SANTA MESSA DI
INAUGURAZIONE
DELLA V CONFERENZA GENERALE
DELL’EPISCOPATO LATINOAMERICANO E DEI CARAIBI
OMELIA
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Spianata del
Santuario dell'Aparecida
VI Domenica di Pasqua, 13 maggio 2007
Cari
Fratelli nell’Episcopato,
cari sacerdoti e voi tutti, fratelli e sorelle nel
Signore!
Non ci
sono parole per esprimere la gioia di trovarmi con voi per
celebrare questa solenne Eucaristia, in occasione
dell’apertura della Quinta Conferenza Generale
dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi. Rivolgo a
ciascuno di voi il mio saluto più cordiale, in
particolare all’Arcivescovo Raymundo Damasceno Assis,
che ringrazio per le parole indirizzatemi a nome
dell’intera assemblea, e ai Cardinali Presidenti di
questa Conferenza Generale. Saluto con deferenza le
Autorità civili e militari che ci onorano della loro
presenza. Da questo Santuario estendo il mio pensiero,
colmo di affetto e di preghiera, a tutti coloro che sono
spiritualmente uniti a noi, in modo speciale alle comunità
di vita consacrata, ai giovani impegnati nelle
associazioni e nei movimenti, alle famiglie, come pure ai
malati e agli anziani. A tutti dico: “Grazia a voi e
pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo (1
Cor 1,3).
Considero
un dono speciale della Provvidenza che questa Santa Messa
venga celebrata in questo tempo e in questo luogo.
Il tempo è quello liturgico di Pasqua, giunto alla
sesta Domenica: è ormai vicina la Pentecoste, e la Chiesa
è invitata ad intensificare l’invocazione allo Spirito
Santo. Il luogo è il Santuario nazionale di Nostra
Signora Aparecida, cuore mariano del Brasile: Maria
ci accoglie in questo Cenacolo e, quale Madre e
Maestra, ci aiuta ad elevare a Dio una preghiera unanime e
fiduciosa. Questa celebrazione liturgica costituisce il
fondamento più solido della V Conferenza, perché pone
alla sua base la preghiera e l’Eucaristia, Sacramentum
caritatis. In effetti, solo la carità di Cristo,
effusa dallo Spirito Santo, può fare di questa riunione
un autentico evento ecclesiale, un momento di grazia per
questo Continente e per il mondo intero. Oggi pomeriggio
avrò la possibilità di entrare nel merito dei contenuti
suggeriti dal tema della vostra Conferenza. Ora lasciamo
spazio alla Parola di Dio, che abbiamo la gioia di
accogliere insieme sul modello di Maria, Nostra Signora
della Concezione, con cuore aperto e docile affinché, per
la potenza dello Spirito Santo, Cristo possa nuovamente
“prendere carne” nell’oggi della nostra storia.
La prima
Lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, fa
riferimento al cosiddetto “concilio di Gerusalemme”,
che affrontò la questione se ai pagani diventati
cristiani si dovesse imporre l’osservanza della legge
mosaica. Il testo, saltando la discussione tra “gli
apostoli e gli anziani” (vv. 4-21), riporta la decisione
finale, che viene messa per iscritto in una lettera e
affidata a due delegati, perché la rechino alla comunità
di Antiochia (vv. 22-29). Questa pagina degli Atti
è molto appropriata per noi, che pure siamo qui convenuti
per una riunione ecclesiale. Ci richiama il senso del
discernimento comunitario intorno alle grandi
problematiche che la Chiesa incontra lungo il suo cammino
e che vengono chiarite dagli “apostoli” e dagli
“anziani” con la luce dello Spirito Santo, il quale,
come dice il Vangelo odierno, ricorda l’insegnamento di
Gesù Cristo (cfr Gv 14,26) e così aiuta la
comunità cristiana a camminare nella carità verso la
piena verità (cfr Gv 16,13). I capi della Chiesa
discutono e si confrontano, ma sempre in atteggiamento di
religioso ascolto della Parola di Cristo nello Spirito
Santo. Perciò alla fine possono affermare: “Abbiamo
deciso, lo Spirito Santo e noi…” (At 15,28).
Questo è
il “metodo” con cui operiamo nella Chiesa, nelle
piccole come nelle grandi assemblee. Non è solo una
questione di procedura; è il riflesso della natura stessa
della Chiesa, mistero di comunione con Cristo nello
Spirito Santo. Nel caso delle Conferenze Generali
dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, la prima,
quella del 1955 a Rio de Janeiro, si avvalse di una
speciale Lettera inviata dal Papa Pio XII, di venerata
memoria; nelle successive, fino all’attuale, è stato il
Vescovo di Roma a raggiungere la sede della riunione
continentale per presiederne le fasi iniziali. Con devota
riconoscenza rivolgiamo il nostro pensiero ai Servi di Dio
Paolo VI e Giovanni Paolo II, che alle Conferenze di
Medellín, Puebla e Santo Domingo hanno portato la
testimonianza della vicinanza della Chiesa universale alle
Chiese che sono in America Latina e che costituiscono, in
proporzione, la maggior parte della Comunità cattolica.
“Lo
Spirito Santo e noi”. Questo è la Chiesa: noi,
la comunità credente, il Popolo di Dio, con i suoi
Pastori chiamati a guidarne il cammino; insieme con lo Spirito
Santo, Spirito del Padre mandato nel nome del Figlio
Gesù, Spirito di Colui che è “più grande” di tutti
e che ci è dato mediante Cristo, fattosi “piccolo”
per noi. Spirito Paraclito, Ad-vocatus, Difensore e
Consolatore. Egli ci fa vivere alla presenza di Dio,
nell’ascolto della sua Parola, liberi dal turbamento e
dal timore, con nel cuore la pace che Gesù ci ha lasciato
e che il mondo non può dare (cfr Gv 14,26-27). Lo
Spirito accompagna la Chiesa nel lungo cammino che si
distende tra la prima e la seconda venuta di Cristo:
“Vado e tornerò a voi” (Gv 14,28), disse Gesù
agli Apostoli. Tra l’“andata” e il “ritorno” di
Cristo c’è il tempo della Chiesa, che è il suo Corpo;
ci sono i duemila anni finora trascorsi; ci sono anche
questi cinque secoli e più in cui la Chiesa si è fatta
pellegrina nelle Americhe, diffondendo nei credenti la
vita di Cristo attraverso i Sacramenti e spargendo in
queste terre il buon seme del Vangelo, che ha reso dove il
trenta, dove il sessanta e dove il cento per uno. Tempo
della Chiesa, tempo dello Spirito: è Lui il Maestro
che forma i discepoli: li fa innamorare di Gesù;
li educa all’ascolto della sua Parola, alla
contemplazione del suo Volto; li conforma alla sua Umanità
beata, povera in spirito, afflitta, mite, affamata di
giustizia, misericordiosa, pura di cuore, operatrice di
pace, perseguitata per la giustizia (cfr Mt
5,3-10). Così, grazie all’azione dello Spirito
Santo, Gesù diventa la “Via” sulla quale il discepolo
cammina. “Se uno mi ama osserverà la mia parola”,
dice Gesù all’inizio del brano evangelico odierno.
