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2005: VIA CRUCIS AL COLOSSEO CON LE MEDITAZIONI DEL CARDINALE RATZINGER

FONTE: Radio Vaticana, 26 marzo 2005

IERI LA TRADIZIONALE VIA CRUCIS AL COLOSSEO CON LE MEDITAZIONI DEL CARDINALE RATZINGER, SEGUITA DA GIOVANNI PAOLO II IN COLLEGAMENTO VIDEO DALLA CAPPELLA DEL PALAZZO APOSTOLICO: IL PAPA NEL SUO MESSAGGIO INVOCA LA CROCE, UNICA SPERANZA PER LA PACE NEL MONDO 

“In questo giorno memoriale del Cristo crocifisso guardo e adoro con voi la Croce e ripeto le parole della liturgia: Ave, o Croce, unica speranza, donaci pazienza e coraggio e ottieni al mondo la pace!”. Così ha scritto il Papa nel messaggio pronunciato dal cardinale vicario di Roma, Camillo Ruini ieri sera, all’inizio del tradizionale rito della Via Crucis al Colosseo. Il Pontefice, convalescente, ha seguito l’evento in collegamento televisivo dalla cappella del suo appartamento, apparendo su due maxischermi montati in prossimità dell’Anfiteatro Flavio. 54 le emittenti televisive di 39 Paesi collegate in mondovisione con Roma. A portare la Croce, oltre al cardinale Ruini nelle prime due stazioni e nell’ultima, anche religiosi e laici di Asia, Africa e Europa. Le meditazioni e le preghiere sono state composte dal cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che si è ispirato al versetto giovanneo del “chicco di grano”. Il servizio di Gabriella Ceraso: 

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E’ la prima volta dopo 26 anni, che il Papa manca fisicamente al Colosseo per il rito della Via Crucis, eppure la sua presenza si avverte più viva che mai. Sui maxischermi appare di frequente, seduto nella Cappella privata con indosso una stola rossa sulla veste bianca, attento a seguire il rito attraverso la televisione. Non rinuncia, il Papa, a stringere tra le mani la Croce durante l’ultima stazione, come fa il cardinale Camillo Ruini sul Palatino, e con la croce si unisce alla benedizione finale pronunciata dal porporato. Un lungo applauso segue il gesto carico di emozione. Toccano anche le parole inviate dal Papa a migliaia di fedeli, riuniti nella tiepida notte al Colosseo, che ascoltano e ancora applaudono. “Sono con voi spritualmente”, scrive il Papa; “adoriamo il mistero della Croce, fonte di nuova speranza per l’umanità”. 

“L’adorazione della Croce ci rimanda ad un impegno al quale non possiamo sottrarci: la missione che San Paolo esprimeva con le parole: ‘Completo quello che manca nella mia carne ai patimenti di Cristo, a favore del Suo Corpo che è la Chiesa”. 

Si unisce in preghiera a tutti i sofferenti, il Papa; quindi offre il suo dolore per il compimento del disegno divino. Poi invoca pazienza, coraggio e pace nel mondo. 

E subito dopo prende il via il cammino doloroso di Gesù, tappa dopo tappa, fino al Calvario rivissuto, quest’anno, alla luce dell’immagine giovannea del “chicco di grano” che gli uomini sono invitati ad emulare donando la propria vita senza paure e attaccamenti in modo da trovare la via dell’amore vero: 

“Adoramus te Christe et benedicimus tibi ...” 

Brevi e pregnanti le meditazioni del cardinale Joseph Ratzinger alle 14 stazioni; i toni si fanno accesi nei tanti riferimenti al mondo contemporaneo: politica, fede, etica. Il richiamo è all’uomo di oggi, vittima della mentalità dominante, alla deriva verso un secolarismo senza Dio, incline a banalizzare il mistero del male e capace di sporcare dall’interno la Chiesa: “Ma tu sei risorto Signore, salva anche noi!”, si legge nella nona stazione: 

“La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano, ma siamo noi stessi a sporcarli, siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole, i nostri grandi gesti. Abbi pietà della tua Chiesa. Anche all’interno di essa, Adamo cade sempre di nuovo ...”. 

Quest’uomo così delineato, è posto a confronto con la Veronica, il Cireneo, la Vergine ma soprattutto con Gesù, il Giusto, il Salvatore, il Servo. Da qui, le tante suppliche che hanno scandito il tragitto doloroso: In primo piano torna l’attualità: 

“Distrugge, il potere delle ideologie, cosicché gli uomini possano riconoscere che sono intessute di menzogne. Non permettere che il muro del materialismo diventi insuperabile. Fa che ti percepiamo di nuovo ...”. 

“Quattordicesima stazione: Gesù è deposto nel sepolcro”. 

Quando invece si arriva all’ultima stazione, innanzi alla deposizione del Corpo martoriato di Cristo nel sepolcro, la preghiera stempera i suoi toni e torna l’immagine del “chicco di grano” che muore e come pane di vita sfama in misura sovrabbondante l’umanità intera: 

“Aiutaci ad amare sempre di più il Tuo mistero eucaristico ed a venerarlo, a vivere veramente di Te, Pane del Cielo. Aiutaci a diventare il Tuo profumo, a rendere percepibili le tracce della tua vita in questo mondo! ...”. 

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