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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA XLV
GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI ,
22.02.2008
Cari
fratelli e sorelle!
1. Per
la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che
sarà celebrata il 13 aprile 2008, ho scelto il tema: Le
vocazioni al servizio della Chiesa-missione. Agli
Apostoli Gesù risorto affidò il mandato: “Andate
dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt
28,19), assicurando: “Ecco io sono con voi tutti i
giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). La
Chiesa è missionaria nel suo insieme e in ogni suo
membro. Se in forza dei sacramenti del Battesimo e della
Confermazione ogni cristiano è chiamato a testimoniare e
ad annunciare il Vangelo, la dimensione missionaria è
specialmente e intimamente legata alla vocazione
sacerdotale. Nell’alleanza con Israele, Dio affidò a
uomini prescelti, chiamati da Lui ed inviati al popolo in
suo nome, la missione di essere profeti e sacerdoti. Così
fece, ad esempio, con Mosè: “Ora va’! - gli disse
Jahvé - Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire
dall’Egitto il mio popolo ... quando tu avrai fatto
uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo
monte” (Es 3,10.12). Ugualmente avvenne con i
profeti.
2. Le
promesse fatte ai padri si realizzarono appieno in Gesù
Cristo. Afferma in proposito il Concilio Vaticano II: “È
venuto quindi il Figlio, mandato dal Padre, il quale in
Lui prima della fondazione del mondo ci ha eletti e ci ha
predestinati ad essere adottati come figli ... Perciò
Cristo, per adempiere la volontà del Padre, ha inaugurato
in terra il regno dei cieli e ce ne ha rivelato il
mistero, e con la sua obbedienza ha operato la
redenzione” (Cost. dogm. Lumen gentium, 3). E Gesù
si scelse, come stretti collaboratori nel ministero
messianico, dei discepoli già nella vita pubblica,
durante la predicazione in Galilea. Ad esempio, in
occasione della moltiplicazione dei pani, quando disse
agli Apostoli: “Date loro voi stessi da mangiare” (Mt
14,16), stimolandoli così a farsi carico del bisogno
delle folle, a cui voleva offrire il cibo per sfamarsi, ma
anche rivelare il cibo “che dura per la vita eterna” (Gv
6,27). Era mosso a compassione verso la gente, perché
mentre percorreva le città ed i villaggi, incontrava
folle stanche e sfinite, “come pecore senza pastore” (cfr
Mt 9,36). Da questo sguardo di amore sgorgava il
suo invito ai discepoli: “Pregate dunque il padrone
della messe, perché mandi operai nella sua messe” (Mt
9,38), e inviò i Dodici prima “alle pecore perdute
della casa d’Israele”, con precise istruzioni. Se ci
soffermiamo a meditare questa pagina del Vangelo di
Matteo, che viene solitamente chiamata “discorso
missionario”, notiamo tutti quegli aspetti che
caratterizzano l’attività missionaria di una comunità
cristiana, che voglia restare fedele all’esempio e
all’insegnamento di Gesù. Corrispondere alla chiamata
del Signore comporta affrontare con prudenza e semplicità
ogni pericolo e persino le persecuzioni, giacché “un
discepolo non è da più del maestro, né un servo da più
del suo padrone” (Mt 10,24). Diventati una cosa
sola con il Maestro, i discepoli non sono più soli ad
annunciare il Regno dei cieli, ma è lo stesso Gesù ad
agire in essi: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi
accoglie me accoglie colui che mi ha mandato” (Mt 10,40).
Ed inoltre, come veri testimoni, “rivestiti di potenza
dall’alto” (Lc 24,49), essi predicano “la
conversione e il perdono dei peccati” (Lc 24,47)
a tutte le genti.
