Fonte,
Radio Vaticana, 10 maggio 2007
◊ Di
emozione in emozione, di festa in festa. Dopo lo
straordinario incontro di ieri sera con i giovani allo
stadio Pacaembu, Benedetto XVI si appresta a celebrare, al
Campo de Marte, la grande Messa per la canonizzazione di
Frei Galvão,, primo santo nato in Brasile. Alla
celebrazione è prevista la partecipazione di almeno un
milione di fedeli, molti dei quali si sono raccolti nel
Campo de Marte sin dalle prime ore del mattino. Nel
pomeriggio, poi, il Papa rivolgerà un discorso ai vescovi
del Brasile, prima di trasferirsi in serata ad Aparecida,
in vista dell’apertura della Conferenza generale
dell’Episcopato dell’America Latina e dei Caraibi. Ma
torniamo all’emozionante incontro di ieri, con il
servizio del nostro inviato a San Paolo, Alessandro
Gisotti: 
Siate amici di Gesù e, forti di questa amicizia,
testimoniate la bellezza del Vangelo ai ragazzi che si
sono persi e vivono senza speranza. E’ questa la grande
missione che Benedetto XVI ha affidato ai giovani
dell’America Latina, nella straordinaria serata del
Pacaembu. Un incontro dalle mille emozioni, vissute
intensamente dai giovani e dal Santo Padre, fin
dall’arrivo allo stadio, preceduto dalla benedizione del
Memoriale dell’America Latina. La cerimonia ha offerto
momenti toccanti come le testimonianze dei giovani sulle
proprie speranze e difficoltà. E momenti di grande
impatto scenografico quali la proiezione di immagini di
paesaggi della natura brasiliana, durante l’esecuzione
del Cantico delle Creature. Spettacolare anche il palco
del Papa: un’immensa colomba, simbolo di pace e dello
Spirito Santo, adagiata su una curva dello stadio. Nel suo
indirizzo d’omaggio, l’arcivescovo di San Paolo, mons.
Odilo Pedro Scherer, ha ringraziato il Papa per aver
scelto i giovani per il suo primo incontro in terra
brasiliana. Dal canto suo, mons. Eduardo Pinheiro da
Silva, responsabile della pastorale giovanile
dell’episcopato brasiliano ha espresso l’auspicio che
proprio il Brasile sia la sede della prossima GMG.
“Si vede e si sente, il Papa è presente”, hanno
intonato i ragazzi in uno spontaneo inno di gioia. Cori
che hanno preceduto l’attesissimo discorso di Papa
Benedetto, interrotto decine di volte dall’applauso dei
giovani. Il Pontefice ha subito incoraggiato i ragazzi
brasiliani e di tutta l’America Latina con parole
affettuose, ma li ha anche esortati ad essere loro stessi
apostoli dei giovani. Grande la voglia del Santo Padre di
incontrarli, tanto che all’inizio del suo discorso, ha
affermato che sorvolando il territorio brasiliano
all’arrivo già pensava all’incontro allo stadio di
Pacaembu. Quando poi, ha citato il suo amato predecessore,
Karol Wojtyla, lo stadio è esploso in un grido
commovente: “Santo! Santo!”
Il Signore, ha detto il Papa, ci sprona a dilatare i
nostri cuori, “affinché in essi ci sia sempre più
amore, bontà, comprensione per i nostri simili e per i
problemi che coinvolgono non solo la convivenza umana, ma
anche l'effettiva preservazione e la custodia
dell’ambiente naturale, di cui tutti facciamo parte”.
“Nossos bosques têm mais vida”...
“I nostri boschi hanno più vita”, ha avvertito
Papa Benedetto, “non lasciate che si spenga questa
fiamma di speranza”. Ed ha sottolineato che “la
devastazione ambientale dell'Amazzonia e le minacce alla
dignità umana delle sue popolazioni esigono un maggior
impegno nei più diversi ambiti di azione”. Dopo questo
appello, il Papa ha offerto ai giovani una lunga e
appassionata riflessione sul passo del Vangelo di Matteo,
che narra dell’incontro tra un giovane e Gesù. “In
questo giovane – ha detto – vedo tutti voi, giovani
del Brasile e dell’America Latina”. Il Pontefice si è
soffermato sulla domanda fondamentale per ogni cristiano:
“Cosa fare per raggiungere la vita eterna?”. Una
domanda, ha detto, alla quale solo Gesù può dare una
risposta, perché “è l’unico che riesce a mostrare il
senso della vita presente e a conferirle un contenuto di
pienezza”.
Jesus nos garante que só Deus é bom...
