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INCONTRO
CON I VESCOVI TEDESCHI (10 NOVEMBRE 2006)
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Fonte,
Radio Vaticana, 10 novembre 2006
NON
AVERE PAURA DI CONFRONTARSI CON UNA SOCIETA’
SECOLARIZZATA: E’
L’ESORTAZIONE DI BENEDETTO XVI AD UN GRUPPO DI VESCOVI
TEDESCHI, IN VISITA AD LIMINA. IL PAPA HA SOTTOLINEATO
CHE, FORTI DELLA PROPRIA SPERANZA, I
CRISTIANI DEVONO SAPER DIALOGARE CON I CREDENTI DELLE
ALTRE RELIGIONI, A PARTIRE DAI MUSULMANI
-
A cura di Gloria Fontana e Alessandro Gisotti -
La
Chiesa tedesca deve rendere visibile “la forza e la
bellezza delle fede cattolica” di fronte alla “grande
sfida posta dal perdurante processo di
secolarizzazione”: è l’esortazione che Benedetto XVI
ha rivolto stamani ad un gruppo di presuli tedeschi,
ricevuti in Vaticano in occasione della Visita ad Limina.
Il Papa ha ricordato le due visite nella sua terra natale,
a Colonia per la GMG e in Baviera, lo scorso settembre.
Quindi, ha ribadito che i cristiani, forti della speranza
del Vangelo, devono saper dialogare con gli appartenenti
alle altre religioni, a partire dai fedeli musulmani. Il
servizio di Alessandro Gisotti:
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I
cristiani non devono avere paura “di un confronto
spirituale con una società dietro la cui apparente
superiorità intellettuale si nasconde in realtà un certo
sgomento di fronte alle domande ultime
dell’esistenza”. E’ l’esortazione di Benedetto XVI
ai presuli tedeschi, chiamati dal Papa ad affrontare
coraggiosamente come una “sfida provvidenziale” la
situazione di una “cultura dominata dalla
secolarizzazione” che la Germania condivide con tutto il
mondo occidentale. Una condizione, ha rilevato il
Pontefice, “nella quale Dio tende a scomparire sempre più
dalla coscienza pubblica”, mentre “l’unicità
dell’immagine di Cristo sbiadisce e i valori formati
alla tradizione ecclesiale perdono sempre più
efficacia”. Per il fedeli, ha detto il Papa, diventa
dunque “sempre più difficile ed aumenta la varietà di
scelta nei progetti di vita e nei modi di vivere”. Di
qui, lo “scoraggiamento” e la “rassegnazione” di
molti fedeli. Atteggiamenti, ha avvertito il Papa, che
“impediscono la testimonianza del Vangelo di Cristo che
libera e salva”.
D’altro
canto, ha proseguito, “molti tornano ad interrogare e a
guardare con speranza il messaggio cristiano e si
aspettano da noi risposte convincenti”. E la Chiesa, ha
ribadito, ha risposte che si sono dimostrate valide
“nelle discussioni spirituali di due millenni”. La
loro valenza, ha aggiunto il Papa, è “duratura” perché
attinge dal “Vangelo del logos
diventato Uomo”. Rafforzati da questa coscienza, ha
spiegato, i cristiani sono in grado di “affrontare in
dialogo chiunque” li interroghi “sul motivo della
speranza che riempie” tutti noi. E ciò, ha precisato,
“vale anche per i nostri rapporti con gli appartenenti
ad altre religioni, soprattutto con quei tanti musulmani
che vivono in Germania”, verso i quali “ci poniamo con
rispetto e benevolenza”. I musulmani, ha affermato,
“che con tanta serietà rimangono attaccati alle loro
convinzioni ed ai loro riti, hanno il diritto alla nostra
umile e determinata testimonianza di Gesù Cristo”.
Benedetto
XVI ha riconosciuto che “per rendere questa
testimonianza in maniera credibile” è “necessario un
grande impegno”. Per questo, ha auspicato che “in quei
luoghi in cui esiste una numerosa popolazione musulmana,
siano a disposizione interlocutori cattolici con le
indispensabili conoscenze linguistiche e di storia
religiosa, che li mettano in grado di affrontare un
dialogo con i musulmani”. D’altra parte, è stato il
suo avvertimento, “è chiaro che un tale dialogo
presupponga, innanzitutto, una profonda conoscenza della
propria fede cattolica”.
