SANTA MESSA E
CANONIZZAZIONE
DI FRA ANTONIO DE SANT'ANNA GALVÃO, OFM
OMELIA
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
"Campo de
Marte", São Paulo
Venerdì, 11 maggio 2007
Signori
Cardinali,
Signor Arcivescovo di San Paolo
e Vescovi del Brasile e dell'America Latina,
Distinte Autorità,
Sorelle e Fratelli in Cristo!
"Benedirò
il Signore in ogni tempo, / sulla mia bocca sempre la sua
lode" (Sal 32, 2).
1.
Rallegriamoci nel Signore, in questo giorno in cui
contempliamo un'altra meraviglia di Dio che, per la sua
ammirevole provvidenza, ci permette di gustare un vestigio
della sua presenza in questo atto di donazione d'Amore
costituito dal Santo Sacrificio dell'Altare.
Sì, non
possiamo non lodare il nostro Dio. Lodiamolo tutti quanti,
popoli del Brasile e dell'America, cantiamo al Signore le
sue meraviglie, perché grandi cose ha fatto per noi.
Oggi, la Divina Sapienza ci consente di incontrarci
intorno al suo altare, in atteggiamento di lode e di
ringraziamento per averci concesso la grazia della
Canonizzazione di Fra Antonio di Sant'Anna Galvão.
Voglio
ringraziare per le affettuose parole dell'Arcivescovo di
San Paolo, S.E. Mons. Odilo Scherer, che s'è fatto voce
di voi tutti, e per la premura del suo predecessore, il
Cardinale Claudio Hummes, che con tanta dedizione si è
impegnato per la causa del P. Galvão. Ringrazio per la
presenza di ognuno e di ognuna di voi, sia degli abitanti
di questa grande città sia di coloro che sono venuti da
altre città e nazioni. Mi rallegro perché, attraverso i
mezzi di comunicazione, le mie parole e le espressioni del
mio affetto possono entrare in ogni casa e in ogni cuore.
Siatene certi: il Papa vi ama, e vi ama perché Gesù
Cristo vi ama.
In questa
solenne Celebrazione Eucaristica è stato proclamato il
Vangelo nel quale Gesù, in atteggiamento di interiore
trasporto, proclama: "Ti benedico, o Padre,
Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto
nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le
hai rivelate ai piccoli" (Mt 11, 25). Mi
sento perciò felice perché l'elevazione di Fra Galvão
agli altari rimarrà per sempre incorniciata nella
liturgia che quest'oggi la Chiesa ci offre.
Saluto
con affetto tutta la comunità francescana e, in modo
speciale, le monache concezioniste che, dal Monastero
della Luce, dalla Capitale dello Stato di San Paolo,
irradiano la spiritualità ed il carisma del primo
brasiliano elevato alla gloria degli altari.
2.
Rendiamo grazie a Dio per i continui benefici ottenuti
mediante il forte influsso evangelizzatore che lo Spirito
Santo ha impresso in tante anime attraverso Fra Galvão.
Il carisma francescano, evangelicamente vissuto, ha dato
frutti significativi attraverso la sua testimonianza di
ardente adoratore dell'Eucaristia, di prudente e sapiente
guida delle anime che lo cercavano e di grande devoto
dell'Immacolata Concezione di Maria, della quale si
considerava "figlio e schiavo perpetuo".
Dio ci
viene incontro, "cerca di conquistarci - fino
all'Ultima Cena, fino al Cuore trafitto sulla croce, fino
alle apparizioni del Risorto e alle grandi opere mediante
le quali Egli, attraverso l'azione degli Apostoli, ha
guidato il cammino della Chiesa nascente" (Lettera
Enc. Deus
caritas est, 17). Egli si rivela attraverso la sua
Parola, nei Sacramenti, specialmente nell'Eucaristia. La
vita della Chiesa, perciò, è essenzialmente eucaristica.
Il Signore, nella sua amorevole provvidenza, ci ha
lasciato un segno visibile della sua presenza.
Quando
contempliamo nella Santa Messa il Signore, innalzato dal
sacerdote, dopo la Consacrazione del pane e del vino,
oppure quando lo adoriamo con devozione esposto
nell'Ostensorio, rinnoviamo la nostra fede con profonda
umiltà, come faceva Fra Galvão in "laus perennis",
in costante atteggiamento di adorazione. Nella Sacra
Eucaristia è contenuto tutto il bene spirituale della
Chiesa, ossia, lo stesso Cristo nostra Pasqua, il Pane
vivo che è disceso dal Cielo vivificato dallo Spirito
Santo e vivificante perché dà la Vita agli uomini.