“Gesù ci assicura che solo Dio è buono”, ha
sottolineato il Papa aggiungendo che “essere aperto alla
bontà significa accogliere Dio”. Proprio Gesù, ha
spiegato, “ci invita a vedere Dio in tutte le cose e in
tutti gli avvenimenti, anche laddove la maggioranza vede
soltanto assenza di Dio”. “Se riuscissimo a vedere
tutto il bene che esiste nel mondo e, ancor più, a
sperimentare il bene che proviene da Dio stesso – ha
rilevato – non cesseremmo mai di avvicinarci a Lui, di
lodarlo e ringraziarlo”. Quindi, ha ribadito che per
essere sulla strada di Dio non basta conoscere i
comandamenti, ma bisogna testimoniarli:
Os anos que vós estais vivendo são os anos...
“Gli anni che state vivendo – ha affermato – sono
gli anni che preparano il vostro futuro. Il «domani»
dipende molto dal come state vivendo l'«oggi» della
giovinezza”. Quindi, li ha esortati a non permettere che
la vita “passi invano”, a non sperperarla, ma a vivere
“con entusiasmo, con gioia”, e “soprattutto con
senso di responsabilità”. Ha, così, indicato le grandi
problematiche che affligono la gioventù di oggi dalla
“paura di fallire per non aver scoperto il senso della
vita” alla “minaccia della violenza”. E ancora,
“la deplorevole proliferazione delle droghe”. Di qui,
la grande responsabilità dei giovani che hanno incontrato
Cristo, che “hanno trovato la via vera”:
Sois jovens da Igreja. Por isso Eu vos envio...
“Voi siete i giovani della Chiesa”, ha affermato il
Papa. “Vi invio perciò verso la grande missione di
evangelizzare i ragazzi e le ragazze che vanno errando in
questo mondo”, “Siate gli apostoli dei giovani”. Il
Santo Padre li ha invitati a camminare con loro, a fare la
“stessa esperienza di fede, di speranza e di amore”,
perché si realizzino pienamente nell’incontro con
Cristo. Parole corredate da una viva esortazione:
Podeis ser protagonistas de uma sociedade nova...
“Potete essere protagonisti di una società nuova”,
ha detto Benedetto XVI, rispettando i valori morali
universali, ma anche attraverso “un impegno personale di
formazione umana e spirituale di importanza vitale”. Ed
ha aggiunto: “Un uomo o una donna non preparati alle
sfide reali poste da un’interpretazione corretta della
vita cristiana del proprio ambiente saranno facile preda
di tutti gli assalti del materialismo e del laicismo,
sempre più attivi a tutti i livelli”. Il Papa ha messo
l’accento sulla famiglia “centro irradiante di pace e
gioia”, e sulla difesa della vita, dal suo inizio fino
al declino naturale. Ancora, li ha invitati a santificare
il lavoro, a promuovere una “società più giusta e più
fraterna adempiendo i doveri nei confronti dello Stato”,
non lasciandosi “trasportare dall'odio e dalla
violenza”. E li ha messi in guardia dalla “smisurata
ambizione di ricchezza e di potere” che “porta alla
corruzione personale e altrui”. “La frode e
l'inganno”, è stato il suo richiamo, non possono mai
essere giustificate:
Definitivamente, existe um imenso panorama de ação...
“Esiste, in ultima analisi – ha detto - un immenso
panorama di azione nel quale le questioni di ordine
sociale, economico e politico acquisiscono un rilievo
particolare”, nell’ispirazione al Vangelo e alla
Dottrina Sociale della Chiesa. Il Papa ha enumerato alcune
grandi sfide per i giovani di oggi: “La costruzione di
una società più giusta e solidale, riconciliata e
pacifica, l’impegno a frenare la violenza”. E poi,
“le iniziative di promozione della vita piena,
dell'ordine democratico e del bene comune”. Benedetto
XVI ha chiesto un impegno particolare dei giovani per
“eliminare certe discriminazioni esistenti nelle società
latinoamericane”. Ha, poi, dedicato una parte del suo
discorso al Sacramento del Matrimonio ed ha invitato i
giovani a rispettarsi reciprocamente, “anche
nell’innamoramento e nel fidanzamento” sottolineando
che la castità può essere un “baluardo” delle
speranze future.
Procurai resistir com fortaleza às insídias ...
