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VIAGGIO IN
GERMANIA, SANTA MESSA AD ERFURT |
Radio
Vaticana, 24 settembre 2011
Il Papa
alla Messa davanti al Duomo di Erfurt: la fede
testimoniata pubblicamente trasforma il mondo
◊ La vera fede non si nasconde
nella sfera del privato ma ha una valenza pubblica: i
Santi infatti, anche se pochi, cambiano il mondo. E’
quanto ha detto il Papa, stamani, nella Messa celebrata
nella Domplatz di Erfurt. Trentamila i fedeli presenti. Il
servizio di uno dei nostri inviati in Germania, Sergio
Centofanti:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Grande festa della fede e profondo raccoglimento nella
Piazza del Duomo di Erfurt: il suono delle campane e
l’entusiasmo composto dei fedeli accoglie l’arrivo di
Benedetto XVI in una stupenda giornata di sole. Lo slancio
delle torri gotiche della Cattedrale di Santa Maria e
della Chiesa di San Severo, poste l’una accanto
all’altra sulla collina del Domberg, invita alla
preghiera. All’omelia il Papa ringrazia Dio con tutto il
cuore per la fine delle dittature: il cosiddetto “Reich
millenario” ridotto in cenere nel 1945 e il muro e il
filo spinato abbattuti nel ’89:
“Hier in Thüringen und in der früheren DDR, habt
ihr eine braune…
Qui in Turingia e nell’allora DDR – dice il Papa
– avete dovuto sopportare una dittatura ‘bruna’
[nazista] e una ‘rossa’ [comunista], che per la fede
cristiana avevano l’effetto che ha la pioggia acida.
Tante conseguenze tardive di quel tempo sono ancora da
smaltire, soprattutto nell’ambito intellettuale e
religioso. La maggioranza della gente in questa terra vive
ormai lontana dalla fede in Cristo e dalla comunione della
Chiesa”.
Ad Erfurt i cattolici sono appena il 7%. La libertà ha
tuttavia offerto nuove possibilità alla Chiesa che ha
promosso tante iniziative:
“Haben diese Möglichkeiten…
Ma queste possibilità – si chiede il Papa – ci
hanno portato anche a una crescita nella fede? Non bisogna
forse cercare le radici profonde della fede e della vita
cristiana in ben altro che non nella libertà sociale?
Molti cattolici risoluti sono rimasti fedeli a Cristo e
alla Chiesa proprio nella difficile situazione di
un’oppressione esteriore. Hanno accettato svantaggi
personali pur di vivere la propria fede”.
Il Papa ringrazia quanti hanno continuato a
testimoniare il Vangelo nella difficoltà e nel pericolo:
“Besonders im Eichsfeld widerstanden viele
katholische Christen…
Specialmente nell’Eichsfeld – sottolinea –
molti cristiani cattolici hanno resistito all’ideologia
comunista. Voglia Dio ricompensare abbondantemente la
perseveranza nella fede. La testimonianza coraggiosa e la
paziente fiducia nella provvidenza di Dio sono come un
seme prezioso che promette un abbondante frutto per il
futuro”.
La presenza di Dio si manifesta in modo particolarmente
chiaro nei suoi santi. E Benedetto XVI ricorda i testimoni
della fede in questa regione lungo i secoli: Elisabetta di
Turingia, che condusse una vita intensa di preghiera,
povertà evangelica e aiuto a poveri e malati. Bonifacio,
fondatore della Diocesi di Erfurt, che operò in stretto
collegamento con il Papa nella consapevolezza che la
Chiesa deve essere “una” intorno a Pietro. San Kilian,
missionario che proveniva dall’Irlanda, morto martire
perché criticava il comportamento moralmente sbagliato
del duca di Turingia. E infine san Severo, Patrono della
Severikirche:
“Die Heiligen zeigen uns zunächst, daß es möglich
und gut ist…
Sì, i Santi ci mostrano che è possibile e che è
bene vivere in modo radicale il rapporto con Dio, mettere
Dio al primo posto e non come una realtà tra le altre. I
Santi ci rendono evidente il fatto che Dio per primo si è
rivolto verso di noi, in Gesù Cristo si è manifestato e
si manifesta a noi. Cristo ci viene incontro, parla ad
ognuno e lo invita a seguirLo”.
