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VIA
CRUCIS AL COLOSSEO PRESIEDUTA DAL PAPA (6 APRILE
2007) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
7 aprile 2007
La
Via Crucis al Colosseo:
il Papa ricorda che il grande peccato dell'uomo è
l'insensibilità alla sofferenza degli altri. Dio, invece,
si è fatto vicino al nostro dolore
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La
passione di Gesù consente di vedere quella di tutti
i sofferenti. Così ieri sera Benedetto XVI al
termine della Via Crucis al Colosseo.
Proposte dal biblista
mons. Gianfranco Ravasi,
le meditazioni hanno offerto uno sguardo
sull’umanità ferita di oggi. Ma il nostro Dio non
è lontano, ha detto il Papa, si è fatto carne per
essere vicino al dolore dell’uomo. Il servizio di Tiziana
Campisi.
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Il
percorso di Gesù verso il Calvario ci insegna a vedere la
sofferenza col cuore. Dio si è fatto uomo per darci un
cuore di carne e risvegliare in noi l’amore per i
sofferenti e i bisognosi:
“Seguendo
Gesù nella via della Sua passione vediamo non soltanto la
passione di Gesù, ma vediamo tutti i sofferenti del mondo
ed è questa la profonda intenzione della preghiera della
Via Crucis: di aprire i nostri cuori e aiutarci a vedere
con il cuore”.
E’
un viaggio nel dolore la Via Crucis, nel male e nella
morte; ma Benedetto XVI vuole insegnare che nel meditarla
si apprende il paradosso del dolore: viverlo col cuore
schiude all’amore. E se la vita serba tribolazioni è
ancora Gesù a soccorrere l’uomo:
“Il
nostro Dio non è un Dio lontano, intoccabile nella sua
beatitudine: il nostro Dio ha un cuore. Anzi ha un cuore
di carne, si è fatto carne proprio per poter soffrire con
noi ed essere con noi nelle nostre sofferenze. Si è fatto
uomo per darci un cuore di carne e per risvegliare in noi
l’amore per i sofferenti, per i bisognosi”.
Le
meditazioni di mons. Gianfranco Ravasi
lasciano intravedere nelle vicende e nei personaggi della
strada verso la Croce il peccato che indurisce il cuore
dell’uomo. Così, nel bacio di Giuda si possono
riconoscere le “infedeltà”, le “apostasie” e gli
“inganni” di tutti i secoli, in Gesù tradito tante
“persone sole, dimenticate, vecchi, malati” e
“stranieri”, mentre Pietro, nel rinnegare il Maestro,
condensa “tante storie di infedeltà e di debolezza”.
La sua voce è quella di molti di noi, “che ogni giorno
consumiamo piccoli tradimenti”, che ci proteggiamo
“dietro giustificazioni meschine lasciandoci possedere
da paure vili”.
Quinta
stazione: Gesù è giudicato da Pilato:
"Sotto
la pressione dell’opinione pubblica Pilato
incarna un atteggiamento che sembra dominare nei nostri
giorni, quello dell’indifferenza, del disinteresse,
della convenienza personale. Per quieto vivere e per
proprio vantaggio, non si esita a calpestare verità e
giustizia".
Ancora
un cuore chiuso in se stesso: quello di Pilato;
la sua indifferenza è quella di tanti, che porta alla
morte lenta della vera umanità e che lascia poco spazio
alla verità:
"Come
spesso facciamo anche noi, Pilato,
come alibi, lancia l’eterna domanda tipica di ogni
scetticismo e di ogni relativismo etico: Che cos’è mai
la verità?”.
Le
riflessioni di mons. Ravasi
inducono ciascuno a guardare la propria interiorità e lo
sguardo di Benedetto XVI, al termine delle stazioni, è
tutto concentrato sul cuore dell’uomo, cuore che il Papa
invita ad aprirsi alla solidarietà, per superare quello
che già nei primi secoli del cristianesimo era definito
il peccato più grande:
“I
Padri della Chiesa hanno considerato come il più grande
peccato del mondo pagano la insensibilità,
la durezza del cuore e amavano la profezia del profeta
Ezechiele: ‘Vi toglierò il cuore di pietra e vi darò
un cuore di carne’.