Ha
così rivolto il pensiero ad un tema particolarmente a
cuore ai fedeli: il rapporto tra sacerdoti e laici “nel
compimento della missione della Chiesa”. Nella nostra
cultura secolare, ha detto Benedetto XVI “ci rendiamo
conto sempre più di quanto sia importante, la
collaborazione attiva dei laici per la vita della
Chiesa”. Tuttavia, ha proseguito, proprio “perché la
testimonianza attiva dei laici è così importante, è
anche importante che i ruoli specifici dei diversi carismi
non siano confusi”. Di fronte alla “richiesta da parte
dei laici di esercitare ruoli di guida in ambito
pastorale”, il Papa ha sottolineato che “non dobbiamo
discutere le questioni che ne derivano soltanto alla luce
dell’opportunità pastorale”, perché in questo caso
“si tratta di verità della fede e più precisamente
della struttura sacramentale e gerarchica della Chiesa,
istituita da Gesù Cristo”. Solo il Sacramento
dell’ordinazione, ha avvertito, “abilita il
beneficiario a parlare ed agire in
persona Christi”.
Il
Papa si è così soffermato sull’insegnamento della
religione e sulla formazione dei cattolici adulti. Ambiti,
ha sottolineato, che richiedono un’attenzione
particolare da parte dei vescovi. In particolare,
Benedetto XVI ha sottolineato che la capacità di rendere
accessibile “l’unità e la comprensione dei contenuti
della fede è un aspetto determinante nell’approvazione
dei libri di testo per l’insegnamento della
religione”. Non meno importante, ha proseguito, è la
“fedeltà degli insegnanti alla fede della Chiesa e alla
loro partecipazione alla vita liturgica e pastorale delle
parrocchie”.
Il
Papa ha poi messo l’accento sull’importanza di una
adeguata formazione nei seminari, soprattutto in un tempo
nel quale i candidati al sacerdozio “non vengono più da
un ambiente tradizionale cattolico”. Proprio dalla
formazione dei sacerdoti, è stata la riflessione del
Papa, dipende sostanzialmente “la trasmissione integrale
e autentica della fede”. Ha così ribadito che la
“fedeltà al depositum
fidei, come presentato dal Magistero della Chiesa,
rappresenta il presupposto imprescindibile per una ricerca
ed un insegnamento teologici seri”. Il Papa non ha poi
mancato di richiamare l’attenzione dell’episcopato
tedesco sull’Università cattolica di Eichstätt-Ingolstadt,
che ha detto “dovrebbe essere riconosciuta come impegno
comune di tutte le diocesi tedesche” e non solo di
quelle bavaresi.
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DISCORSO DEL SANTO PADRE
Meine
Herren Kardinäle!
Liebe Brüder im Bischofsamt!
Willkommen
im Hause des Nachfolgers Petri! In der Freude am Glauben,
dessen Verkündigung unser gemeinsamer Hirtendienst ist,
begrüße ich Euch zu dieser Begegnung der ersten Gruppe
deutscher Bischöfe anläßlich des ad limina
Besuchs. Ich freue mich, mit Euch nach meinen
Deutschlandbesuchen zum Weltjugendtag 2005 und kürzlich
im September, bei denen ich vielen von Euch wenigstens
kurz begegnen konnte, hier zusammenzukommen, um mit Euch
einen Blick auf die Lage der Kirche in unserer Heimat zu
werfen. Ich brauche es gewiß nicht eigens zu sagen: Die
Katholiken in den deutschen Diözesen und überhaupt alle
Christen in unserem Land liegen mir am Herzen. Täglich
bete ich um den Segen Gottes für das deutsche Volk und für
alle in unserer Heimat lebenden Menschen. Möge die große
Liebe Gottes die Herzen aller berühren und verwandeln!