“Cercate – è stata l’esortazione del Papa - di
resistere con fortezza alle insidie del male esistente in
molti ambienti, che vi spinge ad una vita dissoluta,
paradossalmente vuota, facendovi smarrire il dono prezioso
della vostra libertà e della vostra vera felicità”. Il
Papa ha anche sottolineato l’importanza della vita di
fede e di preghiera ed ha espresso parole di particolare
apprezzamento per i consacrati “che si donano totalmente
Dio”. Di qui, l’auspicio che lo Spirito Santo
“risvegli nel cuori di tanti giovani” l’amore per
seguire Gesù. Poi, ritornando sul passo del Vangelo di
Matteo, il Papa ha rammentato che quel giovane invitato da
Cristo a partecipare alla sua missione di salvezza, se ne
andò triste e abbattuto. Il giovane, dunque, nell’ora
della grande opzione, “non ebbe il coraggio di
scommettere tutto su Gesù Cristo”. Di qui, il caloroso
e sentito appello del Papa a “non sperperare” la
propria gioventù. “Non cercate di fuggire da essa”,
ha detto il Papa ai ragazzi del Pacaembu, “vivetela
intensamente, consacratela agli alti ideali della fede e
della solidarietà umana”.
Vós, jovens, não sois apenas o futuro da Igreja...
“Voi, giovani – ha detto – non siete soltanto il
futuro della Chiesa e dell'umanità”. Al contrario, ha
aggiunto, “voi siete il presente giovane della Chiesa e
dell'umanità. Siete il suo volto giovane”. “La Chiesa
– ha detto ancora – ha bisogno di voi” “per
manifestare al mondo il volto di Gesù Cristo, che si
delinea nella comunità cristiana. Senza questo volto
giovane, la Chiesa si presenterebbe sfigurata”. Infine,
l’invito del Papa a seguire con attenzione la Conferenza
di Aparecida e a “collaborare per edificare un mondo di
giustizia e di pace”.
Una serata davvero indimenticabile, dunque, a
conclusione di una giornata ricca di incontri
particolarmente significativi. Nella mattinata, il Papa
aveva incontrato il presidente Lula da Silva. Il
colloquio, nel Palazzo dos Bandeirantes, si è svolto in
un clima di grande cordialità. Al termine
dell’incontro, avvenuto in forma strettamente privata,
si è svolta la cerimonia dei timbri. Il presidente ha
annullato un francobollo realizzato in occasione della
visita del Papa, che raffigura Benedetto XVI e il
Santuario di Aparecida. Il primo di due milioni di
esemplari è stato donato dal presidente al Santo Padre.
Prima di lasciare il Palazzo dos Bandeirantes, il Papa ha
avuto anche un breve colloquio con il governatore dello
Stato di San Paolo, José Serra.
Sempre ieri, Benedetto XVI ha pranzato con i vertici
della Conferenza episcopale brasiliana. Al termine del
pranzo, il Papa ha ringraziato i presuli per
l’accoglienza ricevuta dal popolo brasiliano. Il Santo
Padre ha affermato che fin dall’inizio del suo
Pontificato, era sua intenzione visitare l’America
Latina e in particolare il Brasile e il Messico. Si è,
dunque, detto felice che il primo viaggio in terra
brasiliana sia motivato dalla canonizzazione di Frei Galvão
e dall’apertura della Conferenza di Aparecida. Alla fine
dell’incontro conviviale, il Pontefice ha donato ai
vescovi 200 mila dollari per il progetto a favore dell’Amazzonia,
iniziativa che sta particolarmente a cuore
all’Episcopato brasiliano.
Il secondo giorno del Papa in Brasile si è, infine,
caratterizzato per un incontro di carattere ecumenico ed
interreligioso, al Monastero São Bento. All’evento,
hanno preso parte i rappresentanti delle altre confessioni
cristiane, tra cui il pastore Carlos Moeller, presidente
del CONIC, il Consiglio nazionale delle Chiese cristiane
del Brasile ed i leader della comunità ebraica e
musulmana brasiliana. A sorpresa, poi, il Papa si è
affacciato, ieri, ben quattro volte dal Monastero São
Bento per benedire la folla di fedeli. Uno di questi
saluti lo ha rivolto in italiano:
“Grazie per la vostra presenza, per il vostro
entusiasmo. Un grande abbraccio a voi tutti!”
Da San Paolo, Alessandro Gisotti, Radio Vaticana
Riguardo al dono del Papa per l'Amazzonia, ricordiamo che,
a conclusione della loro 45.ma Assemblea, i vescovi
brasiliani, lo scorso 8 maggio, in linea con la pastorale
che promuovono dal 1972, sono tornati a rilevare
l'importanza dell'Amazzonia non solo come un fattore
ecologico di vitale importanza per la vita sul pianeta, ma
anche per l'urgenza di difendere le popolazioni
amazzoniche. In questo spirito, l'Episcopato, spiega in
una dichiarazione speciale, il progetto "Vita e
missione" (Solidarietà con l'Amazzonia). La
Commissione episcopale per l'Amazzonia, creata nel 2002,
avrà il compito di coordinare le molteplici attività e
le prossime iniziative in questo campo.
