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VIAGGIO DI BENEDETTO XVI IN POLONIA (25 - 28 MAGGIO 2006)

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Arrivo

Con il clero

Ecumene Messa Jasna Gora Ai giovani A Wadovice Kalwaria
25 maggio 25 maggio 25 maggio 26 maggio 26 maggio 26 maggio 27 maggio 27 maggio
 
Malati Giovani Messa Regina Caeli Auschwitz Ritorno
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L'ARRIVO

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Radio Vaticana, 25 maggio 2006

IL PAPA IN POLONIA: UN’OCCASIONE PER RAFFORZARE I FEDELI NELLA FEDE. INIZIATA STAMANI LA VISITA APOSTOLICA DI BENEDETTO XVI NELLA TERRA DI KAROL WOJTYLA. MIGLIAIA I FEDELI FESTANTI ALL’ARRIVO ALL’AEROPORTO E LUNGO LA STRADA PER VARSAVIA, DOVE IL PAPA HA INCONTRATO IL CLERO E PREGATO SULLA TOMBA DEL CARDINALE WYSZYNSKI

- A cura dell’inviato Sergio Centofanti e Alessandro Gisotti -  

Un viaggio della memoria e della gratitudine per il suo amato predecessore, ma anche un’occasione per rafforzare i fedeli nella fede: con questo spirito è iniziata, stamani, la visita apostolica del Papa in Polonia, il secondo viaggio internazionale di Benedetto XVI, dopo quello dell’estate scorsa a Colonia per la Giornata Mondiale della Gioventù, che però era stato programmato da Giovanni Paolo II. Il Pontefice è partito dall’aeroporto di Fiumicino alla volta della Polonia, intorno alle 8.50.

 A salutarlo il nuovo presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi. Alle 10.58, l’aereo papale è atterrato all’aeroporto di Varsavia, dove ad accogliere il Pontefice c’era tutto l’episcopato polacco, il presidente Lech Kaczynski e migliaia di fedeli festanti. Il popolo di Giovanni Paolo II ha voluto esprimere da subito il proprio affetto filiale a Benedetto XVI. Per rivivere l’emozionante esordio di questo viaggio del Papa in terra polacca, il servizio del nostro inviato in Polonia, Sergio Centofanti:  

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Accoglienza davvero festosa per Benedetto XVI a Varsavia. In tutto il Paese le campane hanno suonato a festa alle 11.00 per salutare il suo arrivo.  Il Vicario di Cristo, l'amico fidato di Giovanni Paolo II, è giunto in Polonia per rendere omaggio a Papa Wojtyla e per confermare nella fede i credenti: appena uscito dall'aereo con il volto sorridente ha alzato le mani congiunte per salutare i presenti. Le sue prime parole sono state in polacco, accolte con esultanza:  

BARDZO PRAGNĄŁEM TEJ WIZYTY

 Ha affermato di avere "tanto desiderato" questa visita nel Paese e tra la gente da cui proveniva il suo amato predecessore. Poi ha aggiunto in italiano:  

"Ho detto che il percorso del mio cammino in questo viaggio in Polonia è segnato dalle tracce della vita e del servizio pastorale di Karol Wojtyla e dell'itinerario che ha percorso da Papa pellegrino nella propria patria".  

Poi gran parte del testo è letto da un sacerdote polacco. Benedetto XVI sottolinea subito il motto del suo viaggio apostolico: “Rimanete forti nella fede”. Lo ricorda "fin dall'inizio per affermare che non si tratta semplicemente di un viaggio sentimentale, pur valido anche sotto questo aspetto - rileva - ma di un itinerario di fede, iscritto nella missione" affidatagli "dal Signore nella persona di Pietro apostolo, che fu chiamato per confermare i fratelli nella fede". La Polonia "da più di un millennio" è un Paese profondamente cristiano ma ora subisce l'influenza del secolarismo. Di fronte ai pensieri deboli Benedetto XVI esorta a non temere di testimoniare e vivere una fede forte. Una fede che sa dialogare proprio perché parte da una identità chiara: Benedetto XVI saluta i rappresentanti delle altre Chiese cristiane, della comunità ebraica  e dei seguaci dell'islam. Occorre qui ricordare le sue parole sul dialogo: l'ecumenismo è priorità del suo Pontificato, il rapporto della Chiesa con l'ebraismo è unico, il dialogo con  i musulmani è "una necessità vitale da cui dipende in gran parte il nostro futuro".  

