|
VIAGGIO IN
GERMANIA, INCONTRO CON I GIORNALISTI IN AEREO |
Radio
Vaticana, 22 settembre 2011
Benedetto
XVI ai giornalisti sul volo papale: i cristiani siano
uniti nel rispondere alle sfide del nostro tempo
◊
La sfida della secolarizzazione, lo scandalo della
pedofilia, l’impegno per l’ecumenismo, la gioia della
visita nella sua terra natale: sono alcuni dei temi forti
affrontati da Benedetto XVI sull’aereo papale in volo
verso Berlino, nella tradizionale conversazione con i
giornalisti al seguito. Ce ne parla Alessandro Gisotti:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
“Vado con gioia nella mia Germania”, felice “di
portare il messaggio di Cristo nella mia terra”: è
quanto confidato da Benedetto XVI ai giornalisti sul volo
papale, rispondendo alle domande in tedesco e in italiano.
Il Papa ha affrontato il tema dello scandalo degli abusi
su minori da parte di membri del clero, che ha portato in
Germania all’“uscita” di molti fedeli dalla Chiesa:
“Io posso capire che, alla luce di tali
informazioni, soprattutto se sono vicine a persone
proprie, uno può dire: ‘Questa non è più la mia
Chiesa’”.
E tuttavia, ha soggiunto, questa dolorosa realtà è
una “situazione specifica”. E’ allora importante
riflettere sul “perché” siamo nella Chiesa:
“Io direi, è importante riconoscere che, stare
nella Chiesa, non vuol dire fare parte di
un’associazione ma essere nella rete del Signore, che
pesca pesci buoni e cattivi dalle acque della morte alle
terre della vita. Può darsi che in questa rete sono
proprio vicino a pesci cattivi e sento questo, ma rimane
vero che non ci sto per questi o questi altri, ma sono
perché è la rete del Signore che è una cosa diversa da
tutte le associazioni umane, una rete che tocca il
fondamento del mio essere”.
Ecco allora le ragioni dello stare “nella Chiesa,
anche se ci sono scandali e umanità terribili”. E così
rinnovare la “consapevolezza della specificità di
questo essere Chiesa del popolo da tutti i popoli, che è
popolo di Dio”, e così “imparare a sopportare anche
gli scandali e lavorare contro questi scandali proprio
essendo in questa grande rete del Signore”. A proposito
di alcune manifestazioni di dissenso nei confronti della
visita, il Papa ha risposto che “è una cosa normale”
in una società libera e ancor più “in un tempo
secolarizzato”. Ed ha ribadito che “è giusto” che
si possa esprimere questa “contrarietà”:
“Fa parte della nostra libertà e dobbiamo
prendere atto che il secolarismo e anche proprio
l’opposizione al cattolicesimo nelle nostre società è
forte. Quando queste opposizioni si manifestano in modo
civile, non c’è nulla da dire contro”.
D’altra parte, ha proseguito, “è anche vero che
c’è tanta aspettativa e tanto amore per il Papa”,
nonostante la “vecchia opposizione tra cultura germanica
e romanica” e “i contrasti della storia”. C’è, ha
detto poi il Papa, “anche un grande consenso alla fede
cattolica, una crescente convinzione che abbiamo
bisogno” di “una forza morale". Abbiamo bisogno
di “una presenza di Dio in questo nostro tempo”:
“Così insieme all’opposizione, che trovo
naturale e da aspettarsi, c’è tanta gente che mi
aspetta con gioia, che aspetta una festa della fede, un
essere insieme e aspetta la gioia di conoscere Dio e di
vivere insieme nel futuro, che Dio ci tiene per mano e ci
mostra la strada”.
Il Papa si è così soffermato sulla visita ad Erfurt,
all’antico convento di Martin Lutero, dove incontrerà e
pregherà con gli evangelici:
“Quando ho accettato l’invito di questo viaggio
era per me evidente che l’ecumenismo con i nostri amici
evangelici dovesse essere un punto forte e un punto
centrale di questo viaggio”.
In questo tempo di secolarismo, ha sottolineato, i
cristiani hanno la missione “di rendere presente il
messaggio di Dio”, di “rendere possibile credere”. E
perciò cattolici ed evangelici, insieme, sono “un
elemento fondamentale per il nostro tempo, anche se
istituzionalmente” non sono “perfettamente uniti”.
Il Papa ha rinnovato la sua gratitudine ai “fratelli e
sorelle, protestanti”, che hanno reso possibile questo
“segno molto significativo: l’incontro nel monastero
dove Lutero ha iniziato il suo cammino teologico”:
“Sono molto felice di poter mostrare così questa
unità fondamentale, che siamo fratelli e sorelle e
lavoriamo insieme per il bene dell’umanità, annunciando
il lieto messaggio di Cristo, del Dio che ha un volto
umano e che parla con noi”.