INCONTRO CON I
GIOVANI
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Stadio
municipale di Pacaembu, São Paulo
Giovedì, 10 maggio 2007
Carissimi
giovani! Cari amici e amiche!
"Se
vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi,
dallo ai poveri [...] poi, vieni e seguimi" (Mt
19, 21).
1. Ho
voluto ardentemente incontrarmi con voi in questo mio
primo viaggio in America Latina. Sono venuto ad aprire la
V Conferenza dell'Episcopato Latinoamericano che, per mio
desiderio, si svolgerà ad Aparecida, qui in Brasile, nel
Santuario di Nostra Signora. Ella ci conduce ai piedi di
Gesù, perché impariamo le sue lezioni sul Regno e ci
stimola ad essere suoi missionari, affinché i popoli di
questo "Continente della speranza" abbiano in
Lui vita piena.
I vostri
Vescovi del Brasile, nella loro Assemblea Generale
dell'anno scorso, hanno riflettuto sul tema
dell'evangelizzazione della gioventù e hanno messo nelle
vostre mani un documento. Hanno chiesto che fosse accolto
e perfezionato da voi lungo tutto l'anno. In questa ultima
Assemblea hanno ripreso il tema, arricchito con la vostra
collaborazione, e desiderano che le riflessioni fatte e
gli orientamenti proposti servano come incentivo e faro
per il vostro cammino. Le parole dell'Arcivescovo di San
Paolo e dell'incaricato della Pastorale della Gioventù,
che ringrazio, confermano lo spirito che muove il cuore di
tutti voi.
Ieri
sera, sorvolando il territorio brasiliano, già pensavo a
questo nostro incontro nello Stadio del Pacaembu, con il
desiderio di stringere in un grande abbraccio molto
brasiliano tutti voi, e manifestare i sentimenti che porto
nell'intimo del cuore e che, molto a proposito, il Vangelo
di oggi ci ha voluto indicare.
Ho sempre
sperimentato una gioia molto speciale in questi incontri.
Ricordo particolarmente la XX
Giornata Mondiale della Gioventù, che ho avuto
l'occasione di presiedere due anni fa in Germania. Anche
alcuni di voi qui presenti sono stati là! È un ricordo
emozionante, per i frutti abbondanti di grazia concessi
dal Signore. E non rimane alcun dubbio che il primo
frutto, tra tanti, che ho potuto verificare è stato
quello della fraternità esemplare tra tutti, come
dimostrazione evidente della perenne vitalità della
Chiesa per tutto il mondo.
2. Per
cui, cari amici, sono certo che oggi si rinnoveranno le
stesse impressioni di quel mio incontro in Germania. Nel
1991 il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II, di venerata
memoria, diceva, nella sua visita nel Mato Grosso, che i
"giovani sono i primi protagonisti del terzo
millennio [...] sono loro che tracceranno il destino di
questa nuova tappa dell'umanità" (Discorso,
16/10/1991). Oggi, mi sento spinto a fare con voi la
stessa osservazione.
Il
Signore apprezza, senza dubbio, la vostra vita cristiana
nelle numerose comunità parrocchiali e nelle piccole
comunità ecclesiali, nelle Università, nei Collegi e
nelle Scuole e, soprattutto, nelle strade e negli ambienti
di lavoro delle città e della campagna. Ma bisogna andare
avanti. Non possiamo mai dire basta, perché la carità di
Dio è infinita e il Signore ci chiede, o meglio, esige
che dilatiamo i nostri cuori, affinché in essi ci sia
sempre più amore, bontà, comprensione per i nostri
simili e per i problemi che coinvolgono non solo la
convivenza umana, ma anche l'effettiva preservazione e la
custodia dell'ambiente naturale, di cui tutti facciamo
parte. "I nostri boschi hanno più vita": non
lasciate che si spenga questa fiamma di speranza che il
vostro Inno Nazionale pone sulle vostre labbra. La
devastazione ambientale dell'Amazzonia e le minacce alla
dignità umana delle sue popolazioni esigono un maggior
impegno nei più diversi ambiti di azione che la società
vien sollecitando.
3. Oggi
desidero riflettere con voi sul testo di San Matteo (cfr
19, 16-22), che abbiamo appena ascoltato. Parla di un
giovane, il quale corse incontro a Gesù. Merita di essere
sottolineata la sua impazienza. In questo giovane vedo
tutti voi, giovani del Brasile e dell'America Latina.
Siete accorsi dalle varie regioni di questo Continente per
il nostro incontro. Volete ascoltare, dalla voce del Papa,
le parole di Gesù stesso.
Avete una
domanda cruciale, riferita nel Vangelo, da sottoporgli. È
la stessa del giovane che corse incontro a Gesù: Cosa
fare per raggiungere la vita eterna? Vorrei
approfondire con voi questa domanda. Si tratta della vita.
