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VIAGGIO IN
GERMANIA, VESPRI |
Radio
Vaticana, 23 settembre 2011
Il
silenzio raccolto di 90 mila fedeli ai Vespri presieduti
dal Papa al Santuario di Etzelsbach
◊
Con il pellegrinaggio alla Wallfahrtkapelle di Etzelsbach
e la celebrazione dei Vespri mariani sulla spianata
antistante al piccolo santuario mariano di fronte a circa
90 mila fedeli si è conclusa ieri la seconda giornata del
viaggio apostolico di Benedetto XVI in Germania. Ad
accogliere il Papa, il vescovo di Erfurt, mons. Joachim
Wanke, che ha sottolineato come nonostante le difficoltà
della storia e le persecuzioni di ben due dittature il
cristianesimo sia riuscito a sopravvivere nella piccola
regione rurale dell’Eichsfeld. Il servizio del nostro
inviato in Germania Stefano Leszczynski:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Un’immensa folla di fedeli è accorsa ieri sera nel
piazzale di fronte al santuario mariano di Etzelsbach, per
partecipare insieme a Benedetto XVI alla celebrazione dei
vespri mariani. Una partecipazione di popolo straordinaria
per una regione come quella dell’Eichsfeld sottomessa
per oltre mezzo secolo alla dittatura comunista della ex
DDR. Una condizione particolare che è stata richiamata
anche dal Papa nel discorso che ha preceduto la
celebrazione dei vespri:
“In zwei gottlosen Diktaturen, die es darauf
anlegten,...
In due dittature empie, che hanno mirato a togliere
agli uomini la loro fede tradizionale, la gente dell’Eichsfeld
era sicura di poter trovare qui, nel santuario di
Etzelsbach, una porta aperta e un luogo di pace
interiore.”
L’immagine miracolosa di Etzelsbach, sul luogo del
cui ritrovamento è sorto il Santuario, è una particolare
Pietà lignea in cui i cuori di Gesù e di sua Madre sono
rivolti l’uno verso l’altro. Esortando a contemplare
l’immagine di Maria mentre stringe delicatamente e con
amore il corpo esanime del Figlio, il Papa ha sottolineato
la specificità della devozione mariana per il
cristianesimo, ma in contrasto con la cultura
contemporanea. L’immagine del cuore immacolato di Maria
– ha spiegato Benedetto XVI – è un simbolo
dell’unità profonda e senza riserva con Cristo
nell’amore:
“Nicht die Selbstverwirklichung, das sich selber
Haben-und...
Non è l’autorealizzazione a compiere il vero
sviluppo della persona, cosa che oggi viene proposta come
modello della vita moderna, ma che può facilmente mutarsi
in una forma di egoismo raffinato. – ha ammonito
Benedetto XVI - È piuttosto l’atteggiamento del dono di
sé, che si orienta verso il cuore di Maria e con ciò
anche verso il cuore del Redentore”.
“La nostra fiducia nell'intercessione efficace della
Madre di Dio e la nostra gratitudine per l'aiuto sempre
nuovamente sperimentato portano in sé - ha aggiunto il
Papa - in qualche modo l'impulso a spingere la riflessione
al di là delle necessità del momento:
“Was will Maria uns eigentlich sagen, wenn sie uns
aus einer Not erettet?...
Che cosa vuol dirci veramente Maria, quando ci salva
dal pericolo?". "Vuole aiutarci a comprendere
– ha spiegato il Papa - l'ampiezza e la profondità
della nostra vocazione cristiana. Con delicatezza materna
vuole farci capire che tutta la nostra vita deve essere
una risposta all'amore ricco di misericordia del nostro
Dio. Come se dicesse a noi: comprendi che Dio, il quale è
la fonte di ogni bene e non vuole nient'altro che la tua
vera felicità, ha il diritto di esigere da te una vita
che si abbandoni senza riserve e con gioia alla sua volontà
e si adoperi perché anche gli altri facciano
altrettanto".