“Rimanete forti nella fede”, ripete il Papa ancora in italiano:  

"Rimanete forti - ecco il motto di questo viaggio apostolico - Vorrei tanto che questi giorni portassero un consolidamento nella fede per noi tutti,  per i fedeli della Chiesa che è in Polonia e per me stesso".  

E poi rivolge anche un augurio  a "coloro che non hanno la grazia della fede, ma nutrono nel cuore la buona volontà": "sia questa mia visita - afferma - un tempo di fratellanza, di benevolenza e di speranza. Questi eterni valori dell'umanità costituiscono un fondamento saldo per creare un mondo migliore, in cui     ognuno possa trovare la prosperità materiale e la felicità spirituale".  

Il Papa presenta il suo viaggio sulle orme di Giovanni Paolo II: Varsavia, Cracovia dove ci sarà la veglia con i giovani, Wadowice, i santuari mariani di Czsesochowa, Kalwaria e quello della Divina Misericordia dove incontrerà i malati. Sono i luoghi più amati da Giovanni Paolo II, perché legati alla sua crescita nella fede e al suo servizio pastorale. Infine si recherà ad Auschwitz  per incontrare soprattutto i superstiti delle vittime del terrore nazista, provenienti da diverse nazioni, che hanno sofferto la tragica oppressione: "Pregheremo tutti insieme - ha detto - affinché le piaghe del secolo scorso guariscano sotto la medicazione che il buon Dio ci indica chiamandoci al perdono reciproco, e ci offre nel mistero della sua misericordia".  

L'ultimo saluto del Papa è stato di nuovo in lingua polacca. Da parte sua, il presidente Lech Kaczynski dando il benvenuto al Pontefice lo ha ringraziato per il fatto che abbia scelto la Polonia come suo primo viaggio apostolico.  

Subito dopo il Papa si è recato nella cattedrale di Varsavia per incontrare il clero, salutato lungo la strada da una folla festante. Proprio oggi il cardinale Glemp, primate di Polonia, compie il suo 50° anniversario di sacerdozio. Il discorso del Papa è stato molto forte: ha praticamente tracciato l'identikit del sacerdote. Ha ricordato innanzitutto "gli eroici testimoni della fede" nella storia dolorosa della Polonia, tra cui il cardinale Stefan Wyszynski: santi e uomini comuni che hanno perseverato "nella rettitudine, nell'autenticità e nella bontà senza cedere mai alla sfiducia": "non si sono lasciati sopraffare dalle forze delle tenebre".  

Benedetto XVI ha lanciato una forte esortazione ai sacerdoti: “Credete nella potenza del vostro sacerdozio!” Tutto quello che operate lo fate  non nel nome vostro ma nel nome di Cristo che vuole servirsi delle vostre labbra e delle vostre mani. Mani che "non possono piu' servire all'egoismo ma devono trasmettere nel mondo la testimonianza del suo amore".  

"La grandezza del sacerdozio - rileva il Papa - può incutere timore" di fronte alle proprie debolezze ma occorre confidare nell'amore di Cristo. Quindi invita i sacerdoti a non lasciarsi "prendere dalla fretta, quasi che il tempo dedicato a Cristo in silenziosa preghiera sia tempo perduto. È proprio lì, invece, che nascono i frutti migliori del servizio pastorale. Non bisogna scoraggiarsi per il fatto che la preghiera esige uno sforzo, né per l'impressione che Gesù taccia. Egli tace ma opera".

Il Papa ricorda  l'esperienza vissuta lo scorso anno a Colonia dove è stato testimone "di un profondo, indimenticabile silenzio di un milione di giovani, al momento dell'adorazione del Santissimo Sacramento".  "In un mondo in cui c'è tanto rumore, tanto smarrimento - ha sottolineato -  c'è bisogno dell'adorazione silenziosa di Gesù nascosto nell'Ostia". Poi aggiunge in italiano:  

"Dai sacerdoti i fedeli attendono soltanto una cosa: che siano degli specialisti nel promuovere l'incontro dell'uomo con Dio. Al sacerdote non si chiede di essere esperto in economia, in edilizia o in politica. Da lui ci si attende che sia esperto nella vita spirituale".  

