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Fonte:
Santi e beati
S.
Vittore I è il 14° papa, eletto nel 189 morì nel 199
molto probabilmente subendo il martirio, quindi il suo
pontificato durò 10 anni, un lungo periodo se
consideriamo che a quei tempi imperversavano le
persecuzioni ricorrenti dei vari imperatori, che
cessarono solo nel 313-14; quasi tutti i papi dei primi
300 anni della Chiesa sono martiri.
Ebbe la sorte di pontificare i primi cinque anni sotto
l’imperatore Commodo (m. nel 194) il quale grazie agli
auspici della sua favorita Marcia, simpatizzante per il
Cristianesimo, non solo non rinnovò la persecuzione, ma
fece per i cristiani quello che finora nessun imperatore
aveva fatto; con l’aiuto di Marcia, il papa Vittore
ebbe un incontro con lui, nel quale gli consegnò la
lista dei cristiani condannati alla deportazione per i
lavori forzati nelle miniere della Sardegna e Commodo ne
ordinò la liberazione.
Era l’anno 190 ed era la prima volta che l’Impero
trattava direttamente con la Chiesa e il vescovo di
Roma.
Questo
episodio è importante anche per capire la perfetta
organizzazione della carità cristiana in Roma, la quale
provvedeva non solo ai membri bisognosi della comunità,
ma si estendeva anche ai fratelli perseguitati,
sofferenti nelle carceri o condannati ai lavori forzati
nelle miniere; di tutti si teneva un elenco aggiornato.
A guardare oggi questi avvenimenti ci sembra quasi
impossibile che in quei tempi, dove per il solo fatto di
essere oppure solo indicati come cristiani, si moriva
con estrema facilità e con tormenti indicibili e
incomprensibili in un impero così vasto e faro di
civiltà e diritto, proprio la Chiesa primitiva nel suo
vivere nascosto e continuamente in pericolo, avesse
un’organizzazione da far invidia sia nel campo
assistenziale che in quello spirituale e dottrinario.
In campo liturgico, la controversia in cui si venne a
trovare papa Vittore I, fu quella della celebrazione
della Pasqua.
Le
Chiese dell’Asia del periodo preconsolare e quelle di
origine ebraica, la celebravano il 14 del mese di
‘nisan’ (aprile), da qui il loro nome di
Quartodecimani e dall’altra parte le Chiese
Occidentali compresa quella di Roma, la celebravano la
Domenica come il giorno nel quale Gesù era risorto.
Questa controversia vide impegnati nei due schieramenti
grandi personaggi della Fede cristiana, come s.
Policarpo di Smirne, s. Ireneo, papa Aniceto, Papirio,
Melitone, ecc. Il papa Vittore I indisse i Sinodi presso
le varie Chiese per poter avere risposta specifica
sull’argomento, se favorevoli o no alla celebrazione
domenicale. Ancora una volta le Chiese asiatiche
rimasero sulle loro posizioni e il papa allora agì di
autorità, dopo aver imposto la celebrazione romana a
tutta la Chiesa Universale, comminò la scomunica a
tutti i dissenzienti, ma poi non l’applicò, visto le
mediazioni di autorevoli vescovi non asiatici, tese ad
evitare un grave scisma.
Comunque
durante il III sec., la scelta di Roma fu poi
pacificamente accettata. Questo altro episodio ci
presenta il papa Vittore I come il primo vero
“papa”, il quale afferma la supremazia della Chiesa
di Roma sulle altre, lo si vede nell’imporre la
celebrazione dei Sinodi nelle varie Chiese e la loro
ubbidienza; anche l’atto di imporre pena la scomunica,
la celebrazione della Pasqua in un’unica data
universale, lascia intravedere i primi segni di quello
che sarà nei secoli futuri il primato di Pietro e
quindi di Roma. Altre eresie che si affacciavano durante
il suo pontificato, furono combattute con vigore, come
l’adozionismo che presentava Gesù come puro uomo
adottato da Dio come figlio ed elevato così al rango
divino.
Papa
Vittore I presenta un’altra caratteristica, egli era
un africano ed insieme a s. Melchiade, (papa 100 anni
dopo) furono gli unici papi di questo Continente, a
riprova di quanto fossero importante nell’epoca romana
il Nord Africa e le zone vicine all’Asia Minore. Non
si conosce bene come morì, ma visto che i suoi secondi
cinque anni di pontificato corrispondono alla ripresa
delle persecuzioni con il nuovo imperatore Settimio
Severo, quasi certamente fu martirizzato come i suoi
predecessori. Sepolto presso s. Pietro, lo si ricorda il
28 luglio.