– Ich bin dankbar, daß ich in den Einzelgesprächen mit
Euch nicht nur unsere persönliche Freundschaft und
Verbundenheit vertiefen kann, sondern vieles über die
Lage in Euren Bistümern lernen darf. In den beiden Reden,
mit denen wir die persönlichen Begegnungen beschließen,
möchte ich einige Aspekte des kirchlichen Lebens
hervorheben, die mir in dieser unserer geschichtlichen
Stunde besonders am Herzen liegen.
Die
Bundesrepublik Deutschland teilt mit der ganzen westlichen
Welt die Situation einer von der Säkularisierung geprägten
Kultur, in der Gott immer mehr aus dem öffentlichen Bewußtsein
verschwindet, die Einzigkeit der Gestalt Christi verblaßt
und die von der kirchlichen Tradition geformten Werte
immer mehr an Wirkkraft verlieren. So wird auch für den
einzelnen der Glaube schwieriger; die Beliebigkeit an
Lebensentwürfen und Lebensgestaltungen nimmt zu. Dieser
Situation sehen sich Hirten wie Gläubige der Kirche gegenübergestellt.
Nicht wenige hat deshalb Mutlosigkeit und Resignation
befallen, Haltungen, die das Zeugnis für das befreiende
und rettende Evangelium Christi hindern. Ist das
Christentum nicht am Ende doch auch nur eines von vielen
anderen Angeboten zur Sinnstiftung? So fragt sich manch
einer. Zugleich aber schauen angesichts der Brüchigkeit
und Kurzlebigkeit der meisten dieser Angebote viele wieder
fragend und hoffend auf die christliche Botschaft und
erwarten von uns überzeugende Antworten.
Ich denke,
die Kirche in Deutschland muß die so angedeutete
Situation als providentielle Herausforderung erkennen und
sich ihr mutig stellen. Wir Christen brauchen keine Angst
vor der geistigen Konfrontation mit einer Gesellschaft zu
haben, hinter deren zur Schau gestellter intellektueller
Überlegenheit sich doch Ratlosigkeit angesichts der
letzten existentiellen Fragen verbirgt. Die Antworten, die
die Kirche aus dem Evangelium des menschgewordenen Logos
schöpft, haben sich fürwahr in den geistigen
Auseinandersetzungen zweier Jahrtausende bewährt; sie
sind von bleibender Gültigkeit. Von diesem Bewußtsein
bestärkt können wir zuversichtlich all denen Rede und
Antwort stehen, die uns nach dem Grund der Hoffnung fragen,
die uns erfüllt (vgl. 1 Petr 3, 15). Dies gilt
auch für unseren Umgang mit den Angehörigen anderer
Religionen, vor allem den vielen Muslimen, die in
Deutschland leben, und denen wir mit Respekt und
Wohlwollen begegnen. Gerade sie, die an ihren religiösen
Überzeugungen und Riten meist mit großem Ernst
festhalten, haben ein Recht auf unser demütiges und
festes Zeugnis für Jesus Christus. Um dieses mit Überzeugungskraft
abzulegen, bedarf es freilich ernster Bemühungen. Deshalb
sollten an Orten mit zahlreicher muslimischer Bevölkerung
katholische Ansprechpartner zur Verfügung stehen, die die
entsprechenden sprachlichen und religionsgeschichtlichen
Kenntnisse besitzen, die sie zum Gespräch mit Muslimen
befähigen. Ein solches Gespräch setzt freilich
zuallererst eine solide Kenntnis des eigenen katholischen
Glaubens voraus.
Damit ist
ein anderes – ganz zentrales – Thema angeschlagen: das
des Religionsunterrichts, der katholischen Schulen und der
katholischen Erwachsenenbildung. Dieser Bereich erfordert
neue und besondere Aufmerksamkeit seitens der Oberhirten.