E’ questa la strada, l’indicazione che Maria ci
lascia e che ancora una volta ben si sposa con il motto di
questo 21.mo viaggio apostolico: “Dove c’è Dio, là
c’è futuro”. L’intera celebrazione liturgica si è
svolta in un clima di grande intensità e raccoglimento,
che ha raggiunto il proprio culmine nel momento
dell’adorazione eucaristica quando sulla distesa del
Santuario di Etzelsbach tra i 90 mila fedeli presenti è
calato un profondo silenzio di raccoglimento. Al termine
del Vespro, Papa Benedetto XVI ha sostato a lungo in
raccoglimento davanti all’immagine miracolosa e in segno
della sua profonda venerazione mariana.
PAROLE
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Wallfahrtskapelle di Etzelsbach
Venerdì, 23 settembre 2011
Cari
fratelli e sorelle!
Di vero
cuore vorrei salutare tutti voi che siete venuti qui, a
Etzelsbach, per quest’ora di preghiera. Fin dalla mia
giovinezza ho sentito parlare tanto dell’Eichsfeld che
ho pensato: devo vederlo una volta e pregare insieme con
voi. Ringrazio cordialmente il Vescovo Wanke, che già
durante il volo mi ha presentato la vostra regione, e
ringrazio i vostri portavoce e rappresentanti che mi hanno
consegnato doni simbolici della vostra terra, e, al tempo
stesso, hanno potuto darmi almeno un’idea della varietà
di questa regione.
Così
sono molto felice che si sia realizzato il mio desiderio
di visitare l’Eichsfeld e di ringraziare, assieme con
voi, la Vergine Maria qui a Etzelsbach. “Qui,
nell’amata vallata tranquilla” - dice un canto di
pellegrini - e “sotto i vecchi tigli”, Maria ci dona
sicurezza e nuova forza. In due dittature empie, che hanno
mirato a togliere agli uomini la loro fede tradizionale,
la gente dell’Eichsfeld era sicura di trovare qui, nel
santuario di Etzelsbach, una porta aperta e un luogo di
pace interiore. L’amicizia particolare con Maria,
amicizia che è cresciuta da tutto questo, la vogliamo
continuare, anche con questa celebrazione dei Vespri
mariani di oggi.
Quando i
cristiani in tutti i tempi e in tutti i luoghi si
rivolgono a Maria, si fanno guidare dalla certezza
spontanea che Gesù non può rifiutare le richieste che
gli presenta sua Madre; e si poggiano sulla fiducia
incrollabile che Maria è al tempo stesso anche Madre
nostra – una Madre che ha sperimentato la sofferenza
più grande di tutte, che percepisce insieme con noi tutte
le nostre difficoltà e pensa in modo materno al loro
superamento. Quante persone nel corso dei secoli sono
andate in pellegrinaggio a Maria per trovare davanti
all’immagine dell’Addolorata – come qui ad
Etzelsbach – consolazione e conforto!
Guardiamo
la sua immagine! Una donna di mezza età con le palpebre
appesantite dal molto pianto e al contempo lo sguardo
trasognato rivolto lontano, come se stesse meditando nel
suo cuore su tutto ciò che era accaduto. Sulle sue
ginocchia riposa il corpo esanime del Figlio; Ella lo
stringe delicatamente e con amore, come un dono prezioso.
Sul corpo denudato del Figlio vediamo i segni della
crocifissione. Il braccio sinistro del Crocifisso cade
verticalmente verso il basso. Forse questa scultura della
Pietà – come spesso si usava – era originariamente
collocata sopra un altare. Così il Crocifisso rimanda con
il suo braccio disteso a quanto accade sull’altare dove
il santo sacrificio da Lui compiuto è reso presente
nell’Eucaristia.
Una
particolarità dell’immagine miracolosa di Etzelsbach è
la posizione del Crocifisso. Nella maggior parte delle
rappresentazioni della Pietà, Gesù morto giace con il
capo verso sinistra. Così l’osservatore può vedere la
ferita del costato del Crocifisso. Qui a Etzelsbach,
invece, la ferita del costato è nascosta, perché la
salma, appunto, è orientata verso l’altro lato. A me
sembra che in tale rappresentazione si nasconda un
profondo significato, che si svela solo ad un’attenta
contemplazione: nell’immagine miracolosa di Etzelsbach i
cuori di Gesù e di sua Madre sono rivolti l’uno verso
l’altro; i cuori s’avvicinano l’uno all’altro. Si
scambiano a vicenda il loro amore. Sappiamo che il cuore
è anche l’organo della sensibilità più profonda per
l’altro, come pure l’organo dell’intima compassione.
