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VIAGGIO IN GERMANIA, CERIMONIA DI BENVENUTO

Radio Vaticana, 22 settembre 2011

Iniziato il 21.mo viaggio apostolico in Germania. Il Papa al Paese: vengo per parlare di Dio, la libertà è condividere valori non manipolabili

◊ La vera libertà non è individualismo ma relazione solidale con gli altri, fondata su valori non manipolabili: è quanto ha affermato Benedetto XVI al suo arrivo in Germania per il terzo viaggio apostolico nella sua terra natale. L’aereo papale è atterrato all’Aeroporto internazionale di Berlino-Tegel verso le 10.15. Ad accoglierlo, il presidente tedesco Christian Wulff con la consorte, la cancelliera Angela Merkel, l’arcivescovo di Berlino Rainer Maria Woelki e altre autorità religiose e civili. Al Castello Bellevue, residenza ufficiale del capo di Stato, si è poi svolta la cerimonia di benvenuto. Da Berlino il servizio del nostro inviato Sergio Centofanti.

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Accoglienza calorosa per Benedetto XVI a Berlino, in una giornata un po’ coperta e ventosa ma mite: all’aeroporto due bambini porgono dei fiori al Papa che s’intrattiene a parlare con loro. Quindi il trasferimento al Castello Bellevue, che deve il suo nome alla splendida vista sul fiume Sprea, per la cerimonia di benvenuto. Il Papa ringrazia il presidente Wulff, per l’invito ufficiale in Germania:

“Auch wenn diese Reise ain offizieller Besuch ist, der die guten Beziehungen...
Pur essendo questo Viaggio una Visita ufficiale – ha affermato – in primo luogo non sono venuto qui per perseguire determinati obiettivi politici o economici (…) ma per incontrare la gente e parlare di Dio”.

Il Papa sottolinea come nei confronti della religione ci sia “una crescente indifferenza nella società che, nelle sue decisioni, ritiene la questione della verità piuttosto come un ostacolo, e dà invece la priorità alle considerazioni utilitaristiche”:

“Es bedarf aber für unser Zusammenleben einer verbindlichen Basis, sonst lebt...
D’altra parte c’è bisogno di una base vincolante per la nostra convivenza, altrimenti ognuno vive solo seguendo il proprio individualismo. La religione è uno di questi fondamenti per una convivenza riuscita”.

La religione ha bisogno della libertà – ha affermato citando il grande vescovo e riformatore sociale Wilhelm von Ketteler – ma anche la libertà ha bisogno della religione. La libertà, infatti “ha bisogno di un legame originario ad un’istanza superiore”:

“Daβ es Werte gibt, die durch nichts und niemand manipulierbar sind,...
Il fatto che ci sono valori che non sono assolutamente manipolabili è la vera garanzia della nostra libertà. Chi si sente obbligato al vero e al bene, subito sarà d’accordo con questo: la libertà si sviluppa solo nella responsabilità di fronte a un bene maggiore. Tale bene esiste solamente per tutti insieme; quindi devo interessarmi sempre anche dei miei prossimi”.

La libertà, dunque, “non può essere vissuta in assenza di relazioni”:

“Im menschlichen Miteinander geht Freiheit nicht ohne Solidarität.…
Nella convivenza umana non si dà libertà senza solidarietà. Ciò che sto facendo a scapito degli altri, non è libertà, ma azione colpevole che nuoce agli altri e anche a me stesso. Posso realizzarmi veramente quale persona libera solo usando le mie forze anche per il bene degli altri. Questo vale non soltanto per l’ambito privato ma anche per la società”.

Il Papa guarda alla storia tedesca. “Lo sguardo chiaro anche sulle pagine scure del passato – osserva – ci permette di imparare da esso” e di ricevere stimoli per il presente. E ricorda che la Germania di oggi è diventata quella che è “attraverso la forza della libertà plasmata dalla responsabilità davanti a Dio e dell’uno davanti all’altro”, ma come tutto il mondo ha bisogno di “un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori fondamentali su cui costruire un futuro migliore”.

Il presidente Wulff ha espresso la sua gioia per la presenza del Papa: qui – ha detto – si troverà a casa sua. Ha sottolineato che la storia della Germania è strettamente intrecciata con il cristianesimo. Ha ricordato alcuni grandi testimoni della fede del secolo scorso, come Dietrich Bonhoeffer, Edith Stein e Bernhard Lichtenberg, che hanno pagato con la vita la loro opposizione a un regime criminale e senza Dio. Senza i valori cristiani e l’impegno degli operai cattolici polacchi, senza il sostegno della Chiesa e di Giovanni Paolo II – ha rilevato – non sarebbe stata possibile quella rivoluzione pacifica che ha portato alla riunificazione della Germania. Nell’attuale società pluralista, la fede, tuttavia – ha proseguito – non è più scontata e ha bisogno di essere confermata. Quindi, ha ricordato l’impegno di milioni di cristiani tedeschi a favore delle popolazioni povere del mondo. E di questo ha ringraziato la Chiesa e Benedetto XI. Chiesa e Stato in Germania – ha aggiunto – sono separate ma la Chiesa non è una società parallela e vive in mezzo alla gente per rispondere ai suoi tanti interrogativi: con quanta misericordia tratta le divisioni nella storia della gente, come tratta le divisioni nella propria storia e gli errori di suoi esponenti, quale il ruolo dei laici e delle donne nella Chiesa. Il capo di Stato ha poi manifestato apprezzamento per il processo di dialogo avviato dalla Chiesa Cattolica in Germania e per l’incontro di Benedetto XVI ad Erfurt con i luterani.

