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CELEBRAZIONE
DEI VESPRI E TE DEUM PER LA FINE DELL'ANNO (31
DICEMBRE 2005) |
Radio Vaticana,
1 gennaio 2006005
IL
DIALOGO DELLA VERITÀ NELLA CARITÁ, L’IMPORTANZA DELLA
FAMIGLIA, UN PENSIERO SPECIALE PER I POVERI, I SOFFERENTI
E I DISPERATI: QUESTI I TEMI DELL’OMELIA PER IL TE
DEUM DI RINGRAZIAMENTO PRONUNCIATA IERI SERA DA
BENEDETTO XVI
Il
dialogo della verità nella carità, l’importanza della
famiglia, il ricordo speciale per le persone in difficoltà.
Su questi punti si è soffermato Benedetto XVI,
nell’omelia per il Te Deum di ringraziamento e i
primi Vespri della Solennità di Maria Santissima,
celebrati ieri sera nella Basilica Vaticana. Al termine
del Te Deum, il Santo Padre ha visitato il Presepe
allestito in Piazza San Pietro. Il servizio di Isabella
Piro.
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(canto)
“Camminate
saldi nella fede, abbondando nell’azione di grazie”:
sono state le parole della Lettera ai Colossesi di San
Paolo ad aprire l’omelia per il Te
Deum di Benedetto XVI. Subito dopo, il ricordo
commosso di Giovanni Paolo II.
“Il
mio pensiero va con profondo e spirituale sentimento a 12
mesi fa quando, come questa sera, l’amato Papa Giovanni
Paolo II per l’ultima volta si è fatto voce del popolo
di Dio per rendere grazie al Signore dei numerosi benefici
accordati alla Chiesa e all’umanità”.
Il
Papa si è fatto poi voce della Chiesa di Roma,
sottolineando come essa voglia essere sempre accogliente,
nella verità e nella carità:
“La
nostra Chiesa di Roma, nei trascorsi 12 mesi, è stata
visitata da molte altre Chiese e comunità ecclesiali per
approfondire il dialogo della verità nella carità, che
unisce tutti i battezzati per sperimentare insieme più
vivo il desiderio della piena comunione. Ma anche molti
credenti di altre religioni hanno voluto testimoniare la
propria stima cordiale e fraterna a questa Chiesa e al suo
Vescovo, coscienti che nell’incontro sereno e rispettoso
si cela l’anima di un’azione concorde a favore
dell’umanità intera”.
Per
la diocesi di Roma, il Sommo Pontefice si è rallegrato
per la capillare azione apostolica a favore delle
famiglie, tema del programma pastorale:
“La
famiglia è sempre stata al centro dell’attenzione dei
miei venerati Predecessori, in particolare di Giovanni
Paolo II che ad essa ha dedicato molteplici interventi.
Egli era persuaso che la crisi della famiglia costituisce
un grave pregiudizio per la stessa nostra civiltà”.
Infine,
Benedetto XVI ha ricordato i poveri e gli abbandonati,
quanti hanno perso la speranza in un fondato senso della
loro esistenza o sono involontarie vittime di interessi
egoistici:
“Facendo
nostre le loro sofferenze, li affidiamo tutti a Dio che sa
volgere ogni cosa al bene. A Lui consegniamo la nostra
aspirazione a che ogni
persona veda
accolta la propria dignità di figlio di Dio”.
Al
termine della celebrazione, il Santo Padre si è raccolto
per qualche istante in preghiera davanti al Presepe di
Piazza San Pietro, dove ha saluto gli artigiani che lo
hanno composto e ha benedetto i fedeli in attesa.
(canto)
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LE PAROLE DEL PAPA
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
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Cari
fratelli e sorelle!
Al
termine di un anno, che per la Chiesa e per il mondo
è stato quanto mai ricco di eventi, memori del
comando dell’Apostolo: "camminate… saldi
nella fede... abbondando nell'azione di grazie"
(Col 2,6-7), ci ritroviamo questa sera
insieme per elevare un inno di ringraziamento a Dio,
Signore del tempo e della storia. Il mio pensiero
va, con profondo e spirituale sentimento, a dodici
mesi fa, quando, come questa sera, l’amato Papa
Giovanni Paolo II, per l’ultima volta, si è fatto
voce del Popolo di Dio per rendere grazie al Signore
dei numerosi benefici accordati alla Chiesa e
all’umanità. Nella medesima suggestiva cornice
della Basilica Vaticana tocca ora a me raccogliere
idealmente da ogni angolo della terra il cantico di
lode e di ringraziamento che si eleva a Dio, al
compiersi del 2005 e alla vigilia del 2006. Sì, è
un nostro dovere, oltre che un bisogno del cuore,
lodare e ringraziare Colui che, eterno, ci
accompagna nel tempo senza mai abbandonarci e sempre
veglia sull’umanità con la fedeltà del suo amore
misericordioso.
Potremmo
ben dire che la Chiesa vive per lodare e ringraziare
Dio. E’ essa stessa "azione di grazie",
lungo i secoli, testimone fedele di un amore che non
muore, di un amore che abbraccia gli uomini di ogni
razza e cultura, disseminando in modo fecondo
principi di vera vita. Come ricorda il Concilio
Vaticano II, "la Chiesa prega e insieme lavora,
affinché la totalità del mondo sia trasformata in
Popolo di Dio, Corpo del Signore e tempio dello
Spirito Santo, e in Cristo capo di tutti sia reso
ogni onore e gloria al Creatore e Padre
dell’universo" (Lumen
gentium, 17). Sostenuta dallo Spirito Santo,
essa "prosegue il suo pellegrinaggio fra le
persecuzioni del mondo e le consolazioni di
Dio" (Sant’Agostino, De Civitate Dei,
XVIII, 51,2), traendo forza dall’aiuto del
Signore. In questo modo, con pazienza e con amore,
supera "le afflizioni e difficoltà tanto
interne che esterne", e svela "fedelmente
al mondo, anche se sotto l’ombra dei segni, il
mistero del Signore, fino al giorno in cui
finalmente risplenderà nella pienezza della
luce" (Lumen
gentium, 8). La Chiesa vive di Cristo e con
Cristo. Egli le offre il suo amore sponsale
guidandola lungo i secoli; ed essa, con
l’abbondanza dei suoi doni, accompagna il cammino
dell’uomo, affinché coloro che accolgono Cristo
abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.
