Articoli di Amedeo Lomonaco per la Radio Vaticana >>

 
 
Web www.ratzingerbenedettoxvi.com PageRankTop.com


AI VESCOVI IRACHENI (24 GENNAIO 2009)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Radio Vaticana 24 gennaio 2009

Benedetto XVI ai vescovi iracheni: fate valere presso le autorità i diritti umani e civili dei cristiani perché cessino le violenze contro di loro

Le autorità irachene difendano i diritti umani e civili dei cristiani in Iraq. E’ l’appello che Benedetto XVI ha lanciato durante l’udienza concessa questa mattina ai vescovi del Paese mediorientale, ricevuti durante la loro visita ad Limina. Il Papa ha ricordato in particolare la violenza che in più occasioni ha insanguinato la Chiesa irachena, ricordando che “il sangue dei martiri è una potente intercessione presso Dio”. Il servizio di Alessandro De Carolis:

La stola di mons. Ragheed Aziz Ganni, trucidato a Mosul il 3 giugno 2007 con tre diaconi dopo aver celebrato Messa. La casula di mons. Faraj Rahho, arcivescovo caldeo di Mosul trovato morto il 13 marzo 2008 dopo essere stato sequestrato 14 giorni prima. Ha commosso il Papa il dono dei paramenti liturgici appartenuti alle due vittime fattogli dai vescovi del Patriarcato caldeo. “Questo dono - ha detto nel riceverli - parla del loro supremo amore per Cristo e per la Chiesa”. Benedetto XVI ha mostrato grande attenzione e preoccupazione per la sorte delle comunità cattoliche dell’Iraq. Il ricordo di quelli che ha definito “martiri” si è accompagnato a una rinnovata richiesta di protezione per quei cristiani che invece vivono un’esistenza segnata da violenza e da una crescente emarginazione sociale:
 
“Je salue leur courage…
Saluto il loro coraggio e la perseveranza di fronte alle prove e alle minacce delle quali sono oggetto, in particolare in Iraq. La testimonianza che danno del Vangelo è un segno eloquente della vitalità della loro fede e della forza della loro speranza. Vi esorto a sostenere i fedeli a superare le difficoltà attuali e a far valere la loro presenza - appellandomi in particolare alle autorità responsabili per il riconoscimento dei loro diritti umani e civili - e li incoraggio ad amare la terra dei loro antenati, alla quale sono profondamente legati”.
 
I cristiani che vivono in Iraq, aveva ribadito poco prima il Pontefice, “sono cittadini a pieno titolo con diritti e doveri di tutti, senza distinzione di religione. Vorrei dare il mio sostegno agli sforzi di comprensione e di buone relazioni che avete scelto come strada comune per vivere sulla medesima terra che è sacra per tutti”. Parole cariche di intensità, dilatate in un richiamo alla pace che da troppo tempo manca nel Paese del Golfo:
 
“Je prie Dieu pour que…
Chiedo a Dio che uomini e donne di pace in questa regione amata mettano in comune le loro forze per porre fine alla violenza e consentire a tutti di vivere in sicurezza e nella comprensione reciproca!”.
 
Benedetto XVI si è rifatto alle antichissime radici cristiane della Chiesa caldea per ricordare che nella sua storia essa “ha sempre svolto un ruolo attivo e fecondo nella vita” delle nazioni nelle quali è presente. E oggi che “occupa un posto importante tra le varie componenti del vostro Paese”, la Chiesa caldea - ha insistito il Papa - “deve continuare questa missione al servizio del loro sviluppo umano e spirituale”. Le indicazioni del Pontefice per raggiungere questo obiettivo hanno riguardato tanto la promozione di “un elevato livello culturale dei fedeli, soprattutto giovani”, quanto una “adeguata formazione nei vari campi della conoscenza, sia religiosi e secolari”. Curate, ha aggiunto fra l’altro, l’unità episcopale in seno alla vostra Assemblea sinodale, la liturgia in base agli orientamenti del Vaticano II, i cristiani della diaspora, i rapporti ecumenici. E ancora, aspetto fondamentale, la solidarietà:
 
“Est-il important de développer…
E’ importante mettere a punto le opere di carità, in modo che il maggior numero di fedeli sia impegnato a servire i più poveri. So che in Iraq, nonostante i terribili momenti che ha attraversato e ancora vive, si sono sviluppate piccole opere di straordinaria carità, che fanno onore a Dio, la Chiesa e il popolo iracheno”.