3. Proprio
perché inviati dal Signore, i Dodici prendono il nome di
“apostoli”, destinati a percorrere le vie del mondo
annunciando il Vangelo come testimoni della morte e
risurrezione di Cristo. Scrive san Paolo ai cristiani di
Corinto: “Noi – cioè gli Apostoli – predichiamo
Cristo crocifisso” (1 Cor 1,23). Il Libro degli Atti
degli Apostoli attribuisce un ruolo molto importante,
in questo processo di evangelizzazione, anche ad altri
discepoli, la cui vocazione missionaria scaturisce da
circostanze provvidenziali, talvolta dolorose, come
l’espulsione dalla propria terra in quanto seguaci di
Gesù (cfr 8,1-4). Lo Spirito Santo permette di
trasformare questa prova in occasione di grazia, e di
trarne spunto perché il nome del Signore sia annunciato
ad altre genti e si allarghi in tal modo il cerchio della
Comunità cristiana. Si tratta di uomini e donne che, come
scrive Luca nel Libro degli Atti, “hanno votato
la loro vita al nome del Signore nostro Gesù Cristo”
(15,26). Primo tra tutti, chiamato dal Signore stesso sì
da essere un vero Apostolo, è senza dubbio Paolo di
Tarso. La storia di Paolo, il più grande missionario di
tutti i tempi, fa emergere, sotto molti punti di vista,
quale sia il nesso tra vocazione e missione. Accusato dai
suoi avversari di non essere autorizzato all’apostolato,
egli fa appello ripetutamente proprio alla vocazione
ricevuta direttamente dal Signore (cfr Rm 1,1; Gal
1,11-12.15-17).
4. All’inizio,
come in seguito, a “spingere” gli Apostoli (cfr 2
Cor 5,14) è sempre “l’amore di Cristo”. Quali
fedeli servitori della Chiesa, docili all’azione dello
Spirito Santo, innumerevoli missionari, nel corso dei
secoli, hanno seguito le orme dei primi discepoli. Osserva
il Concilio Vaticano II: “Benché l'impegno di
diffondere la fede cada su qualsiasi discepolo di Cristo
in proporzione delle sue possibilità, Cristo Signore
chiama sempre dalla moltitudine dei suoi discepoli quelli
che egli vuole, perché siano con lui e per inviarli a
predicare alle genti (cfr Mc 3,13-15)” (Decr. Ad
gentes, 23). L’amore di Cristo, infatti, va
comunicato ai fratelli con gli esempi e le parole; con
tutta la vita. “La vocazione speciale dei missionari ad
vitam – ebbe a scrivere il mio venerato Predecessore
Giovanni Paolo II - conserva tutta la sua validità:
essa rappresenta il paradigma dell'impegno missionario
della Chiesa, che ha sempre bisogno di donazioni radicali
e totali, di impulsi nuovi e arditi” (Enc. Redemptoris
missio, 66).
5. Tra
le persone che si dedicano totalmente al servizio del
Vangelo vi sono in particolar modo sacerdoti chiamati a
dispensare la Parola di Dio, amministrare i sacramenti,
specialmente l’Eucaristia e la Riconciliazione, votati
al servizio dei più piccoli, dei malati, dei sofferenti,
dei poveri e di quanti attraversano momenti difficili in
regioni della terra dove vi sono, talora, moltitudini che
ancora oggi non hanno avuto un vero incontro con Gesù
Cristo. Ad esse i missionari recano il primo annuncio del
suo amore redentivo. Le statistiche testimoniano che il
numero dei battezzati aumenta ogni anno grazie
all’azione pastorale di questi sacerdoti, interamente
consacrati alla salvezza dei fratelli. In questo contesto,
speciale riconoscenza va data “ai presbiteri fidei
donum, che con competenza e generosa dedizione
edificano la comunità annunciandole la Parola di Dio e
spezzando il Pane della vita, senza risparmiare energie
nel servizio alla missione della Chiesa. Occorre
ringraziare Dio per i tanti sacerdoti che hanno sofferto
fino al sacrificio della vita per servire Cristo … Si
tratta di testimonianze commoventi che possono ispirare
tanti giovani a seguire a loro volta Cristo e a spendere
la loro vita per gli altri, trovando proprio così la vita
vera” (Esort. ap. Sacramentum caritatis, 26).
