A
salutarlo il nuovo presidente del Consiglio italiano,
Romano Prodi. Alle 10.58, l’aereo papale è atterrato
all’aeroporto di Varsavia, dove ad accogliere il
Pontefice c’era tutto l’episcopato polacco, il
presidente Lech Kaczynski e migliaia di fedeli festanti.
Il popolo di Giovanni Paolo II ha voluto esprimere da
subito il proprio affetto filiale a Benedetto XVI. Per
rivivere l’emozionante esordio di questo viaggio del
Papa in terra polacca, il servizio del nostro inviato in
Polonia, Sergio Centofanti:
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Accoglienza
davvero festosa per Benedetto XVI a Varsavia. In tutto il
Paese le campane hanno suonato a festa alle 11.00 per
salutare il suo arrivo. Il Vicario di Cristo,
l'amico fidato di Giovanni Paolo II, è giunto in Polonia
per rendere omaggio a Papa Wojtyla e per confermare nella
fede i credenti: appena uscito dall'aereo con il volto
sorridente ha alzato le mani congiunte per salutare i
presenti. Le sue prime parole sono state in polacco,
accolte con esultanza:
BARDZO
PRAGNĄŁEM TEJ WIZYTY…
Ha affermato di
avere "tanto desiderato" questa visita nel Paese
e tra la gente da cui proveniva il suo amato predecessore.
Poi ha aggiunto in italiano:
"Ho
detto che il percorso del mio cammino in questo viaggio in
Polonia è segnato dalle tracce della vita e del servizio
pastorale di Karol Wojtyla e dell'itinerario che ha
percorso da Papa pellegrino nella propria patria".
Poi
gran parte del testo è letto da un sacerdote polacco.
Benedetto XVI sottolinea subito il motto del suo viaggio
apostolico: “Rimanete forti nella fede”. Lo ricorda
"fin dall'inizio per affermare che non si tratta
semplicemente di un viaggio sentimentale, pur valido anche
sotto questo aspetto - rileva - ma di un itinerario di
fede, iscritto nella missione" affidatagli "dal
Signore nella persona di Pietro apostolo, che fu chiamato
per confermare i fratelli nella fede". La Polonia
"da più di un millennio" è un Paese
profondamente cristiano ma ora subisce l'influenza del
secolarismo. Di fronte ai pensieri deboli Benedetto XVI
esorta a non temere di testimoniare e vivere una fede
forte. Una fede che sa dialogare proprio perché parte da
una identità chiara: Benedetto XVI saluta i
rappresentanti delle altre Chiese cristiane, della comunità
ebraica e dei seguaci dell'islam. Occorre qui
ricordare le sue parole sul dialogo: l'ecumenismo è
priorità del suo Pontificato, il rapporto della Chiesa
con l'ebraismo è unico, il dialogo con i musulmani
è "una necessità vitale da cui dipende in gran
parte il nostro futuro".
“Rimanete
forti nella fede”, ripete il Papa ancora in italiano:
"Rimanete
forti - ecco il motto di questo viaggio apostolico -
Vorrei tanto che questi giorni portassero un
consolidamento nella fede per noi tutti, per
i fedeli della Chiesa che è in Polonia e per me
stesso".
E
poi rivolge anche un augurio a "coloro che non
hanno la grazia della fede, ma nutrono nel cuore la buona
volontà": "sia questa mia visita - afferma - un
tempo di fratellanza, di benevolenza e di speranza. Questi
eterni valori dell'umanità costituiscono un fondamento
saldo per creare un mondo migliore, in cui ognuno
possa trovare la prosperità materiale e la felicità
spirituale".
Il
Papa presenta il suo viaggio sulle orme di Giovanni Paolo
II: Varsavia, Cracovia dove ci sarà la veglia con i
giovani, Wadowice, i santuari mariani di Czsesochowa,
Kalwaria e quello della Divina Misericordia dove incontrerà
i malati. Sono i luoghi più amati da Giovanni Paolo II,
perché legati alla sua crescita nella fede e al suo
servizio pastorale. Infine si recherà ad Auschwitz
per incontrare soprattutto i superstiti delle vittime del
terrore nazista, provenienti da diverse nazioni, che hanno
sofferto la tragica oppressione: "Pregheremo tutti
insieme - ha detto - affinché le piaghe del secolo scorso
guariscano sotto la medicazione che il buon Dio ci indica
chiamandoci al perdono reciproco, e ci offre nel mistero
della sua misericordia".