 

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI VESCOVI CALDEI
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

Sabato, 24 gennaio 2009

   

Beatitudine,
Cari Fratelli nell'Episcopato,

mentre compite la vostra visita ad limina Apostolorum, è con grande gioia che accolgo voi, Pastori della Chiesa caldea, con il vostro Patriarca, Sua Beatitudine il Cardinale Emmanuel III Delly, che ringrazio per le cordiali parole che mi ha rivolto a nome vostro. Questa visita è un momento importante poiché permette di consolidare i vincoli di fede e di comunione con la Chiesa di Roma e con il Successore di Pietro. Mi dà anche l'opportunità di salutarvi molto cordialmente e, per mezzo di voi, di salutare tutti i fedeli della vostra venerabile Chiesa patriarcale, e di assicurarvi della mia preghiera ardente e della mia vicinanza spirituale, in questi momenti difficili che la vostra regione, e l'Iraq in particolare, sta vivendo.

Permettetemi di ricordare qui con emozione le vittime della violenza in Iraq nel corso di questi ultimi anni. Penso a Monsignor Paul Faraj Rahho, Arcivescovo di Mossul, a Padre Ragheed Aziz Ganni, e a tanti altri sacerdoti e fedeli della vostra Chiesa patriarcale. Il loro sacrificio è il segno del loro amore per la Chiesa e per il proprio paese. Prego Dio affinché gli uomini e le donne desiderosi di pace in questa amata regione uniscano le loro forze per far cessare la violenza e permettere così a tutti di vivere nella sicurezza e nella concordia reciproca! In questo contesto, è con emozione che ricevo il dono del piviale utilizzato da Monsignor Faraj Rahho nelle celebrazioni quotidiane della messa e la stola usata da Padre Ragheed Aziz Ganni. Questo dono parla del loro amore supremo per Cristo e per la Chiesa.

La Chiesa caldea, le cui origini risalgono ai primi secoli dell'era cristiana, ha una lunga e venerabile tradizione che esprime il suo radicamento nelle regioni d'Oriente, in cui è presente fin dalle sue origini, e anche il suo insostituibile contributo alla Chiesa universale, in particolare con i suoi teologi e i suoi maestri spirituali. La sua storia mostra anche quanto ha sempre partecipato in modo attivo e fecondo alla vita delle vostre nazioni.

Oggi la Chiesa caldea, che ha un posto importante fra le diverse componenti dei vostri paesi, deve proseguire questa missione al servizio del loro sviluppo umano e spirituale. A tal fine, è necessario promuovere un alto livello culturale dei fedeli, in particolare dei giovani. Una buona formazione nei diversi campi del sapere, sia religiosi sia profani, è un investimento prezioso per il futuro.

Intrattenendo relazioni cordiali con i membri delle altre comunità, la Chiesa caldea è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale di moderazione in vista dell'edificazione di una società nuova in cui ognuno potrà vivere nella concordia e nel rispetto reciproco. So che da sempre la convivenza fra la comunità musulmana e la comunità cristiana conosce incertezze. I cristiani, che da sempre abitano in Iraq, sono suoi cittadini a pieno titolo, con i diritti e i doveri di tutti, senza distinzione di religione. Desidero offrire il mio sostegno agli sforzi di comprensione e di buone relazioni che avete scelto come cammino comune per vivere in una stessa terra sacra per tutti.

Per compiere la sua missione, la Chiesa ha bisogno di rafforzare i suoi vincoli di comunione con il suo Signore che la riunisce e che la invia fra gli uomini. Questa comunione si deve innanzitutto vivere nella Chiesa, affinché la sua testimonianza sia credibile, come afferma Gesù stesso: "Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv 17, 21). Perciò, che la Parola di Dio sia sempre al centro dei vostri progetti e della vostra azione pastorale! È sulla fedeltà a questa parola che si costruisce l'unità fra tutti i fedeli, in comunione con i loro Pastori. In questa prospettiva, gli orientamenti del Concilio Vaticano II sulla liturgia daranno a tutti la possibilità di accogliere con sempre maggiori frutti i doni fatti dal Signore alla sua Chiesa nella liturgia e nei sacramenti.

Inoltre, nella vostra Chiesa patriarcale, l'Assemblea sinodale è una ricchezza innegabile che deve essere uno strumento privilegiato per contribuire a rendere più saldi ed efficaci i vincoli di comunione e a vivere la carità interepiscopale. Essa è il contesto in cui la corresponsabilità si realizza effettivamente, grazie a un'autentica collaborazione fra i suoi membri e a incontri regolari ben preparati che permettono di elaborare orientamenti pastorali comuni. Chiedo allo Spirito Santo di accrescere sempre più fra voi l'unità e la fiducia reciproca affinché il servizio pastorale che vi è stato affidato si realizzi pienamente per il bene più grande della Chiesa e dei suoi membri. D'altro canto, soprattutto in Iraq, la Chiesa caldea, che è maggioritaria, ha una responsabilità particolare nel promuovere la comunione e l'unità del Corpo mistico di Cristo. Vi incoraggio a proseguire i vostri incontri con i Pastori delle diverse Chiese sui iuris e anche con i responsabili delle altre Chiese cristiane, per dare un impulso all'ecumenismo.