“La parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre
che mi ha mandato” (Gv 14,23-24). Come Gesù
trasmette le parole del Padre, così lo Spirito ricorda
alla Chiesa le parole di Cristo (cfr Gv 14,26). E
come l’amore per il Padre portava Gesù a cibarsi della
sua volontà, così il nostro amore per Gesù si dimostra
nell’obbedienza alle sue parole. La fedeltà di Gesù
alla volontà del Padre può comunicarsi ai discepoli
grazie allo Spirito Santo, che riversa l’amore di Dio
nei loro cuori (cfr Rm 5,5).
Il Nuovo
Testamento ci presenta Cristo come missionario
del Padre. Specialmente nel Vangelo di Giovanni, tante
volte Gesù parla di sé in relazione al Padre che lo ha
inviato nel mondo. Così, anche nel testo di oggi, Gesù
dice: “la parola che voi ascoltate non è mia, ma del
Padre che mi ha mandato” (Gv 14,24). In questo
momento, cari amici, siamo invitati a fissare lo sguardo
su di Lui, perché la missione della Chiesa sussiste solo
in quanto prolungamento di quella di Cristo: “Come il
Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv
20,21). E l’evangelista mette in risalto, anche
plasticamente, che questo passaggio di consegne avviene
nello Spirito Santo: “Alitò su di loro e disse: «Ricevete
lo Spirito Santo…»” (Gv 20,22). La missione
di Cristo si è compiuta nell’amore. Egli ha
acceso nel mondo il fuoco della carità di Dio (cfr Lc
12,49). E’ l’Amore che dà la vita: per questo
la Chiesa è inviata a diffondere nel mondo la carità di
Cristo, perché gli uomini e i popoli “abbiano la vita e
l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Anche a
voi, che rappresentate la Chiesa in America Latina, ho la
gioia di riconsegnare oggi idealmente la mia Enciclica Deus
caritas est, con la quale ho voluto indicare a tutti
ciò che è essenziale nel messaggio cristiano. La Chiesa
si sente discepola e missionaria di questo Amore:
missionaria solo in quanto discepola, cioè capace di
lasciarsi sempre attrarre con rinnovato stupore da Dio,
che ci ha amati e ci ama per primo (cfr 1 Gv 4,10).
La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per
“attrazione”: come Cristo “attira tutti a sé”
con la forza del suo amore, culminato nel sacrificio della
Croce, così la Chiesa compie la sua missione nella misura
in cui, associata a Cristo, compie ogni sua opera in
conformità spirituale e concreta alla carità del suo
Signore.
Cari
fratelli! Ecco il tesoro inestimabile di cui è ricco il
Continente latinoamericano, ecco il suo patrimonio più
prezioso: la fede in Dio Amore, che in Cristo Gesù
ha rivelato il suo volto. Voi credete in Dio Amore: questa
è la vostra forza, che vince il mondo, la gioia che nulla
e nessuno potrà togliervi, la pace che Cristo vi ha
conquistato con la sua Croce! E’ questa fede che ha
fatto dell’America il “Continente della speranza”.
Non un’ideologia politica, non un movimento sociale, non
un sistema economico; è la fede in Dio Amore, incarnato,
morto e risorto in Gesù Cristo, l’autentico fondamento
di questa speranza che tanti frutti magnifici ha portato,
dall’epoca della prima evangelizzazione fino ad oggi,
come attesta la schiera di Santi e Beati che lo Spirito ha
suscitato in ogni parte del Continente. Il Papa Giovanni
Paolo II vi ha chiamato ad una nuova evangelizzazione,
e voi avete accolto il suo mandato con la generosità e
l’impegno che vi sono tipici. Io ve lo confermo e, con
le parole di questa Quinta Conferenza, vi dico: siate
fedeli discepoli, per essere coraggiosi ed efficaci
missionari.
La
seconda Lettura ci ha presentato la stupenda visione della
Gerusalemme celeste. E’ un’immagine di
splendida bellezza, in cui nulla è decorativo, ma tutto
concorre alla perfetta armonia della Città santa. Scrive
il veggente Giovanni che questa “scendeva dal cielo, da
Dio, risplendente della gloria di Dio” (Ap
20,10). Ma la gloria di Dio è l’Amore; pertanto la
Gerusalemme celeste è icona della Chiesa tutta santa e
gloriosa, senza macchia né ruga (cfr Ef 5,27),
irradiata al suo centro e in ogni sua parte dalla presenza
di Dio Carità. E’ chiamata “sposa”, “la sposa
dell’Agnello” (Ap 20,9), perché in essa trova
compimento la figura nuziale che attraversa dal principio
alla fine la rivelazione biblica. La Città-Sposa è
patria della piena comunione di Dio con gli uomini; in
essa non c’è bisogno di alcun tempio né di alcuna
fonte esterna di luce, perché la presenza di Dio e
dell’Agnello è immanente e la illumina dall’interno.
Questa
stupenda icona ha valore escatologico: esprime il
mistero di bellezza che già costituisce la forma
della Chiesa, anche se non è ancora giunto
alla sua pienezza. E’ la meta del nostro pellegrinaggio,
la patria che ci attende e alla quale aneliamo. Vederla
con gli occhi della fede, contemplarla e desiderarla, non
deve costituire motivo di evasione dalla realtà storica
in cui la Chiesa vive condividendo le gioie e le speranze,
i dolori e le angosce dell’umanità contemporanea,
specialmente dei più poveri e sofferenti (cfr Cost. Gaudium
et spes, 1). Se la bellezza della Gerusalemme celeste
è la gloria di Dio, cioè il suo amore, è proprio e solo
nella carità che possiamo avvicinarci ad essa e in
qualche misura già abitarvi. Chi ama il Signore Gesù e
osserva la sua parola sperimenta già in questo mondo la
misteriosa presenza di Dio Uno e Trino, come abbiamo
sentito nel Vangelo: “Noi verremo a lui e prenderemo
dimora presso di lui” (Gv 14,23). Ogni cristiano,
perciò, è chiamato a diventare pietra viva di questa
stupenda “dimora di Dio con gli uomini”. Che magnifica
vocazione!
Una
Chiesa tutta animata e mobilitata dalla carità di Cristo,
Agnello immolato per amore, è l’immagine storica della
Gerusalemme celeste, l’anticipo della Città santa,
splendente della gloria di Dio. Essa sprigiona una
forza missionaria irresistibile, che è la forza
della santità. La Vergine Maria ottenga alla Chiesa
in America Latina e nei Caraibi di essere abbondantemente
rivestita di potenza dall’alto (cfr Lc 24,49) per
irradiare nel Continente e in tutto il mondo la santità
di Cristo. A Lui sia gloria, con il Padre e lo Spirito
Santo, nei secoli dei secoli. Amen.
REGINA
CÆLI
Spianata del
Santuario dell'Aparecida
VI Domenica di Pasqua, 13 maggio 2007
Carissimi
fratelli e sorelle!
Saluto
con molto affetto tutti voi che siete venuti dai quattro
angoli del Brasile, dell'America Latina e dei Caraibi, così
come coloro che mi ascoltano attraverso la Radio o la
Televisione. Durante la celebrazione della Santa Messa, ho
invocato lo Spirito Santo, chiedendogli di rendere feconda
la V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e
dei Caraibi, che fra poco avrò l'occasione di inaugurare.
Chiedo a tutti di pregare per i frutti di questa grande
assemblea, che apre alla speranza il futuro della famiglia
latinoamericana. Voi siete i protagonisti del destino
delle vostre Nazioni. Dio vi benedica e vi accompagni!
