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BENEDETTO XVI IN VISITA ALLA RADIO VATICANA (3/03/2006)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Radio Vaticana, 3 marzo 2006

BENEDETTO XVI IN VISITA NELLA SEDE DELLA RADIO VATICANA PER I 75 ANNI DELL’EMITTENTE. IL MANDATO DEL PAPA: SIATE UNA FORZA DI PACE, DI VERITA’ E DI DIALOGO TRA LE FEDI, A SERVIZIO DELLA CAUSA DEL VANGELO  

Un’ora e trenta di festa, di affetto, di riconferma della propria missione a servizio del Papa e della Chiesa: la visita di Benedetto XVI alla sede della Radio Vaticana, svoltasi tra le 11 e le 12.30 circa di questa mattina, ha aggiunto un altro storico tassello al mosaico di una esperienza lunga 75 anni, compiuti il 12 febbraio scorso. 

Il Papa ha incontrato il corpo dei dipendenti praticamente al completo, sollecitando ciascuno a collaborare per rendere l’emittente pontificia uno “strumento di dialogo tra fedi e culture”. Ripercorriamo la cronaca della visita nel servizio di Alessandro De Carolis:        

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“Cari fratelli e sorelle, saluto di cuore tutti gli ascoltatori e ascoltatrici della Radio Vaticana e auguro loro la pace e la gioia del Signore. Per me è una grande gioia essere qui”.  

Sono circa le 11.15 quando i redattori della Radio Vaticana, impegnati in diretta dallo studio, cedono il microfono alla voce stessa di cui ogni giorno amplificano magistero, riflessioni, appelli. Benedetto XVI si siede e rivolge un saluto non preparato agli ascoltatori. Sono circa tre minuti che diventano però la definizione di un ideale codice professionale per ogni categoria dell’emittente pontificia. Nel mondo in cui si intrecciano posizioni in contrasto con la Chiesa, quella della Radio Vaticana, dice, è una voce di “verità”:

“Vorrei augurare a tutti coloro che mi ascoltano in questo momento che possano realmente sentirsi coinvolti in questo grande dialogo della verità. Nel mondo dei mezzi di telecomunicazione non mancano, come sappiamo, anche voci contrastanti. E tanto più è importante che esista questa voce che vuole realmente mettersi al servizio della verità di Cristo, e così mettersi al servizio della pace e della riconciliazione del mondo”.  

Pochi istanti prima del suo messaggio, il Papa aveva compiuto il primo atto della sua visita - iniziata sei minuti dopo le 11 - con un omaggio al suo predecessore. La rinnovata Regia 3, con la sua strumentazione digitale, da oggi è intitolata al cardinale Karol Wojtyla che in diverse occasioni, di passaggio da Roma, se ne servì per comunicare i propri messaggi alla Polonia. Il Papa ne ha benedetto la targa commemorativa, quindi ha iniziato il tour piano per piano, gruppo per gruppo, sostando per una foto celebrativa, scambiando saluti e sorrisi, ricevendo i doni preparati per l’occasione dai dipendenti della Radio.  

Quattro piani tra persone di 40 lingue che equivalgono a un piccolo giro del mondo, con abitudini e mentalità differenti ma con un unico obiettivo, che vale alla nostra emittente la “riconoscenza” esplicita del suo massimo capo: il grazie per essere un “ponte” di dialogo tra la sede di Pietro – cuore dell’annuncio e della tradizione ecclesiale – e le Chiese particolari, che quell’annuncio e quella tradizione riverberano ad ogni latitudine. Dopo una sosta in preghiera nella Cappella dell’Annunciazione, Benedetto XVI ha messo in risalto questo aspetto nel suo discorso ufficiale in Sala Marconi:  

“Sì! La vostra è la “buona battaglia della fede”, secondo le parole dell’apostolo Paolo, per diffondere il Vangelo di Cristo. Essa consiste, come si legge nel vostro Statuto, nell’'annunciare con libertà, fedeltà ed efficacia il messaggio cristiano e collegare il centro della cattolicità con i diversi Paesi del mondo: diffondendo la voce e gli insegnamenti del Romano Pontefice; informando sull’attività della Santa Sede; facendosi eco della vita cattolica nel mondo; orientando a valutare i problemi del momento alla luce del magistero ecclesiastico e nella costante attenzione ai segni dei tempi'”.  