Parlando in tedesco, il Papa ha quindi spiegato quanto
sia importante per lui essere nato in Germania. “La
radice non può essere, né deve essere tagliata”, ha
detto ed ha aggiunto scherzosamente: “Purtroppo devo
ammettere che continuo ancora a leggere più libri
tedeschi che in altre lingue”. Nel "mio modo di
essere", ha poi affermato, "l’essere tedesco
è molto forte”:
“Aber bei einem Christen…”
“Per un cristiano, però – ha evidenziato – si
aggiunge dell’altro; con il Battesimo egli nasce di
nuovo, nasce in un nuovo popolo che è composto da tutti i
popoli”. Quando poi si assume una “responsabilità
suprema” in questo nuovo popolo, ha confidato, “ci si
immedesima sempre più in esso”. La radice, ha concluso
il Papa, diventa un albero e il fatto “di appartenere a
questa grande comunità della Chiesa cattolica” forgia
“tutta l’esistenza”.
INTERVISTA
CONCESSA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI GIORNALISTI DURANTE IL VOLO VERSO LA GERMANIA
Volo Papale
Giovedì, 22 settembre 2011
Padre
Lombardi: Santità, benvenuto fra noi. Siamo il solito
gruppo dei suoi accompagnatori giornalisti che si
preparano a dare al suo viaggio eco nella stampa mondiale,
e sono molto grati che lei, già così dall’inizio,
abbia tempo per noi, per aiutarci a capire bene il
significato di questo viaggio, che è un viaggio
particolare perché si va nella sua Patria e lei parlerà
la sua lingua. Ci sono in Germania circa 4.000 giornalisti
accreditati nelle diverse tappe del viaggio. Qui
sull’aereo ne abbiamo 68, di cui un po’ più di 20
sono tedeschi. Allora, io le propongo alcune domande, e la
prima gliela propongo in tedesco, in modo che lei possa
parlare per i nostri colleghi tedeschi la loro e sua
lingua. Spiego agli italiani che è una domanda su quanto
il Papa si senta ancora tedesco.
Padre
Lombardi: „Eure Heiligkeit, erlauben Sie uns zuerst
eine sehr persönliche Frage. Wie deutsch fühlt sich
Papst Benedikt XVI. noch? Und woran bemerkt er, wie sehr
– oder zunehmend weniger – seine deutsche Herkunft
eine Rolle spielt?“
Heiliger
Vater: „Hölderlin hat gesagt: Am meisten vermag
doch die Geburt. Und das spüre ich natürlich auch. Ich
bin in Deutschland geboren, und die Wurzel kann nicht
abgeschnitten werden und soll nicht abgeschnitten werden.
Ich habe meine kulturelle Formung in Deutschland empfangen.
Meine Sprache ist deutsch, und die Sprache ist die Weise,
in der der Geist lebt und wirksam wird. Meine ganze
kulturelle Formung ist dort geschehen. Wenn ich Theologie
treibe, tue ich es aus der inneren Form heraus, die ich an
den deutschen Universitäten gelernt habe; und leider muß
ich gestehen, daß ich immer noch mehr deutsche als andere
Bücher lese, so daß in meiner kulturellen Lebensgestalt
dieses Deutschsein sehr stark ist. Die Zugehörigkeit zu
dieser eigenen Geschichte mit ihrer Größe und ihrer
Schwere kann und soll nicht aufgehoben werden. Aber bei
einem Christen kommt schon etwas anderes dazu. Er wird in
der Taufe neugeboren, in ein neues Volk aus allen Völkern
hinein, in ein Volk, das alle Völker und Kulturen umfaßt
und in dem er nun wirklich ganz zuhause ist, ohne seine
natürliche Herkunft zu verlieren. Wenn man dann eine große
Verantwortung – wie ich die oberste Verantwortung – in
diesem neuen Volk übernimmt, ist klar, daß man immer
tiefer in dieses hineinwächst. Die Wurzel wird zum Baum,
der sich vielfältig erstreckt, und das Daheimsein in
dieser großen Gemeinschaft eines Volkes aus allen Völkern,
der katholischen Kirche, wird lebendiger und tiefer, prägt
das ganze Dasein, ohne das Vorherige aufzuheben. So würde
ich sagen: Es bleibt die Herkunft, es bleibt die
kulturelle Gestalt, es bleibt natürlich auch die
besondere Liebe und Verantwortung, aber eingebettet und
ausgeweitet in die große Zughörigkeit, in die Civitas
Dei hinein, wie Augustinus sagen würde, das Volk aus
allen Völkern, in dem wir alle Brüder und Schwestern
sind.“
Padre
Lombardi: „Vielen Dank, Heiliger Vater. Und jetzt
fahren wir fort in italienisch.
