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VIAGGIO
DI BENEDETTO XVI IN POLONIA (25 - 28 MAGGIO 2006)
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approfondimento
INCONTRO
CON I GIOVANI A CRACOVIA
(27
maggio 2006 - Radio Vaticana) Non abbiate paura di puntare
su Cristo, non abbiate paura di costruire la vostra vita
nella Chiesa e con Pietro! Questo l’invito di Benedetto
XVI alle centinaia di migliaia di giovani durante la
veglia questa sera nel parco di Buonie, a Cracovia. Oggi
è stato anche il giorno di Wadowice, città natale di
Giovanni Paolo II, di cui il Papa ha auspicato che possa
essere presto santo. Ma Benedetto XVI non ha dimenticato
le notizie drammatiche che provengono in queste ore
dall’Indonesia.
Il servizio del nostro inviato in Polonia Sergio
Centofanti. ASCOLTA

DISCORSO
DEL SANTO PADRE
INCONTRO CON I
GIOVANI
Kraków-Błonie,
27 maggio 2006
Cari giovani amici,
vi porgo il mio cordiale benvenuto! La
vostra presenza mi rallegra. Sono grato al Signore
per questo incontro con il calore della vostra cordialità.
Sappiamo che “dove due o tre sono uniti nel nome di Gesù,
Egli è in mezzo a loro” (cfr Mt 18,20). Ma voi
siete qui oggi ben più numerosi! Ringrazio per questo
ciascuno e ciascuna di voi. Gesù dunque è qui con noi.
Egli è presente tra i giovani della terra polacca, per
parlare loro di una casa, che non crollerà mai, perché
edificata sulla roccia. E’ la parola evangelica che
abbiamo poc’anzi ascoltato (cfr Mt 7,24-27).
Nel cuore di ogni uomo c’è, amici miei,
il desiderio di una casa. Tanto più in un cuore giovane
c’è il grande anelito ad una casa propria, che sia
solida, nella quale non soltanto si possa tornare con
gioia, ma anche con gioia si possa accogliere ogni ospite
che viene. E’ la nostalgia di una casa nella quale il
pane quotidiano sia l’amore, il perdono, la necessità
di comprensione, nella quale la verità sia la sorgente da
cui sgorga la pace del cuore. E’ la nostalgia di una
casa di cui si possa essere orgogliosi, di cui non ci si
debba vergognare e della quale non si debba mai piangere
il crollo. Questa nostalgia non è che il desiderio di una
vita piena, felice, riuscita. Non abbiate paura di questo
desiderio! Non lo sfuggite! Non vi scoraggiate alla vista
delle case crollate, dei desideri vanificati, delle
nostalgie svanite. Dio Creatore, che infonde in un giovane
cuore l’immenso desiderio della felicità, non lo
abbandona poi nella faticosa costruzione di quella casa
che si chiama vita.
Amici miei, una domanda si impone: “Come
costruire questa casa?”. E’ una domanda che
sicuramente si è già affacciata molte volte al vostro
cuore e che ancora tante volte ritornerà. E’ una
domanda che è doveroso porre a se stessi non una volta
soltanto. Ogni giorno deve stare davanti agli occhi del
cuore: come costruire quella casa chiamata vita? Gesù, le
cui parole abbiamo ascoltato nella redazione
dell’evangelista Matteo, ci esorta a costruire sulla
roccia. Soltanto così infatti la casa non crollerà. Ma
che cosa vuol dire costruire la casa sulla roccia?
Costruire sulla roccia vuol dire prima di tutto: costruire
su Cristo e con Cristo. Gesù dice: “Perciò chiunque
ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile
a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla
roccia” (Mt 7,24). Non si tratta qui di parole
vuote dette da una persona qualsiasi, ma delle parole di
Gesù. Non si tratta di ascoltare una persona qualunque,
ma di ascoltare Gesù. Non si tratta di compiere una cosa
qualsiasi, ma di compiere le parole di Gesù.
Costruire su Cristo e con Cristo significa
costruire su un fondamento che si chiama amore crocifisso.
Vuol dire costruire con Qualcuno che, conoscendoci meglio
di noi stessi, ci dice: “Tu sei prezioso ai miei occhi,
… sei degno di stima e io ti amo” (Is 43, 4).
Vuol dire costruire con Qualcuno che è sempre fedele,
anche se noi manchiamo di fedeltà, perché egli non può
rinnegare se stesso (cfr 2 Tm 2,13). Vuol dire
costruire con Qualcuno che si china costantemente sul
cuore ferito dell’uomo e dice: “Non ti condanno; va’
e d’ora in poi non peccare più” (cfr Gv 8,
11). Vuol dire costruire con Qualcuno, che dall’alto
della croce stende le sue braccia, per ripetere per tutta
l’eternità: “Io dò la mia vita per te, uomo, perché
ti amo”. Costruire su Cristo vuol dire infine fondare
sulla sua volontà tutti i propri desideri, le attese, i
sogni, le ambizioni e tutti i propri progetti. Significa
dire a se stessi, alla propria famiglia, ai propri amici e
al mondo intero e soprattutto a Cristo: “Signore, nella
vita non voglio fare nulla contro di Te, perché Tu sai
che cosa è il meglio per me. Solo Tu hai parole di
vita eterna” (cfr Gv 6,68). Amici miei, non
abbiate paura di puntare su Cristo! Abbiate nostalgia di
Cristo, come fondamento della vita! Accendete in voi il
desiderio di costruire la vostra vita con Lui e per Lui!
