|
Radio
Vaticana 16 febbraio 2010
Il
Papa per la Giornata mondiale delle vocazioni: per essere
un testimone credibile, il sacerdote deve vivere in
amicizia con Cristo
◊
L’amicizia con Cristo è l’elemento fondamentale di
ogni vocazione al sacerdozio: è quanto scrive Benedetto
XVI nel Messaggio per la 47.ma Giornata mondiale di
preghiera per le vocazioni, che si celebrerà il prossimo
25 aprile, domenica del “Buon Pastore”. Nel documento,
pubblicato oggi, il Papa si sofferma sul tema della
Giornata: “La testimonianza suscita vocazioni” e
ribadisce che i sacerdoti sono chiamati ad essere “segno
di contraddizione” nel mondo di oggi. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
“La fecondità della proposta vocazionale dipende
primariamente dall’azione gratuita di Dio”, ma,
osserva Benedetto XVI, “è favorita anche dalla qualità
e dalla ricchezza della testimonianza personale e
comunitaria” di quanti hanno risposto alla chiamata del
Signore. Quando segue Gesù, “in piena fedeltà al
Vangelo”, afferma il Papa, ogni consacrato diventa
“segno di contraddizione per il mondo, la cui logica è
spesso ispirata dal materialismo, dall’egoismo e
dall’individualismo”. E sottolinea che imitare Cristo,
identificarsi con lui è “l’ideale della vita
consacrata, testimonianza del primato assoluto di Dio
nella vita e nella storia degli uomini”. Una
testimonianza, constata, che può “suscitare in altri il
desiderio di corrispondere, a loro volta, con generosità
all’appello di Cristo”.
Il Messaggio evidenzia, dunque, che “l’elemento
fondamentale e riconoscibile di ogni vocazione al
sacerdozio e alla consacrazione è l’amicizia con
Cristo”. Se infatti il sacerdote è l’“uomo di
Dio”, che gli appartiene ed aiuta ad amarlo “non può
non rimanere nel suo amore, dando spazio all’ascolto
della sua Parola”. La preghiera, annota il Papa, è
perciò “la prima testimonianza che suscita
vocazioni”. Secondo aspetto della consacrazione
sacerdotale, si legge nel Messaggio, è “il dono totale
di sé a Dio”. Da qui, soggiunge, “scaturisce la
capacità di darsi poi a coloro che la Provvidenza gli
affida nel ministero pastorale, con dedizione piena,
continua e fedele” e “con la gioia di farsi compagno
di viaggio di tanti fratelli, affinché si aprano
all’incontro con Cristo”. Terzo aspetto: il sacerdote
deve essere “uomo di comunione, aperto a tutti, capace
di far camminare unito” il gregge che il Signore gli ha
affidato. E ciò aiutandolo “a superare divisioni, a
ricucire strappi, ad appianare contrasti e incomprensioni,
a perdonare le offese”.
Ancora una volta, nell'Anno Sacerdotale, il Papa
avverte che se i giovani “vedono sacerdoti isolati e
tristi, non si sentono certo incoraggiati a seguirne
l’esempio”. Anzi, restano “dubbiosi se sono
considerati se sono condotti a considerare che questo è
il futuro di un prete”. E’ importante allora, esorta
il Papa, “realizzare la comunione di vita, che mostri
loro la bellezza dell’essere sacerdote”. Quando
infatti i religiosi, i sacerdoti sono “fedeli alla loro
vocazione, trasmettono la gioia di servire Cristo e
invitano tutti i cristiani a rispondere all’universale
chiamata alla santità”.
|
|