Traduzione
italiana. [Padre Lombardi: Santità, ci consenta
– all’inizio – una domanda molto personale. Quanto
Papa Benedetto XVI si sente ancora tedesco? E quali sono
gli aspetti dai quali egli si accorge quanto ancora – o
quanto sempre meno – la sua origine tedesca influisca?
Santo
Padre: Hölderlin ebbe a dire: “più di tutto fa la
nascita”, e questo naturalmente lo sento anch’io. Io
sono nato in Germania e la radice non può essere, né
deve essere tagliata. Ho ricevuto la mia formazione
culturale in Germania, la mia lingua è il tedesco e la
lingua è il modo in cui lo spirito vive ed opera. Tutta
la mia formazione culturale è avvenuta lì! Quando mi
occupo di teologia, lo faccio partendo dalla forma
interiore che ho imparato nelle università tedesche e
purtroppo devo ammettere che continuo ancora a leggere più
libri tedeschi che in altre lingue, così che, nella
struttura culturale della mia vita, questo essere tedesco
è molto forte. L’appartenenza alla sua storia, con la
sua grandezza e le sue debolezze, non può e non deve
essere cancellata. Per un cristiano, però, si aggiunge
ancora qualcos’altro. Con il Battesimo egli nasce di
nuovo, nasce in un nuovo popolo che è da tutti i popoli,
un popolo che comprende tutti i popoli e tutte le culture
e nel quale ora si trova veramente a casa, senza perdere
la sua origine naturale. Quando poi si assume una
responsabilità grande - come me, che ho assunto la
responsabilità suprema - in questo nuovo popolo, è
evidente che ci si immedesima in modo sempre più profondo
in esso. La radice diventa un albero che si estende in
vario modo, e il fatto di essere a casa in questa grande
comunità di un popolo da tutti i popoli, della Chiesa
cattolica, diventa sempre più vivo e profondo, forgia
tutta l’esistenza senza cancellare ciò che precede.
Direi, quindi, che l’origine rimane, rimane la struttura
culturale, rimane naturalmente anche l’amore particolare
e la particolare responsabilità, ma tutto ciò inserito
ed ampliato nella più grande appartenenza, nella “civitas
Dei”, come direbbe Agostino, nel popolo da tutti i
popoli in cui tutti siamo fratelli e sorelle.
Padre
Lombardi: Grazie, Santo Padre. Ed ora proseguiamo in
italiano.]
Padre
Lombardi: Santo Padre, negli ultimi anni vi è stato
in Germania un aumento delle uscite dalla Chiesa, in parte
anche a causa degli abusi commessi su minori da membri del
clero. Quale è il suo sentimento su questo fenomeno? E
che cosa direbbe a quelli che vogliono lasciare la Chiesa?
Santo
Padre: Distinguiamo forse anzitutto la motivazione
specifica di quelli che si sentono scandalizzati da questi
crimini che sono stati rivelati in questi ultimi tempi. Io
posso capire che, alla luce di tali informazioni,
soprattutto se si tratta di persone vicine, uno dice:
“Questa non è più la mia Chiesa. La Chiesa era per me
forza di umanizzazione e di moralizzazione. Se
rappresentanti della Chiesa fanno il contrario, non posso
più vivere con questa Chiesa”. Questa è una situazione
specifica. Generalmente le motivazioni sono molteplici,
nel contesto della secolarizzazione della nostra società.
E queste uscite, di solito, sono l’ultimo passo di una
lunga catena di allontanamento dalla Chiesa. In questo
contesto, mi sembra importante domandarsi, riflettere:
“Perché sono nella Chiesa? Sono nella Chiesa come in
un’associazione sportiva, un’associazione culturale
ecc., dove ho i miei interessi e, se non trovano più
risposta, esco; o essere nella Chiesa è una cosa più
profonda?”. Io direi, sarebbe importante sapere che
essere nella Chiesa non è essere in qualche associazione,
ma essere nella rete del Signore, nella quale Egli tira
fuori pesci buoni e cattivi dalle acque della morte alla
terra della vita. Può darsi che in questa rete sono
proprio accanto a pesci cattivi e sento questo, ma rimane
vero che io non ci sono per questi o per questi altri, ma
perché è la rete del Signore; è una cosa diversa da
tutte le associazioni umane, una realtà che tocca il
fondamento del mio essere. Parlando con queste persone, io
penso che dobbiamo andare fino in fondo a questa
questione: che cosa è la Chiesa? Che cosa è la sua
diversità? Perché sono nella Chiesa, anche se ci sono
scandali e povertà umane terribili? E così rinnovare la
consapevolezza della specificità di questo essere Chiesa,
del popolo da tutti i popoli, che è Popolo di Dio, e così
imparare, sopportare anche scandali, e lavorare contro
questi scandali proprio essendo all’interno, in questa
grande rete del Signore.