Questa misteriosa e ineffabile manifestazione dell'amore
di Dio per l'umanità occupa un luogo privilegiato nel
cuore dei cristiani. Essi devono poter conoscere la fede
della Chiesa, attraverso i suoi ministri ordinati, per
l'esemplarità con cui compiono i riti prescritti, che
indicano sempre nella liturgia eucaristica il centro di
tutta l'opera di evangelizzazione. I fedeli, a loro volta,
devono cercare di ricevere e venerare il Santissimo
Sacramento con pietà e devozione, desiderando accogliere
il Signore Gesù con fede, e sapendo ricorrere, ogni volta
che sarà necessario, al Sacramento della riconciliazione
per purificare l'anima da ogni peccato grave.
3.
Significativo è l'esempio di Fra Galvão per la sua
disponibilità al servizio del popolo, ogni qualvolta
veniva interpellato. Consigliere di fama, pacificatore
delle anime e delle famiglie, dispensatore della carità
specialmente verso i poveri e gli infermi. Era molto
ricercato per le confessioni, perché zelante, saggio e
prudente. Una caratteristica di colui che ama veramente è
il non voler che l'Amato venga offeso; la conversione dei
peccatori era, perciò, la grande passione del nostro
Santo. Suor Helena Maria, che è stata la prima "religiosa"
destinata a dar inizio al "Recolhimento de Nossa
Senhora da Conceição", ha testimoniato quello
che Fra Galvão aveva detto: "Pregate perché Dio
nostro Signore sollevi i peccatori con il suo braccio
forte dal miserabile abisso delle colpe in cui si trovano".
Possa questo delicato ammonimento servirci di stimolo per
riconoscere nella Divina Misericordia il cammino verso la
riconciliazione con Dio e con il prossimo e per la pace
delle nostre coscienze.
4. Uniti
con il Signore nella suprema comunione dell'Eucaristia e
riconciliati con Lui e con il nostro prossimo, saremo così
portatori di quella pace che il mondo non riesce a dare.
Potranno gli uomini e le donne di questo mondo trovare la
pace, se non saranno coscienti della necessità di
riconciliarsi con Dio, con il prossimo e con sé stessi?
Di alto significato è stato, in questo senso, quello che
l'Assemblea del Senato di San Paolo scrisse al Ministro
Provinciale dei Francescani alla fine del secolo XVIII,
definendo Fra Galvão un "uomo di pace e di carità".
Che cosa ci chiede il Signore? "Amatevi gli uni
gli altri, come io vi ho amati". Ma subito dopo
aggiunge: "Portate frutto, e che il vostro frutto
rimanga" (cfr Gv 15, 12.16). E quale
frutto ci chiede, se non quello di sapere amare,
ispirandoci all'esempio del Santo di Guaratinguetá?
La fama
della sua immensa carità non conosceva limiti. Persone di
tutta la geografia nazionale andavano da Fra Galvão, che
tutti accoglieva paternamente. Vi erano poveri, infermi
nel corpo e nello spirito, che imploravano il suo aiuto.
Gesù
apre il suo cuore e ci rivela il centro di tutto il suo
messaggio redentore: "Nessuno ha un amore più
grande di questo: dare la vita per i propri amici"
(Ibid., v. 13). Lui stesso amò fino a dare la
propria vita per noi sulla Croce. Anche l'azione della
Chiesa e dei cristiani nella società deve possedere
questa stessa ispirazione. Le iniziative di pastorale
sociale, se sono orientate verso il bene dei poveri e
degli infermi, portano in sé stesse questo sigillo
divino. Il Signore conta su di noi e ci chiama amici,
perché soltanto a coloro che amiamo in questo modo siamo
capaci di dare la vita offerta da Gesù mediante la sua
grazia.
Come
sappiamo, la V Conferenza Generale dell'Episcopato
Latinoamericano avrà come tema fondamentale: "Discepoli
e missionari di Gesù Cristo, perché in Lui i nostri
popoli abbiano la vita". Come non vedere, allora,
la necessità di ascoltare con fervore rinnovato la
chiamata, per poter rispondere generosamente alle sfide
che la Chiesa in Brasile e nell'America Latina è chiamata
ad affrontare?
5. "Venite
a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi
ristorerò", dice il Signore nel Vangelo (Mt
11, 28). Questa è la raccomandazione finale che Egli ci
rivolge. Come non vedere qui il sentimento paterno e
insieme materno di Dio per tutti i suoi figli? Maria, la
Madre di Dio e Madre nostra, si trova particolarmente
legata a noi in questo momento. Fra Galvão affermò con
voce profetica la verità dell'Immacolata Concezione.
Ella, la Tota Pulchra, la Vergine Purissima, che ha
concepito nel suo seno il Redentore degli uomini ed è
stata preservata da ogni macchia originale, vuole essere
il sigillo definitivo del nostro incontro con Dio, nostro
Salvatore. Non c'è frutto della grazia nella storia della
salvezza che non abbia come strumento necessario la
mediazione di Nostra Signora.