Nel cuore di Maria c’è lo spazio per l’amore che il
suo Figlio divino vuole donare al mondo.
La
devozione mariana si concentra nella contemplazione del
rapporto tra la Madre e il suo Figlio divino. I fedeli,
nella preghiera, nella sofferenza, nel ringraziamento e
nella gioia, hanno trovato sempre nuovi aspetti e titoli
che possono meglio dischiudere a noi questo mistero, per
esempio l’immagine del Cuore immacolato di Maria come
simbolo dell’unità profonda e senza riserve con Cristo
nell’amore. Non è l’autorealizzazione, il voler
possedere e costruire se stessi, a compiere il vero
sviluppo della persona, cosa che oggi viene proposta come
modello della vita moderna, ma che facilmente si muta in
una forma di egoismo raffinato. È piuttosto
l’atteggiamento del dono di sé, la rinuncia a se
stessi, che si orienta verso il cuore di Maria e con ciò
anche verso il cuore di Cristo, come pure verso il
prossimo, e solo in questo modo ci fa trovare noi stessi.
“Noi
sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano
Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo
disegno” (Rm 8,28): è quanto abbiamo appena
sentito nella lettura tratta dalla Lettera ai Romani. In
Maria, Dio ha fatto concorrere tutto al bene e non cessa
di far sì che, attraverso Maria, il bene si diffonda
ulteriormente nel mondo. Dalla Croce, dal trono della
grazia e della redenzione, Gesù ha dato agli uomini come
Madre la propria Madre Maria. Nel momento del suo
sacrificio per l’umanità, Egli rende Maria in certo
modo mediatrice del flusso di grazia che deriva dalla
Croce. Sotto la Croce, Maria diventa compagna e
protettrice degli uomini nel loro cammino di vita. “Con
la sua materna carità si prende cura dei fratelli del
Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli
e affanni, fino a che non siano condotti nella patria
beata” (Lumen gentium, 62), così l’ha espresso
il Concilio Vaticano II. Sì, nella vita noi attraversiamo
alterne vicende, ma Maria intercede per noi presso il
Figlio suo e ci aiuta a trovare la forza dell’amore
divino del Figlio e ad aprirci ad esso.
La nostra
fiducia nell’intercessione efficace della Madre di Dio e
la nostra gratitudine per l’aiuto sempre nuovamente
sperimentato portano in sé in qualche modo l’impulso a
spingere la riflessione al di là delle necessità del
momento. Che cosa vuol dirci veramente Maria, quando ci
salva da un pericolo? Vuole aiutarci a comprendere
l’ampiezza e la profondità della nostra vocazione
cristiana. Con delicatezza materna vuole farci capire che
tutta la nostra vita deve essere una risposta all’amore
ricco di misericordia del nostro Dio. Come se dicesse a
noi: comprendi che Dio, il quale è la fonte di ogni bene
e non vuole nient’altro che la tua vera felicità, ha il
diritto di esigere da te una vita che si abbandoni
totalmente e con gioia alla sua volontà e si adoperi
perché anche gli altri facciano altrettanto. “Dove c’è
Dio, là c’è futuro”. In effetti: dove lasciamo che
l’amore di Dio agisca totalmente sulla nostra vita e
nella nostra vita, là è aperto il cielo. Là è
possibile plasmare il presente così che corrisponda
sempre di più alla Buona Novella del nostro Signore Gesù
Cristo. Là le piccole cose della vita quotidiana hanno il
loro senso e là i grandi problemi trovano la loro
soluzione.
In questa
certezza, preghiamo Maria, in questa certezza crediamo in
Gesù Cristo nostro Signore e nostro Dio. Amen.
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