Il Papa invita ad essere sacerdoti autentici, lontani dalle ipocrisie, che possono essere sorte talvolta per l'influenza del totalitarismo.  "Si cresce nella maturità affettiva - aggiunge - quando il cuore aderisce a Dio. Cristo ha bisogno di sacerdoti che siano maturi, virili, capaci di coltivare un'autentica paternità spirituale".  

Benedetto XVI ha ricordato come Giovanni Paolo II abbia più volte esortato i cristiani “a far penitenza delle infedeltà passate. Crediamo che la Chiesa è santa - ha detto - ma in essa vi sono uomini peccatori. Bisogna respingere il desiderio di identificarsi soltanto con coloro che sono senza peccato. Come avrebbe potuto la Chiesa escludere dalle sue file i peccatori?” È per la loro salvezza che Gesù si è incarnato, è morto ed è risorto. Occorre perciò imparare a vivere con sincerità la penitenza cristiana. Conviene tuttavia guardarsi dalla pretesa di erigersi “con arroganza a giudici delle generazioni precedenti, vissute in altri tempi e in altre circostanze. Occorre umile sincerità per non negare i peccati del passato e tuttavia non indulgere a facili accuse in assenza di prove reali o ignorando le differenti pre-comprensioni di allora”. Inoltre - nota - la confessione del peccato deve essere sempre accompagnata dalla confessio laudis, dalla confessione della lode, per “ricordare il bene compiuto con l'aiuto della grazia divina”.  

Parla quindi delle sfide attuali della Chiesa in Polonia: la piaga della disoccupazione, l'emigrazione e la necessità di non abbandonare la cura pastorale di quanti lasciano il Paese. Poi guarda ai tanti missionari polacchi nel mondo ed    esorta i sacerdoti a non avere paura di lasciare un "mondo sicuro e conosciuto, per servire là dove mancano i sacerdoti" e dove la  "generosità può portare un frutto copioso". Rimanete saldi nella fede, ripete anche ai sacerdoti, in italiano:  

"Rimanete saldi nella fede! Anche a voi affido questo motto del mio pellegrinaggio. Siate autentici nella vostra vita e nel vostro ministero. Fissando Cristo, vivete una vita modesta, solidale con i fedeli a cui siete mandati. Servite tutti".  

"Siate accessibili nelle parrocchie e nei confessionali - aggiunge - accompagnate i nuovi movimenti e le associazioni, sostenete le famiglie, non trascurate il legame con i giovani, ricordatevi dei poveri e degli abbandonati".  

Questo l'incontro con il clero. Nel pomeriggio ci sarà la visita di cortesia al presidente polacco e in serata l'incontro ecumenico con le altre confessioni cristiane nella chiesa luterana della Santissima Trinità. Domani, dopo la Messa in piazza Pilsudski, il trasferimento in elicottero a Czestokowa e poi l'arrivo a Cracovia.  

Dalla Polonia, Sergio Centofanti, Radio Vaticana.

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DISCORSO DEL SANTO PADRE

- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -

 

Signor Presidente,
Illustri Signori e Signore,
Signori Cardinali e Fratelli nell'Episcopato,
Cari fratelli e sorelle in Cristo,

Sono lieto di poter oggi essere tra voi sulla terra della Repubblica Polacca. Ho tanto desiderato questa visita nel Paese e tra la gente da cui proveniva il mio amato Predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono venuto per seguire le sue orme lungo l’itinerario della sua vita, dalla fanciullezza fino alla partenza per il memorabile conclave del 1978. Su questo cammino voglio incontrare e conoscere meglio le generazioni dei credenti che lo hanno offerto al servizio di Dio e della Chiesa, e quelle che sono nate e maturate per il Signore sotto la sua guida pastorale da sacerdote, da vescovo e da Papa. Il nostro comune cammino sarà accompagnato dal motto: "Rimanete forti nella fede". Lo ricordo fin dall’inizio per affermare che non si tratta semplicemente di un viaggio sentimentale, pur valido anche sotto questo aspetto, ma di un itinerario di fede, iscritto nella missione affidatami dal Signore nella persona di Pietro apostolo, che fu chiamato per confermare i fratelli nella fede (cfr Lc 22, 32). Anche io voglio attingere dalla fonte abbondante della vostra fede, che scaturisce ininterrottamente da più di un millennio.