Padre
Lombardi: Grazie, Santità. Non è la prima volta che
gruppi di persone si manifestano contrari alla sua venuta
in un Paese. La relazione della Germania con Roma era
tradizionalmente critica, in parte anche nello stesso
ambito cattolico. I temi controversi sono noti da tempo:
condom, eucaristia, celibato. Prima del suo viaggio, anche
dei parlamentari hanno assunto posizioni critiche. Ma
anche prima del suo viaggio in Gran Bretagna l’atmosfera
non sembrava amichevole e poi le cose sono andate a buon
fine. Con quali sentimenti Lei si reca ora nella sua
antica patria e si rivolgerà ai tedeschi?
Santo
Padre: Anzitutto, direi che è una cosa normale che in
una società libera e in un tempo secolarizzato ci siano
opposizioni contro una visita del Papa. E’ anche giusto
che si esprima - rispetto tutti quanti – che esprimano
questa loro contrarietà: fa parte della nostra libertà e
dobbiamo prendere atto che il secolarismo e anche
l’opposizione proprio al cattolicesimo nelle nostre
società è forte. E quando si manifestano queste
opposizioni in modo civile, non c’è nulla da dire
contro. Dall’altra parte è anche vero che c’è tanta
aspettativa e tanto amore per il Papa. Ma forse devo
ancora dire che in Germania ci sono diverse dimensioni di
questa opposizione: la vecchia opposizione tra cultura
germanica e romanica, i contrasti della storia, poi siamo
il Paese della Riforma, che ha accentuato ancora questi
contrasti. Ma c’è anche un grande consenso alla fede
cattolica, una crescente convinzione che abbiamo bisogno
di convinzione, abbiamo bisogno di una forza morale nel
nostro tempo, abbiamo bisogno di una presenza di Dio in
questo nostro tempo. Così so che insieme
all’opposizione - che trovo naturale e da aspettarsi -
c’è tanta gente che mi aspetta con gioia, che aspetta
una festa della fede, un essere insieme, e vuole aspettare
la gioia di conoscere Dio e di vivere insieme nel futuro,
che Dio ci tiene per mano e ci mostra la strada. Per
questo vado con gioia nella mia Germania e sono felice di
portare il messaggio di Cristo nella mia terra.
Padre
Lombardi: Grazie e ancora un’ultima domanda. Santo
Padre, Lei visiterà a Erfurt l’antico convento del
riformatore, Martin Luther. I cristiani evangelici, e i
cattolici in dialogo con loro, si stanno preparando a
commemorare il quinto centenario della Riforma. Con quale
messaggio, con quali pensieri Lei si prepara
all’incontro? Il suo viaggio deve essere visto anche
come un gesto fraterno nei confronti dei fratelli e
sorelle separati da Roma?
Santo
Padre: Quando ho accettato l’invito a questo viaggio
era per me evidente che l’ecumenismo con i nostri amici
evangelici dovesse essere un punto forte, un punto
centrale di questo viaggio. Noi viviamo in un tempo di
secolarismo, come già detto, dove i cristiani insieme
hanno la missione di rendere presente il messaggio di Dio,
il messaggio di Cristo, di rendere possibile credere,
andare avanti con queste grandi idee, verità. E perciò
il mettersi insieme, tra cattolici ed evangelici, è un
elemento fondamentale per il nostro tempo, anche se
istituzionalmente non siamo perfettamente uniti, anche se
rimangono problemi, anche grandi problemi, nel fondamento
della fede in Cristo, in Dio trinitario e nell’uomo come
immagine di Dio, siamo uniti, e questo mostrare al mondo e
approfondire questa unità è essenziale in questo momento
storico. Perciò sono molto grato ai nostri amici,
fratelli e sorelle protestanti, che hanno reso possibile
un segno molto significativo: l’incontro nel monastero
dove Lutero ha iniziato il suo cammino teologico, la
preghiera nella chiesa dove è stato ordinato sacerdote e
il parlare insieme sulla nostra responsabilità di
cristiani in questo tempo. Sono molto felice di poter
mostrare così questa unità fondamentale, che siamo
fratelli e sorelle e lavoriamo insieme per il bene
dell’umanità, annunciando il lieto messaggio di Cristo,
del Dio che ha un volto umano e che parla con noi.
©
Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana
|
|