti
stamane nella loro prima visita ad Limina dopo oltre 70
anni. A guidare i presuli ucraini il cardinale Lubomyr
Husar, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, che ha
presentato al Papa le sfide di questa Chiesa uscita dalla
lunga dittatura comunista. Il servizio di Sergio
Centofanti.
Il
cardinale Husar, nel suo indirizzo di saluto, ha
sottolineato che “la lunga prova della persecuzione e
della vita catacombale” ha reso la Chiesa ucraina
“forte nella testimonianza dell'unità nella diversità
e nella fedeltà al vescovo di Roma”. Ma anche oggi - ha
detto - tante sono le difficoltà da affrontare:
“l'aggiornamento al Concilio Vaticano Il da recuperare
il più rapidamente possibile”; lo sviluppo del Paese
“tornato all'indipendenza dopo secoli di divisioni”;
“il violento ed improvviso impatto con il mondo
occidentale secolarizzato”; il dramma di una vasta
migrazione; la ricostruzione spirituale, morale e
strutturale delle comunità cristiane “spesso povere di
mezzi materiali, eppur ricche di fede”; “la sofferenza
quotidiana per la divisione esistente fra … cristiani in
patria”.
Il Papa ha espresso la sua grande gioia di poter
ricevere i vescovi greco-cattolici ucraini nella prima
visita ad Limina dopo oltre 70 anni. L’ultima risaliva
al 1937. Li ha esortati a collaborare sempre più
intensamente in vista del comune impegno missionario,
affiancati dai sacerdoti:
“Incoraggiateli, venerati Fratelli, nelle varie
iniziative di aggiornamento a non inseguire le novità del
mondo, ma ad offrire alla società quelle risposte che
solo Cristo può dare alle attese di giustizia e di pace
del cuore umano. Per questo occorre un’adeguata
preparazione intellettuale e spirituale, che suppone un
itinerario formativo permanente, iniziato nei seminari,
dove la disciplina e la vita spirituale devono sempre
essere ben curate, e proseguito poi nel corso degli anni
di ministero”.
Ha quindi auspicato una unità di intenti della Chiesa
greco-cattolica con l’Episcopato latino del Paese nel
rispetto delle due diverse tradizioni. “E’ innegabile
– ha detto - che tale collaborazione dei due riti
farebbe crescere una maggiore sintonia dei cuori fra
quanti servono l'unica Chiesa”:
“E sono certo che, con tale disposizione
interiore, si potranno più facilmente lenire eventuali
malintesi, nella consapevolezza che ambedue i riti
appartengono all'unica Comunità Cattolica, e ambedue
hanno piena e uguale cittadinanza nell'unico Popolo
ucraino. In questa luce, sembrerebbe utile, venerati
Fratelli, che vi incontraste regolarmente, per esempio una
volta all’anno, con i Vescovi latini”.
Benedetto XVI ha poi parlato di alcune difficoltà
relative all’obbedienza dei religiosi e delle religiose
e la loro cooperazione alle necessità della Chiesa:
“Con la magnanimità di Pastori e la pazienza di
Padri, esortate questi fratelli e sorelle a difendere
instancabilmente l’indole ‘a-secolare’ della loro
peculiare vocazione. Aiutateli a coltivare lo spirito
delle Beatitudini e ad osservare fedelmente i voti di
povertà, castità e obbedienza con fedeltà evangelica,
perché possano rendere nella Chiesa quella tipica
testimonianza che a loro è richiesta”.
E difficoltà permangono anche a livello ecumenico nel
dialogo tra cattolici e ortodossi. Si tratta – ha
precisato il Papa – di “ostacoli concreti e oggettivi.
Non bisogna tuttavia perdersi di animo” – ha aggiunto
– “gli insuccessi, che sono da mettere sempre in
conto, non devono rallentare l'entusiasmo per perseguire
l'obiettivo voluto dal Signore: ‘Che tutti siano una
sola cosa’”:
“Ciò che, comunque, va innanzitutto promosso, è
l’ecumenismo dell’amore, che discende direttamente dal
comandamento nuovo lasciato da Gesù ai suoi discepoli.
L’amore accompagnato da gesti coerenti crea fiducia, fa
aprire i cuori e gli occhi. Il dialogo della carità per
sua natura promuove e illumina il dialogo della verità:
è infatti nella piena verità che si avrà l’incontro
definitivo a cui conduce lo Spirito di Cristo”.
