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VESPRI DELLA PRIMA DOMENICA DI AVVENTO (26 NOVEMBRE 2005)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte: Radio Vaticana, 27 novembre 2005

APRIRSI ALLA VOCE DI DIO CHE VUOLE ENTRARE NEL TEMPO E NEL CUORE DELL’UOMO: QUESTA LA SPIRITUALITÁ CON LA QUALE DEVE ESSERE VISSUTO L’AVVENTO. LO HA RACCOMANDATO AI FEDELI IERI POMERIGGIO BENEDETTO XVI CHE HA PRESIEDUTO NELLA BASILICA VATICANA I PRIMI VESPRI DELLA PRIMA DOMENICA D’AVVENTO  

Vigilanza nella preghiera, esultanza nella lode. Questi atteggiamenti spirituali devono caratterizzare l’attesa del Natale. E’ quanto ha raccomandato ai fedeli ieri pomeriggio Benedetto XVI che nella <basilica di San Pietro ha presieduto i Primi Vespri della prima Domenica d’Avvento. Il servizio di Tiziana Campisi.  

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(Canto d’ingresso) 

E’ tempo per la Chiesa di rileggere le profezie e gli oracoli messianici, di meditare il mistero dell’Incarnazione. Tempo di attesa e di speranza l’Avvento, che avvia i cristiani in un nuovo anno liturgico e che invita a cantare Marán Athá, vieni Signore Gesù. E nella sua omelia per i Primi Vespri della prima domenica d’Avvento Benedetto XVI ha voluto spiegare a braccio, con un’intensa catechesi biblica, come deve essere vissuta, sull’esempio di Maria, l’attesa di Cristo: 

“In un certo senso il Signore, sempre, desidera venire tramite noi e bussa alla porta dei nostri cuori: sei disponibile a darmi la tua carne, la tua vita il tuo tempo? Questa è la spiritualità dell’Avvento: aprirci a questa voce del Signore che vuole entrare anche nel nostro tempo, entrare tramite noi, e che cerca adesso una dimora vivente, la nostra vita personale”     

Quindi il Papa ha aggiunto: 

“Essere pronti, disponibili, aperti per la venuta del Signore perché possa venire anche tramite noi, questo vogliamo di nuovo imparare del tempo dell’Avvento”.   

E così il Pontefice ha poi riassunto il senso della venuta di Cristo sulla terra: 

“Dio ci chiama alla comunione con sé, che si realizzerà pienamente al ritorno di Cristo, e Lui stesso si impegna a far sì che giungiamo preparati a questo incontro finale e decisivo. Siamo chiamati a misurarci con Lui per essere trovati in Lui al momento del suo ritorno”.

(Canto del salmo 141) 

Chiesa che canta il suo cammino, quella, che in questa celebrazione, salmeggia a Dio invocandone l’aiuto e la forza, perché in mezzo alle persecuzioni del mondo e con le consolazioni del Signore, possa proseguire il suo pellegrinaggio terreno, fiduciosa di ereditare, un giorno, la promessa del Creatore. Una Chiesa che intonando il Magnificat guarda Maria, colei che per prima ha atteso ed accolto con ineffabile amore il Figlio di Dio, come modello per prepararsi ad andare incontro al Salvatore che viene. 

(Magnificat)

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