In
spagnolo:
Saluto
con affetto i Gruppi e le Comunità di lingua spagnola qui
presenti, così come tutti coloro che in Spagna e
nell'America Latina si uniscono spiritualmente a questa
celebrazione. Che la Vergine Maria vi aiuti a mantenere
viva la fiamma della fede, dell'amore e della concordia,
perché mediante la testimonianza della vostra vita e la
fedeltà alla vostra vocazione di battezzati siate luce e
speranza dell'umanità. Preghiamo anche perché la
celebrazione di questa V Conferenza Generale
dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi dia molti
frutti di autentico rinnovamento spirituale e di
instancabile evangelizzazione. Dio vi benedica!
In
inglese:
Saluto
calorosamente tutti i gruppi di espressione inglese oggi
qui presenti. Le famiglie stanno al centro della missione
di evangelizzazione della Chiesa, poiché è nel focolare
che la nostra vita di fede è in primo luogo manifestata e
nutrita. Cari genitori, per i vostri figli voi siete i
primi testimoni delle verità e dei valori della fede:
pregate con e per i vostri figli; insegnate loro mediante
il vostro esempio di fedeltà e di letizia! In verità,
ogni discepolo, stimolato dalla parola e rinvigorito dai
sacramenti, è chiamato alla missione. Si tratta di un
compito al quale nessuno dovrebbe rinunciare, poiché
niente è più bello di conoscere Cristo e far sì che
anche gli altri lo conoscano! Nostra Signora di Guadalupe
sia il vostro modello e la vostra guida. Dio vi benedica
tutti!
In
francese:
Care
famiglie e gruppi di lingua francese, vi saluto con tutto
il cuore, voi che vivete nel Continente sudamericano,
specialmente ad Haiti, nella Guyana francese e nelle
Antille. Possiate edificare, insieme con tutti gli altri,
una società più solidale e più fraterna, con la cura di
far scoprire ai giovani la grandezza dei valori familiari.
In
portoghese:
Ricorre
oggi il 90° anniversario delle Apparizioni di Nostra
Signora di Fatima. Con il suo forte appello alla
conversione ed alla penitenza essa è, senza dubbio, la più
profetica delle apparizioni moderne. Chiediamo alla Madre
della Chiesa, a Colei che conosce le sofferenze e le
speranze dell'umanità, di proteggere i nostri focolari e
le nostre comunità. Saluto specialmente le madri che oggi
festeggiano il loro giorno. Dio le benedica con i loro
cari.
In modo
speciale affidiamo a Maria quei popoli e nazioni che hanno
particolari bisogni, e lo facciamo nella certezza che non
lascerà inascoltate le suppliche che, con devozione
filiale, le rivolgiamo. Penso in modo particolare a quei
fratelli e sorelle che soffrono la fame e, perciò,
desidero ricordare la "Marcia contro la fame",
promossa dal Programma Alimentare Mondiale, organismo
delle Nazioni Unite incaricato dell'aiuto alimentare.
Questa iniziativa ricorre oggi in numerose città del
mondo, tra le quali qui in Brasile a Ribeirão Preto.
Le nostre
preghiere sono rivolte anche per la Comunità
afro-brasiliana, che commemora in questa domenica
l'abolizione della schiavitù in Brasile. Possa questo
ricordo stimolare la coscienza evangelizzatrice di questa
realtà socioculturale di grande importanza nella Terra
della Santa Croce.
Rivolgo
ugualmente il mio cordiale saluto, insieme ai miei sinceri
ringraziamenti, a tutti i Gruppi e Associazioni che si
sono qui raccolti. Che Dio vi ricompensi e vi conservi
saldi nella fede.
Proclamiamo
con gioia l'inizio della nostra salvezza.
SESSIONE
INAUGURALE DEI LAVORI
DELLA V CONFERENZA GENERALE
DELL’EPISCOPATO LATINOAMERICANO E DEI CARAIBI
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Sala
Conferenze, Santuario dell'Aparecida
Domenica, 13 maggio 2007
Cari
Fratelli nell'Episcopato, amati sacerdoti, religiosi,
religiose e laici. Cari osservatori di altre confessioni
religiose:
È motivo
di grande gioia trovarmi oggi qui con voi per inaugurare
la V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e
dei Caraibi, che si celebra vicino al Santuario di Nostra
Signora Aparecida, Patrona del Brasile. Voglio che le mie
prime parole siano di rendimento di grazie e di lode a Dio
per il gran dono della fede cristiana alle genti di questo
Continente.
Desidero
altresì esprimere la mia gratitudine per le amabili
parole del Signor Cardinale Francisco Javier Errázuriz
Ossa, Arcivescovo di Santiago del Cile e Presidente del
CELAM, pronunciate anche a nome dell'ex Presidente e dei
partecipanti a questa Conferenza Generale.
1. La
fede cristiana in America Latina
La fede
in Dio ha animato la vita e la cultura di questi Paesi
durante più di cinque secoli. Dall'incontro di quella
fede con le etnie originarie è nata la ricca cultura
cristiana di questo Continente espressa nell'arte, nella
musica, nella letteratura e, soprattutto, nelle tradizioni
religiose e nel modo di essere delle sue genti, unite da
una stessa storia ed uno stesso credo, così da dare
origine ad una grande sintonia pur nella diversità di
culture e di lingue.
Attualmente,
quella stessa fede deve affrontare serie sfide, perché
stanno in gioco lo sviluppo armonico della società e
l'identità cattolica dei suoi popoli. A questo riguardo,
la V Conferenza Generale si accinge a riflettere su questa
situazione per aiutare i fedeli cristiani a vivere la loro
fede con gioia e coerenza, a prendere coscienza di essere
discepoli e missionari di Cristo, inviati da Lui al mondo
per annunciare e dare testimonianza della nostra fede ed
amore.
Ma, che
cosa ha significato l'accettazione della fede cristiana
per i Paesi dell'America Latina e dei Caraibi? Per essi ha
significato conoscere ed accogliere Cristo, il Dio
sconosciuto che i loro antenati, senza saperlo, cercavano
nelle loro ricche tradizioni religiose. Cristo era il
Salvatore a cui anelavano silenziosamente. Ha significato
anche avere ricevuto, con le acque del Battesimo, la vita
divina che li ha fatti figli di Dio per adozione; avere
ricevuto, inoltre, lo Spirito Santo che è venuto a
fecondare le loro culture, purificandole e sviluppando i
numerosi germi e semi che il Verbo incarnato aveva messo
in esse, orientandole così verso le strade del Vangelo.
In effetti, l'annuncio di Gesù e del suo Vangelo non
comportò, in nessun momento, un'alienazione delle culture
precolombiane, né fu un'imposizione di una cultura
straniera. Le autentiche culture non sono chiuse in se
stesse né pietrificate in un determinato momento della
storia, ma sono aperte, più ancora, cercano l'incontro
con altre culture, sperano di raggiungere l'universalità
nell'incontro e nel dialogo con altre forme di vita e con
gli elementi che possono portare ad una nuova sintesi
nella quale si rispetti sempre la diversità delle
espressioni e della loro realizzazione culturale concreta.
In ultima
istanza, solo la verità unifica e la sua prova è
l'amore. Per questo motivo Cristo, essendo realmente il Logos
incarnato, "l'amore fino alla fine", non è
estraneo ad alcuna cultura né ad alcuna persona; al
contrario, la risposta desiderata nel cuore delle culture
è quella che dà ad esse la loro identità ultima, unendo
l'umanità e rispettando contemporaneamente la ricchezza
delle diversità, aprendo tutti alla crescita nella vera
umanizzazione, nell'autentico progresso. Il Verbo di Dio,
facendosi carne in Gesù Cristo, si fece anche storia e
cultura.