Di fatto,
questo nostro Santo si è donato in modo irrevocabile alla
Madre di Gesù fin dalla sua giovinezza, desiderando
appartenerle per sempre e scegliendo la Vergine Maria come
Madre e Protettrice delle sue figlie spirituali.
Carissimi
amici e amiche, che bell'esempio da seguire ci ha lasciato
Fra Galvão! Come suonano attuali per noi, che viviamo in
un'epoca così piena di edonismo, le parole scritte nella
formula della sua consacrazione: "Toglimi
piuttosto la vita, prima che io offenda il tuo benedetto
Figliuolo, mio Signore!". Sono parole forti, di
un'anima appassionata, parole che dovrebbero far parte
della normale vita di ogni cristiano, sia esso consacrato
o meno, e risvegliano desideri di fedeltà a Dio sia
dentro che fuori del matrimonio. Il mondo ha bisogno di
vite limpide, di anime chiare, di intelligenze semplici,
che rifiutino di essere considerate creature oggetto di
piacere. È necessario dire no a quei mezzi di
comunicazione sociale che mettono in ridicolo la santità
del matrimonio e la verginità prima del matrimonio.
È
proprio ora che ci è data nella Madonna la miglior difesa
contro i mali che affliggono la vita moderna; la devozione
mariana è la sicura garanzia di protezione materna e di
tutela nell'ora della tentazione. E quale non sarà questa
misteriosa presenza della Vergine Purissima, quando
invocheremo la protezione e l'aiuto della Senhora
Aparecida? Deponiamo nelle sue mani santissime la vita
dei sacerdoti e dei laici consacrati, dei seminaristi e di
tutti coloro che sono chiamati alla vita religiosa.
6. Cari
amici, consentitemi di finire ripensando alla Veglia di
Preghiera di Marienfeld, in Germania: dinanzi ad una
moltitudine di giovani, ho voluto qualificare i Santi
della nostra epoca come veri riformatori. E ho aggiunto:
"Soltanto dai Santi, soltanto da Dio viene la vera
rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo" (Omelia,
20/08/2005). Questo è l'invito che rivolgo oggi a tutti
voi, dal primo all'ultimo, in questa Eucaristia senza
confini. Dio disse: "Siate santi, come io sono
santo" (Lv 11, 44). Rendiamo grazie a Dio
Padre, a Dio Figlio, a Dio Spirito Santo, dai quali ci
vengono, per intercessione della Vergine Maria, tutte le
benedizioni del cielo; dai quali ci viene questo dono che,
insieme alla fede, è la più grande grazia che possa
essere concessa ad una creatura: il fermo desiderio di
raggiungere la pienezza della carità, nella convinzione
che la santità non solo è possibile ma anche necessaria
ad ognuno nel proprio stato di vita, per svelare al mondo
il vero volto di Cristo, nostro amico! Amen!
Radio
Vaticana, 11 maggio 2007
Il
Papa canonizza Frei Galvão, primo santo nato in Brasile,
uomo di pace e difensore dei poveri
Il
Papa, dunque, presiede oggi al Campo de Marte, a San
Paolo, la Messa per la Canonizzazione di Frei Antonio de
Sant’Anna Galvão, il primo santo nato in Brasile. Frei
Galvão, francescano, è vissuto tra il 1700 e il 1800:
uomo di pace e di carità, amato per il suo impegno a
favore dei poveri e degli emarginati, passava lunghe ore
al confessionale; al centro della sua vita spirituale
c'era l'Eucaristia. Sulla sua figura ascoltiamo la
postulatrice della Causa di Canonizzazione, suor Celia
Cadorin, intervistata da Alessandro Gisotti presso
il Monastero "da Luz" fatto costruire dal santo
e incluso dall'UNESCO nella lista dei siti appartenenti al
patrimonio culturale dell'umanità:
R. – Per me lui è la tenerezza di Dio. Le autorità
di San Paolo nel 1798 l’hanno definito come un uomo di
pace e di carità. Di pace, perché tutti volevano
confessarsi da lui, perchè aveva il dono di leggere i
cuori. Venivano da lontanissimo per questo. Per la pace
delle famiglie e per la carità, andava di notte a pagare
i debiti soprattutto degli schiavi, con i quali lui ha
fatto questo monastero. E' stato dolce e buono con tutti,
ma soprattutto con i poveri e con i malati. Chiede che le
infermiere siano scelte tra le più buone, le più dolci e
le più allegre. E’ interessante sottolineare anche
questo, perché se si va dal malato con una brutta faccia,
la malattia peggiora. Quindi, è bene sottolineare anche
queste piccole cose.