Ma la fede non va vissuta in modo individualistico:
“Glaube ist immer auch wesentlich ein Mitglauben…
La fede – ha osservato – è sempre anche
essenzialmente un credere insieme con gli altri. Nessuno
può credere da solo… Il fatto di poter credere lo devo
innanzitutto a Dio che si rivolge a me e, per così dire,
‘accende’ la mia fede. Ma molto concretamente devo la
mia fede anche a coloro che mi sono vicini e che hanno
creduto prima di me e credono insieme con me. Questo
‘con’, senza il quale non può esserci alcuna fede
personale, è la Chiesa”.
La fede autentica non si nasconde nell’intimità del
privato, ma ha una valenza pubblica: infatti “i Santi,
anche se sono soltanto pochi, cambiano il mondo”:
“So waren die politischen Veränderungen des
Jahres 1989…
Così – ha affermato – i cambiamenti politici
dell’anno 1989 nel nostro Paese non erano motivati
soltanto dal desiderio di benessere e di libertà di
movimento, ma, in modo decisivo, anche dal desiderio di
veracità. Questo desiderio venne tenuto desto, fra
l’altro, da persone che stavano totalmente al servizio
di Dio e del prossimo ed erano disposte a sacrificare la
propria vita”.
Al termine della Messa, tra gli applausi dei fedeli, ha
iniziato a suonare la famosa campana del Duomo di Erfurt,
chiamata la “Gloriosa”, la più grande campana
medioevale del mondo ad oscillazione libera, fusa nel 1497
e alta 2 metri e mezzo. Per il Papa si tratta di un segno
vivo del nostro profondo radicamento nella tradizione
cristiana e un richiamo a impegnarci nella missione per
annunciare a tutti il Vangelo.
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Domplatz di Erfurt
Sabato, 24 settembre 2011
Cari
fratelli e sorelle!
“Lodate
il Signore in ogni tempo, perché è buono”: così
abbiamo appena cantato prima del Vangelo. Sì, abbiamo
veramente motivo per ringraziare Dio con tutto il cuore.
Se in questa città torniamo indietro col pensiero al
1981, l’anno giubilare di sant’Elisabetta,
trent’anni fa, ai tempi della DDR – chi avrebbe
immaginato che il muro e il filo spinato alle frontiere
sarebbero caduti pochi anni dopo? E se andiamo ancora più
indietro, di circa settant’anni fino al 1941, ai tempi
del nazionalsocialismo, nella Grande Guerra – chi
avrebbe potuto predire che il “Reich
millenario” sarebbe stato ridotto in cenere già quattro
anni dopo?
Cari
fratelli e sorelle, qui in Turingia e nell’allora DDR
avete dovuto sopportare una dittatura “bruna”
[nazista] e una “rossa” [comunista], che per la fede
cristiana avevano l’effetto che ha la pioggia acida.
Tante conseguenze tardive di quel tempo sono ancora da
smaltire, soprattutto nell’ambito intellettuale e in
quello religioso. La maggioranza della gente in questa
terra vive ormai lontana dalla fede in Cristo e dalla
comunione della Chiesa. Gli ultimi due decenni, però,
presentano anche esperienze positive: un orizzonte più
ampio, uno scambio al di là delle frontiere, una
fiduciosa certezza che Dio non ci abbandona e ci conduce
per vie nuove. “Dove c’è Dio, là c’è futuro”.
Noi tutti
siamo convinti che la nuova libertà abbia aiutato a
conferire all’uomo una dignità più grande e ad aprire
molteplici nuove possibilità. Dal punto di vista della
Chiesa possiamo sottolineare con gratitudine molte
facilitazioni: nuove possibilità per le attività
parrocchiali, la ristrutturazione e l’ampiamento di
chiese e di centri parrocchiali, iniziative diocesane di
carattere pastorale o culturale. Ma davanti a noi,
naturalmente, si presenta la domanda: queste possibilità
ci hanno portato anche a crescita nella fede? Non bisogna
forse cercare il fondamento della fede e della vita
cristiana a un livello più profondo di quello della
libertà sociale? Molti cattolici risoluti sono rimasti
fedeli a Cristo e alla Chiesa proprio nella difficile
situazione di un’oppressione esteriore. E noi oggi dove
stiamo? Quelle persone hanno accettato svantaggi personali
pur di vivere la propria fede. Vorrei qui ringraziare i
sacerdoti e i loro collaboratori e collaboratrici di quei
tempi. In particolare, vorrei ricordare la pastorale dei
rifugiati immediatamente dopo la seconda guerra mondiale:
allora molti ecclesiastici e laici hanno compiuto grandi
cose per attenuare la situazione penosa dei profughi e
donare loro una nuova Patria. Non da ultimo, un
ringraziamento sincero va ai genitori che, in mezzo alla
diaspora e in un ambiente politico ostile alla Chiesa,
hanno educato i loro figli nella fede cattolica. Con
gratitudine vorrei ricordare le Settimane Religiose per i
bambini durante le vacanze, come anche il lavoro fruttuoso
delle Case per la gioventù cattolica “Sankt
Sebastian” a Erfurt e “Marcel Callo” a Heiligenstadt.