La vita che, in voi, è esuberante e bella. Cosa fare di
essa? Come viverla pienamente?
Comprendiamo
immediatamente, nella formulazione della domanda stessa,
che non è sufficiente il "qui" e
l'"adesso"; detto altrimenti, noi non riusciamo
a ridurre la nostra vita entro lo spazio e il tempo, per
quanto pretendiamo allargare i suoi orizzonti. La vita li
trascende. Con altre parole: noi vogliamo vivere e non
morire. Sentiamo che qualcosa ci rivela che la vita è
eterna e che è necessario impegnarsi perché ciò
avvenga. Insomma, essa è nelle nostre mani e dipende, in
certo qual modo, dalla nostra decisione.
La
domanda del Vangelo non riguarda soltanto il futuro. Non
riguarda solo la questione del che cosa accadrà dopo la
morte. Al contrario, esiste un impegno con il presente,
qui e adesso, che deve garantire autenticità e di
conseguenza il futuro. In sintesi, la domanda pone in
questione il senso della vita. Perciò può essere
formulata così: cosa devo fare affinché la mia vita
abbia senso? Cioè: come devo vivere per cogliere
pienamente i frutti della vita? O ancora: che cosa devo
fare perché la mia vita non trascorra inutilmente?
Gesù è
l'unico che ci può dare una risposta, perché è l'unico
che ci può garantire la vita eterna. Perciò è anche
l'unico che riesce a mostrare il senso della vita presente
e a conferirle un contenuto di pienezza.
4. Ma
prima di dare la sua risposta, Gesù pone in questione la
domanda del giovane sotto un aspetto molto importante:
perché mi interroghi su ciò che è buono? In questa
domanda si trova la chiave della risposta. Quel giovane
percepisce che Gesù è buono e che è maestro. Un maestro
che non inganna. Noi siamo qui perché abbiamo questa
stessa convinzione: Gesù è buono. Può essere che non
sappiamo spiegare appieno la ragione di questa percezione,
ma è certo che essa ci avvicina a Lui e ci apre al suo
insegnamento: un maestro buono. Chi riconosce il bene vuol
dire che ama. E chi ama, nella felice espressione di San
Giovanni, conosce Dio (cfr 1 Gv 4, 7). Il giovane
del Vangelo ha avuto una percezione di Dio in Gesù
Cristo.
Gesù ci
assicura che solo Dio è buono. Essere aperto alla bontà
significa accogliere Dio. Così Egli ci invita a vedere
Dio in tutte le cose e in tutti gli avvenimenti, anche
laddove la maggioranza vede soltanto assenza di Dio.
Vedendo la bellezza delle creature e costatando la bontà
presente in tutte loro, è impossibile non credere in Dio
e non fare un'esperienza della sua presenza salvifica e
confortatrice. Se riuscissimo a vedere tutto il bene che
esiste nel mondo e, ancor più, a sperimentare il bene che
proviene da Dio stesso, non cesseremmo mai di avvicinarci
a Lui, di lodarlo e ringraziarlo. Lui ci riempie
continuamente di gioia e di beni. La sua gioia è la
nostra forza.
Ma noi
non conosciamo che in misura parziale. Per capire il bene
abbiamo bisogno di aiuti, che la Chiesa ci offre in molte
occasioni, soprattutto nella catechesi. Lo stesso Gesù
manifesta ciò che per noi è buono, donandoci la sua
prima catechesi. "Se vuoi entrare nella
vita, osserva i comandamenti" (Mt 19, 17).
Lui parte dalla conoscenza che il giovane certamente ha già
ottenuto dalla sua famiglia e dalla Sinagoga: egli,
infatti, conosce i comandamenti. Essi conducono alla vita,
il che vuol dire che ci garantiscono autenticità. Sono i
grandi indicatori che ci additano la strada giusta. Chi
osserva i comandamenti è sulla strada di Dio.
Non
basta, però, conoscerli. La testimonianza è più valida
della scienza, ovvero, è la scienza stessa applicata. Non
vengono imposti dal di fuori, non diminuiscono la nostra
libertà. Al contrario: costituiscono vigorosi stimoli
interni, che ci portano ad agire in una certa direzione.
Alla loro base si trovano la grazia e la natura, che non
ci lasciano fermi. Dobbiamo camminare. Siamo stimolati a
fare qualcosa per realizzarci. Realizzarsi per mezzo
dell'azione, in realtà, è rendersi reali. Noi siamo, in
gran parte, a partir dalla nostra giovinezza, ciò che noi
vogliamo essere. Siamo, per così dire, opera delle nostre
mani.