Sull’importanza per il Brasile della Canonizzazione di
Frei Galvão sentiamo il cardinale Cláudio Hummes,
prefetto della Congregazione per il Clero, arcivescovo
emerito di San Paolo, al microfono di Giovanni Peduto:
R. – La gente brasiliana, tutta la gente brasiliana,
anche quelli che non sono cattolici, ovviamente sono molto
orgogliosi di questa canonizzazione. Però, soprattutto i
cattolici sono felici perché è il primo santo nato in
Brasile. Noi abbiamo già santa Paolina e siamo molto
felici anche per santa Paolina, un’italiana che poi ha
vissuto in Brasile praticamente tutta la sua vita; lì ha
fondato la sua Congregazione. Però, Frei Galvão è il
primo santo brasiliano nativo. Abbiamo altre Cause di
Canonizzazione in corso in Vaticano che riguardano altri
brasiliani nativi: per esempio i martiri del Nordest del
Brasile. Allora, questo per la Chiesa in Brasile è
importante perché si riconoscono anche i frutti
dell’evangelizzazione. Nella cultura cattolica
latinoamericana e brasiliana, i santi hanno un posto molto
importante. E’ ovvio che noi non adoriamo i santi,
adoriamo soltanto Dio. Ma i santi, per la nostra gente,
hanno un’importanza molto grande in quanto intercessori
davanti a Dio. Noi sappiamo, e anche loro lo sanno, che
tutto viene da Dio attraverso Gesù Cristo, però i santi
sono degli intercessori.
INCONTRO E
CELEBRAZIONE DEI VESPRI
CON I VESCOVI DEL BRASILE
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Catedral da Sé,
São Paulo
Venerdì, 11 maggio 2007
Amati
fratelli nell’Episcopato!
«Pur
essendo Figlio di Dio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle
cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza
eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (cfr Eb
5, 8-9).
1. Il
testo che abbiamo appena ascoltato nella Lettura Breve dei
Vespri odierni contiene un profondo insegnamento. Anche in
questo caso constatiamo che la Parola di Dio è viva e più
tagliente di una spada a doppio taglio, penetra fino alla
giuntura dell'anima, procurandole sollievo e stimolando i
suoi servitori fedeli (cfr Eb 4, 12).
Ringrazio
a Dio per avermi concesso di incontrare un Episcopato
prestigioso, che presiede ad una delle più numerose
popolazioni cattoliche del mondo. Vi saluto con sensi di
profonda comunione e di sincero affetto, ben conoscendo la
dedizione con la quale seguite le comunità che vi sono
state affidate. La calorosa accoglienza da parte del
Signor Parroco della Catedral da Sé e di tutti i
presenti mi ha fatto sentire a casa, in questa grande Casa
comune che è la nostra Santa Madre, la Chiesa Cattolica.
Rivolgo
un saluto speciale alla nuova Presidenza della Conferenza
Nazionale dei Vescovi del Brasile e, mente esprimo
riconoscenza per le parole del suo Presidente, Mons.
Geraldo Lyrio Rocha, formulo l’auspicio di un proficuo
lavoro nel compito di consolidare sempre più la comunione
tra i Vescovi e di promuovere l’azione pastorale comune
in un territorio di dimensioni continentali.
2. Il
Brasile accoglie con la sua tradizionale ospitalità i
partecipanti alla V Conferenza dell’Episcopato
Latinoamericano. Esprimo il mio ringraziamento per la
cortese accoglienza da parte dei suoi membri ed il mio
profondo apprezzamento per le preghiere del popolo
brasiliano, elevate soprattutto per il successo
dell’incontro dei Vescovi ad Aparecida.
Si tratta
di un grande evento ecclesiale che si situa nell’ambito
dello sforzo missionario che l’America Latina dovrà
assumersi, proprio a partire da qui, dal suolo brasiliano.
È per questo che ho voluto rivolgermi inizialmente a voi,
Vescovi del Brasile, evocando quelle parole dense di
contenuto della Lettera agli Ebrei: «Pur essendo
Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e,
reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti
coloro che gli obbediscono» (Eb 5,8-9). Esuberanti
nel loro significato, questi versetti parlano della
compassione di Dio per noi, espressa nella passione del
suo Figlio; e parlano della sua ubbidienza, della sua
libera e cosciente adesione ai disegni del Padre,
esplicitata in modo speciale nella preghiera nel monte
degli Ulivi: «Non sia fatta la mia, ma la tua volontà»
(Lc 22,42). Così, è Gesù stesso che ci insegna
che la vera via di salvezza consiste nel conformare la
nostra volontà a quella di Dio. È precisamente ciò che
chiediamo nella terza invocazione della preghiera del
Padre Nostro: che sia fatta la volontà di Dio come in
cielo così in terra, poiché laddove regna la volontà di
Dio, lì è presente il Regno di Dio. Gesù ci attira con
la sua volontà, con la volontà del Figlio, ed in questo
modo ci guida verso la salvezza. Andando incontro alla
volontà di Dio, con Gesù Cristo, apriamo il mondo al
Regno di Dio.