Da geht es zunächst um die Curricula für den Religionsunterricht,
die es am Katechismus der Katholischen Kirche
auszurichten gilt, damit im Laufe der Schulzeit das Ganze
des Glaubens und der Lebensvollzüge der Kirche vermittelt
wird. In der Vergangenheit wurde nicht selten der Inhalt
der Katechese gegenüber den didaktischen Methoden in den
Hintergrund gedrängt. Die ganzheitliche und verständliche
Vergegenwärtigung der Glaubensinhalte ist ein
entscheidender Gesichtspunkt bei der Genehmigung von Lehrbüchern
für den Religionsunterricht. Nicht minder wichtig ist
auch die Treue der Lehrenden zum Glauben der Kirche und
ihre Teilnahme am liturgischen und pastoralen Leben der
Pfarreien oder kirchlichen Gemeinschaften, in deren Gebiet
sie ihren Beruf ausüben. In den katholischen Schulen
kommt es darüber hinaus darauf an, daß Einführung in
katholische Weltsicht und Glaubenspraxis sowie
ganzheitliche religiöse Persönlichkeitsbildung nicht nur
im Religionsunterricht sondern im gesamten Schulalltag –
nicht zuletzt durch das persönliche Zeugnis der Lehrer
– überzeugend vermittelt werden. Eine ähnliche
Bedeutung kommt den vielfältigen Institutionen und
Aktivitäten auf dem Gebiet der Erwachsenenbildung
zu. Hier sollte besonderes Augenmerk auf die Wahl der
Themen und Referenten gerichtet werden, damit die
zentralen Inhalte des Glaubens und der christlichen
Lebensgestaltung nicht hinter vordergründig aktuellen
oder marginalen Fragestellungen zurückbleiben.
Die
umfassende und getreue Weitergabe des Glaubens in der
Schule und in der Erwachsenenbildung hängt ihrerseits maßgeblich
von der Ausbildung der Priesteramtskandidaten und
Religionslehrer an den Theologischen Fakultäten und
Hochschulen ab. Da nun kann nicht genug betont werden,
daß die Treue zum Depositum fidei, wie es
vom Lehramt der Kirche vorgelegt wird, die Voraussetzung für
seriöse theologische Forschung und Lehre schlechthin
darstellt. Diese Treue ist auch eine Forderung der
intellektuellen Redlichkeit für jeden, der ein
akademisches Lehramt im Auftrag der Kirche ausübt. Den
Bischöfen obliegt es dabei, das oberhirtliche „Nihil
obstat" nur nach gewissenhafter Prüfung zu
erteilen. Nur eine theologische Fakultät, die sich diesem
Grundsatz verpflichtet weiß, wird in der Lage sein, einen
authentischen Beitrag zum geistigen Austausch innerhalb
der Universitäten zu leisten.
Laßt
mich auch, verehrte Mitbrüder, von der Ausbildung in den Priesterseminarien
sprechen. Hierfür hat das Zweite Vatikanische Konzil in
seinem Dekret Optatam totius wichtige Normen
erlassen, die leider noch nicht voll verwirklicht sind.
Dies gilt insbesondere von der Einrichtung des sogenannten
Einführungskurses vor Beginn des eigentlichen Studiums.
Dieser sollte nicht nur die für das Studium von
Philosophie und Theologie mit Nachdruck zu fordernde
solide Kenntnis der klassischen Sprachen vermitteln,
sondern auch die Vertrautheit mit dem Katechismus, mit der
religiösen, liturgischen und sakramentalen Praxis der
Kirche. Angesichts der zunehmenden Zahl von Interessenten
und Kandidaten, die nicht mehr von einem traditionellen
katholischen Hintergrund herkommen, ist ein solches Einführungsjahr
dringend notwendig. Darüber hinaus kann der Student in
diesem Jahr bereits größere Klarheit über seine
Berufung zum Priestertum gewinnen. Andererseits erhalten
die für die Priesterausbildung Verantwortlichen die Möglichkeit,
sich ein Bild vom Kandidaten, von seiner menschlichen
Reife und seinem Glaubensleben, zu machen. Hingegen sind
gruppendynamische Rollenspiele, Selbsterfahrungsgruppen
und andere psychologische Experimente weniger dazu
geeignet und können eher Verwirrung und Unsicherheit
schaffen.
