INCONTRO
CON I MALATI A CRACOVIA
(27
maggio 2006 - Radio Vaticana) Tra le numerose e
significative tappe che Papa Benedetto XVI compirà nel
suo viaggio in Polonia, vi è quella effettuata oggi alle
13.00 al Santuario della Divina Misericordia a Lagniewiki.
Nel 2002, fu lo stesso Giovanni Paolo II, nel suo ultimo
ritorno in patria, ad inaugurare il Santuario in cui
riposano le spoglie della Santa della Divina Misericordia,
Faustina Kowalska, canonizzata dallo stesso Papa Wojtyla.
Lo scorso 16 ottobre, Benedetto XVI aveva definito la
Misericordia la chiave del Pontificato del suo
predecessore. Giovanni Peduto ne ha parlato con mons.
Giuseppe Bart, rettore della chiesa di Santo Spirito in
Sassia, elevata da Giovanni Paolo II a Santuario della
Divina Misericordia in Roma: ASCOLTA

SALUTO
DEL SANTO PADRE
INCONTRO CON I
MALATI
Kraków-Łagiewniki,
27 maggio 2006
Carissimi
fratelli e sorelle,
sono
lieto di potermi incontrare con voi in occasione della mia
visita a questo Santuario della Divina Misericordia.
Saluto di cuore tutti voi: i malati, gli assistenti, i
sacerdoti che in questo santuario si dedicano alla
pastorale, le suore della Beata Vergine Maria della
Misericordia, i membri del “Faustinum” e tutti gli
altri.
In questa
circostanza stiamo davanti a due misteri: il mistero della
sofferenza umana e il mistero della Divina Misericordia.
Ad un primo sguardo questi due misteri sembrano
contrapporsi. Ma quando cerchiamo di approfondirli alla
luce della fede, vediamo che essi si pongono in reciproca
armonia. Ciò grazie al mistero della croce di Cristo.
Come ha detto qui Giovanni Paolo II, “la croce ‘è il
più profondo chinarsi della Divinità sull’uomo... La
croce è come un tocco dell’eterno amore sulle ferite più
dolorose dell’esistenza terrena dell’uomo’”
(17.08.2002). Voi, cari malati, segnati dalla sofferenza
del corpo o dell’animo, siete i più uniti alla croce di
Cristo, ma nello stesso tempo i più eloquenti testimoni
della misericordia di Dio. Per vostro tramite e mediante
la vostra sofferenza Egli si china sull’umanità con
amore. Siete voi che, dicendo nel silenzio del cuore:
“Gesù, in te confido”, ci insegnate che non c’è
una fede più profonda, una speranza più viva e un amore
più ardente della fede, della speranza e dell’amore di
chi nello sconforto si mette nelle mani sicure di Dio. E
le mani di coloro che vi aiutano nel nome della
misericordia siano un prolungamento di queste grandi mani
di Dio.
Vorrei
tanto abbracciare ognuno e ognuna di voi. Anche se
praticamente questo non è possibile, vi stringo al cuore
nello spirito, e vi imparto la mia Benedizione, nel nome
del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
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