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VIA CRUCIS (14 APRILE 2005 2006)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte: Radio Vaticana, 15 aprile 2006

NELLA CROCE SI RISPECCHIANO TUTTE LE SOFFERENZE DELL’UMANITA’ DI OGGI, MA LA VIA CRUCIS E’ ANCHE LA VIA DELLA MISERICORDIA E DELLA SALVEZZA: COSI’ BENEDETTO XVI IERI SERA AL COLOSSEO  

Nello specchio della Croce abbiamo visto tutte le sofferenze dell’umanità di oggi. Così Benedetto XVI ieri sera al Colosseo al termine della sua prima Via Crucis. 62 le reti televisive collegate per l’evento. Il Papa ha portato la croce nella prima e nell’ultima Stazione.

 La Via Crucis non è una cosa del passato, ha detto il Santo Padre. Le meditazioni della pia pratica, scritte dal vicario generale del Santo Padre per la Città del Vaticano, mons. Angelo Comastri, hanno toccato gli interrogativi dell’uomo nel suo rapportarsi con Dio, i mali della società di oggi, l’incapacità di vedere il peccato. Il servizio di Tiziana Campisi.

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“La Croce del Signore abbraccia il mondo, la Sua Via Crucis attraversa i continenti e i tempi”.  

Questo ha voluto dire Benedetto XVI alle migliaia di fedeli che lo hanno seguito al Colosseo. Il Papa ha invitato ciascuno a non essere spettatore nella via dolorosa:  

“Siamo coinvolti pure noi, perciò dobbiamo cercare il nostro posto: dove siamo noi? Nella ‘Via Crucis’ non c'è la possibilità di essere neutrali. Pilato, l'intellettuale scettico, ha cercato di essere neutrale, di stare fuori; ma, proprio  così, ha preso posizione contro la giustizia, per il conformismo della sua carriera”.  

(Voce di un lettore)

“Gesù cade per la prima volta …”.

“Cadendo sotto il peso della croce Gesù ci ricorda che il peccato pesa, il peccato abbassa e distrugge …”.  

L’umanità – scrive mons. Comastri nelle sue meditazioni – ha smarrito il senso del peccato, lascia che si diffonda una stolta apologia del male, una folle voglia di trasgressione, una bugiarda e inconsistente libertà che esalta il capriccio, il vizio e l’egoismo presentandoli come conquiste di civiltà. A Dio, per questo, occorre chiedere di aprirci gli occhi perché il pentimento possa ripulire la nostra anima. Comincia da qui, dalla prima caduta di Cristo, il lungo elenco di sofferenze che uomini, donne e bambini oggi patiscono indiscriminatamente. Lungo le Stazioni si sosta a meditare la povertà, la miseria e le disgrazie che portano angoscia e disperazione.  

(Voce di un lettore)

“Certamente è dolorosa passione di Dio l’aggressione nei confronti della famiglia”.

“L’uomo vorrebbe reinventare l’umanità modificando la grammatica stessa della vita così come Dio l’ha pensata e voluta”.  

L’uomo – afferma mons. Comastri – deve riaprire gli occhi alla bellezza della famiglia, il sogno di Dio, quella cui oggi non si guarda più perché a prevalere è l’arroganza di sostituirsi a Dio.  

(Voce di un lettore)

“Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui”.  

(canto)  

I testi del Vangelo raccontano la storia ma a noi tocca oggi trarne insegnamenti. Deve educare il pianto, deve condurre all’amore. Nel mondo diviso in zone di benessere e in zone di miseria – rileva mons. Comastri – c’è da imparare anche a vivere nella fraternità perché la terra sia una casa che tutti nutre e tutti protegge.  

(Voce di un lettore)

“I soldati si dividono le vesti di Gesù”.  

E’ il corpo, l’oggetto della meditazione della decima Stazione, il corpo oggi spesso venduto e comprato. L’uomo non ha ancora compreso che sta uccidendo l’amore e che senza purezza il corpo non vive né può generare la vita. E così l’umanità inchioda Gesù sulla croce. Ma Lui non sconfigge questa crudeltà con la forza.  

(Voce di un lettore)

“Non sono sceso dalla Croce perché altrimenti avrei consacrato la forza come signora del mondo, mentre è l’amore l’unica forza che può cambiare il mondo”.  

E’ la risposta che nel silenzio sembra giungere al cuore di ogni uomo che si chiede perché Cristo è morto sulla Croce. La risposta è l’amore, quello stesso che scaturisce proprio dalla Croce. Dalla morte di Gesù è nata infatti la vita nuova di Saulo, la conversione di sant’Agostino, la carità di Madre Teresa di Calcutta e ancora il coraggio di Giovanni Paolo II. Ha voluto sottolinearlo Benedetto XVI:  

“E così anche noi siamo invitati a trovare la nostra posizione, a trovare con questi grandi, coraggiosi santi, la strada con Gesù e per Gesù: la strada della bontà, della verità; il coraggio dell'amore. Abbiamo capito che la ‘Via Crucis’  non è semplicemente una collezione delle cose oscure e tristi del mondo. Non è neppure un moralismo alla fine inefficiente. Non è un grido di protesta che non cambia niente. La ‘Via Crucis’  è la via della misericordia, e della misericordia che pone il limite al male: così abbiamo imparato da Papa Giovanni Paolo II. È la via della misericordia e così la via della salvezza”.

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