Perché non può perdere colui che punta tutto
sull’amore crocifisso del Verbo incarnato.
Costruire sulla roccia significa costruire
su Cristo e con Cristo, che è la roccia. Nella Prima
Lettera ai Corinzi san Paolo, parlando del cammino del
popolo eletto attraverso il deserto, spiega che tutti
“bevvero … da una roccia spirituale che li
accompagnava, e quella roccia era il Cristo” (1 Cor
10,4). I padri del popolo eletto certamente non sapevano
che quella roccia era Cristo. Non erano consapevoli di
essere accompagnati da Colui il quale, quando sarebbe
venuta la pienezza dei tempi, si sarebbe incarnato,
assumendo un corpo umano. Non avevano bisogno di
comprendere che la loro sete sarebbe stata soddisfatta
dalla Sorgente stessa della vita, capace di offrire
l’acqua viva per dissetare ogni cuore. Bevvero tuttavia
a questa roccia spirituale che è Cristo, perché avevano
nostalgia dell’acqua della vita, ne avevano
bisogno. In cammino sulle strade della vita, forse a volte
non siamo consapevoli della presenza di Gesù. Ma proprio
questa presenza, viva e fedele, la presenza nell’opera
della creazione, la presenza nella Parola di Dio e
nell’Eucaristia, nella comunità dei credenti e in ogni
uomo redento dal prezioso Sangue di Cristo, questa
presenza è la fonte inesauribile della forza umana. Gesù
di Nazaret, Dio che si è fatto Uomo, sta accanto a noi
nella buona e nella cattiva sorte e ha sete di questo
legame, che è in realtà il fondamento dell’autentica
umanità. Leggiamo nell’Apocalisse queste significative
parole: “Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno
ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui,
cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20).
Amici miei, che cosa vuol dire costruire
sulla roccia? Costruire sulla roccia significa anche
costruire su Qualcuno che è stato rifiutato. San Pietro
parla ai suoi fedeli di Cristo come di una “pietra viva
rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a
Dio” (1 Pt 2,4). Il fatto innegabile
dell’elezione di Gesù da parte di Dio non nasconde il
mistero del male, a causa del quale l’uomo è capace di
rigettare Colui che lo ha amato sino alla fine. Questo
rifiuto di Gesù da parte degli uomini, menzionato da san
Pietro, si protrae nella storia dell’umanità e giunge
anche ai nostri tempi. Non occorre una grande acutezza di
mente per scorgere le molteplici manifestazioni del
rigetto di Gesù, anche lì dove Dio ci ha concesso di
crescere. Più volte Gesù è ignorato, è deriso, è
proclamato re del passato, ma non dell’oggi e tanto meno
del domani, viene accantonato nel ripostiglio di questioni
e di persone di cui non si dovrebbe parlare ad alta voce e
in pubblico. Se nella costruzione della casa della vostra
vita incontrate coloro che disprezzano il fondamento su
cui voi state costruendo, non vi scoraggiate! Una fede
forte deve attraversare delle prove. Una fede viva deve
sempre crescere. La nostra fede in Gesù Cristo, per
rimanere tale, deve spesso confrontarsi con la mancanza di
fede degli altri.
Cari amici, che cosa vuol dire costruire
sulla roccia? Costruire sulla roccia vuol dire essere
consapevoli che si avranno delle contrarietà. Cristo
dice: “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi,
soffiarono i venti e si abbatterono sulla casa...” (Mt
7,25). Questi fenomeni naturali non sono soltanto
l’immagine delle molteplici contrarietà della sorte
umana, ma ne indicano anche la normale prevedibilità.
Cristo non promette che su una casa in costruzione non
cadrà mai un acquazzone, non promette che un’onda
rovinosa non travolgerà ciò che per noi è più caro,
non promette che venti impetuosi non porteranno via ciò
che abbiamo costruito a volte a prezzo di enormi
sacrifici. Cristo comprende non solo l’aspirazione
dell’uomo ad una casa duratura, ma è pienamente
consapevole anche di tutto ciò che può ridurre in rovina
la felicità dell’uomo. Non vi meravigliate dunque delle
contrarietà, qualunque esse siano! Non vi scoraggiate a
motivo di esse! Un edificio costruito sulla roccia non
equivale ad una costruzione sottratta al gioco delle forze
naturali, iscritte nel mistero dell’uomo. Aver costruito
sulla roccia significa poter contare sulla consapevolezza
che nei momenti difficili c’è una forza sicura su cui
fare affidamento.
Amici miei, consentitemi di insistere: che
cosa vuol dire costruire sulla roccia? Vuol dire costruire
con saggezza. Non senza un motivo Gesù paragona coloro
che ascoltano le sue parole e le mettono in pratica a un
uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.