Un lavoro che impegna quotidianamente, in differenti settori di competenza, circa 400 persone. Una macchina complessa, che comporta uno sforzo e uno spirito sintetizzati nel suo indirizzo di saluto al Papa dal direttore generale della nostra emittente, padre Federico Lombardi:  

“Noi siamo lieti di lavorare nella Radio del Papa. Questo è il compito che ci è stato assegnato nella vigna del Signore e che svolgiamo ogni giorno, anzi giorno e notte - alternandoci fra noi – senza interruzione da decine di anni, con costanza e con entusiasmo. Siamo convinti che il nostro tempo e le nostre forze sono ben spesi nel comunicare quello che dice il Papa, quello che la Chiesa annuncia per il bene di tanti nostri fratelli e sorelle in obbedienza al Vangelo di Gesù”.  

Varcando la soglia di Palazzo Pio come prima di lui fece Giovanni Paolo II, 26 anni fa, e prima ancora altri quattro Pontefici dal 1931 nelle diverse sedi che hanno fatto la storia della “Radio del Papa” – anche Benedetto XVI tiene a sottolineare un punto soprattutto: lavorare alla Radio Vaticana, dice nella sostanza, vuol dire essere professionisti con un’anima. Vuol dire diffondere il Vangelo certamente con il sostegno di una solida preparazione culturale e di tecnologia d’avan-guardia, ma anche possedere “uno spirito di preghiera fedele agli insegnamenti di Cristo e della sua Chiesa”:  

“Continuate, cari amici, ad operare nel grande areopago della comunicazione moderna, facendo tesoro della straordinaria esperienza da voi vissuta durante il Grande Giubileo dell’Anno 2000 e ancor più in occasione della morte dell’amato Papa Giovanni Paolo II, un evento che ha mostrato quanto l’umanità desideri conoscere la realtà della Chiesa. Ma non dimenticate che, per portare a compimento la missione affidatavi, occorre certo un’adeguata formazione tecnica e professionale, ma è necessario soprattutto che coltiviate incessantemente in voi uno spirito di preghiera e di fedele adesione agli insegnamenti di Cristo e della sua Chiesa”.  

E’ questo il mandato di Benedetto XVI, che ha ripercorso nel suo intervento la lunga storia della Radio Vaticana, fatta di 75 anni di iniziative rimaste negli annali, come i tentativi di portare la riconciliazione prima della Seconda Guerra Mondiale o l’impegno di far giungere la voce del Papa e della Chiesa oltre la cortina alzata dal regime comunista. Quella storia si salda con l’oggi della Radio Vaticana, con le sollecitazioni che le vengono dal 21.mo secolo. E con la certezza di un Papa che la stima e la benedice:  

“Grazie a voi tutti e auguri per il vostro lavoro, adesso per la Quaresima e per il tempo pasquale e per tutto l’anno. Grazie per tutto e auguri”.  

(applausi)

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Ma ripercorriamo ora alcuni momenti ed emozioni vissute stamani alla Radio Vaticana, con il servizio di Alessandro Gisotti:  

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Una straordinaria iniezione di fiducia: con questo spirito, la famiglia della Radio Vaticana ha vissuto la visita di Benedetto XVI, che nell’ora e mezza passata a Palazzo Pio, ha potuto conoscere quanti - di giorno e di notte, come ha sottolineato scherzosamente proprio il Papa – lavorano per diffondere nel mondo la Buona Novella. Palpabile l’emozione tra i diversi gruppi dell’emittente pontificia, anche perché il Papa non si è sottratto a domande e richieste di incoraggiamento. Tanti i momenti affettuosi e simpatici che hanno caratterizzato la visita, come l’incontro con i redattori del programma polacco:  

D. – In riconoscimento e apprezzamento, abbiamo preparato, proprio per lei, 91 brani che ha pronunciato in polacco.  

R. – Oh!  

D. – Bene-detto in polacco! (Applausi) Santità, visto che tra poco andrà in Polonia può dire qualcosa ai nostri ascoltatori?  

R. – Sì, in maggio andrò in Polonia. Sono molto felice di entrare nel Paese del grande e amato Papa, Giovanni Paolo II. Conosco Wadowice, il Paese dove è nato, e adesso ritornare in questi luoghi, rinnovare il ricordo di questa grande figura, di vedere il popolo polacco, che in tempi difficili ha dimostrato una forza di fede, esempio per tutta l’Europa ed esempio per tutti, per me è una grande gioia.  

E grande è stata la gioia dei redattori. Ecco la testimonianza di alcuni colleghi, a sintetizzare la pluralità di voci e carismi che anima la Radio Vaticana:  

“Sono del programma indiano. E’ la prima volta che vedo personalmente il nuovo Papa. Ci dà coraggio. Che dire, sono emozionato!”.  

“Siamo stati molto contenti di aver visto il Papa. Noi facciamo un servizio per il Santo Padre. Portiamo il suo messaggio alla Cina per i cattolici e i cinesi. Tramite il servizio della Radio, i fedeli cinesi possono ascoltare direttamente il messaggio del Papa”.  

