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VESPRI
CON LA PARTECIPAZIONE DEGLI UNIVERSITARI (16
dicembre 2010) |
Radio
Vaticana, 17 dicembre 2010
Benedetto
XVI agli universitari: occorre una nuova classe di
intellettuali
◊ Tornare
alla grotta di Betlemme significa percorrere un cammino
capace di far sperimentare la vicinanza totale e gratuita
di Dio, che rinnova e sostiene l’uomo. Così in sintesi
il Papa, ieri sera in San Pietro, dove ha presieduto la
preghiera dei Vespri con gli Universitari degli Atenei
romani in preparazione al Natale. Benedetto XVI ha
ribadito che si avverte il bisogno di una nuova classe di
intellettuali, sottolineando che l’Università è
chiamata a svolgere questo ruolo e che la Chiesa se ne fa
convinta e fattiva sostenitrice. Massimiliano
Menichetti.
Una Basilica scaldata dall’affetto dei tanti giovani
presenti che si sono stretti in preghiera con il Papa
guardando con fiducia alla venuta di Gesù. In questa
cornice Benedetto XVI ha mostrato nella Grotta di Betlemme
il cammino che libera “il cuore da ogni fermento di
insofferenza e di falsa attesa”, che può sempre
annidarsi se si dimentica “che Dio è già venuto, è già
operante nella nostra storia” e “chiede di essere
accolto”:
"Tornare lì, in quel luogo umile e angusto,
non è un semplice itinerario ideale: è il cammino che
siamo chiamati a percorrere sperimentando nell’oggi la
vicinanza di Dio e la sua azione che rinnova e sostiene la
nostra esistenza".
Guardando ad una “società sempre più dinamica”,
il Papa ha ribadito che “la pazienza e la costanza
cristiana non sono sinonimo di apatia o di rassegnazione,
ma sono virtù di chi sa rispettare i tempi e i modi della
condizione umana”. E riferendosi alla realtà di Cristo
incarnatosi nel seno della Vergine Maria ha ribadito che
il “Creatore non è un despota che ordina e interviene
con potenza nella storia, ma piuttosto è come
l’agricoltore che semina, fa crescere e fa portare
frutto”:
"Andiamo anche noi verso Betlemme con lo
sguardo rivolto al Dio paziente e fedele, che sa
aspettare, che sa fermarsi, che sa rispettare i tempi
della nostra esistenza. Quel Bambino che incontreremo è
la manifestazione piena del mistero dell’amore di Dio
che ama donando la vita, che ama in modo disinteressato,
che ci insegna ad amare e che chiede solo di essere
amato".
Il Papa ha mostrato dunque la Grotta di Betlemme come
un “itinerario di liberazione interiore ed esperienza di
libertà profonda che spinge” ad “andare verso Dio”
che “ci accompagna nelle nostre scelte quotidiane” e
“ci parla nel segreto del cuore e nelle Sacre
Scritture”:
"Egli vuole infondere coraggio alla nostra
vita, specialmente nei momenti in cui ci sentiamo stanchi
e affaticati e abbiamo bisogno di ritrovare la serenità
del cammino e sentirci con gioia pellegrini verso
l’eternità. 'La venuta del Signore è vicina'. E’
l’annuncio che riempie di emozione e di stupore questa
celebrazione, e che rende il nostro passo veloce e spedito
verso la Grotta. Il Bambino che troveremo, tra Maria e
Giuseppe, è il Logos-Amore, la Parola che può dare
consistenza piena alla nostra vita".
Parlando poi ai ragazzi della necessità di una
profonda azione educativa e di un continuo discernimento,
che “devono coinvolgere tutta la comunità accademica,
favorendo quella sintesi tra formazione intellettuale,
disciplina morale e impegno religioso”, ha parlato della
“pazienza del costruire” opera che non può essere
realizzata “da menti e cuori distratti e
superficiali”:
"Nei nostri tempi si avverte il bisogno di una
nuova classe di intellettuali capaci di interpretare le
dinamiche sociali e culturali offrendo soluzioni non
astratte, ma concrete e realistiche. L’Università è
chiamata a svolgere questo ruolo insostituibile e la
Chiesa se ne fa convinta e fattiva sostenitrice".
Volgendosi alla comunità universitaria romana ha
evidenziato il prezioso lavoro svolto dalle cappellanie e
dalle realtà ecclesiali ed ha invitato a “superare
precomprensioni e pregiudizi che talvolta impediscono lo
sviluppo di una cultura autentica” indicando nel lavoro
sinergico tra le Facoltà teologiche e le Università la
via per un nuovo dialogo tra la fede cristiana e i diversi
saperi, al fine di “servire l’uomo nella sua
pienezza”. Poi riferendosi al passaggio, dalla
delegazione universitaria africana a quella spagnola,
dell’Icona di Maria Sedes Sapientiae che segna il
pellegrinaggio dell’effigie mariana in tutte le
Università di Spagna, ha affidato l’intera comunità
universitaria alla Vergine, dando appuntamento a Madrid
2011.