Specialmente nell’Eichsfeld molti cristiani cattolici
hanno resistito all’ideologia comunista. Voglia Dio
ricompensare tutti abbondantemente per la perseveranza
nella fede. La testimonianza coraggiosa e il paziente
vivere con Lui, la paziente fiducia nella provvidenza di
Dio sono come un seme prezioso che promette un abbondante
frutto per il futuro.
La
presenza di Dio si manifesta sempre in modo
particolarmente chiaro nei Santi. La loro testimonianza di
fede può darci anche oggi il coraggio per un nuovo
risveglio. Pensiamo qui soprattutto ai santi Patroni della
Diocesi di Erfurt: Elisabetta di Turingia, Bonifacio e
Kilian. Elisabetta venne da un Paese estero,
dall’Ungheria, a Wartburg in Turingia. Condusse una vita
intensa di preghiera, unita alla penitenza e alla povertà
evangelica. Scendeva regolarmente dal suo castello nella
città di Eisenach per curarvi di persona i poveri e i
malati. La sua vita su questa terra durò poco –
raggiunse soltanto l’età di ventiquattro anni –, ma
il frutto della sua santità si estende per i secoli.
Sant’Elisabetta gode grande stima anche da parte dei
cristiani evangelici; può aiutare tutti noi a scoprire la
pienezza della fede, la sua bellezza e la sua profondità
e la sua forza trasformante e purificante, e a tradurla
nella nostra vita quotidiana.
Alle
radici cristiane del nostro Paese rimanda anche la
fondazione della Diocesi di Erfurt nell’anno 742 da
parte di san Bonifacio. Questo evento costituisce, al
contempo, la prima menzione documentata della città di
Erfurt. Il Vescovo missionario Bonfacio era venuto
dall’Inghilterra e faceva parte del suo stile di lavoro
di operare in unità essenziale e in stretto collegamento
con il Vescovo di Roma, il Successore di san Pietro.
Sapeva che la Chiesa deve essere unita attorno a Pietro.
Lo veneriamo come “Apostolo della Germania”; morì
martire. Due dei suoi compagni che condivisero con lui la
testimonianza del sangue per la fede cristiana sono
seppelliti qui, nel Duomo di Erfurt: sono i santi Eoban ed
Adelar.
Già
prima dei missionari anglosassoni ha operato in Turingia
san Kilian, un missionario itinerante che proveniva
dall’Irlanda. Insieme con due compagni egli morì
martire a Würzburg, perché criticava il comportamento
moralmente sbagliato del duca di Turingia lì residente.
E, infine, non vogliamo dimenticare san Severo, il Patrono
della Severikirche qui nella Piazza del Duomo: nel
quarto secolo, egli era Vescovo di Ravenna; nell’anno
836, le sue spoglie vennero portate a Erfurt, per radicare
più profondamente la fede cristiana in questa regione. Da
questi morti, infatti, partiva la testimonianza viva della
Chiesa che perdura nel tempo, della fede, che feconda ogni
epoca e ci indica il cammino della vita.