E’ stoltezza, infatti, costruire sulla sabbia, quando si
può farlo sulla roccia, avendo così una casa in grado di
resistere ad ogni bufera. E’ stoltezza costruire la casa
su un terreno che non offre le garanzie di reggere nei
momenti più difficili. Chissà, forse è anche più
facile fondare la propria vita sulle sabbie mobili della
propria visione del mondo, costruire il proprio futuro
lontano dalla parola di Gesù, e a volte perfino contro di
essa. Resta tuttavia che chi costruisce in questo modo non
è prudente, perché vuol persuadere se stesso e gli altri
che nella sua vita non si scatenerà alcuna tempesta, che
nessuna onda colpirà la sua casa. Essere saggio significa
sapere che la solidità della casa dipende dalla scelta
del fondamento. Non abbiate paura di essere saggi, cioè
non abbiate paura di costruire sulla roccia!
Amici miei, ancora una volta: che cosa
vuol dire costruire sulla roccia? Costruire sulla roccia
vuol dire anche costruire su Pietro e con Pietro. A lui
infatti il Signore disse: “Tu sei Pietro e su questa
pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi
non prevarranno contro di essa” (Mt 16,16). Se
Cristo, la Roccia, la pietra viva e preziosa, chiama il
suo Apostolo pietra, significa che egli vuole che Pietro,
e insieme a lui la Chiesa intera, siano segno visibile
dell’unico Salvatore e Signore. Qui, a Cracovia, la città
prediletta del mio Predecessore Giovanni Paolo II, le
parole sul costruire con Pietro e su Pietro non stupiscono
certo nessuno. Perciò vi dico: non abbiate paura a
costruire la vostra vita nella Chiesa e con la Chiesa!
Siate fieri dell’amore per Pietro e per la Chiesa a lui
affidata. Non vi lasciate illudere da coloro che vogliono
contrapporre Cristo alla Chiesa! C’è un’unica roccia
sulla quale vale la pena di costruire la casa. Questa
roccia è Cristo. C’è solo una pietra su cui vale la
pena di poggiare tutto. Questa pietra è colui a cui
Cristo ha detto: “Tu sei Pietro e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa” (Mt 16,18). Voi
giovani avete conosciuto bene il Pietro dei nostri tempi.
Perciò non dimenticate che né quel Pietro che sta
osservando il nostro incontro dalla finestra di Dio Padre,
né questo Pietro che ora sta dinanzi a voi, né nessun
Pietro successivo sarà mai contro di voi, né contro la
costruzione di una casa durevole sulla roccia. Anzi,
impegnerà il suo cuore ed entrambe le mani
nell’aiutarvi a costruire la vita su Cristo e con
Cristo.
Cari amici, meditando le parole di Cristo
sulla roccia come fondamento adeguato per la casa, non
possiamo non rilevare che l’ultima parola è una parola
di speranza. Gesù dice che, nonostante lo scatenarsi
degli elementi, la casa non è crollata, perché era
fondata sulla roccia. In questa sua parola c’è una
straordinaria fiducia nella forza del fondamento, la fede
che non teme smentite perché confermata dalla morte e
risurrezione di Cristo. Questa è la fede che, dopo anni,
verrà confessata da san Pietro nella sua lettera:
“Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, scelta,
preziosa e chi crede in essa non resterà confuso” (1
Pt 2,6). Certamente “Non resterà confuso…”.
Cari giovani amici, la paura dell’insuccesso può a
volte frenare perfino i sogni più belli. Può paralizzare
la volontà e rendere incapaci di credere che possa
esistere una casa costruita sulla roccia. Può persuadere
che la nostalgia della casa è soltanto un desiderio
giovanile e non un progetto per la vita. Insieme a
Gesù dite a questa paura: “Non può cadere una casa
fondata sulla roccia”! Insieme con san Pietro dite alla
tentazione del dubbio: “Chi crede in Cristo non resterà
confuso!”. Siate testimoni della speranza, di quella
speranza che non teme di costruire la casa della propria
vita, perché sa bene di poter contare sul fondamento che
non crollerà mai: Gesù Cristo nostro Signore.
BREVE
SALUTO DEL SANTO PADRE
DOPO L’INCONTRO CON I GIOVANI
Kraków-Błonie,
27 maggio 2006
Cari
amici!
Stasera
ho incontrato i giovani radunati sul prato di Błonie.
E’ stata una serata indimenticabile, in cui s’è
testimoniatala fede e la volontà di costruire il futuro
sulla base degli insegnamenti che Cristo ha lasciato ai
suoi discepoli. Ringrazio di cuore la gioventù polacca
per questa testimonianza. In essa si iscrive anche la
vostra presenza in via Franciszkanska. So che esse è
l’espressione della vostra grande benevolenza per il
Papa, per la quale pure vi ringrazio. Davanti a noi
è il giorno di Domani. Nel salutarvi vi invito per la
Santa Messa di domani. Vi benedico di cuore: nel nome del
Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. Buona notte!
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