Noi
Vescovi siamo convocati per manifestare questa verità
centrale, poiché siamo legati direttamente a Cristo, Buon
Pastore. La missione che ci è affidata, come Maestri
della fede, consiste nel ricordare, come lo stesso
Apostolo delle Genti scriveva, che il nostro Salvatore «vuole
che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla
conoscenza della verità» (1 Tm 2,4-6).
Questa, e non altra, è la finalità della Chiesa: la
salvezza delle anime, una ad una. Il Padre perciò ha
inviato il suo Figlio, e «come il Padre ha mandato me,
anch'io mando voi», è detto in San Giovanni (Gv 20,
21). Da qui, il mandato di evangelizzare: «Andate
dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho
comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla
fine del mondo» (Mt 28,19-20). Sono parole
semplici e sublimi, nelle quali sono indicati l’obbligo
di predicare la verità della fede, l’urgenza della vita
sacramentale, la promessa dell’aiuto continuo di Cristo
alla sua Chiesa. Queste sono realtà fondamentali e si
riferiscono all’istruzione nella fede e nella morale
cristiana, così come alla pratica dei sacramenti. Laddove
Dio e la sua volontà non sono conosciuti, dove non esiste
la fede in Gesù Cristo, e nella sua presenza nelle
celebrazioni sacramentali, manca l’essenziale anche per
la soluzione degli urgenti problemi sociali e politici. La
fedeltà al primato di Dio e della sua volontà,
conosciuta e vissuta in comunione con Gesù Cristo, è il
dono essenziale che noi Vescovi e sacerdoti dobbiamo
offrire alla nostra gente (cfr Populorum
progressio, 21).
3. Il
ministero episcopale ci spinge così al discernimento
della volontà salvifica, nella ricerca di una pastorale
che educhi il Popolo di Dio a riconoscere ed accogliere i
valori trascendenti, in fedeltà al Signore e al Vangelo.
È vero
che i tempi presenti risultano difficili per la Chiesa e
molti dei suoi figli sono tribolati. La vita sociale sta
attraversando momenti di smarrimento sconcertante. Viene
attaccata impunemente la santità del matrimonio e della
famiglia, cominciando dal fare concessioni di fronte a
pressioni capaci di incidere negativamente sui processi
legislativi; si giustificano alcuni delitti contro la vita
nel nome dei diritti della libertà individuale; si
attenta contro la dignità dell’essere umano; si
diffonde la ferita del divorzio e delle libere unioni. Più
ancora: quando, in seno alla Chiesa, è messo in questione
il valore dell’impegno sacerdotale come affidamento
totale a Dio attraverso il celibato apostolico e come
totale disponibilità a servire le anime, e si dà la
preferenza alle questioni ideologiche e politiche, anche
partitiche, la struttura della totale consacrazione a Dio
comincia a perdere il suo significato più profondo. Come
non sentire tristezza nella nostra anima? Ma abbiate
fiducia: la Chiesa è santa e incorruttibile (cfr Ef 5,
27). Diceva Sant’Agostino: «La Chiesa vacillerà, se
vacilla il suo fondamento; ma potrà forse Cristo
vacillare? Visto che Cristo non vacilla, la Chiesa rimarrà
intatta fino alla fine dei tempi» (Enarrationes in
Psalmos, 103, 2, 5; PL 37, 1353).
Tra i
problemi che affliggono la vostra sollecitudine pastorale
c’è, senza dubbio, la questione dei cattolici che
abbandonano la vita ecclesiale. Sembra chiaro che la causa
principale, tra le altre, di questo problema possa essere
attribuita alla mancanza di un’evangelizzazione in cui
Cristo e la sua Chiesa stiano al centro di ogni
delucidazione. Le persone più vulnerabili al proselitismo
aggressivo delle sette – che costituisce motivo di
giusta preoccupazione – e incapaci di resistere agli
assalti dell’agnosticismo, del relativismo e del
laicismo sono in genere i battezzati non sufficientemente
evangelizzati, facilmente influenzabili perché possiedono
una fede fragile e, a volte, confusa, vacillante ed
ingenua, anche se conservano una religiosità innata.
Nell’Enciclica Deus
caritas est, ho ricordato che «all'inizio
dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una
grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una
Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò
la direzione decisiva» (n. 1). È necessario, pertanto,
avviare l’attività apostolica come una vera missione
nell’ambito del gregge costituito dalla Chiesa in
Brasile, promovendo un’evangelizzazione metodica e
capillare in vista di un’adesione personale e
comunitaria a Cristo. Si tratta infatti di non
risparmiare sforzi per andare alla ricerca dei cattolici
che si sono allontanati e di coloro che conoscono poco o
niente Gesù Cristo, attraverso una pastorale
dell’accoglienza che li aiuti a sentire la Chiesa come
un luogo privilegiato dell’incontro con Dio e mediante
un itinerario catechistico permanente.