Attraverso i suoi sacerdoti, Gesù dunque si rende
presente fra gli uomini di oggi, sino agli angoli più
remoti della terra.
6. Da
sempre nella Chiesa ci sono poi non pochi uomini e donne
che, mossi dall'azione dello Spirito Santo, scelgono di
vivere il Vangelo in modo radicale, professando i voti di
castità, povertà ed obbedienza. Questa schiera di
religiosi e di religiose, appartenenti a innumerevoli
Istituti di vita contemplativa ed attiva, ha “tuttora
una parte importantissima nell’evangelizzazione del
mondo” (Decr. Ad gentes, 40). Con la loro
preghiera continua e comunitaria, i religiosi di vita
contemplativa intercedono incessantemente per tutta
l’umanità; quelli di vita attiva, con la loro
multiforme azione caritativa, recano a tutti la
testimonianza viva dell’amore e della misericordia di
Dio. Quanto a questi apostoli del nostro tempo, il Servo
di Dio Paolo VI ebbe a dire: “Grazie alla loro
consacrazione religiosa, essi sono per eccellenza
volontari e liberi per lasciare tutto e per andare ad
annunziare il Vangelo fino ai confini del mondo. Essi sono
intraprendenti, e il loro apostolato è spesso
contrassegnato da una originalità, una genialità che
costringono all’ammirazione. Sono generosi: li si trova
spesso agli avamposti della missione, ed assumono i più
grandi rischi per la loro salute e per la loro stessa
vita. Sì, veramente, la Chiesa deve molto a loro” (Esort.
ap. Evangelii nuntiandi, 69).
7. Inoltre,
perché la Chiesa possa continuare a svolgere la missione
affidatale da Cristo e non manchino gli evangelizzatori di
cui il mondo ha bisogno, è necessario che nelle comunità
cristiane non venga mai meno una costante educazione alla
fede dei fanciulli e degli adulti; è necessario mantenere
vivo nei fedeli un attivo senso di responsabilità
missionaria e di partecipazione solidale con i popoli
della terra. Il dono della fede chiama tutti i cristiani a
cooperare all’evangelizzazione. Questa consapevolezza va
alimentata attraverso la predicazione e la catechesi, la
liturgia e una costante formazione alla preghiera; va
incrementata con l’esercizio dell’accoglienza, della
carità, dell’accompagnamento spirituale, della
riflessione e del discernimento, come pure con una
progettazione pastorale, di cui parte integrante sia
l’attenzione alle vocazioni.
8. Solo
in un terreno spiritualmente ben coltivato fioriscono le
vocazioni al sacerdozio ministeriale ed alla vita
consacrata. Infatti, le comunità cristiane, che vivono
intensamente la dimensione missionaria del mistero della
Chiesa, mai saranno portate a ripiegarsi su se stesse. La
missione, come testimonianza dell’amore divino, diviene
particolarmente efficace quando è condivisa in modo
comunitario, “perché il mondo creda” (cfr Gv
17,21). Quello delle vocazioni è il dono che la Chiesa
invoca ogni giorno dallo Spirito Santo. Come ai suoi
inizi, raccolta attorno alla Vergine Maria, Regina degli
Apostoli, la Comunità ecclesiale apprende da lei ad
implorare dal Signore la fioritura di nuovi apostoli che
sappiano vivere in sé quella fede e quell’amore che
sono necessari per la missione.
9. Mentre
affido questa riflessione a tutte le Comunità ecclesiali,
affinché le facciano proprie e soprattutto ne traggano
spunto per la preghiera, incoraggio l’impegno di quanti
operano con fede e generosità al servizio delle vocazioni
e di cuore invio ai formatori, ai catechisti e a tutti,
specialmente ai giovani in cammino vocazionale, una
speciale Benedizione Apostolica.
BENEDICTUS PP. XVI
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