L'utopia
di tornare a dare vita alle religioni precolombiane,
separandole da Cristo e dalla Chiesa universale, non
sarebbe un progresso, bensì un regresso. In realtà,
sarebbe un'involuzione verso un momento storico ancorato
nel passato.
La
saggezza dei popoli originari li portò fortunatamente a
formare una sintesi tra le loro culture e la fede
cristiana che i missionari offrivano loro. Di lì è nata
la ricca e profonda religiosità popolare, nella quale
appare l'anima dei popoli latinoamericani:
-
L'amore a Cristo sofferente, il Dio della compassione,
del perdono e della riconciliazione; il Dio che ci ha
amati fino a consegnarsi per noi;
- L'amore al Signore presente nell'Eucaristia, il Dio
incarnato, morto e risuscitato per essere Pane di Vita;
- Il Dio vicino ai poveri e a coloro che soffrono;
- La profonda devozione alla Santissima Vergine di
Guadalupe, l'Aparecida, la Vergine delle diverse
invocazioni nazionali e locali. Quando la Vergine di
Guadalupe apparve all'indio san Juan Diego gli disse
queste significative parole: "Non sono io qui
che sono tua madre?. Non sei sotto la mia ombra e il mio
sguardo? Non sono io la fonte della tua gioia? Non stai
forse al riparo del mio manto, nell'incrocio delle mie
braccia?" (Nican Mopohua, nn. 118-119).
Questa
religiosità si esprime anche nella devozione ai santi con
le loro feste patronali, nell'amore al Papa e agli altri
Pastori, nell'amore alla Chiesa universale come grande
famiglia di Dio che non può né deve mai lasciare soli o
nella miseria i suoi propri figli. Tutto ciò forma il
grande mosaico della religiosità popolare che è il
prezioso tesoro della Chiesa cattolica in America Latina,
e che essa deve proteggere, promuovere e, quando fosse
necessario, anche purificare.
2.
Continuità con le altre Conferenze
Questa V
Conferenza Generale si celebra in continuità con le altre
quattro che la precedettero in Rio de Janeiro, Medellín,
Puebla e Santo Domingo. Con lo stesso spirito che le animò,
i Pastori vogliono dare ora un nuovo impulso
all'evangelizzazione, affinché questi popoli continuino a
crescere e a maturare nella loro fede, per essere luce del
mondo e testimoni di Gesù Cristo con la propria vita.
Dopo la
IV Conferenza Generale, in Santo Domingo, molte cose sono
cambiate nella società. La Chiesa che partecipa alle
realizzazioni e alle speranze, alle pene e alle gioie dei
suoi figli, vuole camminare al loro fianco in questo
periodo di tante sfide, per infondere loro sempre speranza
e conforto (cfr Gaudium
et spes, 1).
Nel mondo
di oggi c'è il fenomeno della globalizzazione come un
intreccio di relazioni a livello planetario. Benché sotto
certi aspetti sia un guadagno per la grande famiglia umana
e un segnale della sua profonda aspirazione all'unità,
tuttavia comporta anche senza dubbio il rischio dei grandi
monopoli e di trasformare il lucro in valore supremo. Come
in tutti i campi dell'attività umana, anche la
globalizzazione deve essere guidata dall'etica, mettendo
tutto al servizio della persona umana, creata ad immagine
e somiglianza di Dio.
In
America Latina e nei Caraibi, come anche in altre regioni,
si sono registrati avanzamenti verso la democrazia, benché
ci siano motivi di preoccupazione davanti a forme di
governo autoritarie o soggette a certe ideologie che si
credevano superate, e che non corrispondono con la visione
cristiana dell'uomo e della società, come c'insegna la
Dottrina sociale della Chiesa. Per altro verso, l'economia
liberale di alcuni Paesi latinoamericani deve tenere
presente l'equità, perché continuano ad aumentare i
settori sociali che si vedono oppressi sempre di più da
un'enorme povertà o perfino depredati dei propri beni
naturali.
Nelle
Comunità ecclesiali dell'America Latina è notevole la
maturità nella fede di molti laici e laiche attivi e
dediti al Signore, insieme con la presenza di molti
generosi catechisti, di tanti giovani, di nuovi movimenti
ecclesiali e di recenti Istituti di vita consacrata. Si
dimostrano fondamentali molte opere cattoliche educative,
di assistenza e di accoglienza. Si percepisce, è vero, un
certo indebolimento della vita cristiana nell'insieme
della società e della partecipazione alla vita della
Chiesa cattolica, dovuto al secolarismo, all'edonismo,
all'indifferentismo e al proselitismo di numerose sette,
di religioni animiste e di nuove espressioni
pseudoreligiose.
Tutto ciò
configura una situazione nuova che sarà analizzata qui,
in Aparecida. Davanti alle nuove difficili scelte, i
fedeli sperano da questa V Conferenza un rinnovamento e
una rivitalizzazione della loro fede in Cristo, nostro
unico Maestro e Salvatore, che ci ha rivelato l'esperienza
unica dell'Amore infinito di Dio Padre per gli uomini. Da
questa fonte potranno sorgere nuove strade e progetti
pastorali creativi, capaci di infondere una ferma speranza
per vivere in maniera responsabile e gioiosa la fede ed
irradiarla così nel proprio ambiente.
3.
Discepoli e missionari
Questa
Conferenza Generale ha come tema: "Discepoli e
missionari di Gesù Cristo, affinché i nostri popoli in
Lui abbiano vita".
La Chiesa
ha il grande compito di custodire ed alimentare la fede
del Popolo di Dio, e ricordare anche ai fedeli di questo
Continente che, in virtù del loro Battesimo, sono
chiamati ad essere discepoli e missionari di Gesù Cristo.
Questo implica seguirlo, vivere in intimità con Lui,
imitare il suo esempio e dare testimonianza. Ogni
battezzato riceve da Cristo, come gli Apostoli, il mandato
della missione: "Andate in tutto il mondo e
proclamate la Buona Notizia ad ogni creatura. Chi crederà
sarà battezzato, sarà salvo" (Mc 16,
15). Essere discepoli e missionari di Gesù Cristo e
cercare la vita "in Lui" suppone che si sia
profondamente radicati in Lui.
Che cosa
ci dà realmente Cristo? Perché vogliamo essere discepoli
di Cristo? La risposta è: perché speriamo di trovare
nella comunione con Lui la vita, la vera vita degna di
questo nome, e per questo vogliamo farlo conoscere agli
altri, comunicare loro il dono che abbiamo trovato in Lui.
Ma questo è veramente così? Siamo realmente convinti che
Cristo è la via, la verità e la vita?
Davanti
alla priorità della fede in Cristo e della vita "in
Lui", formulata nel titolo di questa V Conferenza,
potrebbe sorgere anche un'altra questione: Questa priorità,
non potrebbe essere per caso una fuga verso l'intimismo,
verso l'individualismo religioso, un abbandono della realtà
urgente dei grandi problemi economici, sociali e politici
dell'America Latina e del mondo, ed una fuga dalla realtà
verso un mondo spirituale?
