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AI
VESCOVI DI RECENTE NOMINA (11 settembre 2010) |
Il Papa ai
nuovi vescovi: servite la Chiesa con amore senza seguire
le categorie mondane
◊ L’episcopato
è un servizio d’amore: è quanto sottolineato da
Benedetto XVI nel discorso di stamani, a Castel Gandolfo,
ai vescovi di recente nomina, che hanno partecipato al
Corso promosso dalla Congregazione per
l’Evangelizzazione dei Popoli. Il Papa ha quindi
esortato i presuli a non considerare il proprio ministero
secondo categorie mondane. L’indirizzo di saluto al
Pontefice è stato rivolto dal cardinale Ivan Dias,
prefetto di “Propaganda Fide”. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
“La vita del vescovo – ha affermato Benedetto XVI
– dev’essere un’oblazione continua a Dio per la
salvezza della sua Chiesa” e “delle anime che gli sono
state affidate”. Il Papa ha assicurato che la “Chiesa
pone non poche speranze” nei nuovi vescovi ed ha rivolto
un pensiero particolare a quanti tra loro “vivono la
propria fede in contesti non facili” dove a volte si
verificano “forme di persecuzione”. Il Papa si è
soffermato sul dono personale a Dio e ai fedeli, “vera
dignità del vescovo”, ed ha messo in guardia da
fraintendimenti del ministero episcopale:
“L'episcopato, infatti, - come il presbiterato -
non va mai frainteso secondo categorie mondane. Esso è
servizio d’amore. Il Vescovo è chiamato a servire la
Chiesa con lo stile del Dio fatto uomo, diventando sempre
più pienamente servo del Signore e servo dell’umanità”.
Ha così messo l’accento sul “dovere primario
dell’annuncio, accompagnato dalla celebrazione dei
Sacramenti”, e che va sempre rafforzato dalla
testimonianza della vita:
“Quanti sono chiamati al ministero della
predicazione devono credere nella forza di Dio che
scaturisce dai Sacramenti e che li accompagna nel compito
di santificare, governare e annunciare; devono credere e
vivere quanto annunciano e celebrano”.
Ma dove il vescovo può dunque trovare la forza per
guidare il proprio gregge, per proclamare la Buona
Novella?
“Per imitare il Cristo, occorre dedicare un
adeguato tempo a ‘stare con lui’ e contemplarlo
nell’intimità orante del colloquio cuore a cuore. Stare
frequentemente alla presenza di Dio, essere uomo di
preghiera e di adorazione: a questo anzitutto è chiamato
il Pastore”.
So, ha detto ancora il Papa, che le Comunità a voi
affidate si trovano, “alle ‘frontiere’ religiose,
antropologiche e sociali, e, in molti casi, sono presenza
minoritaria”. In questi contesti, ha riconosciuto, “la
missione di un vescovo è particolarmente impegnativa”.
Ma, è stata la sua esortazione, “è proprio in tali
circostanze che, attraverso il vostro ministero, il
Vangelo può mostrare tutta la sua potenza salvifica”:
“Non dovete cedere al pessimismo e allo
scoraggiamento, perché è lo Spirito Santo che guida la
Chiesa e le dà, con il suo soffio possente, il coraggio
di perseverare e anche di cercare nuovi metodi di
evangelizzazione, per raggiungere ambiti finora
inesplorati. La verità cristiana è attraente e
persuasiva proprio perché risponde al bisogno profondo
dell’esistenza umana, annunciando in maniera convincente
che Cristo è l’unico Salvatore di tutto l’uomo e di
tutti gli uomini”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI VESCOVI DI RECENTE NOMINA PARTECIPANTI
AL SEMINARIO DI AGGIORNAMENTO PROMOSSO DALLA
CONGREGAZIONE PER L’EVANGELIZZAZIONE DEI POPOLI
Sala degli
Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
Sabato, 11 settembre 2010
Cari
Fratelli nell’Episcopato,
Sono
lieto di accogliervi e vi saluto con grande affetto, in
occasione del corso di aggiornamento che la Congregazione
per l’Evangelizzazione dei Popoli ha promosso per
voi, Vescovi di recente nomina. Queste giornate di
riflessione a Roma, per approfondire i compiti del vostro
ministero e per rinnovare la professione della vostra fede
sulla tomba di san Pietro, sono anche una singolare
esperienza della collegialità, fondata sull’ordinazione
episcopale e sulla comunione gerarchica. Questa esperienza
di fraternità, di preghiera e di studio presso la Sede
Apostolica accresca in ciascuno di voi la comunione con il
Successore di Pietro e con i vostri Confratelli, con i
quali condividete la sollecitudine per tutta la Chiesa.
Ringrazio il Cardinale Ivan Dias per le sue cordiali
parole, come pure Mons. Segretario e Mons. Segretario
Aggiunto che, unitamente ai collaboratori del Dicastero,
hanno organizzato questo simposio.
Su di
voi, cari Fratelli, chiamati da poco al ministero
episcopale, la Chiesa pone non poche speranze, e vi segue
con la preghiera e con l’affetto. Anch’io voglio
assicurarvi la mia spirituale vicinanza nel vostro
quotidiano servizio al Vangelo. Conosco le sfide che
dovete affrontare, specialmente nelle comunità cristiane
che vivono la propria fede in contesti non facili, dove,
oltre a varie forme di povertà, si verificano talvolta
forme di persecuzione a causa della propria fede
cristiana. A voi spetta il compito di alimentare la loro
speranza, di condividere le loro difficoltà, ispirandovi
alla carità di Cristo che consiste nell’attenzione,
tenerezza, compassione, accoglienza, disponibilità e
interesse ai problemi della gente, per la quale si è
disposti a spendere la vita (cfr Benedetto XVI, Messaggio
per la Giornata Missionaria Mondiale 2008, n. 2).