Convertirsi a Cristo, divenire cristiano voleva dire
ricevere un cuore di carne, un cuore sensibile per la
passione e la sofferenza degli altri”.
Accanto
al Santo Padre, che ha portato la Croce durante la prima e
la quattordicesima stazione, si sono alternati, fra gli
altri, una giovane congolese, una famiglia romana, un
giovane cileno, una ragazza cinese e due frati francescani
della Custodia di Terra Santa. Le loro etnie hanno offerto
l’immagine dei diversi volti dell’umanità, le cui
ferite sono tutte nelle cadute di Gesù sotto il peso
della Croce:
"In
quelle cadute c’è anche la storia di tutte le persone
desolate nell’anima e infelici, ignorate dalla frenesia
e dalla distrazione di chi passa accanto. In Cristo
piegato sotto la croce c’è l’umanità malata e
debole".
Ma
Gesù che si alza e avanza, talvolta irrompe nelle strade
di questa umanità: è il mistero dell’incontro con Dio
che attraversa all’improvviso tante
vite, come quella del Cireneo, emblema del
misterioso abbraccio tra la grazia divina e l’opera
umana. Nelle tappe della Via Crucis, scorre il passato, ma
le vicende raccontate nella sua tradizione trovano eco in
svariate realtà di oggi. E così che l’incontro di Gesù
con le donne di Gerusalemme ci offre una prospettiva
attuale:
"Accanto
a lui noi ora immaginiamo anche tutte quelle donne
umiliate e violentate, quelle emarginate e sottoposte a
pratiche tribali indegne, le donne in crisi e sole di
fronte alla loro maternità, le madri ebree e palestinesi
e quelle di tutte le terre in guerra, le vedove o le
anziane dimenticate dai loro figli…"
Le
donne di Gerusalemme sono il segno della tenerezza e della
commozione, insegnano la bellezza dei sentimenti, la
compassione che non ha vergogna di mostrare lacrime, di
donare una carezza e di offrire consolazione a chi soffre.
E proprio ai sofferenti è andato l’ultimo pensiero del
Papa che ha chiesto preghiere per chi vive nel dolore:
“Preghiamo
in questa ora il Signore per tutti i sofferenti del mondo.
Preghiamo il Signore perché ci dia realmente un cuore di
carne, ci faccia messaggeri del Suo amore non solo con
parole, ma con tutta la nostra vita”.
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VIA
CRUCIS AL COLOSSEO PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE
Cari fratelli e sorelle,
seguendo Gesù nella via della Sua passione vediamo non
soltanto la passione di Gesù, ma vediamo tutti i
sofferenti del mondo ed è questa la profonda intenzione
della preghiera della Via Crucis: di aprire i
nostri cuori e aiutarci a vedere con il cuore.
I Padri della Chiesa hanno considerato come il più
grande peccato del mondo pagano la insensibilità, la
durezza del cuore e amavano la profezia del profeta
Ezechiele: "Vi toglierò il cuore di pietra e vi darò
un cuore di carne" (cf Ez 36,26). Convertirsi a
Cristo, divenire cristiano voleva dire ricevere un cuore
di carne, un cuore sensibile per la passione e la
sofferenza degli altri.
Il nostro Dio non è un Dio lontano, intoccabile nella
sua beatitudine: il nostro Dio ha un cuore. Anzi ha un
cuore di carne, si è fatto carne proprio per poter
soffrire con noi ed essere con noi nelle nostre
sofferenze. Si è fatto uomo per darci un cuore di carne e
per risvegliare in noi l’amore per i sofferenti, per i
bisognosi.
Preghiamo in questa ora il Signore per tutti i
sofferenti del mondo. Preghiamo il Signore perché ci dia
realmente un cuore di carne, ci faccia messaggeri del Suo
amore non solo con parole, ma con tutta la nostra vita.
Amen.
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