CELEBRAZIONE
DEI VESPRI CON SACERDOTI, RELIGIOSI,
RELIGIOSE E SEMINARISTI DELLA DIOCESI
Dopo la
grande Messa nella mattina, nel pomeriggio del 22 aprile
il Papa si è soffermato in preghiera accanto alle spoglie
del vescovo di Ippona nella Basilica pavese di San Pietro
in Ciel d’Oro. Su questo evento tanto atteso e la
conclusione del viaggio, il servizio della nostra inviata Adriana
Masotti: 
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“Per me è una grandissima gioia che, nel congedo da
questa meravigliosa città di Pavia, posso vedere i
bambini. Voi siete particolarmente vicini al Signore, e
l’amore del Signore è particolarmente per voi. Andiamo
avanti nell’amore del Signore”. Sono state le parole,
improvvisate, del Papa alla partenza ieri sera da Pavia,
sollecitato dall’entusiasmo dei più piccoli
all’uscita dalla Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro,
ultima tappa della sua visita alla diocesi lombarda.
L’aveva concepita nella forma del pellegrinaggio questa
visita, Benedetto XVI, per esprimere l’omaggio di tutta
la Chiesa cattolica ad uno dei suoi “padri” più
grandi, Agostino, ma anche la personale devozione e
riconoscenza verso colui che tanta parte ha avuto nella
sua vita di teologo, di pastore e di uomo. Lo ha confidato
il Papa stesso davanti all’urna con le spoglie di
Sant’Agostino custodite nella Basilica, dove sono stati
cantati i Vespri della terza Domenica di Pasqua, e il
priore generale degli Agostiniani, padre Robert Prevost,
ha rivolto un commosso e grato saluto a Benedetto XVI. La
Provvidenza, ha detto il Papa, ha voluto che il mio
viaggio acquistasse il carattere di una vera e propria
visita pastorale, e perciò vorrei raccogliere presso
questo sepolcro, un messaggio significativo per il cammino
della Chiesa che ci viene dall’incontro tra la Parola di
Dio e l’esperienza personale del grande vescovo di
Ippona:
“Gesù Cristo, Verbo incarnato, Agnello immolato e
risorto, è la rivelazione del volto di Dio Amore ad ogni
essere umano in cammino sui sentieri del tempo verso
l’eternità. Scrive l’apostolo Giovanni in un passo
che si può considerare parallelo a quello ora proclamato
della Lettera agli Ebrei: ‘In questo sta l’amore: non
siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e
ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i
nostri peccati’. Qui è il cuore del Vangelo, il nucleo
centrale del Cristianesimo. La luce di questo amore ha
aperto gli occhi di Agostino, gli ha fatto incontrare la
“bellezza antica e sempre nuova” in cui soltanto trova
pace il cuore dell’uomo…qui, davanti alla tomba di
sant’Agostino, vorrei idealmente riconsegnare alla
Chiesa e al mondo la mia prima Enciclica, che contiene
proprio questo messaggio centrale del Vangelo: Deus
caritas est, Dio è amore”.
Un Enciclica, sottolinea il Papa, largamente debitrice al
pensiero di sant’Agostino, che è stato un innamorato
dell’Amore di Dio. “Sono convinto che l’umanità
contemporanea ha bisogno di questo messaggio essenziale,
incarnato in Cristo Gesù: Dio è amore. Tutto deve
partire da qui e tutto qui deve condurre”:
“Ecco allora il messaggio che ancora oggi sant’Agostino
ripete a tutta la Chiesa e, in particolare, a questa
Comunità diocesana...: l’Amore è l’anima della vita
della Chiesa e della sua azione pastorale... Servire
Cristo è anzitutto questione d’amore”.
E il Papa descrive la natura della Chiesa che non è
“una semplice organizzazione di manifestazioni
collettive né, all’opposto, la somma di individui che
vivono una religiosità privata. La Chiesa è una comunità
di persone che credono nel Dio di Gesù Cristo e si
impegnano a vivere nel mondo il comandamento della carità
che Egli ha lasciato”. E’ dunque una comunità in cui
si è educati all’amore e alla capacità di leggere e
interpretare il tempo presente alla luce del Vangelo. E ha
concluso: “Ripartiamo da qui portando nel cuore la gioia
di essere discepoli dell’Amore”.
All’esterno della Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro
il Papa aveva poco prima benedetto la prima pietra di un
Centro di studi agostiniani che porterà il suo nome a
dimostrazione dello stretto legame che unisce il Papa al
grande Dottore della Chiesa e che avrà il compito di
promuovere la spiritualità e il pensiero del vescovo di
Ippona.
