Via
Crucis. Il Papa invita a guardare verso Colui che si è
fatto carico delle nostre angosce mortali per ridonarci la
speranza e la vita
Contemplare
il volto sfigurato di Cristo: nella notte del Venerdì
Santo, al termine della tradizionale Via Crucis al
Colosseo, Benedetto XVI ha invitato i cristiani a volgere
lo sguardo a Colui che si è fatto carico “di tutte le
nostre angosce mortali” e a pregare soprattutto per i
“sofferenti della terra terremotata dell’Aquila”. Il
volto di Gesù oggi – ha detto il Papa – si riflette
“in quello di ogni persona umiliata ed offesa, ammalata
e sofferente, sola, abbandonata e disprezzata”. Le
parole del Pontefice hanno fatto eco alle meditazioni
dell’arcivescovo di Guwahati mons. Thomas Menamparampil,
lette da Paola Pitagora e da Orazio Coclite; meditazioni
che, nelle 14 stazioni del Calvario, lasciano intravedere
il dolore di oggi. Il servizio di Tiziana Campisi:
Meditando la Passione di Cristo, Benedetto XVI ha
voluto pregare ancora per i terremotati dell’Abruzzo. Il
suo pensiero è andato a quanti hanno perso tutto, ma
proiettato verso la speranza: “Preghiamo soprattutto con tutti i sofferenti
della terra terremotata dell’Aquila. Preghiamo perché
… in questa notte oscura appaia la stella della
speranza, la luce del Signore Risorto”.
Il Risorto, “un Uomo unico nella storia di tutti i
tempi, che ha cambiato il mondo non uccidendo gli altri,
ma lasciandosi uccidere appeso ad una croce”: ecco chi
è Cristo. Fissandolo sul Golgota, ha ricordato il
Pontefice, un centurione ha visto in Lui il Figlio di Dio,
ha visto “l’apice della rivelazione dell’amore di
Dio per ciascuno di noi”:
“E’ per amore nostro che Cristo muore in croce!
Lungo il corso dei millenni, schiere di uomini e di donne
si sono lasciati affascinare da questo mistero e hanno
seguito Lui, facendo a loro volta, come Lui e grazie al
suo aiuto, della propria vita un dono ai fratelli”. Con queste parole il Papa ha voluto fare memoria di
santi e martiri, ma anche di quanti hanno seguito le orme
di Gesù restando a noi sconosciuti, di coloro che “in
questo nostro tempo… nel silenzio della loro quotidiana
esistenza, uniscono i loro patimenti a quelli del
Crocifisso e diventano apostoli di un vero rinnovamento
spirituale e sociale”. Ha spiegato, il Santo Padre, che
l’uomo è salvo grazie alla misericordia di Dio; ha
citato Sant’Agostino per far capire che condividendo la
morte con gli uomini, Cristo ci ha riportati alla vita.
“Cosa sarebbe l’uomo senza Cristo?”, rifletteva il
vescovo di Ippona; sembra rispondergli così Benedetto XVI:
“Versando il suo sangue, Egli ci ha
riscattati dalla schiavitù della morte, ha spezzato la
solitudine delle nostre lacrime, è entrato in ogni nostra
pena ed in ogni nostro affanno”. (Lettore) Seconda stazione: Gesù è tradito da Giuda e trattiene
Pietro dalla violenza. (Lettore)
In
tempi di conflitto tra persone, gruppi etnici e religiosi,
nazioni, interesse economici e politici, Gesù dice che lo
scontro e la violenza non sono la risposta, bensì
l’amore, la persuasione e la riconciliazione. Anche
quando sembriamo non riuscire in tali sforzi, piantiamo
nondimeno semi di pace che porteranno frutto a tempo
debito.
C’e’ chi ha perso la vita “combattendo per la
libertà, l’uguaglianza o la giustizia”, scrive
l’arcivescovo di Guwahati, ma è con l’“insegnamento
di Gesù sulla non-violenza” che sono stati difesi “i
diritti dei deboli e degli oppressi”.
E con le sue meditazioni mons. Menamparampil è sceso
anche nei meandri dell’animo umano, nella debolezza,
nell’incoerenza che lascia emergere la “divergenza tra
ciò che professiamo di essere e ciò che siamo
realmente”. Perché spesso siamo mossi dall’egoismo,
dagli interessi professionali; come Pilato che giudicando
Gesù non cerca la verità; si chiede solo cosa sia, senza
impegnarsi nella ricerca di una risposta.
(Lettore) La gente spesso si preoccupa di ciò che procura una
soddisfazione immediata. Ci si accontenta di risposte
superficiali. Si prendono decisioni non sulla base di
principi di integrità, ma di considerazioni
opportunistiche. Non scegliendo opzioni moralmente
responsabili, si danneggiano gli interessi vitali della
persona umana e della famiglia umana. E invece servono “decisioni responsabili” nel
rendere un servizio pubblico ed è a Dio che si può
chiedere il coraggio di raggiungerle. Quando il cammino
della vita si fa pesante e “sopraggiunge la notte
oscura”, la fede aiuta, e fa fare grandi cose. Come le
fa il discepolo fedele, “che prende su di sé la croce e
segue Cristo”, nella semplicità e nell’umiltà. Ed è
da qui che nasce il servizio della Chiesa ai “meno
privilegiati, gli emarginati, i baraccati, i poveri, i
sottoalimentati, i disabili, le vittime di varie forme di
dipendenza”. Un servizio, riflette mons. Menamparampil,
per il quale bisogna pregare, perché la Chiesa lo
rafforzi. (Lettore) Decima stazione: Gesù è crocifisso Il presule indiano ha usato l’immagine di Cristo
sulla croce per descrivere, poi, la disperazione che
spesso dilania anche l’uomo più forte: (Lettore) Le frustrazioni si accumulano, l’ira e il
risentimento aggiungono il loro peso. Malattie, cattive
notizie, disgrazie, maltrattamenti, tutto può
sopraggiungere insieme… E’ in questi momenti che
abbiamo bisogno di ricordare che Gesù non ci lascia mai.
Dunque, “l’esperienza del dolore e dell’oscurità
interiore” in realtà insegna che in Dio “nulla è
perduto”, perché in Dio “anche la perdita più grande
è un guadagno”, come la morte di Cristo è stata
“preludio di risurrezione”. E’ questa la conclusione
dell’arcivescovo di Guwahati: se le tragedie inducono a
riflettere, se la morte che colpisce da vicino lascia
intravedere un altro mondo, è a Gesù che si giunge, come
ha detto anche, al termine della Via Crucis, Benedetto XVI: “Mentre svetta la Croce sul Golgota, lo sguardo
della nostra fede si proietta verso l’alba del Giorno
nuovo ed assaporiamo già la gioia e il fulgore della
Pasqua. ‘Se siamo morti con Cristo, - scrive san Paolo -
crediamo che anche vivremo con Lui’”. E’ questa la Buona Novella, conclude mons.
Menamparampil, quella che i cristiani cercano di
“annunciare ‘in ogni maniera’, “anche in luoghi
dove Cristo non è mai stato conosciuto”.