“Non si può immaginare quanto eravamo emozionati, contenti anche per il fatto che lui si è ricordato che ci aveva già visto alcuni mesi fa al collegio etiopico. Siamo contentissimi!”.  

Numerosi sono stati poi gli omaggi che i diversi gruppi hanno voluto fare al Santo Padre per esprimere la propria felicità nel riceverlo a Palazzo Pio. Tra questi anche un cd con uno sceneggiato radiofonico sulla vita del Pontefice, realizzato da Pagine e Fogli:  

“Io avevo, essendo tedesco, il grande onore di fare la voce di Ratzinger nella sua gioventù proprio in uno sceneggiato fatto dalla Radio Vaticana. Questo sceneggiato, in 6 cd, è stato dato al Papa. E’ stato per tutti quanti un grande onore, un momento di grande emozione!”.

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DISCORSO DEL PAPA

- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -

 

Cari Fratelli e Sorelle,

saluto di cuore tutti gli ascoltatori e le ascoltatrici di Radio Vaticana e auguro loro la pace e la gioia del Signore. Per me è una grande gioia essere qui. Siamo consapevoli che 75 anni fa Papa Pio XI ha inaugurato la Radio Vaticana e ha dato così una nuova voce alla Santa Sede, anzi alla Chiesa e al Signore. Una voce con la quale si potesse realmente eseguire il mandato del Signore: «Annunciate il Vangelo a tutte le creature sino ai confini della terra». Nel frattempo, lo vedo, in questi 75 anni la tecnica si è molto perfezionata. Oggi la voce di Radio Vaticana può giungere in ogni parte del mondo, in tante case, e — come è stato sottolineato — soprattutto c'è anche una bella reciprocità, non solo parlando ma anche accogliendo le risposte, in un vero dialogo per capire, per rispondere e per costruire così la famiglia di Dio. Mi sembra questo il senso di un mezzo di comunicazione come questo: aiutare a costruire questa grande famiglia che non conosce frontiere, nella quale, nella molteplicità delle culture e delle lingue, tutti sono fratelli e sorelle, e così rappresentano una forza per la pace. Vorrei augurare a tutti coloro che mi ascoltano in questo momento di poter realmente sentirsi coinvolti in questo grande dialogo della verità. Nel mondo dei mezzi della comunicazione non mancano, come sappiamo, anche voci contrastanti. Tanto più è importante che esista questa voce, che vuole realmente mettersi al servizio della verità, di Cristo, e così mettersi al servizio della pace e della riconciliazione nel mondo. Auguro ai collaboratori che possano essere efficaci strumenti di questa grande opera di pace del Signore. Ringrazio per tutto quello che fate giorno per giorno, forse anche notte per notte. Auguro agli ascoltatori che, coinvolti loro stessi in questo grande dialogo, diventino anch'essi testimoni della verità e della forza della pace nel mondo.

Signor Cardinale,

venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,

cari fratelli e sorelle!

Volentieri sono venuto tra voi, in questa bella sede di Palazzo Pio, che il Servo di Dio Paolo VI ha voluto mettere a disposizione della Radio Vaticana. Vi saluto tutti cordialmente e vi ringrazio per la vostra accoglienza. Saluto, in particolare, il Reverendo Preposito Generale della Compagnia di Gesù, Padre Peter-Hans Kolvenbach, e lo ringrazio per il servizio che fin dalle origini della Radio Vaticana i Gesuiti rendono alla Santa Sede, fedeli al carisma ignaziano di piena dedizione alla Chiesa e al Romano Pontefice. Saluto il Cardinale Roberto Tucci e il Padre Antonio Stefanizzi, come anche il Padre Pasquale Borgomeo forzatamente assente per precedenti impegni, i quali per diversi anni sono stati Direttori Generali della Radio Vaticana. Saluto il Padre Federico Lombardi, attuale Direttore Generale, e gli sono riconoscente per le parole che mi ha indirizzato a nome di tutti voi. Sono grato pure al Signor Candi, che ha interpretato i sentimenti dei dipendenti laici. Il mio pensiero va in questo momento anche ai dipendenti trattenuti nelle altre sedi dell’Emittente - il Centro Trasmittente di Santa Maria di Galeria, la Palazzina Leone XIII e la Palazzina Marconi - e che prendono parte a questo incontro in collegamento audio e video. Saluto i vostri colleghi già in pensione, i numerosi collaboratori, i familiari ed amici, e quanti avrebbero voluto essere presenti, ma non hanno potuto per la ristrettezza dello spazio disponibile. Il mio saluto si estende inoltre agli ascoltatori delle vostre trasmissioni, sparsi in ogni parte del mondo.