In ogni
vostro compito siete sostenuti dallo Spirito Santo, che
nell’Ordinazione vi ha configurati a Cristo, sommo ed
eterno Sacerdote. Infatti, il ministero episcopale lo si
comprende solo a partire da Cristo, la sorgente dell'unico
e supremo Sacerdozio, del quale il Vescovo è reso
partecipe. Egli, pertanto, "si impegnerà ad assumere
uno stile di vita che imiti la kénosis di Cristo
servo, povero e umile, in modo che l'esercizio del
ministero pastorale sia in lui un riflesso coerente di Gesù,
Servo di Dio, e lo induca ad essere come Lui vicino a
tutti, dal più grande al più piccolo" (Giovanni
Paolo II, Esort. ap. Pastores
gregis, 11). Ma, per imitare il Cristo, occorre
dedicare un adeguato tempo a "stare con lui" e
contemplarlo nell’intimità orante del colloquio cuore a
cuore. Stare frequentemente alla presenza di Dio, essere
uomo di preghiera e di adorazione: a questo anzitutto è
chiamato il Pastore. Attraverso la preghiera egli, come
dice la Lettera agli Ebrei, (cfr 9,11-14), diventa
vittima ed altare, per la salvezza del mondo. La vita del
Vescovo dev’essere un'oblazione continua a Dio per la
salvezza della sua Chiesa, e specialmente per la salvezza
delle anime che gli sono state affidate.
Questa
oblatività pastorale costituisce anche la vera dignità
del Vescovo: essa gli deriva dal farsi servo di tutti,
fino a dare la propria vita. L'episcopato, infatti, - come
il presbiterato - non va mai frainteso secondo categorie
mondane. Esso è servizio d’amore. Il Vescovo è
chiamato a servire la Chiesa con lo stile del Dio fatto
uomo, diventando sempre più pienamente servo del Signore
e servo dell’umanità. Egli è soprattutto servitore e
ministro della Parola di Dio, la quale è anche la sua
vera forza. Il dovere primario dell’annuncio,
accompagnato dalla celebrazione dei sacramenti,
specialmente dell’Eucaristia, scaturisce dalla missione
ricevuta, come sottolinea l’Esortazione apostolica Pastores
gregis: "Se il dovere di annunciare il
Vangelo è proprio di tutta la Chiesa e di ogni suo
figlio, lo è a titolo speciale dei Vescovi i quali, nel
giorno della sacra Ordinazione che li immette nella
successione apostolica, assumono come impegno precipuo
quello di predicare il Vangelo e di predicarlo invitando
gli uomini alla fede nella fortezza dello Spirito e
rafforzandoli nella vivezza della fede" (n. 26). Di
questa Parola di salvezza, il Vescovo deve nutrirsi
abbondantemente, ponendosi in continuo ascolto di essa,
come dice sant’Agostino: "Anche se siamo pastori,
il pastore ascolta con tremore non soltanto quanto viene
rivolto ai pastori, ma ciò che viene indirizzato al
gregge" (Discorso 47, 2). Allo stesso tempo,
l’accoglienza e il frutto della proclamazione della
Buona Novella sono strettamente legati alla qualità della
fede e della preghiera. Quanti sono chiamati al ministero
della predicazione devono credere nella forza di Dio che
scaturisce dai Sacramenti e che li accompagna nel compito
di santificare, governare e annunciare; devono credere e
vivere quanto annunciano e celebrano. A tale proposito,
risultano attuali le parole del Servo di Dio Paolo VI:
"La testimonianza della vita è divenuta più che mai
una condizione essenziale per l’efficacia profonda della
predicazione" (Esort. ap. Evangelii
nuntiandi, 76).
So che le
Comunità a voi affidate si trovano, per così dire, alle
"frontiere" religiose, antropologiche e sociali,
e, in molti casi, sono presenza minoritaria. In questi
contesti la missione di un Vescovo è particolarmente
impegnativa. Ma è proprio in tali circostanze che,
attraverso il vostro ministero, il Vangelo può mostrare
tutta la sua potenza salvifica. Non dovete cedere al
pessimismo e allo scoraggiamento, perché è lo Spirito
Santo che guida la Chiesa e le dà, con il suo soffio
possente, il coraggio di perseverare e anche di cercare
nuovi metodi di evangelizzazione, per raggiungere ambiti
finora inesplorati. La verità cristiana è attraente e
persuasiva proprio perché risponde al bisogno profondo
dell’esistenza umana, annunciando in maniera convincente
che Cristo è l’unico Salvatore di tutto l’uomo e di
tutti gli uomini. Questo annuncio resta valido oggi come
lo fu all’inizio del cristianesimo, quando si operò la
prima grande espansione missionaria del Vangelo.
Cari
Fratelli nell’Episcopato! È nella potenza dello Spirito
Santo che voi avete la sapienza e la forza di rendere le
vostre Chiese testimoni di salvezza e di pace. Egli vi
guiderà sui sentieri del vostro ministero episcopale, che
affido alla materna intercessione di Maria Santissima,
Regina degli Apostoli. Da parte mia, vi accompagno con la
preghiera e con un’affettuosa Benedizione Apostolica,
che imparto ad ognuno di voi e a tutti i fedeli delle
vostre Comunità.
©
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