Il Papa infine, dopo aver invitato i presuli a
“coinvolgere sempre più i fedeli laici nella vita della
Chiesa”, ha elevato a Dio “un commosso ringraziamento
per la rinascita” di questa comunità ecclesiale “dopo
il drammatico periodo della persecuzione” assicurando il
suo sostegno e il suo affetto per la “non facile
missione” a cui essa è chiamata.
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
AI PRESULI DELLA CHIESA GRECO-CATTOLICA DELL'UCRAINA
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"
Venerdì,
1 febbraio 2008
Beatitudine,
Venerati Fratelli nell'Episcopato,
sono
veramente lieto di accogliervi quest’oggi, a conclusione
della vostra visita ad limina Apostolorum.
Gravi ed oggettive ragioni vi hanno impedito di compiere
insieme questo pellegrinaggio alla Sede di Pietro.
L’ultima visita “ad limina” dei Vescovi
greco-cattolici risale al 1937. Ora, dopo che le vostre
rispettive Chiese hanno ritrovato la piena libertà, voi
siete qui a rappresentare comunità rinate e vibranti
nella fede, che mai hanno smesso di sentirsi in piena
comunione con il Successore di Pietro. Siate benvenuti,
carissimi Fratelli, in questa casa nella quale si è
sempre levata intensa ed incessante la preghiera per
l'amata Chiesa greco-cattolica in Ucraina. Nel venerato
Cardinale Lubomyr Husar, Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halyč,
che ringrazio per le toccanti espressioni di affetto che
mi ha rivolto a vostro nome, nell'Amministratore
Apostolico dell’Eparchia di Mukachevo di rito bizantino,
e in tutti voi, mi piace salutare le vostre rispettive
comunità, gli instancabili sacerdoti, i consacrati, le
consacrate e quanti con dedizione svolgono il ministero
pastorale al servizio del Popolo di Dio.
Dalle
relazioni circa la situazione delle vostre Eparchie ed
Esarcati ho potuto notare quanto grande sia il vostro
impegno a promuovere, consolidare e verificare
costantemente l'unità e la collaborazione all’interno
delle vostre comunità, per poter affrontare uniti le
sfide che vi interpellano come Pastori e che sono al
centro delle vostre preoccupazioni e dei vostri programmi
pastorali. Ammiro, pertanto, l’opera generosa e la
infaticabile testimonianza che offrite al vostro Popolo e
alla Chiesa. In tale sforzo pastorale e missionario vi
sono di necessario aiuto i sacerdoti, che il Buon Pastore
ha posto come collaboratori al vostro fianco. Profitto
volentieri dell’occasione per manifestare sincero
apprezzamento per la loro quotidiana azione apostolica.
Incoraggiateli, venerati Fratelli, nelle varie iniziative
di aggiornamento a non inseguire le novità del mondo, ma
ad offrire alla società quelle risposte che solo Cristo
può dare alle attese di giustizia e di pace del cuore
umano. Per questo occorre un’adeguata preparazione
intellettuale e spirituale, che suppone un itinerario
formativo permanente, iniziato nei seminari, dove la
disciplina e la vita spirituale devono sempre essere ben
curate, e proseguito poi nel corso degli anni di
ministero. Nei vivai di vocazioni, che sono appunto i
seminari, c’è bisogno di educatori e formatori
qualificati e competenti in ambito umano, scientifico,
dottrinale, ascetico e pastorale, per aiutare i futuri
presbiteri a crescere nella loro relazione personale con
Cristo, grazie ad una progressiva identificazione con Lui.
Solo così potranno assumere con spirito di autentico
servizio ecclesiale le responsabilità pastorali che il
Vescovo assegnerà loro.
In questa
prospettiva, vi esorto ad intensificare per i vostri
sacerdoti corsi di esercizi spirituali, di formazione e di
aggiornamento teologico e pastorale, se possibile in
collaborazione anche con l'Episcopato latino, rispettando
ciascuno le proprie tradizioni. E’ innegabile che tale
collaborazione dei due riti farebbe crescere una maggiore
sintonia dei cuori fra quanti servono l'unica Chiesa. E
sono certo che, con tale disposizione interiore, si
potranno più facilmente lenire eventuali malintesi, nella
consapevolezza che ambedue i riti appartengono all'unica
Comunità Cattolica, e ambedue hanno piena e uguale
cittadinanza nell'unico Popolo ucraino. In questa luce,
sembrerebbe utile, venerati Fratelli, che vi incontraste
regolarmente, per esempio una volta all’anno, con i
Vescovi latini.
