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DISCORSO AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO SULLE VOCAZIONI

Radio Vaticana, 5 luglio 2009

Nell'Eucaristia si concentra tutta l'opera della Redenzione: così il Papa ieri durante i Vespri in occasione della riapertura della Cappella Paolina

Sotto lo sguardo degli Apostoli Pietro e Paolo, monito perpetuo alla sequela di Cristo, Benedetto XVI ha presieduto ieri i primi Vespri in occasione della riapertura della Cappella Paolina del Palazzo apostolico, luogo di culto riservato al Papa e alla Famiglia pontificia. Il servizio di Claudia Di Lorenzi:
(musica)
 
Sul volto dell’apostolo Paolo “il prodigio della grazia di Cristo, che trasforma e rinnova l’uomo mediante la luce della sua verità e del suo amore”. Così Benedetto XVI traduce il cuore del messaggio spirituale custodito fra le pareti della Cappella Paolina, dove gli episodi salienti della vita dei santi Paolo e Pietro, raffigurati rispettivamente nel momento della conversione e della crocifissione, incarnano “la novità della chiamata alla fede, che trova il suo compimento nel mistero della Croce”.
 
“Il volto di Saulo (…) rappresenta l’essere umano bisognoso di una luce superiore. E’ la luce della grazia divina, indispensabile per acquistare una vista nuova con cui percepire la realtà orientata alla 'speranza che vi attende nei cieli'. Il volto di Saulo caduto a terra (…) esprime la maturità dell’uomo interiormente illuminato da Cristo Signore (…). La grazia e la pace di Dio hanno avvolto Saulo, lo hanno conquistato e trasformato interiormente .”
 
Forte di una fede ormai matura – continua il Santo Padre – nei suoi innumerevoli viaggi apostolici, Paolo annuncerà quella grazia e quella pace a tutte le genti. E se il Saulo di Tarso, rinnovato dalla fede, si fa instancabile testimone della Luce, Pietro, unito a Cristo, fin nel dolore ultimo della crocifissione, diventa icona di tutte le sofferenze e le miserie umane: “la croce di Cristo, Capo della Chiesa” si rinnova nella “croce di Pietro, suo Vicario sulla terra”:
 
“Ecco, si realizza proprio ora il culmine della sequela: il discepolo non è da più del Maestro, e adesso sperimenta tutta l’amarezza della croce, delle conseguenze del peccato che separa da Dio, tutta l’assurdità della violenza e della menzogna”.
 
Nella Cappella Paolina – osserva ancora Benedetto XVI - Pietro e Paolo sono uno di fronte all’altro, come se il “volto di Pietro sia rivolto al volto di Paolo, il quale, a sua volta, non vede, ma porta in sé la luce di Cristo risorto”. Nelle pitture del Buonarroti, le miserie umane trovano il loro senso ultimo nell’amore di Dio, che è luce, salvezza e resurrezione:
 
“E’ come se Pietro, nell’ora della prova suprema, cercasse quella luce che ha donato la vera fede a Paolo. Ecco allora che in questo senso le due icone possono diventare i due atti di un unico dramma: il dramma del Mistero pasquale: Croce e Risurrezione, morte e vita, peccato e grazia”.
 
Da questa ideale disposizione – continua il Papa – “emerge il disegno della salvezza, quel disegno che lo stesso Cristo ha realizzato in se stesso portandolo a compimento”. Un disegno che nel Sacramento dell’Eucaristia trova la sua sintesi più alta:
 
“L’Eucaristia è il sacramento in cui si concentra tutta l’opera della Redenzione: in Gesù Eucaristia possiamo contemplare la trasformazione della morte in vita, della violenza in amore. Nascosta sotto i veli del pane e del vino, riconosciamo con gli occhi della fede la stessa gloria che si manifestò agli Apostoli dopo la Risurrezione”.

 
Nella Cappella Paolina – conclude il Papa - tutto “confluisce in un medesimo unico inno alla vittoria della vita e della grazia sulla morte e sul peccato, in una sinfonia di lode e di amore a Cristo redentore”.
 
(musica)

 

 

 

 

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