Chiediamoci:
che cosa hanno in comune questi santi? Come possiamo
descrivere l’aspetto particolare della loro vita e
comprendere che ci riguarda e che può operare nella
nostra vita? I Santi ci mostrano anzitutto che è
possibile e che è bene vivere in rapporto con Dio e
vivere questo rapporto in modo radicale, metterlo al primo
posto e non riservare ad esso soltanto qualche angolo. I
santi ci rendono evidente il fatto che Dio, da parte sua,
si è rivolto per primo verso di noi. Noi non potremmo
giungere fino a Lui e protenderci in qualche modo verso ciò
che è ignoto, se non ci avesse amato per primo, se non ci
fosse venuto incontro per primo. Dopo essere già venuto
incontro ai Padri con le parole della chiamata, Egli
stesso si è mostrato a noi in Gesù Cristo e in Lui
continua a mostrarsi a noi. Cristo ci viene incontro anche
oggi, parla ad ognuno, come ha appena fatto nel Vangelo, e
invita ciascuno di noi ad ascoltarlo, ad imparare a
comprenderLo e a seguirLo. Questo invito e questa
possibilità, i Santi l’hanno valorizzata, hanno
riconosciuto il Dio concreto, lo hanno visto e ascoltato,
Gli sono andato incontro e hanno camminato con Lui; si
sono, per così dire, fatti contagiare da Lui, e si sono
protesi dal loro intimo verso di Lui – nel continuo
dialogo della preghiera – e da Lui hanno ricevuto la
luce che dischiuse loro la vita vera.
La fede
è sempre anche essenzialmente un credere insieme con gli
altri. Nessuno può credere da solo. Riceviamo la fede, ci
dice Paolo, attraverso l’ascolto. E l’ascolto è un
processo dell’essere insieme in modo spirituale e
fisico. Soltanto nella grande comunione dei fedeli di ogni
tempo che hanno trovato Cristo e che sono stati trovati da
Lui posso credere. Il fatto di poter credere lo devo
innanzitutto a Dio che si rivolge a me e, per così dire,
“accende” la mia fede. Ma molto concretamente devo la
mia fede a coloro che mi sono vicini e che hanno creduto
prima di me e credono insieme con me. Questo grande
“con”, senza il quale non può esserci alcuna fede
personale, è la Chiesa. E questa Chiesa non si ferma
davanti alle frontiere dei Paesi, lo dimostrano le
nazionalità dei santi da me menzionati: Ungheria,
Inghilterra, Irlanda e Italia. Qui si evidenzia quanto sia
importante lo scambio spirituale che si espande attraverso
l’intera Chiesa universale. Sì, è stato fondamentale
per lo sviluppo della Chiesa nel nostro Paese e continua
ad essere fondamentale per ogni tempo: che crediamo
insieme in tutti i Continenti e che impariamo gli uni
dagli altri a credere. Se noi ci apriamo a tutta la fede
in tutta la storia e nelle sue testimonianze in tutta la
Chiesa, allora la fede cattolica ha futuro anche come
forza pubblica in Germania. Al tempo stesso le figure dei
Santi di cui ho parlato ci mostrano la grande fecondità
di una vita con Dio, la fecondità di questo amore
radicale per Dio e per il prossimo. I Santi, anche dove
sono soltanto pochi, cambiano il mondo. E i grandi Santi
continuano a essere forze trasformatrici in ogni tempo.
Così i
cambiamenti politici dell’anno 1989 nel nostro Paese non
erano motivati soltanto dal desiderio di benessere e di
libertà di movimento, ma, in modo decisivo, dal desiderio
di veracità. Questo desiderio venne tenuto desto, fra
l’altro, da persone che stavano totalmente al servizio
di Dio e del prossimo ed erano disposte a sacrificare la
propria vita. Essi e i santi ricordati ci danno il
coraggio di trarre profitto dalla nuova situazione. Non
vogliamo nasconderci in una fede solamente privata, ma
vogliamo gestire in modo responsabile la libertà
raggiunta. Come i santi Kilian, Bonifacio, Adelar, Eoban
ed Elisabetta di Turingia vogliamo andare incontro ai
nostri concittadini da cristiani ed invitarli a scoprire
con noi la pienezza della Buona Novella, la sua presenza e
la sua forza vitale e bellezza. Allora assomiglieremo alla
famosa campana del Duomo di Erfurt che porta il nome di
“Gloriosa”. Essa è ritenuta la più grande campana
medioevale del mondo ad oscillazione libera. È un segno
vivo del nostro profondo radicamento nella tradizione
cristiana, ma anche un richiamo a metterci in cammino ed
impegnarci nella missione. Suonerà anche oggi alla fine
della Messa solenne. Possa stimolarci a rendere visibile
ed udibile nel mondo – secondo l’esempio dei Santi -
la testimonianza di Cristo, a rendere udibile e visibile
la gloria di Dio e, in tal modo, a vivere in un mondo in
cui Dio è presente e rende la vita bella e ricca di
significato. Amen.
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