Come
primo passo, possiamo rispondere a questa domanda con
un'altra: Che cosa è questa "realtà?". Che
cosa è il reale? Sono "realtà" solo i beni
materiali, i problemi sociali, economici e politici? Qui
sta precisamente il grande errore delle tendenze dominanti
nell'ultimo secolo, errore distruttivo, come dimostrano i
risultati tanto dei sistemi marxisti quanto di quelli
capitalisti. Falsificano il concetto di realtà con
l'amputazione della realtà fondante e per questo decisiva
che è Dio. Chi esclude Dio dal suo orizzonte falsifica il
concetto di "realtà" e, in conseguenza, può
finire solo in strade sbagliate e con ricette distruttive.
La prima
affermazione fondamentale è, dunque, la seguente: Solo
chi riconosce Dio, conosce la realtà e può rispondere ad
essa in modo adeguato e realmente umano. La verità di
questa tesi risulta evidente davanti al fallimento di
tutti i sistemi che mettono Dio tra parentesi.
Ma sorge
immediatamente un'altra domanda: Chi conosce Dio? Come
possiamo conoscerlo? Non possiamo entrare qui in un
complesso dibattito su questa questione fondamentale. Per
il cristiano il nucleo della risposta è semplice: Solo
Dio conosce Dio, solo suo Figlio che è Dio da Dio, Dio
vero, lo conosce. Ed Egli, "che è nel seno del
Padre, lo ha rivelato" (Gv 1, 18). Di qui
l'importanza unica ed insostituibile di Cristo per noi,
per l'umanità. Se non conosciamo Dio in Cristo e con
Cristo, tutta la realtà si trasforma in un enigma
indecifrabile; non c'è via e, non essendoci via, non ci
sono né vita né verità.
Dio è la
realtà fondante, non un Dio solo pensato o ipotetico,
bensì il Dio dal volto umano; è il Dio-con-noi, il Dio
dell'amore fino alla croce. Quando il discepolo arriva
alla comprensione di questo amore di Cristo "fino
alla fine", non può mancare di rispondere a questo
amore se non con un amore simile: "Ti seguirò
dovunque tu vada" (Lc 9, 57).
Possiamo
ancora farci un'altra domanda: Che cosa ci dà la fede in
questo Dio? La prima risposta è: ci dà una famiglia, la
famiglia universale di Dio nella Chiesa cattolica. La fede
ci libera dall'isolamento dell'io, perché ci porta alla
comunione: l'incontro con Dio è, in sé stesso e come
tale, incontro con i fratelli, un atto di convocazione, di
unificazione, di responsabilità verso l'altro e verso gli
altri. In questo senso, l'opzione preferenziale per i
poveri è implicita nella fede cristologica in quel Dio
che si è fatto povero per noi, per arricchirci con la sua
povertà (cfr 2 Cor 8, 9).
Ma prima
di affrontare quello che comporta il realismo della fede
nel Dio fatto uomo, dobbiamo approfondire la domanda: come
conoscere realmente Cristo per poter seguirlo e vivere con
Lui, per trovare la vita in Lui e per comunicare questa
vita agli altri, alla società e al mondo? Innanzitutto,
Cristo ci si dà a conoscere nella sua persona, nella sua
vita e nella sua dottrina per mezzo della Parola di Dio.
All'inizio della nuova tappa che la Chiesa missionaria
dell'America Latina e dei Caraibi si dispone ad
intraprendere, a partire da questa V Conferenza Generale
in Aparecida, è condizione indispensabile la conoscenza
profonda della Parola di Dio.
Per
questo, bisogna educare il popolo alla lettura e alla
meditazione della Parola di Dio: che essa divenga il suo
alimento affinché, per propria esperienza, i fedeli
vedano che le parole di Gesù sono spirito e vita (cfr Gv
6, 63). Altrimenti, come annuncerebbero un messaggio il
cui contenuto e spirito non conoscono a fondo? Dobbiamo
basare il nostro impegno missionario e tutta la nostra
vita sulla roccia della Parola di Dio. Per questo,
incoraggio i Pastori a sforzarsi di farla conoscere.
Un grande
mezzo per introdurre il Popolo di Dio nel mistero di
Cristo è la catechesi. In essa si trasmette in forma
semplice e sostanziosa il messaggio di Cristo. Converrà
pertanto intensificare la catechesi e la formazione nella
fede, tanto dei bambini quanto dei giovani e degli adulti.
La riflessione matura sulla fede è luce per il cammino
della vita e forza per essere testimoni di Cristo. Per ciò
si dispone di strumenti molto preziosi come sono il Catechismo
della Chiesa Cattolica e la sua versione più
breve, il Compendio
del Catechismo della Chiesa Cattolica.
In questo
campo non bisogna limitarsi solo alle omelie, conferenze,
corsi di Bibbia o teologia, ma si deve ricorrere anche ai
mezzi di comunicazione: stampa, radio e televisione, siti
di internet, fori e tanti altri sistemi per comunicare
efficacemente il messaggio di Cristo ad un gran numero di
persone.
In questo
sforzo per conoscere il messaggio di Cristo e renderlo
guida della propria vita, bisogna ricordare che
l'evangelizzazione si è sviluppata sempre insieme con la
promozione umana e l'autentica liberazione cristiana.
"Amore a Dio ed amore al prossimo si fondono tra
loro: nel più umile troviamo Gesù stesso ed in Gesù
troviamo Dio" (Lett. enc. Deus
caritas est, 15). Per lo stesso motivo, sarà
anche necessaria una catechesi sociale ed un'adeguata
formazione nella dottrina sociale della Chiesa, essendo
molto utile per ciò il Compendio
della Dottrina Sociale della Chiesa. La vita
cristiana non si esprime solamente nelle virtù personali,
ma anche nelle virtù sociali e politiche.
Il
discepolo, fondato così sulla roccia della Parola di Dio,
si sente spinto a portare la Buona Notizia della salvezza
ai suoi fratelli. Discepolato e missione sono come
le due facce di una stessa medaglia: quando il discepolo
è innamorato di Cristo, non può smettere di annunciare
al mondo che solo Lui ci salva (cfr Hch 4, 12). In
effetti, il discepolo sa che senza Cristo non c'è luce,
non c'è speranza, non c'è amore, non c'è futuro.
4.
"Affinché in Lui abbiano vita"
I popoli
latinoamericani e dei Caraibi hanno diritto ad una vita
piena, propria dei figli di Dio, con alcune condizioni più
umane: liberi dalle minacce della fame e da ogni forma di
violenza. Per questi popoli, i loro Pastori devono
promuovere una cultura della vita che permetta, come
diceva il mio predecessore Paolo VI, "di passare
dalla miseria al possesso del necessario, all'acquisizione
della cultura... alla cooperazione nel bene comune... fino
al riconoscimento, da parte dell'uomo, dei valori supremi
e di Dio che di essi è la fonte ed il fine" (Populorum
progressio, 21).
In questo
contesto mi è gradito ricordare l'Enciclica Populorum
progressio, il cui 40° anniversario ricordiamo
quest'anno. Questo documento pontificio mette in evidenza
che lo sviluppo autentico deve essere integrale, cioè,
orientato alla promozione di tutto l'uomo e di tutti gli
uomini (cfr n. 14), ed invita tutti a sopprimere le gravi
disuguaglianze sociali e le enormi differenze nell'accesso
ai beni. Questi popoli anelano, soprattutto, alla pienezza
di vita che Cristo ci ha portato: "Io sono venuto
affinché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza"
(Gv 10, 10). Con questa vita divina si sviluppa
anche in pienezza l'esistenza umana, nella sua dimensione
personale, familiare, sociale e culturale.