In diesem
größeren Zusammenhang möchte ich Euch, liebe Brüder im
Bischofsamt, die Katholische Universität Eichstätt-Ingolstadt
besonders ans Herz legen. In ihr besitzt das katholische
Deutschland eine hervorragende Stätte, an der eine
Auseinandersetzung mit den geistigen Strömungen mit
Problemen auf hohem akademischen Niveau und im Lichte des
katholischen Glaubens geführt und eine geistige Elite
herangebildet werden kann, die den Herausforderungen der
Gegenwart und der Zukunft im Geist des Evangeliums zu
begegnen vermag. Die finanzielle Sicherstellung der
einzigen Katholischen Universität Deutschlands sollte als
eine Gemeinschaftsaufgabe aller deutschen Diözesen
erkannt werden, denn die damit verbundenen Lasten können
in Zukunft nicht allein von den Bayerischen Bistümern
getragen werden, die gleichwohl eine besondere
Verantwortung für diese Universität behalten.
Zum Schluß
möchte ich noch kurz auf ein ebenso dringendes wie
emotional belastetes Problem eingehen: Es ist das Verhältnis
von Priestern und Laien bei der Erfüllung der Sendung der
Kirche. Wie wichtig die aktive Mitarbeit der Laien für
das Leben der Kirche ist, erfahren wir in unserer säkularen
Kultur immer mehr. All den Laien, die die Kirche aus der
Kraft der Taufe lebendig mittragen, möchte ich von Herzen
danken. Gerade weil das aktive Zeugnis der Laien so
wichtig ist, ist auch wichtig, daß die spezifischen
Sendungsprofile nicht vermischt werden. Die Predigt in der
Heiligen Messe ist ein an das Weiheamt gebundener Auftrag;
wenn eine ausreichende Zahl von Priestern und Diakonen
anwesend ist, steht ihnen die Ausspendung der heiligen
Kommunion zu. Auch wird immer wieder der Anspruch auf von
Laien auszuübende pastorale Leitungsfunktionen erhoben.
Dabei dürfen wir die damit zusammenhängenden Fragen
nicht nur im Licht pastoraler Zweckmäßigkeiten erörtern,
denn es geht hier um Glaubenswahrheiten, nämlich um die
von Jesus Christus gestiftete sakramental-hierarchische
Struktur Seiner Kirche. Da diese auf Seinem Willen und die
apostolische Vollmacht auf Seiner Sendung beruhen, sind
sie dem menschlichen Zugriff entzogen. Nur das Sakrament
der Weihe befähigt den Empfänger in persona Christi zu
sprechen und zu handeln. Dies, verehrte Mitbrüder, gilt
es, mit aller Geduld und Lehrweisheit immer wieder
einzuschärfen und daraus die notwendigen Konsequenzen zu
ziehen.
Liebe
Mitbrüder im Bischofsamt! Die Kirche in Deutschland verfügt
über tiefe geistliche Wurzeln und über hervorragende
Mittel zur Förderung des Glaubens und zur Unterstützung
bedürftiger Menschen im In- und Ausland. Die Zahl der
engagierten Gläubigen und auch die Qualität ihres
Wirkens zum Wohle von Kirche und Gesellschaft sind
wahrlich bemerkenswert. Der Verwirklichung der Sendung der
Kirche dient auch die weitgehend gute Zusammenarbeit
zwischen Staat und Kirche zum Segen der Menschen in
Deutschland. Um der eingangs angesprochenen großen
Herausforderung durch den anhaltenden Säkularisierungsprozeß
adäquat begegnen zu können, muß die Kirche in
Deutschland vor allem die Kraft und Schönheit des
katholischen Glaubens neu sichtbar machen: um dies zu können,
muß sie in der Gemeinschaft mit Christus wachsen. Die
Einheit der Bischöfe, des Klerus und der Laien
untereinander und auch mit der Weltkirche, besonders mit
dem Nachfolger Petri, ist dabei von fundamentaler
Bedeutung. Möge die mächtige Fürsprache der Jungfrau
und Gottesmutter Maria, die in unserer deutschen Heimat so
viele wunderbare Heiligtümer besitzt, die Fürbitte des
heiligen Bonifatius und aller Heiligen unseres Landes Euch
und den Gläubigen die Kraft und Ausdauer erwirken, um das
große Werk einer authentischen Erneuerung des
Glaubenslebens in der Heimat in Treue zu den
universalkirchlichen Vorgaben mutig und vertrauensvoll
fortzusetzen. Dazu erteile ich Euch allen für die
Aufgaben Eures Hirtendienstes sowie auch allen Gläubigen
in Deutschland von Herzen den Apostolischen Segen.
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