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Basilica
Vaticana
Giovedì 16 dicembre
2010
“Siate
costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore” (Gc
5,7).
Con
queste parole l’apostolo Giacomo ci ha introdotto nel
cammino di immediata preparazione al Santo Natale che, in
questa Liturgia vespertina, ho la gioia di iniziare con
voi, cari studenti e illustri docenti degli Atenei di
Roma. A tutti rivolgo il mio saluto cordiale, in
particolare al consistente gruppo di coloro che si
preparano a ricevere la Cresima, ed esprimo il mio vivo
apprezzamento per l’impegno che ponete nell’animazione
cristiana della cultura della nostra Città. Ringrazio il
Magnifico Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata,
Prof. Renato Lauro, per le parole augurali che a nome di
tutti voi mi ha rivolto. Uno speciale e deferente saluto
rivolgo al Cardinale Vicario e alle varie Autorità
accademiche e istituzionali.
L’invito
dell’Apostolo ci indica la strada che conduce a Betlemme
liberando il nostro cuore da ogni fermento di insofferenza
e di falsa attesa, che può sempre annidarsi in noi se
dimentichiamo che Dio è già venuto, è già operante
nella nostra storia personale e comunitaria e chiede di
essere accolto. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe
si è rivelato, ha mostrato il suo volto e ha preso dimora
nella nostra carne, in Gesù, figlio di Maria - vero Dio e
vero uomo - che incontreremo nella Grotta di Betlemme.
Tornare lì, in quel luogo umile e angusto, non è un
semplice itinerario ideale: è il cammino che siamo
chiamati a percorrere sperimentando nell’oggi la
vicinanza di Dio e la sua azione che rinnova e sostiene la
nostra esistenza. La pazienza e la costanza cristiana - di
cui parla san Giacomo - non sono sinonimo di apatia o di
rassegnazione, ma sono virtù di chi sa che può e deve
costruire, non sulla sabbia, ma sulla roccia; virtù di
chi sa rispettare i tempi e i modi della condizione umana
e, perciò, evita di offuscare le attese più profonde
dell’animo con speranze utopistiche o fugaci, che poi
deludono.
“Guardate
l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso
frutto della terra” (Gc 5,7). Cari amici, a noi,
immersi in una società sempre più dinamica, può suonare
sorprendente questo invito che fa riferimento al mondo
rurale, ritmato dai tempi della natura. Ma il paragone
scelto dall’Apostolo ci chiama a volgere lo sguardo al
vero ed unico “agricoltore”, il Dio di Gesù Cristo,
al suo mistero più profondo che si è rivelato
nell’Incarnazione del Figlio. Infatti, il Creatore di
tutte le cose non è un despota che ordina e interviene
con potenza nella storia, ma piuttosto è come
l’agricoltore che semina, fa crescere e fa portare
frutto. Anche l’uomo può essere, con Lui, un buon
agricoltore, che ama la storia e la costruisce in
profondità, riconoscendo e contribuendo a far crescere i
semi di bene che il Signore ha donato. Andiamo dunque
anche noi verso Betlemme con lo sguardo rivolto al Dio
paziente e fedele, che sa aspettare, che sa fermarsi, che
sa rispettare i tempi della nostra esistenza. Quel Bambino
che incontreremo è la manifestazione piena del mistero
dell’amore di Dio che ama donando la vita, che ama in
modo disinteressato, che ci insegna ad amare e chiede solo
di essere amato.
“Rinfrancate
i vostri cuori”. Il cammino verso la Grotta di Betlemme
è un itinerario di liberazione interiore, un’esperienza
di libertà profonda, perché ci spinge ad uscire da noi
stessi e ad andare verso Dio che si è fatto a noi vicino,
che rinfranca i nostri cuori con la sua presenza e con il
suo amore gratuito, che ci precede e ci accompagna nelle
nostre scelte quotidiane, che ci parla nel segreto del
cuore e nelle Sacre Scritture. Egli vuole infondere
coraggio alla nostra vita, specialmente nei momenti in cui
ci sentiamo stanchi e affaticati e abbiamo bisogno di
ritrovare la serenità del cammino e sentirci con gioia
pellegrini verso l’eternità.