Per
formare il discepolo e sostenere il missionario nel suo
grande compito, la Chiesa offre loro, oltre al Pane della
Parola, il Pane dell'Eucaristia. A questo riguardo ci
ispira ed illumina la pagina del Vangelo sui discepoli di
Emmaus. Quando questi si siedono al tavolo e ricevono da
Gesù Cristo il pane benedetto e spezzato, si aprono loro
gli occhi, scoprono il viso del Risuscitato, sentono nel
loro cuore che è verità tutto quello che Egli ha detto e
fatto, e che è già iniziata la redenzione del mondo.
Ogni domenica ed ogni Eucaristia è un incontro personale
con Cristo. Ascoltando la Parola divina, il cuore arde
perché è Lui che la spiega e proclama. Quando
nell'Eucaristia si spezza il pane, è Lui che si riceve
personalmente. L'Eucaristia è l'alimento indispensabile
per la vita del discepolo e del missionario di Cristo.
La
Messa domenicale, centro della vita cristiana
Di qui la
necessità di dare priorità, nei programmi pastorali,
alla valorizzazione della Messa domenicale. Dobbiamo
motivare i cristiani affinché partecipino ad essa
attivamente e, se è possibile, meglio con la famiglia.
L'assistenza dei genitori con i loro figli alla
Celebrazione Eucaristica domenicale è una pedagogia
efficace per comunicare la fede ed un stretto vincolo che
mantiene l'unità tra loro. La domenica ha significato,
durante la vita della Chiesa, il momento privilegiato
dell'incontro delle comunità col Signore risuscitato.
È
necessario che i cristiani sperimentino che non seguono un
personaggio della storia passata, bensì Cristo vivo,
presente nell'oggi ed ora delle loro vite. Egli è il
Vivente che cammina al nostro fianco, rivelandoci il senso
degli avvenimenti, del dolore e della morte, dell'allegria
e della festa, entrando nelle nostre case e rimanendo in
esse, alimentandoci col Pane che dà la vita. Per questo
la celebrazione domenicale dell'Eucaristia deve essere il
centro della vita cristiana.
L'incontro
con Cristo nell'Eucaristia suscita l'impegno
dell'evangelizzazione e la spinta alla solidarietà;
sveglia nel cristiano il forte desiderio di annunciare il
Vangelo e testimoniarlo nella società per renderla più
giusta ed umana. Dall'Eucaristia è germogliata nel corso
dei secoli un'immensa ricchezza di carità, di
partecipazione alle difficoltà degli altri, di amore e di
giustizia. Solo dall'Eucaristia germoglierà la civiltà
dell'amore che trasformerà l'America Latina ed i Caraibi
così che, oltre ad essere il Continente della Speranza,
siano anche il Continente dell'Amore!
I
problemi sociali e politici
Arrivati
a questo punto possiamo domandarci: come può la Chiesa
contribuire alla soluzione degli urgenti problemi sociali
e politici, e rispondere alla grande sfida della povertà
e della miseria? I problemi dell'America Latina e dei
Caraibi, come anche del mondo di oggi, sono molteplici e
complessi, e non si possono affrontare con programmi
generali. Senza dubbio, la questione fondamentale sul modo
come la Chiesa, illuminata dalla fede in Cristo, debba
reagire davanti a queste sfide, ci riguarda tutti. In
questo contesto è inevitabile parlare del problema delle
strutture, soprattutto di quelle che creano ingiustizia.
In realtà, le strutture giuste sono una condizione senza
la quale non è possibile un ordine giusto nella società.
Ma, come nascono?, come funzionano? Tanto il capitalismo
quanto il marxismo promisero di trovare la strada per la
creazione di strutture giuste ed affermarono che queste,
una volta stabilite, avrebbero funzionato da sole;
affermarono che non solo non avrebbero avuto bisogno di
una precedente moralità individuale, ma che esse
avrebbero promosso la moralità comune. E questa promessa
ideologica si è dimostrata falsa. I fatti lo hanno
evidenziato. Il sistema marxista, dove è andato al
governo, non ha lasciato solo una triste eredità di
distruzioni economiche ed ecologiche, ma anche una
dolorosa oppressione delle anime. E la stessa cosa vediamo
anche all'ovest, dove cresce costantemente la distanza tra
poveri e ricchi e si produce un'inquietante degradazione
della dignità personale con la droga, l'alcool e gli
ingannevoli miraggi di felicità.
Le
strutture giuste sono, come ho detto, una condizione
indispensabile per una società giusta, ma non nascono né
funzionano senza un consenso morale della società sui
valori fondamentali e sulla necessità di vivere questi
valori con le necessarie rinunce, perfino contro
l'interesse personale.
Dove Dio
è assente - Dio dal volto umano di Gesù Cristo - questi
valori non si mostrano con tutta la loro forza, né si
produce un consenso su di essi. Non voglio dire che i non
credenti non possano vivere una moralità elevata ed
esemplare; dico solamente che una società nella quale Dio
è assente non trova il consenso necessario sui valori
morali e la forza per vivere secondo il modello di questi
valori, anche contro i propri interessi.
D'altra
parte, le strutture giuste devono cercarsi ed elaborarsi
alla luce dei valori fondamentali, con tutto l'impegno
della ragione politica, economica e sociale. Sono una
questione della recta ratio e non provengono da
ideologie né dalle loro promesse. Certamente esiste un
tesoro di esperienze politiche e di conoscenze sui
problemi sociali ed economici che evidenziano elementi
fondamentali di un stato giusto e le strade che si devono
evitare. Ma in situazioni culturali e politiche diverse, e
nel cambiamento progressivo delle tecnologie e della realtà
storica mondiale, si devono cercare in maniera razionale
le risposte adeguate e deve crearsi - con gli
indispensabili impegni - il consenso sulle strutture che
si devono stabilire.
Questo
lavoro politico non è competenza immediata della Chiesa.
Il rispetto di una sana laicità - compresa la pluralità
delle posizioni politiche - è essenziale nella tradizione
cristiana. Se la Chiesa cominciasse a trasformarsi
direttamente in soggetto politico, non farebbe di più per
i poveri e per la giustizia, ma farebbe di meno, perché
perderebbe la sua indipendenza e la sua autorità morale,
identificandosi con un'unica via politica e con posizioni
parziali opinabili. La Chiesa è avvocata della giustizia
e dei poveri, precisamente perché non si identifica coi
politici né con gli interessi di partito. Solo essendo
indipendente può insegnare i grandi criteri ed i valori
inderogabili, orientare le coscienze ed offrire un'opzione
di vita che va oltre l'ambito politico. Formare le
coscienze, essere avvocata della giustizia e della verità,
educare alle virtù individuali e politiche, è la
vocazione fondamentale della Chiesa in questo settore. Ed
i laici cattolici devono essere coscienti delle loro
responsabilità nella vita pubblica; devono essere
presenti nella formazione dei consensi necessari e
nell'opposizione contro le ingiustizie.
Le
strutture giuste non saranno mai complete in modo
definitivo; per la costante evoluzione della storia,
devono essere sempre rinnovate ed aggiornate; devono
essere sempre animate da un "ethos"
politico ed umano, per la cui presenza ed efficienza si
deve lavorare sempre. In altre parole, la presenza di Dio,
l'amicizia col Figlio di Dio incarnato, la luce della sua
Parola, sono sempre condizioni fondamentali per la
presenza ed efficacia della giustizia e dell'amore nelle
nostre società.