Questa
sera mi faccio voce anzitutto della Chiesa di Roma,
per innalzare verso il Cielo il comune cantico di
lode e di azione di grazie. Essa, la nostra Chiesa
di Roma, nei trascorsi dodici mesi è stata visitata
da molte altre Chiese e Comunità ecclesiali, per
approfondire il dialogo della verità nella carità,
che unisce tutti i battezzati, e sperimentare
insieme più vivo il desiderio della piena
comunione. Ma anche molti credenti di altre
religioni hanno voluto testimoniare la propria stima
cordiale e fraterna a questa Chiesa e al suo
Vescovo, coscienti che nell'incontro sereno e
rispettoso si cela l'anima di un'azione concorde a
favore dell'umanità intera. E che dire delle tante
persone di buona volontà, che hanno rivolto il
proprio sguardo a questa Sede per intessere un
dialogo proficuo sui grandi valori concernenti la
verità dell'uomo e della vita, da difendere e
promuovere? La Chiesa vuol essere accogliente
sempre, nella verità e nella carità.
Per
quanto riguarda il cammino della Diocesi di Roma, mi
piace soffermarmi brevemente sul programma pastorale
diocesano, che quest’anno ha fissato la sua
attenzione sulla famiglia, scegliendo come tema:
"Famiglia e comunità cristiana: formazione
della persona e trasmissione della fede".
La famiglia è sempre stata al centro
dell’attenzione dei miei venerati Predecessori, in
particolare di Giovanni Paolo II, che ad essa ha
dedicato molteplici interventi. Egli era persuaso,
ed in più occasioni lo ha ribadito, che la crisi
della famiglia costituisce un grave pregiudizio per
la stessa nostra civiltà. Proprio per sottolineare
l’importanza nella vita della Chiesa e della
società della famiglia fondata sul matrimonio,
anch’io ho voluto offrire il mio contributo
intervenendo, la sera del 6 giugno scorso, al
Convegno diocesano in San Giovanni in Laterano. Mi
rallegro perché il programma della Diocesi sta
procedendo positivamente con una capillare azione
apostolica, che viene svolta nelle parrocchie, nelle
prefetture e nelle varie aggregazioni ecclesiali.
Conceda il Signore che il comune sforzo conduca a un
autentico rinnovamento delle famiglie cristiane.
Colgo qui l’occasione per salutare i
rappresentanti della Comunità religiosa e civile di
Roma presenti a questa celebrazione di fine anno.
Saluto in primo luogo il Cardinale Vicario, i
Vescovi Ausiliari, i sacerdoti, i religiosi e i
fedeli laici convenuti da varie parrocchie; saluto
inoltre il Sindaco della Città e le altre Autorità.
Estendo il mio pensiero all’intera comunità
romana, della quale il Signore mi ha chiamato ad
essere Pastore, e rinnovo a tutti l’espressione
della mia vicinanza spirituale.
All'inizio
di questa celebrazione, illuminati dalla Parola di
Dio, abbiamo cantato insieme con fede il "Te
Deum". Tanti sono i motivi che rendono la
nostra azione di grazie intensa, facendone una
corale preghiera. Mentre consideriamo i molteplici
eventi che hanno segnato il corso dei mesi in
quest’anno che si avvia alla sua conclusione,
voglio ricordare in modo speciale coloro che sono in
difficoltà: le persone più povere e abbandonate,
quanti hanno perso la speranza in un fondato senso
della propria esistenza, o sono involontarie vittime
di interessi egoistici, senza che a loro sia chiesta
adesione o opinione. Facendo nostre le loro
sofferenze, li affidiamo tutti a Dio, che sa volgere
ogni cosa al bene; a Lui consegniamo la nostra
aspirazione a che ogni persona veda accolta la
propria dignità di figlio di Dio. Al Signore della
vita chiediamo di lenire con la sua grazia le pene
provocate dal male, e di continuare a dare vigore
alla nostra esistenza terrena, donandoci il Pane e
il Vino della salvezza, per sostentare il nostro
cammino verso la patria del Cielo.
Mentre
ci congediamo dall’anno che si conclude e ci
avviamo verso il nuovo, la liturgia di questi primi
Vespri ci introduce nella festa di Maria, Madre di
Dio, Theotókos. A otto giorni dalla nascita
di Gesù, celebriamo Colei che "quando venne la
pienezza del tempo" (Gal 4,4) fu
prescelta da Dio per essere la Madre del Salvatore.
Madre è colei che dà la vita, ma che anche aiuta
ed insegna a vivere. Maria è Madre, Madre di Gesù
al quale ha dato il suo sangue, il suo corpo. Ed è
Lei a presentarci il Verbo eterno del Padre, venuto
ad abitare in mezzo a noi. Chiediamo a Maria di
intercedere per noi. Ci accompagni la sua materna
protezione oggi e sempre, perché Cristo ci accolga
un giorno nella sua gloria, nell’assemblea dei
Santi: Aeterna fac cum sanctis tuis in gloria
numerari. Amen!
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