Si
richiede, in una parola, una missione evangelizzatrice che
interpelli tutte le forze vive di questo gregge immenso.
Il mio pensiero pertanto va ai sacerdoti, ai religiosi,
alle religiose ed ai laici che si prodigano, molte volte
con difficoltà immense, per la diffusione della verità
evangelica. Molti di loro collaborano o partecipano
attivamente nelle Associazioni, nei Movimenti e nelle
altre nuove realtà ecclesiali che, in comunione con i
loro Pastori ed in conformità con gli orientamenti
diocesani, portano la loro ricchezza spirituale, educativa
e missionaria nel cuore della Chiesa, come preziosa
esperienza e proposta di vita cristiana.
In questo
sforzo evangelizzatore, la comunità ecclesiale si
distingue per le iniziative pastorali, inviando
soprattutto nelle case delle periferie urbane e
dell’interno i suoi missionari, laici o religiosi,
cercando di dialogare con tutti in spirito di comprensione
e di delicata carità. Tuttavia, se le persone incontrate
vivono in una situazione di povertà, bisogna aiutarle
come facevano le prime comunità cristiane, praticando la
solidarietà perché si sentano veramente amate. La gente
povera delle periferie urbane o della campagna ha bisogno
di sentire la vicinanza della Chiesa, sia nell’aiuto per
le necessità più urgenti, sia nella difesa dei suoi
diritti e nella promozione comune di una società fondata
sulla giustizia e sulla pace. I poveri sono i destinatari
privilegiati del Vangelo, ed il Vescovo, formato ad
immagine del Buon Pastore, deve essere particolarmente
attento a offrire il balsamo divino della fede, senza
trascurare il «pane materiale». Come ho potuto mettere
in risalto nell’Enciclica Deus
caritas est, «la Chiesa non può trascurare il
servizio della carità, così come non può tralasciare i
Sacramenti e la Parola» (n. 22).
La vita
sacramentale, specialmente attraverso la Confessione e
l’Eucaristia, assume qui un’importanza di prima
grandezza. A voi Pastori spetta il compito principale di
assicurare la partecipazione dei fedeli alla vita
eucaristica e al Sacramento della Riconciliazione; dovete
vigilare perché l’accusa e l’assoluzione dei peccati
siano ordinariamente individuali, così come il peccato
costituisce un fatto profondamente personale (cfr Esort.
ap. postsinodale Reconciliatio
et paenitentia, 31, III). Soltanto
l’impossibilità fisica o morale esime il fedele da
questa forma di confessione, potendo lui in questo caso
ottenere la riconciliazione con altri mezzi (cfr can. 960;
cfr Compendio
del Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 311). È
opportuno, perciò, inculcare nei sacerdoti la pratica
della disponibilità generosa ad accogliere i fedeli che
ricorrono al Sacramento della misericordia di Dio (cfr
Lett. ap. Misericordia
Dei, n. 2).
4.
Ripartire da Cristo in tutti gli ambiti della missione,
riscoprire in Gesù l’amore e la salvezza che il Padre
ci dà, mediante lo Spirito Santo: tale è la sostanza, la
radice della missione episcopale che fa del Vescovo il
primo responsabile della catechesi diocesana. Spetta a
lui, infatti, la direzione superiore della catechesi,
circondandosi di collaboratori competenti e degni di
fiducia. È ovvio, pertanto, che i suoi catechisti non
sono semplici comunicatori di esperienze di fede, ma
devono essere autentici araldi, sotto la guida del loro
Pastore, delle verità rivelate. La fede è un cammino
condotto dallo Spirito Santo che si compendia in due
parole: conversione e sequela. Queste due parole-chiave
della tradizione cristiana indicano chiaramente che la
fede in Cristo implica una prassi di vita fondata sul
duplice comandamento dell’amore di Dio e del prossimo,
ed esprimono anche la dimensione sociale della vita.
La verità
suppone una conoscenza chiara del messaggio di Gesù
trasmessa grazie ad un linguaggio inculturato
comprensibile, ma necessariamente fedele alla proposta del
Vangelo. Nei tempi attuali è urgente una conoscenza
adeguata della fede, com’è ben riepilogata nel Catechismo
della Chiesa Cattolica, con il suo Compendio.