In ogni eparchia, le diverse strutture pastorali, amministrative ed economiche contemplate dal diritto sono anche per voi aiuti preziosi per realizzare in modo effettivo la comunione all'interno delle comunità e favorire le collaborazioni.

Fra le urgenze a cui dovete far fronte, vi è la situazione dei fedeli che si devono confrontare ogni giorno con la violenza. Rendo omaggio al loro coraggio e alla loro perseveranza dinanzi alle prove e alle minacce di cui sono oggetto, soprattutto in Iraq. La testimonianza che rendono al Vangelo è un segno eloquente della vivacità della loro fede e della forza della loro speranza. Vi incoraggio vivamente a sostenere i fedeli per superare le difficoltà attuali e rafforzare la loro presenza, facendo appello in particolare alle Autorità responsabili per il riconoscimento dei loro diritti umani e civili, esortandoli anche ad amare la terra dei loro antenati, alla quale sono profondamente attaccati.

Il numero dei fedeli della diaspora non smette di aumentare, soprattutto dopo quanto accaduto di recente. Ringrazio tutti coloro che, in diversi paesi, partecipano all'accoglienza fraterna delle persone che, per un periodo di tempo, hanno dovuto purtroppo lasciare l'Iraq. Sarebbe bene che i fedeli caldei che vivono al di là dei confini nazionali, mantenessero e intensificassero i loro vincoli con il proprio Patriarcato, affinché non siano separati dal loro centro di unità. È indispensabile che i fedeli conservino la loro identità culturale e religiosa e che i più giovani scoprano e apprezzino la ricchezza del patrimonio della loro Chiesa patriarcale. In questa prospettiva, l'assistenza spirituale e morale, di cui i fedeli sparsi nel mondo hanno bisogno, deve essere attentamente presa in considerazione dai Pastori, in rapporto fraterno con i Vescovi delle Chiese locali in cui si trovano. Saranno anche attenti a far sì che i futuri sacerdoti, compresi quelli formati nella diaspora, apprezzino e consolidino i vincoli con la loro Chiesa patriarcale.

Desidero infine salutare affettuosamente i sacerdoti, i diaconi, i seminaristi, i religiosi e le religiose e tutte le persone che si dedicano insieme a voi all'annuncio del Vangelo. Che tutti, sotto la vostra guida paterna, rendano una testimonianza viva della loro unità e della fraternità che li riunisce!

Conosco il loro attaccamento alla Chiesa e il loro zelo apostolico. Li invito ad approfondire sempre più il loro attaccamento a Cristo e a proseguire coraggiosamente nel loro impegno al servizio della Chiesa e della sua missione. Siate per i vostri sacerdoti padri, fratelli e amici, preoccupandovi in modo particolare di offrire loro una formazione iniziale e permanente salda e anche invitandoli, con le vostre parole e con il vostro esempio, a restare accanto alle persone nel bisogno o in difficoltà, ai malati e ai sofferenti.

La testimonianza di carità disinteressata della Chiesa verso tutti coloro che sono nel bisogno, senza distinzione di origine o di religione, non può che favorire l'espressione della solidarietà di tutte le persone di buona volontà. Perciò è importante sviluppare le opere di carità, affinché il maggior numero di fedeli si possa impegnare concretamente nel servizio ai più poveri. So che in Iraq, nonostante i terribili momenti che avete attraversato e che ancora vivete, si sono sviluppate piccole opere di una straordinaria carità, che fanno onore a Dio, alla Chiesa e al popolo iracheno.
Beatitudine, cari Fratelli nell'Episcopato, vi auguro di proseguire con coraggio e speranza la vostra missione al servizio del popolo di Dio che vi è stato affidato. La preghiera e l'aiuto dei vostri fratelli nella fede e di molti uomini di buona volontà in tutto il mondo vi accompagnino affinché il volto d'amore di Dio possa continuare a risplendere sul popolo iracheno che sta conoscendo tante sofferenze. Agli occhi del credente, queste ultime, unite al sacrificio di Cristo, divengono elementi di unione e di speranza. Allo stesso modo, il sangue dei martiri di questa terra è un'intercessione eloquente dinanzi a Dio. Portate ai vostri diocesani il saluto e l'incoraggiamento affettuoso del Successore di Pietro. Affidando ognuno di voi all'intercessione materna della Vergine Maria, Madre della speranza, vi imparto di tutto cuore una particolare Benedizione Apostolica, che estendo ai sacerdoti, ai diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli della Chiesa caldea.

 

 

 

Webmaster: Amedeo Lomonaco  Sottofondo: Nunc scio vere