La visita del Papa a Pavia non poteva non prevedere una
sosta nella sua Università, uno dei più antichi e
illustri Atenei italiani, dove sono passati docenti e
studenti di notevole statura spirituale. Due i poli
co-essenziali di ogni università, ha affermato subito
Benedetto XVI, la centralità della persona e la
dimensione comunitaria per superare la frammentazione
specialistica delle discipline. Poi l’impegno della
ricerca scientifica ad aprirsi alla domanda esistenziale
di senso per la vita stessa della persona. Un’attenzione
che, riconosce il Papa, è ben presente nell’azione
pastorale della Chiesa pavese in ambito culturale, grazie
ai suoi collegi, e anche all’opera delle parrocchie e
dei movimenti ecclesiali, in particolare del Centro
Universitario Diocesano e della F.U.C.I. “Vorrei
cogliere questa occasione - ha continuato il Papa - per
invitare gli studenti e i docenti a non sentirsi soltanto
oggetto di attenzione pastorale, ma a partecipare
attivamente e ad offrire il loro contributo al progetto
culturale di ispirazione cristiana che la Chiesa promuove
in Italia e in Europa”:
“Incontrandovi, cari amici, viene spontaneo
pensare a sant’Agostino, co-patrono di questa Università
insieme a santa Caterina d’Alessandria. Il percorso
esistenziale e intellettuale di Agostino sta a
testimoniare la feconda interazione tra fede e cultura.
Sant’Agostino è un uomo con un instancabile desiderio
di trovare la verità … Così la fede in Cristo … lo
ha ulteriormente spinto a cercare le profondità
dell’essere uomo… La fede di Cristo ha dato compimento
alla ricerca di Agostino, ma compimento nel senso che è
rimasto sempre in cammino, anzi egli dice: anche
nell’eternità la nostra ricerca non sarà finita. Sarà
un’avventura eterna per scoprire sempre nuove grandezze
e bellezze".
Invoco, pertanto, l’intercessione di sant’Agostino, ha
concluso, affinché l’Università di Pavia si distingua
sempre per una speciale attenzione alla persona, per
un’accentuata dimensione comunitaria nella ricerca
scientifica e per un fecondo dialogo tra la fede e la
cultura.
Da Pavia, Adriana Masotti, Radio Vaticana.
CELEBRAZIONE
DEI VESPRI CON SACERDOTI, RELIGIOSI,
RELIGIOSE E SEMINARISTI DELLA DIOCESI
OMELIA
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Basilica di San
Pietro in Ciel d’Oro, Pavia
Domenica, 22 aprile 2007
Cari
fratelli e sorelle!
In questo
suo momento conclusivo, la mia visita a Pavia acquista la
forma del pellegrinaggio. E’ la forma in cui
all’inizio l’avevo concepita, desiderando venire a
venerare le spoglie mortali di sant’Agostino, per
esprimere sia l’omaggio di tutta la Chiesa cattolica ad
uno dei suoi "padri" più grandi, sia la mia
personale devozione e riconoscenza verso colui che tanta
parte ha avuto nella mia vita di teologo e di pastore, ma
direi prima ancora di uomo e di sacerdote. Rinnovo con
affetto il saluto al Vescovo Giovanni Giudici e lo porgo
in modo speciale al Priore Generale degli Agostiniani,
Padre Robert Francis Prevost, al Padre Provinciale e
all’intera comunità agostiniana. Con gioia saluto tutti
voi, cari sacerdoti, religiosi e religiose, laici
consacrati e seminaristi.
La
Provvidenza ha voluto che il mio viaggio acquistasse il
carattere di una vera e propria visita pastorale, e perciò,
in questa sosta di preghiera, vorrei raccogliere qui,
presso il sepolcro del Doctor gratiae, un messaggio
significativo per il cammino della Chiesa. Questo
messaggio ci viene dall’incontro tra la Parola di Dio e
l’esperienza personale del grande Vescovo di Ippona.
Abbiamo ascoltato la breve Lettura biblica dei secondi
Vespri della terza Domenica di Pasqua (Eb
10,12-14): la Lettera agli Ebrei ci ha posto dinanzi
Cristo sommo ed eterno Sacerdote, esaltato alla gloria del
Padre dopo avere offerto se stesso come unico e perfetto
sacrificio della nuova Alleanza, nel quale s’è compiuta
l’opera delle Redenzione. Su questo mistero sant’Agostino
ha fissato lo sguardo e in esso ha trovato la Verità che
tanto cercava: Gesù Cristo, Verbo incarnato, Agnello
immolato e risorto, è la rivelazione del volto di Dio
Amore ad ogni essere umano in cammino sui sentieri del
tempo verso l’eternità. Scrive l’apostolo Giovanni in
un passo che si può considerare parallelo a quello ora
proclamato della Lettera agli Ebrei: "In questo sta
l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che
ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di
espiazione per i nostri peccati" (1 Gv 4,10).
Qui è il cuore del Vangelo, il nucleo centrale del
Cristianesimo. La luce di questo amore ha aperto gli occhi
di Agostino, gli ha fatto incontrare la "bellezza
antica e sempre nuova" (Conf. X,27) in cui
soltanto trova pace il cuore dell’uomo.