5. A
questo punto mi rivolgo di nuovo a voi, giovani, poiché
voglio sentire anche da voi la risposta del giovane del
Vangelo: tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia
giovinezza. Il giovane del Vangelo era buono. Osservava i
comandamenti. Camminava sulla via di Dio. Perciò, Gesù
fissatolo, lo amò. Riconoscendo che Gesù era buono,
diede prova che anche lui era buono. Aveva un'esperienza
della bontà e, pertanto, di Dio. E voi, giovani del
Brasile e dell'America Latina, avete già scoperto che
cosa è buono? Seguite i comandamenti del Signore? Avete
scoperto che questa è la vera e unica strada verso la
felicità?
Gli anni
che state vivendo sono gli anni che preparano il vostro
futuro. Il "domani" dipende molto dal come state
vivendo l'"oggi" della giovinezza. Davanti ai
vostri occhi, miei carissimi giovani, avete una vita che
desideriamo sia lunga; essa però è una sola, è unica:
non permettete che passi invano, non la sperperate. Vivete
con entusiasmo, con gioia, ma soprattutto con senso di
responsabilità.
Molte
volte sentiamo trepidare i nostri cuori di pastori, mentre
costatiamo la situazione del nostro tempo. Sentiamo
parlare delle paure della gioventù di oggi. Esse ci
svelano un enorme deficit di speranza: paura di morire,
nel momento in cui la vita sta sbocciando e cerca di
trovare la propria via di realizzazione; paura di fallire,
per non aver scoperto il senso della vita; e paura di
rimanere staccato, di fronte alla sconcertante rapidità
degli eventi e delle comunicazioni. Registriamo l'alta
percentuale di morti tra i giovani, la minaccia della
violenza, la deplorevole proliferazione delle droghe che
scuote fino alla radice più profonda la gioventù di
oggi. Si parla per questo, in conseguenza, di una gioventù
sbandata.
Ma mentre
guardo a voi, giovani qui presenti, che irradiate gioia e
entusiasmo, assumo lo sguardo di Gesù: uno sguardo di
amore e fiducia, nella certezza che voi avete trovato la
via vera. Voi siete i giovani della Chiesa. Vi invio perciò
verso la grande missione di evangelizzare i ragazzi e le
ragazze che vanno errando in questo mondo, come pecore
senza pastore. Siate gli apostoli dei giovani.
Invitateli a camminare con voi, a fare la vostra stessa
esperienza di fede, di speranza e di amore; a incontrare
Gesù per sentirsi realmente amati, accolti, con la piena
possibilità di realizzarsi. Che anche loro scoprano le
vie sicure dei Comandamenti e, percorrendole, arrivino a
Dio.
Potete
essere protagonisti di una società nuova, se cercherete
di mettere in pratica una condotta concreta ispirata ai
valori morali universali, ma anche un impegno personale di
formazione umana e spirituale di importanza vitale. Un
uomo o una donna non preparati alle sfide reali poste da
un'interpretazione corretta della vita cristiana del
proprio ambiente saranno facile preda di tutti gli assalti
del materialismo e del laicismo, sempre più attivi a
tutti i livelli.
Siate
uomini e donne liberi e responsabili; fate della famiglia
un centro irradiante pace e gioia; siate promotori della
vita, dall'inizio fino al suo declino naturale; tutelate
gli anziani, poiché essi meritano rispetto e ammirazione
per il bene che vi hanno fatto. Il Papa s'aspetta anche
che i giovani cerchino di santificare il loro lavoro,
compiendolo con competenza tecnica e con diligenza, per
contribuire al progresso di tutti i loro fratelli e per
illuminare con la luce del Verbo tutte le attività umane
(cfr Lumen
gentium, 36). Ma, soprattutto, il Papa si augura
che essi sappiano essere protagonisti di una società più
giusta e più fraterna, adempiendo i doveri nei confronti
dello Stato: rispettando le sue leggi; non lasciandosi
trasportare dall'odio e dalla violenza; cercando di essere
esempio di condotta cristiana nell'ambiente professionale
e sociale, distinguendosi per l'onestà nei rapporti
sociali e professionali. Si ricordino che la smisurata
ambizione di ricchezza e di potere porta alla corruzione
personale e altrui; non vi sono motivi validi che
giustifichino il tentativo di far prevalere le proprie
aspirazioni umane, sia economiche che politiche, mediante
la frode e l'inganno.
Esiste,
in ultima analisi, un immenso panorama di azione nel quale
le questioni di ordine sociale, economico e politico
acquisiscono un rilievo particolare, sempre che la loro
fonte d'ispirazione siano il Vangelo e la Dottrina Sociale
della Chiesa. La costruzione di una società più giusta e
solidale, riconciliata e pacifica; l'impegno a frenare la
violenza; le iniziative di promozione della vita piena,
dell'ordine democratico e del bene comune e, specialmente,
quelle che mirano ad eliminare certe discriminazioni
esistenti nelle società latinoamericane e non sono motivo
di esclusione, bensì di arricchimento reciproco.