L'ultimo
saluto del Papa è stato di nuovo in lingua polacca. Da
parte sua, il presidente Lech Kaczynski dando il benvenuto
al Pontefice lo ha ringraziato per il fatto che abbia
scelto la Polonia come suo primo viaggio apostolico.
Subito
dopo il Papa si è recato nella cattedrale di Varsavia per
incontrare il clero, salutato lungo la strada da una folla
festante. Proprio oggi il cardinale Glemp, primate di
Polonia, compie il suo 50° anniversario di sacerdozio. Il
discorso del Papa è stato molto forte: ha praticamente
tracciato l'identikit del sacerdote. Ha ricordato
innanzitutto "gli eroici testimoni della fede"
nella storia dolorosa della Polonia, tra cui il cardinale
Stefan Wyszynski: santi e uomini comuni che hanno
perseverato "nella rettitudine, nell'autenticità e
nella bontà senza cedere mai alla sfiducia":
"non si sono lasciati sopraffare dalle forze delle
tenebre".
Benedetto
XVI ha lanciato una forte esortazione ai sacerdoti:
“Credete nella potenza del vostro sacerdozio!” Tutto
quello che operate lo fate non nel nome vostro ma
nel nome di Cristo che vuole servirsi delle vostre labbra
e delle vostre mani. Mani che "non possono piu'
servire all'egoismo ma devono trasmettere nel mondo la
testimonianza del suo amore".
"La
grandezza del sacerdozio - rileva il Papa - può incutere
timore" di fronte alle proprie debolezze ma occorre
confidare nell'amore di Cristo. Quindi invita i sacerdoti
a non lasciarsi "prendere dalla fretta, quasi che il
tempo dedicato a Cristo in silenziosa preghiera sia tempo
perduto. È proprio lì, invece, che nascono i frutti
migliori del servizio pastorale. Non bisogna scoraggiarsi
per il fatto che la preghiera esige uno sforzo, né per
l'impressione che Gesù taccia. Egli tace ma opera".
Il Papa ricorda l'esperienza vissuta lo scorso anno
a Colonia dove è stato testimone "di un profondo,
indimenticabile silenzio di un milione di giovani, al
momento dell'adorazione del Santissimo Sacramento".
"In un mondo in cui c'è tanto rumore, tanto
smarrimento - ha sottolineato - c'è bisogno
dell'adorazione silenziosa di Gesù nascosto
nell'Ostia". Poi aggiunge in italiano:
"Dai
sacerdoti i fedeli attendono soltanto una cosa: che siano
degli specialisti nel promuovere l'incontro dell'uomo con
Dio. Al sacerdote non si chiede di essere esperto in
economia, in edilizia o in politica. Da lui ci si attende
che sia esperto nella vita spirituale".
Il
Papa invita ad essere sacerdoti autentici, lontani dalle
ipocrisie, che possono essere sorte talvolta per
l'influenza del totalitarismo. "Si cresce nella
maturità affettiva - aggiunge - quando il cuore aderisce
a Dio. Cristo ha bisogno di sacerdoti che siano maturi,
virili, capaci di coltivare un'autentica paternità
spirituale".
Benedetto
XVI ha ricordato come Giovanni Paolo II abbia più volte
esortato i cristiani “a far penitenza delle infedeltà
passate. Crediamo che la Chiesa è santa - ha detto - ma
in essa vi sono uomini peccatori. Bisogna respingere il
desiderio di identificarsi soltanto con coloro che sono
senza peccato. Come avrebbe potuto la Chiesa escludere
dalle sue file i peccatori?” È per la loro salvezza che
Gesù si è incarnato, è morto ed è risorto. Occorre
perciò imparare a vivere con sincerità la penitenza
cristiana. Conviene tuttavia guardarsi dalla pretesa di
erigersi “con arroganza a giudici delle generazioni
precedenti, vissute in altri tempi e in altre circostanze.