Fa parte della catechesi essenziale anche
l’educazione alle virtù personali e sociali del
cristiano, così come l’educazione alla responsabilità
sociale. Precisamente perché fede, vita e celebrazione
della sacra liturgia come fonte di fede e di vita sono
inseparabili, è necessaria una più corretta applicazione
dei principi indicati dal Concilio Vaticano II,
riguardanti la Liturgia della Chiesa, incluse le
disposizioni contenute nel Direttorio
per i Vescovi (cfr nn. 145-151), con il proposito di
restituire alla Liturgia il suo carattere sacro. È con
questa finalità che il mio Venerabile Predecessore sulla
Cattedra di Pietro, Giovanni Paolo II, ha voluto rinnovare
«un caldo appello perché, nella Celebrazione
eucaristica, le norme liturgiche siano osservate con
grande fedeltà… La liturgia non è mai proprietà
privata di qualcuno, né del celebrante né della comunità
nella quale si celebrano i santi Misteri» (Lett. enc. Ecclesia
de Eucharistia, 52). Riscoprire e apprezzare
l’ubbidienza alle norme liturgiche da parte dei Vescovi,
come «moderatori della vita liturgica della Chiesa»,
significa rendere testimonianza della Chiesa stessa, una
ed universale, che presiede nella carità.
5.
Bisogna fare un salto di qualità nella vita cristiana del
popolo, perché possa testimoniare la sua fede in maniera
limpida e chiara. Questa fede, celebrata e partecipata
nella liturgia e nella carità, nutre e rinvigorisce la
comunità dei discepoli del Signore, mentre li edifica
come Chiesa missionaria e profetica. L’Episcopato
brasiliano possiede una struttura di grande portata, i cui
Statuti sono stati recentemente rivisti per la loro
migliore attuazione ed una più esclusiva dedizione al
bene della Chiesa. Il Papa è venuto in Brasile per
chiedere che, al seguito della Parola di Dio, tutti i
Venerabili Fratelli nell’Episcopato sappiano essere
portatori di eterna salvezza per tutti coloro che
obbediscono a Cristo (cfr Eb 5,10). Noi
Pastori, sulla scia dell’impegno assunto come successori
degli Apostoli, dobbiamo essere fedeli servitori della
Parola, senza visioni riduttive né confusioni nella
missione che ci è affidata. Non basta osservare la realtà
a partire dalla fede personale; è necessario lavorare con
il Vangelo alla mano ed ancorati all’autentica eredità
della Tradizione Apostolica, senza interpretazioni
motivate da ideologie razionalistiche.
Così, «nelle
Chiese particolari spetta al Vescovo conservare ed
interpretare la Parola di Dio e giudicare con autorità ciò
che risulta essere o non essere in conformità con essa»
(Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione
sulla vocazione ecclesiale del teologo, n. 19).
Egli, come Maestro di fede e di dottrina, potrà contare
sulla collaborazione del teologo che, «nella sua
dedizione al servizio della verità, dovrà, per rimanere
fedele alla sua funzione, tenere conto della missione
propria del Magistero e con esso collaborare» (ibid., n.
20). Il dovere di conservare il deposito della fede e di
mantenere la sua unità richiede una stretta vigilanza, in
modo tale che esso sia «conservato e trasmesso
fedelmente, e che le posizioni particolari siano unificate
nell’integrità del Vangelo di Cristo» (Direttorio
per il Ministero Pastorale dei Vescovi, n. 126).
Ecco
quindi l’enorme responsabilità che assumete come
formatori del popolo, specialmente dei vostri sacerdoti e
religiosi. Sono loro i vostri fedeli collaboratori.
Conosco l’impegno con il quale cercate di formare le
nuove vocazioni sacerdotali e religiose. La formazione
teologica e nelle discipline ecclesiastiche richiede un
aggiornamento costante, ma sempre in accordo con
l’autentico Magistero della Chiesa.
Faccio
appello al vostro zelo sacerdotale ed al senso di
discernimento delle vocazioni, anche per sapere completare
la dimensione spirituale, psico-affettiva, intellettuale e
pastorale nei giovani maturi e disponibili al servizio
della Chiesa. Un buono ed assiduo accompagnamento
spirituale è indispensabile per favorire la maturazione
umana, ed evita il rischio di deviazioni nel campo della
sessualità. Tenete sempre presente che il celibato
sacerdotale costituisce un dono «che la Chiesa ha
ricevuto e vuole conservare, convinta che esso è un bene
per lei e per il mondo».
Vorrei
raccomandare alla vostra sollecitudine anche le Comunità
religiose che si inseriscono nella vita della vostra
Diocesi. Esse offrono un contributo prezioso, poiché «vi
sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito» (1
Cor 12,4). La Chiesa non può non manifestare gioia ed
apprezzamento per tutto quello che i Religiosi vanno
realizzando attraverso le Università, le scuole, gli
ospedali ed altre opere ed istituzioni.
6.
Conosco la dinamica delle vostre Assemblee e lo sforzo per
definire i diversi piani pastorali in modo che diano la
priorità alla formazione del clero e degli operatori
della pastorale. Alcuni di voi hanno incoraggiato
movimenti di evangelizzazione per facilitare il
raggruppamento dei fedeli in una certa linea d’azione.