Abbiate
soprattutto grande rispetto per l'istituzione del
Sacramento del Matrimonio. Non potrà aversi vera felicità
nei focolari se, al tempo stesso, non ci sarà fedeltà
tra i coniugi. Il matrimonio è un'istituzione di diritto
naturale, che è stata elevata da Cristo alla dignità di
Sacramento; è un grande dono che Dio ha fatto all'umanità.
Rispettatelo, veneratelo. Al tempo stesso, Dio vi chiama a
rispettarvi gli uni gli altri anche nell'innamoramento e
nel fidanzamento, poiché la vita coniugale, che per
disposizione divina è riservata alle coppie sposate, sarà
fonte di felicità e di pace solo nella misura in cui
saprete fare della castità, dentro e fuori del
matrimonio, un baluardo delle vostre speranze future.
Ripeto qui a tutti voi che "l'eros vuole sollevarci
[...] verso il Divino, condurci al di là di noi stessi,
ma proprio per questo richiede un cammino di ascesa, di
rinunce, di purificazioni e di guarigioni" (Lettera
Enciclica Deus
caritas est [25/12/2005], n. 5). In poche parole,
richiede uno spirito di sacrificio e di rinuncia per un
bene maggiore, che è precisamente l'amore di Dio su tutte
le cose. Cercate di resistere con fortezza alle insidie
del male esistente in molti ambienti, che vi spinge ad una
vita dissoluta, paradossalmente vuota, facendovi smarrire
il dono prezioso della vostra libertà e della vostra vera
felicità. Il vero amore "cercherà sempre di più la
felicità dell'altro, si preoccuperà sempre di più di
lui, si donerà e desidererà "esserci per"
l'altro" (Ibid., n. 7) e, perciò, sarà
sempre più fedele, indissolubile e fecondo.
Contate
per questo sull'aiuto di Gesù Cristo che, con la sua
grazia, renderà questo possibile (cfr Mt 19, 26).
La vita di fede e di preghiera vi condurrà per le vie
dell'intimità con Dio e della comprensione della
grandezza dei piani che Lui ha per ogni persona. "Per
il regno dei cieli" (Ibid., v. 12), alcuni
sono chiamati ad una donazione totale e definitiva, per
consacrarsi a Dio nella vita religiosa, "insigne
dono della grazia", come è stato dichiarato dal
Concilio Vaticano II (cfr Decr. Perfectae
caritatis, 12). I consacrati che si donano
totalmente a Dio, sotto la mozione dello Spirito Santo,
partecipano alla missione della Chiesa, testimoniando la
speranza nel Regno celeste tra tutti gli uomini. Perciò,
benedico e invoco la protezione divina su tutti i
religiosi che all'interno della vigna del Signore si
dedicano a Cristo ed ai fratelli. Le persone consacrate
meritano veramente la gratitudine della comunità
ecclesiale: monaci e monache, contemplativi e
contemplative, religiosi e religiose dedicati alle opere
di apostolato, membri degli Istituti secolari e delle
Società di vita apostolica, eremiti e vergini consacrate.
"La loro esistenza rende testimonianza di amore a
Cristo quando s'incamminano alla sua sequela come viene
proposta nel Vangelo e, con intima gioia, assumono lo
stesso stile di vita che Egli scelse per Sé"
(Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le
Società di Vita Apostolica, Istruz. Ripartire
da Cristo, n. 5). Auguro che in questo momento di
grazia e di profonda comunione in Cristo, lo Spirito Santo
risvegli nel cuore di tanti giovani un amore appassionato,
nel seguire e imitare Gesù Cristo casto, povero e
ubbidiente, totalmente rivolto alla gloria del Padre e
all'amore dei fratelli e delle sorelle.
6. Il
Vangelo ci assicura che quel giovane che corse incontro a
Gesù era molto ricco. Intendiamo questa ricchezza non
soltanto sul piano materiale. La stessa giovinezza è una
ricchezza singolare. Bisogna scoprirla e valorizzarla. Gesù
l'ha talmente apprezzata che finì per invitare quel
giovane a partecipare alla sua missione di salvezza. Egli
aveva in sé tutte le condizioni per una grande
realizzazione ed una grande opera.