Al termine dell’incontro il Papa si è recato presso la sede della Conferenza episcopale tedesca a Berlino per un colloquio molto cordiale con la cancelliera Angela Merkel. Oggi pomeriggio, l’atteso discorso al Bundestag, seguito dall’incontro con i rappresentanti della comunità ebraica.

Come da usanza, durante il viaggio aereo verso la Germania, Benedetto XVI ha inviato telegrammi di saluto ai presidente delle nazioni sorvolate. Con il capo dello Stato italiano, Giorgio Napolitano, il Papa ha espresso l’auspicio “di un sempre più intenso rinnovamento etico per il bene della diletta Italia”. Al presidente austriaco, Heinz Fischer, sono giunti i saluti del Pontefice assieme all’invocazione “per tutti i cittadini dell’Austria” della protezione e benedizione di Dio. Al presidente della Repubblica ceca, Václav Klaus, Benedetto XVI ha detto di pregare “per il continuo progresso spirituale e materiale del popolo”.

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Castello di Bellevue di Berlin
Giovedì, 22 settembre 2011

 

Signor Presidente Federale,
Signore e Signori,
Cari amici,

mi sento molto onorato per l’amabile accoglienza che mi riservate qui al Castello Bellevue. Sono particolarmente grato a Lei, Signor Presidente Wulff, per l’invito a questa Visita ufficiale, che è il mio terzo soggiorno come Papa nella Repubblica Federale di Germania. La ringrazio di cuore per le parole gentili e profonde di benvenuto che mi ha rivolto. La mia gratitudine va ugualmente ai rappresentanti del Governo Federale, del Bundestag e del Bundesrat nonché della Città di Berlino per la loro presenza con cui esprimono il loro rispetto per il Papa come Successore dell’Apostolo Pietro. E non da ultimo ringrazio i tre Vescovi ospitanti, l’Arcivescovo Woelki di Berlino, il Vescovo Wanke di Erfurt e l’Arcivescovo Zollitsch di Friburgo, nonché tutti coloro che, a vari livelli ecclesiali e pubblici, hanno collaborato nei preparativi di questo Viaggio nella mia patria, contribuendo in tal modo alla sua buona riuscita.

Pur essendo questo Viaggio una Visita ufficiale che rafforzerà le buone relazioni tra la Repubblica Federale di Germania e la Santa Sede, in primo luogo non sono venuto qui per perseguire determinati obiettivi politici o economici, come fanno altri uomini di stato, ma per incontrare la gente e parlare con lei di Dio. Perciò sono lieto che vi sia una grande rappresentanza dei cittadini della Repubblica Federale. Grazie!

Nei confronti della religione – Lei, Signor Presidente Federale, l’ha menzionato - vediamo una crescente indifferenza nella società che, nelle sue decisioni, ritiene la questione della verità piuttosto come un ostacolo, e dà invece la priorità alle considerazioni utilitaristiche.

D’altra parte c’è bisogno di una base vincolante per la nostra convivenza, altrimenti ognuno vive solo seguendo il proprio individualismo. La religione è uno di questi fondamenti per una convivenza riuscita. “Come la religione ha bisogno della libertà, così anche la libertà ha bisogno della religione.” Queste parole del grande vescovo e riformatore sociale Wilhelm von Ketteler, di cui si celebra quest’anno il secondo centenario della nascita, sono ancora attuali [1].

La libertà ha bisogno di un legame originario ad un’istanza superiore. Il fatto che ci sono valori che non sono assolutamente manipolabili, è la vera garanzia della nostra libertà. Chi si sente obbligato al vero e al bene, subito sarà d’accordo con questo: la libertà si sviluppa solo nella responsabilità di fronte a un bene maggiore. Tale bene esiste solamente per tutti insieme; quindi devo interessarmi sempre anche dei miei prossimi. La libertà non può essere vissuta in assenza di relazioni.

Nella convivenza umana non si dà libertà senza solidarietà. Ciò che sto facendo a scapito degli altri, non è libertà, ma azione colpevole che nuoce agli altri e con questo, alla fine, anche a me stesso. Posso realizzarmi veramente quale persona libera solo usando le mie forze anche per il bene degli altri. E questo vale non soltanto per l’ambito privato ma anche per la società. Secondo il principio di sussidiarietà, la società deve dare spazio sufficiente alle strutture più piccole per il loro sviluppo e, allo stesso tempo, deve essere di supporto, in modo che esse, un giorno, possano reggersi anche da sole.

Qui, al Castello Bellevue, che deve il suo nome alla splendida vista sulla riva della Sprea e che è situato non lontano dalla Colonna della Vittoria, dal Bundestag e dalla Porta di Brandeburgo, siamo proprio nel centro di Berlino, la capitale della Repubblica Federale di Germania. Il castello con il suo passato movimentato è – come tanti edifici della città – una testimonianza della storia tedesca. Noi ne conosciamo le pagine grandi e nobili e siamo grati per questo. Ma anche lo sguardo chiaro sulle pagine oscure della storia è possibile, e solo esso ci permette di imparare dal passato e di ricevere impulsi per il presente. La Repubblica Federale di Germania è diventata ciò che è oggi attraverso la forza della libertà plasmata dalla responsabilità davanti a Dio e dell’uno davanti all’altro. Essa ha bisogno di questa dinamica che coinvolge tutti gli ambiti dell’umano per poter continuare a svilupparsi nelle condizioni attuali. Ne ha bisogno in un mondo che necessita di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori fondamentali su cui costruire un futuro migliore (Enciclica Caritas in veritate, 21).

Auspico che gli incontri durante le varie tappe del mio Viaggio – qui a Berlino, a Erfurt, nell’Eichsfeld e a Friburgo – possano dare un piccolo contributo in merito. Che in questi giorni Dio conceda la sua benedizione a noi tutti. Grazie.

 

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