Trattandosi
di un Continente di battezzati, converrà colmare la
notevole assenza, nell'ambito politico, della
comunicazione e della università, di voci e di iniziative
di leader cattolici di forte personalità e di dedizione
generosa, che siano coerenti con le loro convinzioni
etiche e religiose. I movimenti ecclesiali hanno qui un
ampio campo per ricordare ai laici la loro responsabilità
e la loro missione di portare la luce del Vangelo nella
vita pubblica, culturale, economica e politica.
5.
Altri campi prioritari
Per
portare a termine il rinnovamento della Chiesa a voi
affidata in queste Terre, vorrei fissare l'attenzione su
alcuni campi che considero prioritari in questa nuova
tappa.
La
famiglia
La
famiglia, "patrimonio dell'umanità",
costituisce uno dei tesori più importanti dei paesi
latinoamericani. Essa è stata ed è scuola della fede,
palestra di valori umani e civili, focolare nel quale la
vita umana nasce e viene accolta generosamente e
responsabilmente. Senza dubbio, attualmente essa soffre
situazioni avverse provocate dal secolarismo e dal
relativismo etico, dai diversi flussi migratori interni ed
esterni, dalla povertà, dall'instabilità sociale e dalle
legislazioni civili contrarie al matrimonio che, favorendo
gli anticoncezionali e l'aborto, minacciano il futuro dei
popoli.
In alcune
famiglie dell'America Latina persiste ancora
sfortunatamente una mentalità maschilista, che ignora la
novità del cristianesimo nel quale è riconosciuta e
proclamata l'uguale dignità e responsabilità della donna
rispetto all'uomo.
La
famiglia è insostituibile per la serenità personale e
per l'educazione dei figli. Le madri che vogliono
dedicarsi pienamente all'educazione dei loro figli ed al
servizio della famiglia devono godere delle condizioni
necessarie per poterlo fare, e per ciò hanno diritto di
contare sull'appoggio dello Stato. In effetti, il ruolo
della madre è fondamentale per il futuro della società.
Il padre,
da parte sua, ha il dovere di essere veramente padre che
esercita la sua indispensabile responsabilità e
collaborazione nell'educazione dei loro figli. I figli,
per la loro crescita integrale, hanno il diritto di potere
contare sul padre e la madre, che badino a loro e li
accompagnino verso la pienezza della loro vita. È
necessaria, dunque, una pastorale familiare intensa e
vigorosa. È indispensabile anche promuovere politiche
familiari autenticazioni che rispondano ai diritti della
famiglia come soggetto sociale imprescindibile. La
famiglia fa parte del bene dei popoli e dell'umanità
intera.
I
sacerdoti
I primi
promotori del discepolato e della missione sono quelli che
sono stati chiamati "per essere con Gesù ed essere
mandati a predicare" (cfr Mc 3, 14), cioè,
i sacerdoti. Essi devono ricevere, in modo
preferenziale, l'attenzione e la cura paterna dei loro
Vescovi, perché sono i primi operatori di un autentico
rinnovamento della vita cristiana nel Popolo di Dio. A
loro voglio indirizzare una parola di affetto paterno,
auspicando che "il Signore sia parte della loro
eredità e del loro calice" (cfr Sal 16, 5).
Se il sacerdote ha Dio come fondamento e centro della sua
vita, sperimenterà la gioia e la fecondità della sua
vocazione. Il sacerdote deve essere innanzitutto un
"uomo di Dio" (1 Tm 6, 11) che conosce
Dio direttamente, che ha una profonda amicizia personale
con Gesù che condivide con gli altri gli stessi
sentimenti di Cristo (cfr Fil 2, 5). Solo così il
sacerdote sarà capace di condurre a Dio, incarnato in Gesù
Cristo, gli uomini, ed essere rappresentante del suo
amore. Per compiere il suo alto compito, il sacerdote deve
avere una solida struttura spirituale e vivere tutta la
sua vita animato dalla fede, dalla speranza e dalla carità.
Deve essere, come Gesù, un uomo che cerchi, attraverso la
preghiera, il volto e la volontà di Dio, e che curi anche
la sua preparazione culturale ed intellettuale.
Cari
sacerdoti di questo Continente e voi che come missionari
siete venuti qui a lavorare, il Papa vi accompagna nel
vostro lavoro pastorale e desidera che siate pieni di
gioia e di speranza e soprattutto prega per voi.
Religiosi,
religiose e consacrati
Voglio
rivolgermi anche ai religiosi, alle religiose e alle
laiche e laici consacrati. La società latinoamericana e
caraibica ha bisogno della vostra testimonianza: in un
mondo che tante volte cerca innanzitutto il benessere, la
ricchezza ed il piacere come obbiettivo della vita, e che
esalta la libertà al posto della verità dell'uomo creato
per Dio, voi siete testimoni che c'è un'altra forma di
vivere con senso; ricordate ai vostri fratelli e sorelle
che il Regno di Dio è già arrivato; che la giustizia e
la verità sono possibili se ci apriamo alla presenza
amorosa di Dio nostro Padre, di Cristo nostro fratello e
Signore, dello Spirito Santo nostro Consolatore. Con
generosità e anche con eroismo dovete continuare a
lavorare affinché nella società regni l'amore, la
giustizia, la bontà, il servizio e la solidarietà in
conformità al carisma dei vostri fondatori. Abbracciate
con profonda gioia la vostra consacrazione, che è
strumento di santificazione per voi e di redenzione per i
vostri fratelli.
La Chiesa
dell'America Latina vi ringrazia per il grande lavoro che
avete realizzato nel corso dei secoli per il Vangelo di
Cristo in favore dei vostri fratelli, soprattutto dei più
poveri e svantaggiati. Vi invito a collaborare sempre con
i Vescovi e a lavorare uniti a loro, che sono i
responsabili dell'azione pastorale. Vi esorto anche
all'obbedienza sincera all'autorità della Chiesa. Non
abbiate altro obiettivo che la santità, come avete
imparato dai vostri fondatori.
I
laici
In quest'ora
in cui la Chiesa di questo Continente si consegna
pienamente alla sua vocazione missionaria, ricordo ai
laici che sono anche Chiesa, assemblea convocata da Cristo
per portare la sua testimonianza al mondo intero. Tutti
gli uomini e le donne battezzati devono prendere coscienza
che sono stati configurati a Cristo Sacerdote, Profeta e
Pastore, per mezzo del sacerdozio comune del Popolo di
Dio. Devono sentirsi corresponsabili nella costruzione
della società secondo i criteri del Vangelo, con
entusiasmo ed audacia, in comunione con i loro Pastori.
Siete
molti voi, fedeli, che appartenete a movimenti ecclesiali,
nei quali possiamo vedere segni della multiforme presenza
ed azione santificatrice dello Spirito Santo nella Chiesa
e nella società attuale. Voi siete chiamati a portare al
mondo la testimonianza di Gesù Cristo ed essere fermento
dell'amore di Dio tra gli altri.