Occorre umile sincerità per non negare i peccati del
passato e tuttavia non indulgere a facili accuse in
assenza di prove reali o ignorando le differenti
pre-comprensioni di allora”. Inoltre - nota - la
confessione del peccato deve essere sempre accompagnata
dalla confessio laudis, dalla confessione della lode, per
“ricordare il bene compiuto con l'aiuto della grazia
divina”.
Parla
quindi delle sfide attuali della Chiesa in Polonia: la
piaga della disoccupazione, l'emigrazione e la necessità
di non abbandonare la cura pastorale di quanti lasciano il
Paese. Poi guarda ai tanti missionari polacchi nel mondo
ed esorta
i sacerdoti a non avere paura di lasciare un "mondo
sicuro e conosciuto, per servire là dove mancano i
sacerdoti" e dove la "generosità può
portare un frutto copioso". Rimanete saldi nella
fede, ripete anche ai sacerdoti, in italiano:
"Rimanete
saldi nella fede! Anche a voi affido questo motto del mio
pellegrinaggio. Siate autentici nella vostra vita e nel
vostro ministero. Fissando Cristo, vivete una vita
modesta, solidale con i fedeli a cui siete mandati.
Servite tutti".
"Siate
accessibili nelle parrocchie e nei confessionali -
aggiunge - accompagnate i nuovi movimenti e le
associazioni, sostenete le famiglie, non trascurate il
legame con i giovani, ricordatevi dei poveri e degli
abbandonati".
Questo
l'incontro con il clero. Nel pomeriggio ci sarà la visita
di cortesia al presidente polacco e in serata l'incontro
ecumenico con le altre confessioni cristiane nella chiesa
luterana della Santissima Trinità. Domani, dopo la Messa
in piazza Pilsudski, il trasferimento in elicottero a
Czestokowa e poi l'arrivo a Cracovia.
Dalla
Polonia, Sergio Centofanti, Radio Vaticana.
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DISCORSO
DEL SANTO PADRE
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Signor
Presidente,
Illustri Signori e Signore,
Signori Cardinali e Fratelli nell'Episcopato,
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
Sono
lieto di poter oggi essere tra voi sulla terra della
Repubblica Polacca. Ho tanto desiderato questa visita nel
Paese e tra la gente da cui proveniva il mio amato
Predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono
venuto per seguire le sue orme lungo l’itinerario della
sua vita, dalla fanciullezza fino alla partenza per il
memorabile conclave del 1978. Su questo cammino voglio
incontrare e conoscere meglio le generazioni dei credenti
che lo hanno offerto al servizio di Dio e della Chiesa, e
quelle che sono nate e maturate per il Signore sotto la
sua guida pastorale da sacerdote, da vescovo e da Papa. Il
nostro comune cammino sarà accompagnato dal motto:
"Rimanete forti nella fede". Lo ricordo fin
dall’inizio per affermare che non si tratta
semplicemente di un viaggio sentimentale, pur valido anche
sotto questo aspetto, ma di un itinerario di fede,
iscritto nella missione affidatami dal Signore nella
persona di Pietro apostolo, che fu chiamato per confermare
i fratelli nella fede (cfr Lc 22, 32). Anche io
voglio attingere dalla fonte abbondante della vostra fede,
che scaturisce ininterrottamente da più di un millennio.