Ma il
Vangelo ci riferisce che questo giovane, udito l'invito,
si rattristò. Se ne andò abbattuto e triste. Questo
episodio ci fa riflettere ancora una volta sulla ricchezza
della gioventù. Non si tratta, in primo luogo, di beni
materiali, bensì della propria vita, con i valori
inerenti alla giovinezza. Proviene da una duplice eredità:
la vita, trasmessa di generazione in generazione, nella
cui origine primaria si trova Dio, pieno di sapienza e di
amore; e l'educazione che ci inserisce nella cultura, a un
punto tale da poter quasi dire che siamo più figli della
cultura e, pertanto, della fede, che non della natura.
Dalla vita germoglia la libertà che, soprattutto in
questa fase, si manifesta come responsabilità. E il
grande momento della decisione, in una duplice opzione: la
prima, riguardo allo stato di vita, e la seconda riguardo
alla professione. Risponde alla domanda: cosa fare della
propria vita?
In altre
parole, la gioventù si presenta come una ricchezza perché
conduce alla riscoperta della vita come dono e come
compito. Il giovane del Vangelo comprese la ricchezza
della propria giovinezza. Andò da Gesù, il Maestro
buono, per cercare un orientamento. Nell'ora della grande
opzione, tuttavia, non ebbe il coraggio di scommettere
tutto su Gesù Cristo. Di conseguenza, se ne andò triste
e abbattuto. È ciò che succede ogni volta che le nostre
decisioni vacillano e diventano meschine e interessate.
Capì che gli mancava la generosità, e ciò non gli
permise una realizzazione piena. Si ripiegò sulla sua
ricchezza, facendola diventare egoista.
A Gesù
dispiacque la tristezza e la meschinità del giovane che
era venuto a cercarlo. Gli Apostoli, così come tutti e
tutte voi oggi, riempirono il vuoto lasciato da quel
giovane che se ne era andato triste e abbattuto. Loro e
noi siamo felici, perché sappiamo a chi crediamo (cfr 2 Tm
1, 12). Sappiamo e testimoniamo con la nostra vita che
soltanto Lui ha parole di vita eterna (cfr Gv 6,
68). Perciò, con San Paolo possiamo esclamare:
Rallegratevi sempre nel Signore! (cfr Fil 4, 4).
7. Il mio
appello odierno a voi, giovani che siete venuti a questo
incontro, è di non sperperare la vostra gioventù.
Non cercate di fuggire da essa. Vivetela intensamente.
Consacratela agli alti ideali della fede e della
solidarietà umana.
Voi,
giovani, non siete soltanto il futuro della Chiesa e
dell'umanità, quasi si trattasse di una specie di fuga
dal presente. Al contrario: voi siete il presente giovane
della Chiesa e dell'umanità. Siete il suo volto giovane.
La Chiesa ha bisogno di voi, come giovani, per manifestare
al mondo il volto di Gesù Cristo, che si delinea nella
comunità cristiana. Senza questo volto giovane, la Chiesa
si presenterebbe sfigurata.
Carissimi
giovani, fra poco inaugurerò la Quinta Conferenza
dell'Episcopato Latinoamericano. Vi chiedo di seguire con
attenzione i suoi lavori; di partecipare ai suoi
dibattiti; di accogliere i suoi frutti. Come è accaduto
in occasione delle precedenti Conferenze, anche la
presente segnerà in modo significativo i prossimi dieci
anni di evangelizzazione in America Latina e nei Caraibi.
Nessuno deve restare ai margini o rimanere indifferente
davanti a questo sforzo della Chiesa, e ancor meno i
giovani. Voi fate a pieno titolo parte della Chiesa, la
quale rappresenta il volto di Gesù Cristo per l'America
Latina ed i Caraibi.
Saluto i
francofoni che vivono nel Continente latinoamericano, e li
invito a essere testimoni del Vangelo e protagonisti della
vita ecclesiale. La mia preghiera raggiunge in modo del
tutto particolare voi giovani: voi siete chiamati a
costruire la vostra vita su Cristo e sui valori umani
fondamentali. Tutti si sentano invitati a collaborare per
edificare un mondo di giustizia e di pace.
Carissimi
giovani amici, come il giovane del Vangelo che domandò a
Gesù: "Che cosa devo fare di buono per ottenere la
vita eterna?", tutti voi state cercando le vie per
rispondere generosamente alla chiamata di Dio. Prego perché
ascoltiate le sue parole salvifiche e perché diventiate
suoi testimoni per le popolazioni contemporanee. Dio
effonda su tutti voi le sue benedizioni di pace e di
gioia.
Carissimi
giovani, Cristo vi chiama a essere santi. Lui stesso vi
invita e vuole camminare con voi, per animare con il suo
Spirito i passi del Brasile in questo inizio del terzo
millennio dell'era cristiana. Chiedo alla Senhora
Aparecida che vi guidi con il suo aiuto materno e vi
accompagni lungo la vita.
Sia
lodato nostro Signore Gesù Cristo!
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