Il Successore di Pietro conta su di voi, perché la vostra
preparazione poggi sempre sulla spiritualità di comunione
e di fedeltà alla Sede di Pietro, affinché sia sicuro
che l’azione dello Spirito non sia vana. Infatti,
l’integrità della fede, insieme alla disciplina
ecclesiale, è e sempre sarà, un tema che richiederà
attenzione e impegno da parte di tutti voi, soprattutto
quando si tratta di trarre le conseguenze dal fatto che
esiste «una sola fede ed un solo battesimo».
Come
sapete, tra i diversi documenti che si occupano
dell’unità dei cristiani si trova il Direttorio per
l’Ecumenismo, pubblicato dal Pontificio Consiglio
per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.
L’Ecumenismo, ossia la ricerca dell’unità dei
cristiani diventa in questo nostro tempo, nel quale si
verifica l’incontro delle culture e la sfida del
secolarismo, un compito sempre più urgente della Chiesa
cattolica. In conseguenza, però, della moltiplicazione di
sempre nuove denominazioni cristiane e, soprattutto di
fronte a certe forme di proselitismo, frequentemente
aggressivo, l’impegno ecumenico diventa un lavoro
complesso. In tale contesto, è indispensabile una buona
formazione storica e dottrinale, che abiliti al necessario
discernimento ed aiuti a capire l’identità specifica di
ognuna delle comunità, gli elementi che dividono e quelli
che aiutano nel cammino verso la costruzione dell’unità.
Il grande campo comune di collaborazione dovrebbe essere
la difesa dei valori morali fondamentali, trasmessi dalla
tradizione biblica, contro la loro distruzione in una
cultura relativistica e consumistica; e ancora, la fede in
Dio Creatore ed in Gesù Cristo, suo Figlio incarnato.
Inoltre, vale sempre il principio dell’amore fraterno e
della ricerca di comprensione e di avvicinamenti
reciproci; ma anche la difesa della fede del nostro
popolo, confermandolo nella gioiosa certezza che l’«unica
Christi Ecclesia… subsistit in Ecclesia catholica, a
successore Petri et Episcopis in eius communione gubernata»
(«l’unica Chiesa di Cristo… sussiste nella Chiesa
cattolica, governata dal successore di Pietro e dai
Vescovi in comunione con lui».
In tale
senso si procederà verso un dialogo ecumenico franco, per
il tramite del Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane,
impegnandosi al pieno rispetto delle altre confessioni
religiose, desiderose di rimanere in contatto con la
Chiesa cattolica che è in Brasile.
7. Non
costituisce affatto una novità la constatazione che il
vostro Paese convive con un disavanzo storico di sviluppo
sociale, le cui tracce estreme sono il vasto contingente
di brasiliani che vivono in situazione di indigenza ed una
disuguaglianza nella distribuzione del reddito, che arriva
a livelli molto elevati. A voi, venerabili Fratelli, come
gerarchia del popolo di Dio, spetta promuovere la ricerca
di soluzioni nuove e colme di spirito cristiano. Una
visione dell’economia e dei problemi sociali, dalla
prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, porta a
considerare le cose sempre dal punto di vista della dignità
dell’uomo, che trascende il semplice gioco dei fattori
economici. Bisogna, quindi, lavorare instancabilmente a
favore della formazione dei politici, come anche di tutti
i brasiliani che hanno un determinato potere di decisione,
grande o piccolo che sia, ed in genere di tutti i membri
della società, in modo tale che assumano pienamente le
proprie responsabilità e sappiano dare un volto umano e
solidale all’economia.
È
necessario formare nelle classi politiche ed
imprenditoriali un genuino spirito di veracità e di onestà.
Coloro che assumono un ruolo di leadership nella
società devono cercare di prevedere le conseguenze
sociali, dirette ed indirette, a breve e lungo termine,
delle proprie decisioni, agendo secondo criteri di
massimizzazione del bene comune, invece di cercare
profitti personali.
8. A Dio
piacendo, carissimi Fratelli, troveremo altre opportunità
per approfondire le questioni che interpellano la nostra
congiunta sollecitudine pastorale. Questa volta ho voluto,
certamente non in maniera esaustiva, esporre i temi più
rilevanti che si impongono alla mia considerazione di
Pastore della Chiesa universale. Vi partecipo il mio
affettuoso incoraggiamento, che è al tempo stesso una
fraterna e sentita supplica: perché proseguiate e
lavoriate sempre, come già andate facendo, nella
concordia, avendo per vostro fondamento una comunione che
nell’Eucaristia trova il suo momento culminante e la sua
sorgente inesauribile. Vi affido tutti a Maria Santissima,
Madre di Cristo e Madre della Chiesa, mentre di cuore
imparto a ciascuno di voi ed alle vostre rispettive
Comunità la Benedizione Apostolica.
Grazie!
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