Saluto il
Signor Presidente e lo ringrazio di cuore per le parole
che mi ha rivolto a nome delle autorità della Repubblica
e della Nazione. Saluto i Signori Cardinali, gli
Arcivescovi e i Vescovi. Un saluto rivolgo anche al Signor
Primo Ministro e a tutto il Governo, ai rappresentanti del
Parlamento e del Senato, ai membri del Corpo Diplomatico
con il Decano, il Nunzio Apostolico in Polonia. Sono lieto
della presenza delle Autorità regionali con il Sindaco di
Varsavia. Voglio rivolgere un saluto anche ai
rappresentanti della Chiesa ortodossa, della Chiesa
evangelica-asburgica e delle altre Chiese e Comunità
ecclesiali. Lo faccio anche nei confronti della comunità
ebraica e dei seguaci dell’islam. Infine saluto di cuore
tutta la Chiesa in Polonia: i sacerdoti, le persone
consacrate, gli alunni dei Seminari, tutti i fedeli, e
soprattutto i malati, i giovani e i bambini. Vi chiedo di
accompagnarmi con il pensiero e con la preghiera,
affinché questo viaggio sia fruttuoso per noi tutti e ci
porti all’approfondimento e al rafforzamento della
nostra fede.
Ho detto
che il percorso del mio cammino in questo viaggio in
Polonia è segnato dalle tracce della vita e del servizio
pastorale di Karol Wojtyła e dall’itinerario che ha
percorso da Papa pellegrino nella propria patria. Così ho
scelto di fermarmi principalmente in due città così care
a Giovanni Paolo II: la capitale della Polonia, Varsavia e
la sua sede arcivescovile, Cracovia. A Varsavia mi
incontrerò con i sacerdoti, con le diverse Chiese e
Comunità ecclesiali non cattoliche, e con le Autorità
statali. Spero che questi incontri portino abbondanti
frutti per la nostra comune fede in Cristo e per le
realtà sociali e politiche in cui vivono gli uomini e le
donne di oggi. È prevista una breve sosta a Częstochowa
e un incontro con i rappresentanti dei religiosi e
religiose, con i seminaristi e con i membri dei movimenti
ecclesiali. Lo sguardo benevolo di Maria ci accompagnerà
nella nostra comune ricerca di un legame profondo e fedele
a Cristo, suo Figlio. E infine mi fermerò a Cracovia, per
poter da lì recarmi a Wadowice, a Kalwaria, a Łagiewniki,
alla Cattedrale di Wawel. So bene che questi sono i luoghi
più amati da Giovanni Paolo II, perché legati alla sua
crescita nella fede e al suo servizio pastorale. Non
mancherà un incontro con i malati e i sofferenti nel
luogo forse più appropriato per un appuntamento con loro
– il Santuario della Divina Misericordia in Łagiewniki.
Non potrò neanche mancare, quando i giovani si
raduneranno per la veglia di preghiera. Sarò con loro
volentieri e spero di godere della loro testimonianza di
fede giovane e vigorosa. La domenica ci incontreremo sul
prato delle Błonia per celebrare la solenne S. Messa
di ringraziamento per il pontificato del mio amato
Predecessore e per la fede in cui ci ha sempre confermato
con la parola e l’esempio della sua vita. E infine mi
recherò ad Auschwitz. Lì spero di incontrare soprattutto
i superstiti delle vittime del terrore nazista,
provenienti da diverse nazioni, che hanno sofferto la
tragica oppressione. Pregheremo tutti insieme affinché le
piaghe del secolo scorso guariscano sotto la medicazione
che il buon Dio ci indica chiamandoci al perdono
reciproco, e ci offre nel mistero della sua misericordia.
"Rimanete
forti nella fede" – ecco il motto di questo viaggio
apostolico. Vorrei tanto che questi giorni portassero un
consolidamento nella fede per noi tutti – per i fedeli
della Chiesa che è in Polonia e per me stesso. Per coloro
che non hanno la grazia della fede, ma nutrono nel cuore
la buona volontà, sia questa mia visita un tempo di
fratellanza, di benevolenza e di speranza. Questi eterni
valori dell’umanità costituiscono un fondamento saldo
per creare un mondo migliore, in cui ognuno possa trovare
la prosperità materiale e la felicità spirituale. Lo
auguro a tutto il popolo polacco. Ringraziando ancora una
volta il Signor Presidente e l’Episcopato polacco per
l’invito, abbraccio cordialmente tutti i polacchi e
chiedo loro di accompagnarmi con la preghiera in questo
cammino di fede.
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