Le suggestive immagini di 75 anni fa ci presentano la prima stazione Radio Vaticana, che oggi può sembrare modesta. Sapeva però Guglielmo Marconi che la strada aperta dalla scienza e dalla tecnica avrebbe grandemente influito sulla vita dell’umanità. Anche il mio venerato Predecessore Pio XI era ben consapevole dell’importanza che il nuovo strumento di comunicazione, di cui la Chiesa stava dotandosi, avrebbe avuto per la diffusione del magistero pontificio nel mondo. Il suo primo radiomessaggio, che il 12 febbraio 1931 inaugurò la storia della vostra Emittente, era diretto con originale solennità "a tutte le genti e ad ogni creatura". Negli anni seguenti, durante la seconda guerra mondiale, il Servo di Dio Pio XII con i suoi storici radiomessaggi poté fare udire a tutti i popoli parole di conforto, moniti ed appassionate esortazioni alla speranza e alla pace. E quando il comunismo estese il suo dominio su diverse nazioni dell’Europa centrale e orientale e su altre parti della Terra, la Radio Vaticana moltiplicò i programmi e le lingue di trasmissione, per far sì che giungesse alle Comunità cristiane oppresse da regimi totalitari la testimonianza della vicinanza e della solidarietà del Papa e della Chiesa universale. Con il Concilio Vaticano II si prese ancor più consapevolezza dell’importanza che gli strumenti della comunicazione avrebbero avuto nella diffusione del messaggio evangelico in questa nostra epoca, e la vostra Emittente con validi e moderni mezzi tecnici prese a sviluppare una programmazione radiofonica sempre più ricca e articolata. Oggi, infine, grazie alle più avanzate tecnologie, in particolare satelliti e internet, voi siete in grado di produrre programmi in diverse lingue, che vengono ripresi e trasmessi da numerose emittenti in ogni continente, raggiungendo così un ancor più vasto bacino di ascoltatori.

Cari amici, di tutto questo non possiamo non ringraziare il Signore e, al tempo stesso, pregarlo perché continui ad assistervi nel vostro lavoro. Invocatelo con le parole scritte sulla facciata principale di questa vostra sede: "Adsis Christe, eorumque aspira laboribus, qui pro tuo nomine certant – Assistici, o Cristo, e ispira le fatiche di coloro che combattono per il tuo nome". Sì! La vostra è la "buona battaglia della fede", secondo le parole dell’apostolo Paolo (cfr 1 Tm 6,12), per diffondere il Vangelo di Cristo. Essa consiste, come si legge nel vostro Statuto, nell’"annunciare con libertà, fedeltà ed efficacia il messaggio cristiano e collegare il centro della cattolicità con i diversi Paesi del mondo: diffondendo la voce e gli insegnamenti del Romano Pontefice; informando sull’attività della Santa Sede; facendosi eco della vita cattolica nel mondo; orientando a valutare i problemi del momento alla luce del magistero ecclesiastico e nella costante attenzione ai segni dei tempi" (n. 1.3).

È questa una missione che rimane sempre attuale, anche se con il tempo cambiano le circostanze e le modalità per attuarla. In effetti, la Radio Vaticana non è più oggi una sola voce che si irradia da un unico punto, come avveniva dalla prima stazione marconiana. E’ piuttosto un coro di voci, che risuona in più di quaranta lingue e può dialogare con culture e religioni diverse; un coro di voci, che percorre le vie dell’etere grazie alle onde elettromagnetiche e si diffonde capillarmente per rimanere inciso lungo i nodi e le maglie di quella rete telematica sempre più fitta che avvolge il pianeta. Continuate, cari amici, ad operare nel grande areopago della comunicazione moderna, facendo tesoro della straordinaria esperienza da voi vissuta durante il Grande Giubileo dell’Anno 2000 e ancor più in occasione della morte dell’amato Papa Giovanni Paolo II, un evento che ha mostrato quanto l’umanità desideri conoscere la realtà della Chiesa. Ma non dimenticate che, per portare a compimento la missione affidatavi, occorre certo un’adeguata formazione tecnica e professionale, ma è necessario soprattutto che coltiviate incessantemente in voi uno spirito di preghiera e di fedele adesione agli insegnamenti di Cristo e della sua Chiesa. Vi aiuti e vi protegga sempre la Vergine Maria, Stella della nuova evangelizzazione. Rinnovandovi i sentimenti della mia riconoscenza, volentieri imparto a voi, cari fratelli e sorelle qui presenti, la mia Benedizione, estendendola alle persone a voi care e a tutti gli ascoltatori della Radio Vaticana.

 

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