I
giovani e la pastorale vocazionale
In
America Latina la maggioranza della popolazione è formata
da giovani. A questo proposito, dobbiamo ad essi ricordare
che la loro vocazione è quella di essere amici di Cristo,
suoi discepoli. I giovani non temono il sacrificio, ma una
vita senza senso. Sono sensibili alla chiamata di Cristo
che li invita a seguirlo. Possono rispondere a quella
chiamata come sacerdoti, come consacrati e consacrate,
oppure come padri e madri di famiglia, dediti totalmente a
servire i loro fratelli con tutto il loro tempo e la loro
capacità di dedizione, con tutta la loro vita. I giovani
devono affrontare la vita come una continua scoperta,
senza lasciarsi irretire dalle mode o dalle mentalità
correnti, ma procedendo con una profonda curiosità sul
senso della vita e sul mistero Dio, Padre Creatore, e del
suo Figlio, il nostro Redentore, all'interno della
famiglia umana. Devono impegnarsi anche per un continuo
rinnovamento del mondo alla luce del Vangelo. Più ancora,
devono opporsi ai facili miraggi della felicità immediata
ed ai paradisi ingannevoli della droga, del piacere,
dell'alcool, così come ad ogni forma di violenza.
6.
"Resta con noi"
I lavori
di questa V Conferenza Generale ci portano a fare nostra
la supplica dei discepoli di Emmaus: "Resta con
noi, perché si fa sera e il giorno già volge al
declino" (Lc 24, 29).
Resta
con noi, Signore, accompagnaci benché non sempre abbiamo
saputo riconoscerti. Resta con noi, perché intorno a noi
stanno addensandosi le ombre, e tu sei la Luce; nei nostri
cuori si insinua lo scoraggiamento, e li fai ardere con la
certezza della Pasqua. Siamo stanchi della strada, ma tu
ci conforti con la frazione del pane per annunciare ai
nostri fratelli che in realtà tu sei risorto e ci hai
affidato la missione di essere testimoni della tua
risurrezione.
Resta
con noi, Signore, quando intorno alla nostra fede
cattolica sorgono le nebbie del dubbio, della stanchezza o
delle difficoltà: tu che sei la Verità stessa come
rivelatore del Padre, illumina le nostre menti con la tua
Parola; aiutaci a sentire la bellezza di credere in te.
Resta
nelle nostre famiglie, illuminale nei loro dubbi,
sostienile nelle loro difficoltà, consolale nelle loro
sofferenze e nella fatica di ogni giorno, quando intorno a
loro si accumulano ombre che minacciano la loro unità e
la loro identità naturale. Tu che sei la Vita, resta nei
nostri focolari, affinché continuino ad essere nidi dove
la vita umana nasca generosamente, dove si accolga, si ami
e si rispetti la vita dal concepimento fino al suo termine
naturale.
Resta,
Signore, con quelli che nelle nostre società sono più
vulnerabili; resta con i poveri e gli umili, con gli
indigeni e gli afroamericani, che non sempre hanno trovato
spazio e appoggio per esprimere la ricchezza della loro
cultura e la saggezza della loro identità. Resta,
Signore, con i nostri bambini e con i nostri giovani, che
sono la speranza e la ricchezza del nostro Continente,
proteggili dalle tante insidie che attentano alla loro
innocenza ed alle loro legittime speranze. Oh buon
Pastore, resta con i nostri anziani e con i nostri malati.
Fortifica tutti nella fede affinché siano i tuoi
discepoli e missionari!
Conclusione
Concludendo
la mia permanenza tra voi, desidero invocare la protezione
della Madre di Dio e Madre della Chiesa sulle vostre
persone e su tutta l'America Latina e i Caraibi. Imploro
in modo speciale Nostra Signora. sotto il titolo di
Guadalupe, Patrona dell'America, e di Aparecida, Patrona
del Brasile, che vi accompagni nel vostro affascinante ed
esigente lavoro pastorale. A Lei fido il Popolo di Dio in
questa tappa del terzo Millennio cristiano. A Lei chiedo
anche che guidi i lavori e le riflessioni di questa
Conferenza Generale, e che benedica con copiosi doni i
cari popoli di questo Continente.
Prima di
tornare a Roma, desidero lasciare alla V Conferenza
Generale dell'Episcopato dell'America Latina e dei Caraibi
un ricordo che la accompagni e la ispiri. Si tratta di
questo magnifico trittico che proviene dall'arte di Cuzco,
Perú. Vi è rappresentato il Signore poco prima di
ascendere al Cielo, mentre affida a coloro che lo
seguivano la missione di fare discepoli tutti i popoli. Le
immagini evocano la stretta relazione di Gesù Cristo con
i suoi discepoli e missionari per la vita del mondo.
L'ultimo quadro raffigura San Juan Diego mentre
evangelizza con l'immagine della Vergine Maria nella sua tilma
e con la Bibbia in mano. La storia della Chiesa ci insegna
che la verità del Vangelo, quando se ne assume la
bellezza con i nostri occhi e quando viene accolta con
fede dall'intelligenza e dal cuore, ci aiuta a contemplare
le dimensioni di mistero che provocano la nostra
meraviglia e la nostra adesione.
Nel
partire, saluto molto cordialmente tutti voi con questa
ferma speranza nel Signore. Molte grazie!
CERIMONIA DI
CONGEDO
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Aeroporto
internazionale di São Paulo/Guarulhos
Domenica, 13 maggio 2007
Signore
Vicepresidente,
Al
momento di lasciare questa terra benedetta del Brasile, si
innalza nella mia anima un inno di ringraziamento
all’Altissimo, che mi ha consentito di vivere qui ore
intense e indimenticabili, con lo sguardo rivolto verso la
Signora Aparecida che, dal suo Santuario, ha presieduto
l’inizio della V Conferenza Generale dell’Episcopato
Latinoamericano e dei Caraibi.
Nella mia
memoria rimarranno per sempre incise le manifestazioni di
entusiasmo e di profonda pietà di questo popolo della
Terra della Santa Croce che, insieme alla moltitudine di
pellegrini venuti dall’intero Continente della Speranza,
ha saputo dare una calorosa dimostrazione di fede in
Cristo e d’amore verso il Successore di Pietro. Chiedo a
Dio che aiuti i responsabili sia nell’ambito religioso
che in quello civile ad imprimere un passo deciso a quelle
iniziative che tutti si attendono per il bene comune della
grande Famiglia latinoamericana.
Il mio
saluto finale, colmo di gratitudine, va al Signore
Presidente della Repubblica, al Governo di questa Nazione
e dello Stato di San Paolo, così come alle altre Autorità
brasiliane che tante dimostrazioni di delicatezza mi hanno
voluto riservare durante questi giorni.
Sono
grato anche alle Autorità consolari, il cui lavoro
diligente ha facilitato immensamente la partecipazione
delle rispettive Nazioni a questi giorni di riflessione,
preghiera e impegno per il bene comune dei partecipanti a
questo grande evento.
Un
particolare pensiero di stima fraterna rivolgo, con
profonda riconoscenza, ai Signori Cardinali, ai miei
Fratelli nell’Episcopato, ai Sacerdoti e Diaconi,
Religiosi e Religiose, e agli Organizzatori della
Conferenza. Tutti hanno contribuito a rendere splendide
queste giornate, lasciando quanti hanno preso parte ad
esse ricolmi di gioia e di speranza – gaudium et spes!
– nella famiglia cristiana e nella sua
missione in seno alla società.
Abbiate
la certezza che porto tutti nel mio cuore, dal quale
sgorga la Benedizione che vi dono e che estendo a tutti i
Popoli dell’America Latina e del Mondo.
Molte
grazie!
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