Rilevante
importanza riveste la Vita Consacrata nelle Eparchie e
negli Esarcati a voi affidati e di questo insieme con voi
rendo grazie a Dio. Mi avete tuttavia informato che, al
riguardo, ci sono alcune difficoltà, specie nell'ambito
della formazione, per quanto concerne la responsabile
obbedienza dei religiosi e delle religiose e la loro
cooperazione alle necessità della Chiesa. Con la
magnanimità di Pastori e la pazienza di Padri, esortate
questi fratelli e sorelle a difendere instancabilmente
l’indole “a-secolare” della loro peculiare
vocazione. Aiutateli a coltivare lo spirito delle
Beatitudini e ad osservare fedelmente i voti di povertà,
castità e obbedienza con fedeltà evangelica, perché
possano rendere nella Chiesa quella tipica testimonianza
che a loro è richiesta.
Vi è
un’ulteriore preoccupazione che vi sta a cuore ed è
l'impegno ecumenico. Bisogna umilmente riconoscere che in
questo campo permangono ostacoli concreti e oggettivi. Non
bisogna tuttavia perdersi di animo di fronte alle
difficoltà, ma occorre proseguire il cammino avviato con
la preghiera e la paziente carità. D'altra parte, in
Ucraina da secoli ortodossi e cattolici cercano di tessere
un quotidiano, umile e sereno dialogo che abbraccia tanti
aspetti della vita. Gli insuccessi, che sono da mettere
sempre in conto, non devono rallentare l'entusiasmo per
perseguire l'obiettivo voluto dal Signore: “Che tutti
siano una sola cosa” (Gv 17,20). Qualche tempo
fa, incontrando
i Padri della Plenaria del Dicastero per la Promozione
dell'Unità dei Cristiani, osservavo come “ciò che,
comunque, va innanzitutto promosso, è l’ecumenismo
dell’amore, che discende direttamente dal comandamento
nuovo lasciato da Gesù ai suoi discepoli. L’amore
accompagnato da gesti coerenti crea fiducia, fa aprire i
cuori e gli occhi. Il dialogo della carità per sua natura
promuove e illumina il dialogo della verità: è infatti
nella piena verità che si avrà l’incontro definitivo a
cui conduce lo Spirito di Cristo” (Insegnamenti di
Benedetto XVI, II, 2, 2006, p. 632). Un valido
sostegno all’azione ecumenica può senz’altro offrire
l'Università cattolica ucraina.
Importante
è, inoltre, coinvolgere sempre più i fedeli laici nella
vita della Chiesa, perché rechino il loro apporto
specifico al bene comune della società ucraina. Ciò
esige, da parte vostra, una costante cura della loro
formazione mediante iniziative adeguate alla loro
vocazione laicale: essi potranno così concorrere
attivamente alla missione della Chiesa ed essere
“fermento” di Vangelo vivo nei vari ambienti della
società.
Venerati
Fratelli, l'odierno incontro, che avviene dopo oltre
settant'anni, ci permette di elevare insieme a Dio un
commosso ringraziamento per la rinascita della vostra
Chiesa, dopo il drammatico periodo della persecuzione. Mi
preme, in questa occasione, assicurarvi che il Papa vi
porta tutti nel suo cuore, con affetto vi accompagna
e vi sostiene nella vostra non facile missione. Vi chiedo
di trasmettere il mio cordiale saluto ai sacerdoti, vostri
primi collaboratori, ai religiosi e alle religiose, come
pure all’intero popolo cristiano, particolarmente ai
bambini, ai giovani, alle famiglie, ai malati e a quanti
si trovano in difficoltà. Per ciascuno assicuro un
ricordo nella preghiera, invocando su tutti la costante
protezione della celeste Madre di Dio e dei vostri santi
Patroni. Con affetto, infine, imparto una speciale
Benedizione Apostolica a voi, alle vostre Comunità e alla
cara popolazione dell’Ucraina.
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