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UDIENZA AD UN GRUPPO DI VESCOVI DEL MADAGASCAR

 

Fonte: Radio Vaticana

INIZIATA LA VISITA AD LIMINA DEI VESCOVI DEL MADAGASCAR, UN PAESE ALL’INIZIO DELLA SUA RINASCITA ISTITUZIONALE E SOCIALE

- Servizio di Alessandro De Carolis -  

Dopo Rwanda, Burundi, Sudafrica e Stati limitrofi, da oggi è la volta dei vescovi del Madagascar riunirsi a Roma per la visita ad Limina, un appuntamento che ha finora visto Benedetto XVI impegnato quasi esclusivamente sul versante africano. Oltre che a rappresentare il primo incontro con il nuovo Papa, la visita in Vaticano dell’episcopato malgascio è anche la prima dall’inizio degli Anni duemila: una nuova era che solo da poco ha visto l’isola africana imboccare la via di una non facile rinascita sociale e politica. Per comprendere meglio la situazione del Madagascar, ecco la scheda di Alessandro De Carolis:  

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Il nuovo secolo per il Madagascar è iniziato con qualche anno di ritardo. Solo quando è stato possibile arginare l’onda lunga del regime marxista di Didier Ratsiraka - che aveva dominato, tra alterne vicende, gli ultimi 25 anni della vita politica dell’isola – la Repubblica malgascia ha potuto iniziare a fare davvero i conti con le esigenze della democrazia. Da quasi due anni, la guida del Paese è nelle mani del presidente Ravalomanana, vincitore delle elezioni del 2001 ma solo dal 2002, con la fuga di Ratsiraka in Francia, effettivamente a capo di un governo in grado di realizzare le riforme di cui il Paese ha bisogno. Riforme che hanno visto, come misure principali, l’introduzione nel 2003 della moneta nazionale, l’ariary, al posto del franco malgascio, e la progressiva liberalizzazione dell’economia, compreso il risanamento dell’apparato amministrativo e giudiziario, per lunghi anni ricettacolo di corruzione.  

In questo contesto, la Chiesa locale è una delle parti attive, oltre che antiche – i primi tentativi missionari risalgono alla metà del Cinquecento - della rinascita del Madagascar. Nelle ultime due visite ad Limina dei vescovi malgasci – avvenute nel 1982 e poi nel ‘98 – Giovanni Paolo II spronò in particolare l’episcopato isolano alla formazione dei giovani, categoria sociale fondamentale per il Madagascar, se si considera che il tasso di natalità arriva al 50%, che la mortalità infantile raggiunge l’84%, mentre la speranza media di vita (dati 2001) supera di poco i 50 anni. Papa Wojtyla ribadì, tra l’altro, anche l’importanza dell’inculturazione e lodò, in occasione della seconda visita a Roma, anche i buoni rapporti di collaborazione esistenti nell’isola tra le diverse denominazioni cristiane. Del resto, in Madagascar i cristiani – che rappresentano il 23 % dei 16 milioni e mezzo di abitanti totali – quasi si equivalgono con i membri delle Chiese protestanti che arrivano al 18%. E tuttavia entrambe non raggiungono la metà dei credenti di una popolazione che per il 52% resta ancorata alla tradizione dei riti animisti. 

Guardando al presente e al futuro – attualità e speranze che da oggi sono oggetto di esame e di confronto al cospetto di Benedetto XVI – i vescovi del Madagascar sono impegnati nella ristrutturazione di varie diocesi secondo i principi dell’affinità culturale, geografica e amministrativa. La formazione religiosa, oltre agli spunti offerti dall’Anno dell’Eucaristia, punta anche su quelli offerti dall’Anno della Bibbia che si celebra in Africa. C’è poi l’impegno sociale, che vede da sempre la Chiesa malgascia in prima linea nel campo dell’educazione. A questo, si aggiunge l’istituzione di una Commissione di lotta all’AIDS e il gioco di sponda tra Chiesa e governo nella guerra alla povertà. Ma l’appoggio pieno che i vescovi avevano dato al presidente Ravalomanana all’indomani della sua elezione, durante i giorni bui e violenti del colpo di coda del dittatore sconfitto, si è raffreddato col tempo fino a trasformarsi in una critica presa di distanze. In particolare, quando l’episcopato malgascio, nella lettera pastorale del novembre 2003, ha espresso forti preoccupazioni per la situazione generale del Paese e, nello specifico, per un “uso strumentale” della religione da parte del capo dello Stato.

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Radio Vaticana, 11 giugno 2005

 

 

 

 

 

 

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