Saluto il Signor Presidente e lo ringrazio di cuore per le parole che mi ha rivolto a nome delle autorità della Repubblica e della Nazione. Saluto i Signori Cardinali, gli Arcivescovi e i Vescovi. Un saluto rivolgo anche al Signor Primo Ministro e a tutto il Governo, ai rappresentanti del Parlamento e del Senato, ai membri del Corpo Diplomatico con il Decano, il Nunzio Apostolico in Polonia. Sono lieto della presenza delle Autorità regionali con il Sindaco di Varsavia. Voglio rivolgere un saluto anche ai rappresentanti della Chiesa ortodossa, della Chiesa evangelica-asburgica e delle altre Chiese e Comunità ecclesiali. Lo faccio anche nei confronti della comunità ebraica e dei seguaci dell’islam. Infine saluto di cuore tutta la Chiesa in Polonia: i sacerdoti, le persone consacrate, gli alunni dei Seminari, tutti i fedeli, e soprattutto i malati, i giovani e i bambini. Vi chiedo di accompagnarmi con il pensiero e con la preghiera, affinché questo viaggio sia fruttuoso per noi tutti e ci porti all’approfondimento e al rafforzamento della nostra fede.

Ho detto che il percorso del mio cammino in questo viaggio in Polonia è segnato dalle tracce della vita e del servizio pastorale di Karol Wojtyła e dall’itinerario che ha percorso da Papa pellegrino nella propria patria. Così ho scelto di fermarmi principalmente in due città così care a Giovanni Paolo II: la capitale della Polonia, Varsavia e la sua sede arcivescovile, Cracovia. A Varsavia mi incontrerò con i sacerdoti, con le diverse Chiese e Comunità ecclesiali non cattoliche, e con le Autorità statali. Spero che questi incontri portino abbondanti frutti per la nostra comune fede in Cristo e per le realtà sociali e politiche in cui vivono gli uomini e le donne di oggi. È prevista una breve sosta a Częstochowa e un incontro con i rappresentanti dei religiosi e religiose, con i seminaristi e con i membri dei movimenti ecclesiali. Lo sguardo benevolo di Maria ci accompagnerà nella nostra comune ricerca di un legame profondo e fedele a Cristo, suo Figlio. E infine mi fermerò a Cracovia, per poter da lì recarmi a Wadowice, a Kalwaria, a Łagiewniki, alla Cattedrale di Wawel. So bene che questi sono i luoghi più amati da Giovanni Paolo II, perché legati alla sua crescita nella fede e al suo servizio pastorale. Non mancherà un incontro con i malati e i sofferenti nel luogo forse più appropriato per un appuntamento con loro – il Santuario della Divina Misericordia in Łagiewniki. Non potrò neanche mancare, quando i giovani si raduneranno per la veglia di preghiera. Sarò con loro volentieri e spero di godere della loro testimonianza di fede giovane e vigorosa. La domenica ci incontreremo sul prato delle Błonia per celebrare la solenne S. Messa di ringraziamento per il pontificato del mio amato Predecessore e per la fede in cui ci ha sempre confermato con la parola e l’esempio della sua vita. E infine mi recherò ad Auschwitz. Lì spero di incontrare soprattutto i superstiti delle vittime del terrore nazista, provenienti da diverse nazioni, che hanno sofferto la tragica oppressione. Pregheremo tutti insieme affinché le piaghe del secolo scorso guariscano sotto la medicazione che il buon Dio ci indica chiamandoci al perdono reciproco, e ci offre nel mistero della sua misericordia.

"Rimanete forti nella fede" – ecco il motto di questo viaggio apostolico. Vorrei tanto che questi giorni portassero un consolidamento nella fede per noi tutti – per i fedeli della Chiesa che è in Polonia e per me stesso. Per coloro che non hanno la grazia della fede, ma nutrono nel cuore la buona volontà, sia questa mia visita un tempo di fratellanza, di benevolenza e di speranza. Questi eterni valori dell’umanità costituiscono un fondamento saldo per creare un mondo migliore, in cui ognuno possa trovare la prosperità materiale e la felicità spirituale. Lo auguro a tutto il popolo polacco. Ringraziando ancora una volta il Signor Presidente e l’Episcopato polacco per l’invito, abbraccio cordialmente tutti i polacchi e chiedo loro di accompagnarmi con la preghiera in questo cammino di fede.

© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana

 

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