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VESPRI
DI CHIUSURA DELL'ANNO PAOLINO (28 GIUGNO 2009) |
Radio
Vaticana, 29 giugno 2009
Ai
Vespri di chiusura dell'Anno Paolino, Benedetto XVI rivela
gli esiti di un'indagine nella tomba dell'Apostolo delle
Genti: i frammenti ossei appartengono al Santo
San
Paolo, l’Apostolo del non-conformismo, della fede
adulta, della verità nella carità: si è espresso così
Benedetto XVI ieri sera, durante i Vespri presieduti nella
Basilica di San Paolo fuori le Mura, in occasione della
chiusura dell’Anno Paolino. Alla celebrazione, ha
partecipato anche una delegazione del Patriarcato
ecumenico di Costantinopoli. Durante l’omelia, il Papa
ha annunciato che è stata eseguita un’indagine
scientifica sul sarcofago dell’Apostolo delle Genti: i
frammenti ossei in esso contenuti, ha detto, appartengono
proprio a San Paolo. Il servizio di Isabella Piro:
(canto)
Un sarcofago mai aperto in tanti secoli ed ora
perforato per permettere l’introduzione di una speciale
sonda che ha esaminato il suo contenuto. Benedetto XVI
parte dall’annuncio di questa indagine scientifica,
compiuta recentemente sulla tomba di San Paolo, per
tratteggiare la figura dell’Apostolo delle Genti.
Un’analisi che rivelato, all’interno del sarcofago,
tracce di un tessuto di lino color porpora, laminato con
oro zecchino e di un tessuto azzurro con filamenti di
lino. Riscontrata anche la presenza di grani di incenso
rosso e di sostanza proteiche e calcaree. Ma non solo:
"Piccolissimi frammenti ossei, sottoposti
all’esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari
della loro provenienza, sono risultati appartenere a
persona vissuta tra il I e il II secolo. Ciò sembra
confermare l’unanime e incontrastata tradizione che si
tratti dei resti mortali dell’apostolo Paolo. Tutto
questo riempie il nostro animo di profonda emozione".
L’Anno Paolino si conclude, dice il Papa, ma essere
in cammino con Paolo e, grazie a lui, conoscere Gesù,
essere illuminati e trasformati dal Vangelo farà sempre
parte dell’esperienza cristiana. Quindi, il Pontefice si
sofferma sulle Lettere di San Paolo, a partire da quella
indirizzata ai Romani. In essa, sono contenute due parole
decisive: “trasformare” e “rinnovare”. “Dobbiamo
diventare uomini nuovi”, scrive l’Apostolo delle
Genti, perché “solo se ci saranno uomini nuovi, vi sarà
anche un mondo nuovo, rinnovato e migliore”. Per questo,
dice il Papa, “San Paolo ci esorta ad un
non-conformismo”, a “non sottomettersi allo schema
dell’epoca attuale”:
"Diventiamo nuovi, se ci lasciamo afferrare e
plasmare dall’Uomo nuovo Gesù Cristo. Egli è l’Uomo
nuovo per eccellenza. In Lui la nuova esistenza umana è
diventata realtà, e noi possiamo veramente diventare
nuovi se ci consegniamo alle sue mani e da Lui ci lasciamo
plasmare".
Tuttavia, continua il Pontefice, si diventa uomini
nuovi solo se si trasforma il modo di pensare, quel
“pensiero dell’uomo vecchio”, quel “modo di
pensare comune rivolto in genere verso il possesso, il
benessere, il successo, la fama”. Un pensiero, afferma
Benedetto XVI, che ha una portata “troppo limitata”,
in cui il proprio ‘io’ resta al centro del mondo.
Bisogna, invece, imparare a pensare in maniera più
profonda:
"Bisogna imparare a comprendere la volontà di
Dio, così che questa plasmi la nostra volontà. Affinché
noi stessi vogliamo ciò che vuole Dio, perché
riconosciamo che ciò che Dio vuole è il bello e il
buono. Si tratta dunque di una svolta nel nostro
spirituale orientamento di fondo. Dio deve entrare
nell’orizzonte del nostro pensiero: ciò che Egli vuole
e il modo secondo cui Egli ha ideato il mondo e me".
Poi, il Santo Padre si sofferma su un passo della
Lettera agli Efesini in cui Paolo parla di una “fede
adulta”. Ma attenzione, dice il Papa: non si tratta di
quello “slogan diffuso” negli ultimi decenni, che
intende la fede adulta come la “fede fai da te”,
tipica di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi
Pastori e sceglie autonomamente ciò che vuol credere. Un
atteggiamento simile, afferma Benedetto XVI, non richiede
coraggio. Il coraggio è un’altra cosa:
"Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla
fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo 'schema'
del mondo contemporaneo. È questo non-conformismo della
fede che Paolo chiama una 'fede adulta'. Qualifica invece
come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti
del tempo. Così fa parte della fede adulta, ad esempio,
impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal
primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al
principio della violenza, proprio anche nella difesa delle
creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta
riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per
tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito
nuovamente da Cristo. La fede adulta non si lascia
trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa
s’oppone ai venti della moda. Sa che questi venti non
sono il soffio dello Spirito Santo; sa che lo Spirito di
Dio s’esprime e si manifesta nella comunione con Gesù
Cristo".
Una “fede matura, veramente adulta in maniera
positiva”, continua il Papa, sarà allora “l’agire
secondo verità nella carità”:
"Il nuovo modo di pensare, donatoci dalla fede,
si volge prima di tutto verso la verità. Il potere del
male è la menzogna. Il potere della fede, il potere di
Dio è la verità. La verità sul mondo e su noi stessi si
rende visibile quando guardiamo a Dio. E Dio si rende
visibile a noi nel volto di Gesù Cristo. Guardando a
Cristo riconosciamo un’ulteriore cosa: verità e carità
sono inseparabili. In Dio, ambedue sono inscindibilmente
una cosa sola: è proprio questa l’essenza di Dio. Per
questo, per i cristiani, verità e carità vanno insieme.
La carità è la prova della verità".
“Chi insieme con Cristo serve la verità nella carità
- sottolinea Benedetto XVI - contribuisce al vero
progresso del mondo”, un progresso che si verifica “là
dove aumenta la presenza di Cristo”. Quindi, il Santo
Padre parla di uno dei grandi problemi del nostro tempo:
il vuoto interiore, quella “debolezza dell’uomo
interiore” che lo spinge ad aggrapparsi a “promesse e
narcotici”:
"Deve essere rafforzata l’interiorità - la
percettività del cuore; la capacità di vedere e
comprendere il mondo e l’uomo dal di dentro, con il
cuore. Noi abbiamo bisogno di una ragione illuminata dal
cuore, per imparare ad agire secondo la verità nella
carità. Questo, tuttavia, non si realizza senza un intimo
rapporto con Dio, senza la vita di preghiera. Abbiamo
bisogno dell’incontro con Dio, che ci vien dato nei
Sacramenti".
“L’amore vede più lontano della semplice
ragione”, conclude il Papa, e ci dice che “il mistero
di Cristo ha una vastità cosmica; Egli non appartiene
solo ad un determinato gruppo”, ma “abbraccia
l’universo in tutte le sue dimensioni”. La preghiera
finale, allora, è che il Signore ci aiuti a rinascere la
vastità del suo amore e della sua verità.
(canto)
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