Cari
fratelli e sorelle, qui, davanti alla tomba di sant’Agostino,
vorrei idealmente riconsegnare alla Chiesa e al mondo la
mia prima Enciclica, che contiene proprio questo messaggio
centrale del Vangelo: Deus caritas est, Dio è
amore (1 Gv 4,8.16). Questa Enciclica, soprattutto
la sua prima parte, è largamente debitrice al pensiero di
sant’Agostino, che è stato un innamorato dell’Amore
di Dio, e lo ha cantato, meditato, predicato in tutti i
suoi scritti, e soprattutto testimoniato nel suo ministero
pastorale. Sono convinto, ponendomi nella scia degli
insegnamenti del Concilio Vaticano II e dei miei venerati
Predecessori Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e
Giovanni Paolo II, che l’umanità contemporanea ha
bisogno di questo messaggio essenziale, incarnato in
Cristo Gesù: Dio è amore. Tutto deve partire da qui e
tutto qui deve condurre: ogni azione pastorale, ogni
trattazione teologica. Come dice san Paolo: "Se non
avessi la carità, nulla mi giova" (cfr 1 Cor
13,3): tutti i carismi perdono di senso e di valore senza
l’amore, grazie al quale invece tutti concorrono a
edificare il Corpo mistico di Cristo.
Ecco
allora il messaggio che ancora oggi sant’Agostino ripete
a tutta la Chiesa e, in particolare, a questa Comunità
diocesana che con tanta venerazione custodisce le sue
reliquie: l’Amore è l’anima della vita della Chiesa e
della sua azione pastorale. L’abbiamo ascoltato stamani
nel dialogo tra Gesù e Simon Pietro: "Mi ami tu? …
Pasci le mie pecorelle" (cfr Gv 21,15-17).
Solo chi vive nell’esperienza personale dell’amore del
Signore è in grado di esercitare il compito di guidare e
accompagnare altri nel cammino della sequela di Cristo.
Alla scuola di sant’Agostino ripeto questa verità per
voi come Vescovo di Roma, mentre, con gioia sempre nuova,
la accolgo con voi come cristiano.
Servire
Cristo è anzitutto questione d’amore. Cari fratelli e
sorelle, la vostra appartenenza alla Chiesa e il vostro
apostolato risplendano sempre per la libertà da ogni
interesse individuale e per l’adesione senza riserve
all’amore di Cristo. I giovani, in particolare, hanno
bisogno di ricevere l’annuncio della libertà e della
gioia, il cui segreto sta in Cristo. E’ Lui la risposta
più vera all’attesa dei loro cuori inquieti per le
tante domande che si portano dentro. Solo in Lui, Parola
pronunciata dal Padre per noi, si trova quel connubio di
verità e amore in cui è posto il senso pieno della vita.
Agostino ha vissuto in prima persona ed esplorato fino in
fondo gli interrogativi che l’uomo si porta nel cuore ed
ha sondato le capacità che egli ha di aprirsi
all’infinito di Dio.
Sulle
orme di Agostino, siate anche voi una Chiesa che annuncia
con franchezza la "lieta notizia" di Cristo, la
sua proposta di vita, il suo messaggio di riconciliazione
e di perdono. Ho veduto che il primo vostro obiettivo
pastorale è di condurre le persone alla maturità
cristiana. Apprezzo questa priorità accordata alla
formazione personale, perché la Chiesa non è una
semplice organizzazione di manifestazioni collettive né,
all’opposto, la somma di individui che vivono una
religiosità privata. La Chiesa è una comunità di
persone che credono nel Dio di Gesù Cristo e si impegnano
a vivere nel mondo il comandamento della carità che Egli
ha lasciato. E’ dunque una comunità in cui si è
educati all’amore, e questa educazione avviene non
malgrado, ma attraverso gli avvenimenti della vita. Così
è stato per Pietro, per Agostino e per tutti i santi. Così
è per noi.
La
maturazione personale, animata dalla carità ecclesiale,
permette anche di crescere nel discernimento comunitario,
cioè nella capacità di leggere e interpretare il tempo
presente alla luce del Vangelo, per rispondere alla
chiamata del Signore. Vi incoraggio a progredire nella
testimonianza personale e comunitaria dell’amore
operoso. Il servizio della carità, che concepite
giustamente sempre legato all’annuncio della Parola e
alla celebrazione dei Sacramenti, vi chiama e al tempo
stesso vi stimola ad essere attenti ai bisogni materiali e
spirituali dei fratelli. Vi incoraggio a perseguire la
"misura alta" della vita cristiana, che trova
nella carità il vincolo della perfezione e che deve
tradursi anche in uno stile di vita morale ispirato al
Vangelo, inevitabilmente controcorrente rispetto ai
criteri del mondo, ma da testimoniare sempre con stile
umile, rispettoso e cordiale.
Cari
fratelli e sorelle, è stato per me un dono, realmente un
dono, condividere con voi questa sosta presso la tomba di
sant’Agostino: la vostra presenza ha dato al mio
pellegrinaggio un più concreto senso ecclesiale.
Ripartiamo da qui portando nel cuore la gioia di essere
discepoli dell’Amore. Ci accompagni sempre la Vergine
Maria, alla cui materna protezione affido ciascuno di voi
e i vostri cari, mentre con grande affetto vi imparto la
Benedizione Apostolica.