“La
venuta del Signore è vicina”. E’ l’annuncio che
riempie di emozione e di stupore questa celebrazione, e
che rende il nostro passo veloce e spedito verso la
Grotta. Il Bambino che troveremo, tra Maria e Giuseppe, è
il Logos-Amore, la Parola che può dare consistenza
piena alla nostra vita. Dio ci ha aperto i tesori del suo
profondo silenzio e con la sua Parola si è comunicato a
noi. A Betlemme l’oggi perenne di Dio tocca il nostro
tempo passeggero, che riceve orientamento e luce per il
cammino della vita.
Cari
amici delle Università di Roma, a voi, che percorrete il
cammino affascinante ed impegnativo della ricerca e della
elaborazione culturale, il Verbo Incarnato domanda di
condividere con Lui la pazienza del “costruire”.
Costruire la propria esistenza, costruire la società, non
è opera che possa essere realizzata da menti e cuori
distratti e superficiali. Occorrono una profonda azione
educativa e un continuo discernimento, che devono
coinvolgere tutta la comunità accademica, favorendo
quella sintesi tra formazione intellettuale, disciplina
morale e impegno religioso che il beato John Henry Newman
aveva proposto nella sua “Idea di Università”. Nei
nostri tempi si avverte il bisogno di una nuova classe di
intellettuali capaci di interpretare le dinamiche sociali
e culturali offrendo soluzioni non astratte, ma concrete e
realistiche. L’Università è chiamata a svolgere questo
ruolo insostituibile e la Chiesa se ne fa convinta e
fattiva sostenitrice. La Chiesa di Roma, in particolare,
è da molti anni impegnata nel sostenere la vocazione
dell’Università e a servirla con il contributo semplice
e discreto di tanti sacerdoti che operano nelle
cappellanie e nelle realtà ecclesiali. Vorrei esprimere
il mio apprezzamento al Cardinale Vicario e ai suoi
collaboratori per il programma di pastorale universitaria
che, quest’anno, in sintonia con il progetto diocesano,
è ben sintetizzato dal tema: “Ite, missa est…
nel cortile dei gentili”. Il saluto al termine della
celebrazione eucaristica – “Ite, missa est”
– invita tutti ad essere testimoni di quella carità che
trasforma la vita dell’uomo e così innesta nella società
il germe della civiltà dell’amore. Il vostro programma
di offrire alla città di Roma una cultura a servizio
dello sviluppo integrale della persona umana, come ho
indicato nell’Enciclica Caritas
in veritate, è un concreto esempio del vostro
impegno a promuovere comunità accademiche nelle quali si
matura e si esercita quella che Giovanni Battista Montini,
quando era Assistente della FUCI, chiamava “la carità
intellettuale”.
La
comunità universitaria romana, con la sua ricchezza di
istituzioni, statali, private, cattoliche e pontificie, è
chiamata ad un compito storico notevole: quello di
superare precomprensioni e pregiudizi che talvolta
impediscono lo sviluppo di una cultura autentica.
Lavorando in sinergia, in particolare con le Facoltà
teologiche, le Università romane possono indicare che è
possibile un nuovo dialogo e una nuova collaborazione tra
la fede cristiana e i diversi saperi, senza confusione e
senza separazione, ma condividendo la medesima aspirazione
a servire l’uomo nella sua pienezza. Auspico che il
prossimo Simposio internazionale sul tema “L’Università
e la sfida dei saperi: verso quale futuro?”, possa
costituire una significativa tappa in questo
rinnovato cammino di ricerca e di impegno. In tale
prospettiva desidero incoraggiare anche le iniziative
promosse dalla Direzione generale della Cooperazione allo
sviluppo del Ministero per gli Affari Esteri, che ha
coinvolto Università di tutti i continenti, da ultimo
anche quelle del Medio Oriente, qui rappresentate da
alcuni Rettori.
Cari
giovani universitari, è risuonato in questa assemblea il
ricordo della Croce delle Giornate Mondiali della Gioventù.
Al termine della celebrazione, la delegazione
universitaria africana consegnerà l’Icona di Maria Sedes
Sapientiae alla delegazione universitaria spagnola.
Inizierà così il pellegrinaggio di questa effigie
mariana in tutte le Università di Spagna, un segno che ci
orienta verso l’incontro del prossimo mese di agosto a
Madrid. E’ molto importante la presenza di giovani
universitari preparati e desiderosi di comunicare ai
propri coetanei la fecondità della fede cristiana non
solo in Europa, ma in tutto il mondo. Con Maria che ci
precede nel nostro cammino di preparazione, vi do
appuntamento a Madrid e confido molto sul vostro generoso
e creativo impegno. A lei, Sedes Sapientiae, affido
l’intera comunità universitaria romana. Con lei
apprestiamoci ad incontrare il Bambino nella Grotta di
Betlemme: è il Signore che viene per noi! Amen.
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